Buon mercoledì 24 luglio 2019

Il Sole sorge alla 5:46 e tramonta alle 20:27

La Luna cala alle 12:11 e si eleva alle 23:13

Santa Cristina di Bolsena vergine e martire

Santa Patrona di Gallipoli

Cristina dal greco christòs cioè il Messia, l’eletto.

  • ‘Na vota passa Cristo ‘nnanz’ à porta.

San Cristoforo

Anche questo nome è di origine greca e significa colui che porta Cristo.

E’ il Protettore dei fruttivendoli ed è da invocare contro le malattie degli occhi.

  • ‘A prucessione ‘a do’ esce lla trase.
  • Ogne piro s’ammatùra!
  • Chill’uòcchie ca fanno chiàgnere hanna chiàgnere!
  • L’uòcchie so’ fatte pe’ guardà e ‘e mmane pe’ tuccà!

Il 24 luglio del 1925 nasce il cantante Nino Nepote.

Il 24 luglio del 1944 nasce l’attore Peppe Barra.

Il proverbio del giorno: ubriachi e bambini il Signore li aiuta.

La favola del giorno

La sirenetta – 4

Molte volte, il mattino e la sera, essa ritornò là dove aveva lasciato il principe; vide come i frutti del giardino maturavano e venivano colti, vide la neve sciogliersi sulle cime dei monti, ma il principe non c’era più, e perciò ogni volta ritornava a casa più triste. Suo unico conforto ormai era appartarsi nel giardinetto e rimaner lì abbracciata alla bella statua di marmo che somigliava al principe; non badò più ai suoi fiori e alle piante che erano cresciute selvaggiamente invadendo i vialetti e intrecciando gli steli e il fogliame ai rami degli alberi, così che c’era un’ombra profonda.

Alla fine non resse più, e parlò a una delle sue sorelle; poi lo seppero anche le altre, ma nessun altro lo venne a sapere all’infuori di loro e di alcune sirene amiche, le quali non riferirono nulla a nessuno, salvo proprio alle amiche più intime. Una di loro sapeva chi era quel principe, e aveva anche veduto la grande festa sulla nave, e sapeva da dove veniva e dov’era il suo regno.

  • Vieni, sorellina! – dissero le altre principesse, e prendendosi per mano salirono in fila sul mare, verso il lido dove si trovava il castello del principe.

Questo era costruito d’una rilucente pietra gialla, e aveva grandi scalinate di marmo, una delle quali scendeva al giardino. Smaglianti cupole d’oro s’alzavano sul tetto, e tra le colonne che cingevano tutt’intorno la reggia, c’erano statue di marmo che sembravano vive. Attraverso i vetri trasparenti delle ampie finestre si scorgevano sale bellissime con tendaggi di seta pura e tappeti preziosi, con le grandi pareti affrescate che davano gran piacere a chi guardava. Nel mezzo del salone più bello una fontana aveva uno zampillo altissimo, che arrivava oltre al soffitto, fino ai vetri della cupola, e di là i raggi del sole si riflettevano nell’acqua e illuminavano le belle piante che crescevano nell’ampia vasca.

Ora sapeva dove egli abitava, e vi tornò molte volte la sera; arrivava nuotando così vicina alla terra come nessuna delle sue sorelle aveva mai osato fare, risaliva anzitutto il canale che portava fin sotto la terrazza stupenda che gettava una grande ombra sull’acqua. Di lì si metteva a guardare il giovane principe, che si credeva pienamente solo nel chiaro di luna.

Alcune volte egli usciva a navigare in una splendida barca, con musica e bandiere al vento; ed essa lo seguiva emergendo di tanto in tanto tra i verdi giunchi; il vento le sollevava il velo d’argento e qualcuno la scorse, ma pensò che fosse un cigno che apriva le ali.

Di notte, quando i pescatori pescavano con le lanterne sul mare essa li udì parlare molto bene del principe, e fu tanto contenta di averlo salvato, quella volta che sbattuto dalle onde stava per morire, e ripensò come il capo posava sul suo seno e con quanta dolcezza l’aveva baciato; ed egli che non sapeva niente di lei, che nemmeno poteva immaginare!

Ogni giorno di più cresceva il suo amore per gli uomini, sempre di più desiderava salire e passare il tempo con loro; il loro mondo le sembrava molto più grande del suo; essi infatti potevano navigare sul mare e arrampicarsi sulle montagne più alte delle nuvole, e i loro campi si stendevano con prati e boschi lontano lontano, fin dove l’occhio arrivava. C’erano tante cose che desiderava sapere, ma le sorelle non sapevano rispondere a tutto, e allora andò dalla vecchia nonna che conosceva bene il mondo di sopra; lo chiamava il paese sul mare.

  • Se gli uomini non affogano, – chiese la piccola sirena, – possono vivere sempre? Non muoiono come noi gente del mare?
  • Sicuro! – rispose la vecchia, – anch’essi devono morire, anzi la durata della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni di età, ma quando poi cessiamo di esistere, non resta di noi che un po’ di schiuma sull’acqua, neppure una tomba abbiamo insieme ai nostri cari. Noi non abbiamo un’anima immortale, non avremo altra vita, siamo come il giunco che una volta tagliato non rinverdisce più. Gli uomini invece hanno un’anima che vive sempre, che continua a vivere dopo che il corpo è diventato terra; per l’aria chiara l’anima si alza fino alle stelle lucenti! Come noi ci affacciamo sul mare e vediamo i paesi degli uomini, così essi si affacciano a luoghi sconosciuti e bellissimi, che noi non arriveremo mai a vedere.
  • E perché noi non abbiamo un’anima immortale? – chiese la piccola sirena con tristezza. – Io darei cento dei miei anni per essere una creatura umana, anche solo per un giorno, e abitare poi nel regno celeste.
  • Non metterti a pensare queste cose! – disse la vecchia, – noi stiamo molto meglio e siamo più felici degli uomini lassù!
  • Dunque io dovrei morire e galleggiare come schiuma sul mare, non più udire la musica delle onde o vedere i bei fiori e il sole fiammeggiante! Non c’è nulla che io possa fare per ottenere un’anima immortale?
  • No! – disse la vecchia. – Soltanto se un uomo s’innamorasse di te e ti amasse più di suo padre e di sua madre, e ti fosse devoto nel cuore e nello spirito, e un prete mettesse allora la sua mano nella tua facendovi giurare fedeltà eterna, solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu potresti partecipare alla felicità degli uomini! L’uomo ti darebbe un’anima pur serbando la propria. Ma ciò non potrà mai accadere. Ciò che per l’appunto è così bello qui nel mare, la tua coda di pesce, gli uomini della terra lo trovano orrendo: non capiscono niente! Secondo loro bisogna avere due balordi sostegni che chiamano gambe, per essere belli!

La piccola sirena sospirò e guardò tristemente la sua coda di pesce. Continua domani. – 4

Curiosando qui e là

Come vengono fatte le previsioni sul traffico automobilistico.

Le previsioni del movimento sulle reti autostradali vengono fatte principalmente tramite i dati storici degli anni precedenti. La Società Autostrade effettua il controllo in base a due differenti statistiche: i veicoli transitati, cioè la somma dei veicoli che hanno effettuato un qualunque percorso sulla rete attraversando almeno una stazione di pedaggio, e le percorrenze.

Il sistema di controllo degli accessi costituito dalle stazioni di pedaggio consente infatti di associare a ciascun veicolo una percorrenza e ricavare, per giorno, mese, anno, le presenze sulla rete autostradale.

Le cifre, archiviate in apposite banche dati, permettono successive elaborazioni.

Confrontando le serie di dati raccolti, per esempio quelli dell’estate del 2017 e 2018, si ricava la previsione per l’estate 2019, tenute in conto anche le tendenze congiunturali, ossia i flussi veicolari dei periodi immediatamente precedenti a quello da prevedere, ed eventualmente i dati sulla propensione alla spesa.

I valori di previsione sono utili per gli esodi ma anche per fine settimana e ponti.

Associando poi a ogni veicolo una stima di passeggeri, si arriva anche al numero di italiani in viaggio.

Le mie passioni – vivere tra gli animali

La chioccia si trova un posto tranquillo dove depone le uova e poi quando raggiungono il numero che ritiene giusto incomincia a covarle senza più spostarsi né per andare a mangiare e né per andare a bere. Per farla mangiare e bere le devo mettere cibo e acqua in modo che possa beccare senza doversi spostare, nemmeno se viene un temporale si muove.

– Una gallina per essere a sua volta una chioccia deve essere figlia di una altra chioccia, cioè deve nascere da un uovo che è stato covato. Nessuna gallina nata da un uovo che si è schiuso nell’incubatrice sarà mai una chioccia, poiché non ne ha l’istinto.

Quando una chioccia si mette a covare le uova non si sposta per nessuna cosa al mondo. Nessun pericolo la faranno spostare dal suo nido anche a rischio di morire, e difende le uova contro qualsiasi nemico, grande o piccolo che sia.

I pulcini seguono sempre la propria mamma. Se qualcuno si allontana, inizia a pigolare e la chioccia lo cerca finché non lo trova.

La chioccia insegna ai pulcini come scavare nel terreno per cercare insetti e lombrichi di cui sono ghiotti. Nei primi giorni di vita, la sera tutti i pulcini vanno a mettersi sotto la propria mamma come se fossero ancora dentro l’uovo e così si addormentano. La chioccia resta sempre in guardia e se si avvicina qualcosa che può rappresentare un pericolo con le ali larghe sembra quasi farsi più grande.

il gallo una volta terminata la sua funzione, che è quella di fecondare le uova, non serve più a nulla, non ha nessun istinto paterno, addirittura cerca di scacciare chioccia e pulcini per mangiare lui.

Per far beccare in pace i pulcini bisogna tenere il gallo lontano, mettergli da mangiare in un altro posto.

Questi sono veri polli allevati a terra, liberi di andare dove vogliono e fare quello che vogliono.

La chioccia è così attaccata ed apprensiva nei confronti dei pulcini fino a circa un mese di vita, poi all’improvviso li lascia, li dimentica, se ne va per la sua strada. Il suo compito è terminato così all’improvviso.

. La sera il gallo va a dormire sull’albero. La chioccia fin tanto che i pulcini sono troppo piccoli resta a terra con loro, ma appena iniziano a crescere sale anche lei sull’albero, i primi giorni i pulcini più bravi riescono anche a seguire la mamma sull’albero, poi man mano che passano i giorni sempre più pulcini salgono a loro volta sull’albero.

Vi ho presentato le mie chiocce gallo e pulcini spero che tutto ciò in qualche modo vi abbia ispirato almeno un sorriso.

L’angolo della Poesia

I fiumi – 2

ma quelle occulte

mani

che mi intridono

mi regalano

la rara

felicità

ho ripassato

le epoche

della mia vita

questi sono

i miei fiumi

questo è il Serchio

al quale hanno attinto

duemil’anni forse

di gente mia campgnola

e mio padre e mia madre

questo è il Nilo

che mi ha visto

nascere e crescere

e  ardere d’inconsapevolezza

nelle estese pianure

questa è la Senna

e in quel suo torbido

mi sono rimescolato

e mi sono conosciuto

questi sono i fiumi

contati nell’Isonzo

questa è la mia nostalgia

che in ognuno

mi traspare

ora ch’è notte

che la mia vita mi pare

una corolla di tenebre.

Giuseppe Ungaretti

Da L’allegria ho tratto questa famosa poesia composta sul Carso, in trincea dove Ungaretti combatté da semplice fante durante la prima guerra mondiale.

E’ la notte del 16 agosto 1916; il poeta ricorda che nella mattinata si era immerso nell’Isonzo per ristorare il corpo affaticato. Questo semplice, umanissimo episodio fa tornare alla memoria il ricordo di altri fiumi ai quali sono legate le epoche della vita del poeta; il Serchio, che scorre in Lucchesia, donde ebbe origine la famiglia del poeta; il Nilo, presso il quale, ad Alessandria d’Egitto, egli stesso nacque; la Senna, il fiume di Parigi, dove il poeta studiò e si formò spiritualmente e conobbe meglio se stesso.

Da questi ricordi nasce un amaro senso di pena e di dolore.

LEONE – 23 LUGLIO – 23 AGOSTO

Governato dal Sole – elemento fuoco – colori: arancio vivo, giallo – simboleggiato da un Leone.

Il quinto segno dello Zodiaco evoca il Sole allo zenith; gli viene attribuito il simbolo del Leone, che per la sua forza e la sua maestà ben si accorda al Sole. Il Leone è il segno della vitalità per eccellenza, manifesta forza, senso del potere, fierezza e volontà d’azione. Queste caratteristiche portano comunque in sé il rischio di eccedere: il pericolo più comune è quello di cadere nella vanità e nel dispotismo. I nativi di questo segno hanno una dignità innata e un atteggiamento che sembra voler dire “non sono una persona qualunque, sono un Leone!”. Questo atteggiamento si collega anche al fatto che il segno del Leone è governato dal Sole, che si trova al centro del nostro sistema solare, cosicché tutto gravita intorno a lui.

Senza il Sole la vita scomparirebbe dalla superficie terrestre e molti Leoni presumono altrettanto di sé stessi, come se tutto dipendesse da loro. In compagnia focalizzano l’attenzione su di sé, portando la conversazione su quegli argomenti in cui sono più ferrati e possono fare migliore figura. Tuttavia raramente i Leoni si rendono antipatici per questa loro caratteristica; di solito i nativi di questo segno sono molto amati e circondati da amici e parenti molto affezionati che, senza rendersene conto, costituiscono la loro corte. Di fatto è difficile non voler bene al tipico Leone: egli è caloroso, cordiale e generoso e spesso anche molto affascinante; mostra appieno l’entusiasmo e il carattere estroverso ed espansivo connesso all’elemento Fuoco. Tuttavia, anche se si tratta prevalentemente di un Fuoco che sostiene la vita, come quello solare, il Fuoco può talvolta essere distruttivo. I Leoni dispotici, aggressivi, egoisti e tirannici sono la manifestazione al negativo della caratteristica di regalità del segno. In genere i Leoni esternano con facilità sentimenti ed emozioni, qualche volta anche in modo piuttosto teatrale. La loro generosità si manifesta spesso con l’offerta di un dono alla persona amata, dono che viene scelto con grande cura affinché sia veramente adatto al soggetto cui è destinato. Enorme sarà quindi il disappunto del Leone se il dono non sarà accolto con la gioia e l’ammirazione che il donatore si aspetta. I nativi del Leone hanno in genere gusti piuttosto dispendiosi, e bisogna tenerne conto quando si va alla ricerca di un dono per loro: essi preferiscono la qualità piuttosto che la quantità e quindi è meglio scegliere per loro un dono piccolo, ma raffinato e di pregio. I Leoni esigono sempre il meglio, tuttavia se si rendono conto che qualcuno ha speso per loro più di quanto potesse permettersi ne sono sinceramente mortificati e preoccupati. Il Leone è uno dei segni più creativi dello Zodiaco e molti nativi hanno buone tendenze artistiche, e si sentono veramente felici solo quando stanno su un palcoscenico; se invece non hanno un vero palcoscenico da calcare, come attori, cantanti o musicisti, cercano di fare della loro vita un palcoscenico assumendo incarichi di primo piano. In alcuni casi però ai Leoni il potere dà alla testa e possono trasformarsi in dittatori dispotici e pretenziosi. Questi eccessi non sono frequenti, anche se in molti soggetti si può riscontrare una buona dose di arroganza e di orgoglio. Nell’ambito dei rapporti di coppia non è facile soddisfare un Leone o una Leonessa: poiché essi tendono a volere per sé il meglio, idealizzano la persona amata, pronti ad andare incontro alla più cocente delusione quando sono costretti dalla vita a rendersi conto che si trattava, dopo tutto di un essere umano.

Locali storici e tipici napoletani

La Luna Nera

Vico San Geronimo 20/21

Il ristorante funziona solo su prenotazione.

Due menu: nouvelle cuisine e, in alternativa, cucina napoletana del Settecento.

A mezzanotte spaghetti (ben 26 tipi diversi), anche in versione take away.

Piano bar ogni sabato e domenica, jazzclub il mercoledì, proscenio per piccoli spettacoli il giovedì, “bisca” per tornei di carte il venerdì.

Lunedì sera dance bar con musiche d’avanguardia e performance artistiche.

Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 7

Le vacanze e gli “otia” in Campania

Cassiodoro, ancora nel VI secolo, in una retorica lettera, in cui veniva permesso ad un alto ufficiale di andarsi a curare alle terme di Baia, ci dà una splendida descrizione delle rive del golfo di Napoli: “Lì, dicono, il sole è più splendente, l’aria salubre e il clima mite rendono la natura più seducente.

Lì la mente umana entra in contatto con un mondo misterioso, né per questo cessa di ammirare ciò che può conoscere… La terraferma appare come proiettata nel mare, i pesci pascolano come mandrie in cattività e la pesca prevista è così piacevole che si rallegra l’animo di coloro che osservano in attesa di un lauto banchetto…Le terme, alimentate da vapori caldi, sono più salubri di qualsiasi bagno riscaldato artificialmente, poiché la Natura eccelle di gran lungo l’umano ingegno… Nulla è più eccelso dei lidi baiani, dove si unisce la possibilità di avere delizie dolcissime e di appagarsi dell’impareggiabile dono della salute”.

Con la fine dell’età antica calò il sipario sulle lussuose ville marittime del golfo di Napoli: ma le copiose sorgenti termali presenti fra Napoli, Pozzuoli e Miseno hanno continuato ad essere frequentate fino ai giorni nostri.

Augusto e il Pausilypon, Capri e i giochi isolimpici. 1

Nel 15 a.C. Augusto ereditò la celebre villa del ricchissimo cavaliere Vedio Pollione a Posillipo. Le imponenti rovine della sua Villa Pausilypon – termine di origine greca che vuol dire pausa dai dolori, da cui deriva il nome Posillipo – sono tuttora visibili sul promontorio tufaceo all’altezza degli isolotti della Gaiola, in una vasta area (14 ettari). I ruderi comprendono, lungo il mare, dighe, moli, peschiere, un porto, un grande ninfeo, detto “Scuola di Virgilio” perché – secondo una credenza medievale – il grande poeta vi avrebbe insegnato le arti magiche. Continua domani.

La ricetta del giorno

Caponata siciliana:

Ingredienti: melanzane 1 kg, peperoni 1 kg, sedano bianco, 1 cipolla grande, pomodori pelati 500 gr, olive verde 200 gr, capperi 50 gr, aceto 2 dl, zucchero, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: tagliare le melanzane a piccoli dadi e friggerle. Tagliare i peperoni a listarelle e friggere anche questi.

In un largo tegame appassire la cipolla finemente tritata con il sedano tagliato a pezzetti, le olive snocciolate e tagliuzzate e i capperi sciacquati. Unire i pomodori spezzettati, sale e cuocere la salsa per una ventina di minuti.

Versare nella salsa melanzane e peperoni fritti, mescolare, aggiungere un cucchiaio di zucchero, l’aceto e lasciare ancora sul fuoco per una decina di minuti finché l’aceto sarà evaporato.

La caponata siciliana va consumata fredda il giorno dopo.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: riceverai delle piccole gratificazioni ma che per te hanno grande importanza;

Toro: se lavori in proprio il periodo è favorito;

Gemelli: devi fare quello che ami di più se vuoi rendere al massimo;

Cancro: non riesci a prendere una decisione per un rapporto d’amore serio;

Leone: per delle buone occasioni devi attendere la prossima settimana;

Vergine: recupererai tutto nel pomeriggio;

Bilancia: avrai l’occasione per metterti in mostra e dimostrare il tuo valore;

Scorpione: i tuoi rapporti sociali sono ottimi;

Sagittario: non ti senti sostenuto in pieno da quelli che ti circondano;

Capricorno: conserva l’energia perché dovrà servirti in serata;

Acquario: sei pronto a mettere in pratica quello che hai imparato, le prove sono finite;

Pesci: organizzati un bel viaggio e non te ne pentirai.

Buon Martedì 23 Luglio 2019

Il Sole sorge alle 5:45 e tramonta alle 20:28

La Luna cala alle 11:02 e si eleva alle 22:49

Sant’Apollinare vescovo

Santa Brigida di Svezia religiosa e vedova

Santa Brigida è la Protettrice degli animali da cortile e dei viaggiatori.

  • ‘O gallo fòtte e s’  ‘o scorda.
  • Quanno chiòve, Catarina dà l’acqua a ‘e galline.
  • Chi mette ‘o père a ogne preta nun arriva màje

Si vuò trasirme ‘ata vota ‘ngrazia

àje da fa la nuvena a Santa Briggeta;

Sì Santa Briggeta te cuncede ‘a grazia,

te leva primma ‘o cuorio e po’ li vizie!

Brìggeta

….

Brìggeta, a cocere

tu me mettiste

pe’ nun me dìcere

né si né no.

Doppo ca vòllere

tu me faciste

dicìste: “Mammema,

  • Signò – nun vò”!

Salvatore di Giacomo

San Liborio

Questo Santo è da invocare contro le malattie del fegato.

  • S’è fritto ‘o fècato!

(il guaio è fatto!)

Il 23 luglio del 1877 nasce il cantante e autore di canzoni Armando Gill del quale Matilde Serao scrisse: “Se i pubblici di Francia ed Inghilterra possedessero nel loro varietà un artista della tempra di Armando Gill, ne avrebbero fatto non solo il loro beniamino, il loro preferito “gateau” di buongustai, bensì l’uomo di moda ed il creatore della moda”.

Il proverbio del giorno: pane e feste tengono il popolo quieto.

La favola del giorno

La sirenetta – 3

Il sole era appena tramontato quando ella sollevò il capo sull’acqua, ma le nuvole risplendevano ancora come rose e oro; nel cielo lilla riluceva chiara e bella la stella della sera, l’aria era dolce e fresca, il mare calmo. C’era una grande nave a tre alberi, ma una sola vela era spiegata, perché non c’era un alito di vento. I marinai se ne stavano seduti di qua e di là, su per il sartiame e i pennoni; s’udivano suoni di musica e canti, e man mano che l’aria imbruniva s’accendevano luci di mille colori; era come se le bandiere di tutti i popoli del mondo ondeggiassero nell’aria. La piccola sirena si accostò nuotando fino all’oblò della cabina, e ogni volta che l’onda la sollevava in alto, vedeva attraverso i vetri trasparenti molti uomini in abiti eleganti; il più bello però era il giovane principe dai grandi occhi neri; non poteva avere più di sedici anni, e quel giorno era il suo compleanno, per questo si faceva tanta festa. I marinai ballavano sul ponte e quando il giovane principe fece la sua comparsa, più di mille razzi salirono in cielo rischiarandolo a giorno; la piccola sirena s’impaurì e si tuffò in mare, ma subito riapparve, e allora se sembrò che tutte le stelle del cielo scendessero su di lei. Mai aveva visto tali sortilegi di fuoco. Grandi soli giravano intorno, meravigliosi pesci di fuoco volteggiavano nell’aria azzurra, e ogni cosa si rifletteva nell’acqua calma e nitida. Sulla nave c’era un tal chiarore che si vedevano anche le corde più sottili, e gli uomini ancor meglio. Com’era bello il principe; egli stringeva la mano a tutti, sorrideva felice mentre la musica risuonava nella notte serena.

Si era fatto tardi, ma la piccola sirena non poteva distogliere lo sguardo dalla nave e dal bellissimo principe. Le luci variopinte furono spente, i razzi non salivano più in aria, e non si udivano più gli spari di cannone, ma dalle profondità del mare cominciava a salire un brontolio; intanto ella si lasciava sollevare dalle onde per guardare dentro la cabina; ma la nave cominciò a filare, le vele si spiegarono una per una; le onde si gonfiavano, s’ammassavano nuvole immense, e da lontano giungeva il rumore del tuono. Si annunciava una tempesta tremenda; subito i marinai ammainarono le vele; la grande nave era sbattuta in rapida corsa sul mare selvaggio; l’acqua sollevandosi in alte montagne nere stava per rovesciarsi sull’albero maestro, ma la nave si immergeva come un cigno tra le onde e riappariva dopo un attimo sulle cresce dei cavalloni. Quella corsa folle piaceva molto alla piccola sirena, ma non tanto ai marinai; l nave scricchiolava in ogni parte, le travi robuste cedevano all’urto delle onde, il mare infuriava contro la carena; l’albero maestro si spezzò come se fosse stato una canna, la nave reclinò su un fianco, e subito l’acqua riempì la stiva. Allora la piccola sirena si accorse che gli uomini erano in pericolo, ella stessa doveva stare attenta alle assi di legno e ai relitti della nave che galleggiavano intorno a lei sull’acqua. Per un poco l’oscurità fu così profonda che essa non vide assolutamente nulla, ma di tanto in tanto, al chiarore improvviso dei lampi, poté riconoscere tutti gli uomini della nave: ognuno si dibatteva in acqua come meglio poteva; ma, soprattutto, ella cercò con gli occhi il giovane principe, e lo vide scomparire nelle onde scure mentre la nave tutta sconnessa affondava. Lì per lì ella ne fu molto lieta, perché adesso egli sarebbe disceso giù da lei, ma poi si ricordò che gli uomini non possono vivere nell’acqua, e che soltanto morto egli avrebbe raggiunto la reggia del padre suo. Ma egli non doveva morire; allora ritornò a nuoto tra le assi e le travi galleggianti, non badando al pericolo di rimanere schiacciata; più volte si tuffò e riemerse tra le onde, finché giunse finalmente presso il giovane principe, che ormai lottava faticosamente contro le onde in tumulto; non aveva più forza nelle gambe e nelle braccia, i begli occhi si chiudevano; sarebbe morto se la piccola sirena non fosse accorsa. Lei gli tenne la testa fuori dall’acqua e lasciò che le onde li spingessero da qualche parte.

Il mattino dopo il cattivo tempo era cessato; della nave non si scorgeva traccia; il sole spuntò splendido e caldo sul mare: parve allora che il volto del principe si rianimasse, ma gli restavano chiusi; la sirena lo baciò sulla bella fronte e raccolse indietro i capelli bagnati; penso che somigliava alla statua di marmo del suo giardino, lo baciò un’altra volta e desiderò fortemente che tornasse in vita.

Solo allora ella scorse la terraferma davanti a sé alte montagne azzurre sulle cui cime la bianca neve splendeva come se tanti cigli si fossero posati là sopra; in basso la costa era coperta da belle foresti verdi, e proprio davanti a lei c’era una chiesa, o forse un convento, non capiva bene, era insomma un edificio. Alberi d’aranci e di limoni crescevano nel giardino, e davanti al portone c’erano alte palme. Il mare formava qui una piccola baia quieta, ma molto profonda, fino alla scogliera dove la sabbia era fine e bianca. Là si diresse nuotando con il bel principe, lo depose sulla sabbia badando bene che avesse il capo sollevato e volto al sole.

In quel minuto le campane del grande convento bianco si misero a suonare, e subito delle giovani fanciulle apparvero nel giardino. Allora la piccola sirena fuggì a nascondersi dietro alcuni alti scogli che emergevano dall’acqua, si coprì il capo e il petto con bianca schiuma perché nessuno la scorgesse e stette ad aspettare che qualcuno si avvicinasse al povero principe.

Non passò molto tempo che una fanciulla si appressò; parve molto spaventata, ma si riprese subito e andò a chiamare altra gente; e la sirena vide che il principe tornava in vita e sorrideva alle persone che gli stavano intorno, ma non sorrideva a lei; certo, egli non sapeva che era stata lei a salvarlo, ma si sentì tanto triste, e allorché egli fu portato nella grande casa, si tuffò tutta afflitta nel mare e corse a rifugiarsi nel castello del padre. Era sempre stata quieta e pensierosa, ma ora lo divenne ancora di più. Le sorelle le chiesero cosa avesse visto quel primo giorno sul mare, ma ella non disse nulla. Continua domani.

Curiosando qui e là

Come si diventa guidatore di treni

Titolo di studio preferenziale è il diploma di perito elettronico o elettrotecnico.

Il reclutamento poi procede in genere su scala regionale. Non viene però effettuato in base alle domande presentate dagli interessati.

Nel caso di necessità di nuovi guidatori di treni, sono le aziende stesse o le società esterne incaricate, che richiedono agli Istituti tecnici professionali gli elenchi dei diplomati di una certa zona e prendono contatto con quelli coi voti migliori. Per accedere alla professione, è necessario prima di tutto superare una visita medica e test psico-fisici estremamente selettivi.

In seguito si frequentano corsi, le cui materie fondamentali sono elettronica, elettrotecnica, fisica applicata alla meccanica.

Infine, si entra nella cabina del guidatore, ma come terzo agente ovvero come osservatore (in cabina ci sono due guidatori), per tre mesi.

Si torna quindi in aula per lo studio della normativa, dei regolamenti, della segnaletica, eccetera. Dopo di che, si va sulla locomotiva come secondo agente.

E’ solo al termine di tutto il percorso, che dura quasi tre anni e che è scandito da severi esami, che si diventa primo agente. L’organizzazione delle ferrovie sono tuttavia ancora in fase di trasformazione.

Esiste anche un percorso più rapido: è necessario fare il servizio militare nel Genio ferrovieri dell’Esercito. In questo caso la formazione effettuata dalle società ferroviarie dura solo altri sei mesi.

Gengis Khan – “il sovrano Oceano”

Per gli storici Usa è stato l’uomo più importante del 2° millennio. Fondò il più grande impero della Storia.

Il suo nome significa “sovrano Oceano”. La sua fama? Terribile. Eppure per gli storici fu soprattutto un re saggio. Tutto da riscoprire.

Nella primavera del 1206 d.C., anno della Tigre secondo il calendario cinese, nell’estremo est della steppa eurasiatica un’assemblea generale delle popolazioni di stirpe mongolica si riunì per eleggere una guida comune. La scelta cadde su Temujin – il fabbro – , quarantenne, e quindi già vecchio, capo dei mongoli Borjigin.

Nei venti anni successivi Temujin avrebbe lanciato le tribù alla conquista del più grande impero di tutti i tempi. Il mondo avrebbe imparato a conoscere e temere il fabbro con il nome con cui i Mongoli lo chiamavano: Genghiz Khan, – sovrano Oceano.

Oggi il fascino del conquistatore del mondo è sempre più vivo, e non solo in Mongolia, dove dal 1992, con la fine dell’influenza sovietica e di decenni di divieti (con il suo nome depennato dai testi scolastici), il volto di Genghiz Khan è tornato ad essere il più importante simbolo nazionale, onnipresente in ogni aspetto della vita quotidiana: dalle banconote alle bottiglie di vodka.

Ma c’è di più: qualche anno fa la rivista statunitense Time svolse un sondaggio fra numerosi storici e docenti universitari per eleggere l’uomo del millennio. Ci si poteva attendere Carlo V, Leonardo, Voltaire, Einstein… Fu prescelto, a sorpresa, Genghiz Khan.

Il condottiero mongolo è ai primi posti anche negli interessi degli archeologi: varie spedizioni stanno tentando di ritrovare la sua segretissima tomba. L’annuncio dell’individuazione fatta nel 2000 da un’équipe cinese, si è rivelato infondato. Ma gli americani nelle loro campagne di scavi sui monti a nord-est della capitale Ulan-Bator, hanno sicuramente trovato il sito di sepoltura dei primi Khan mongoli, rinnovando le speranze di scoprire anche quello di Genghiz, inumato insieme alla sua guardia e ai suoi servi.

Molti pensavano a Genghiz Khan come al più spaventoso barbaro di tutti i tempi. Tuttavia, secondo molti orientalisti, il giudizio deve essere più sfumato. Certo, non esitò mai a sterminare un distaccamento nemico o a massacrare la popolazione di un’intera città, come fece ne 1221 in Persia, a Merv: con i 700 mila abitanti vennero uccisi anche cani e gatti.

Ma questi erano i costumi dell’epoca: i suoi nemici non agivano diversamente e, come lui, non concepivano la sottomissione dei vinti se non attraverso il terrore. Sul suo conto non si hanno testimonianze certe d’inutile ferocia né di crudeltà nei confronti dei prigionieri, atti invece certamente imputabili a tanti sovrani del suo tempo.

Vendicativo? Sì e no. Dopo la liberazione dell’amatissima moglie Borte, rapita da mongoli Merkit, Genghiz ne sterminò la tribù fino all’ultima donna e all’ultimo bambino. Ma un suo acerrimo nemico di nome Jebe, che osò ferirlo con una freccia, fu perdonato e poi elevato al rango di luogotenente. Continua – 1

L’angolo della Poesia

I fiumi

Mi tengo a quest’albero mutilato

abbandonato in questa dolina

che ha il languore

di un circo

prima o dopo lo spettacolo

e guardo

il passaggio quieto

delle nuvole sulla luna

stamani mi sono disteso

in un’urna d’acqua

e come una reliquia

ho riposato

l’Isonzo scorrendo

mi levigava

come un suo sasso

ho tirato su

le mie quattr’ossa

e me ne sono andato

come un acrobata

sull’acqua

mi sono accoccolato

vicino ai miei panni

sudici di guerra

e come un beduino

mi sono chinato

a ricevere

il sole

questo è l’Isonzo

e qui meglio

mi sono riconosciuto

una docile fibra

dell’universo

il mio supplizio

è quando

non mi credo

in armonia

Giuseppe Ungaretti – continua domani.

Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 6

Le vacanze e gli “otia” in Campania

ancora resti della villa romana a Punta del Capo nei pressi di Sorrento; si ritiene che fosse la villa di Pollio Felice descritta da Stazio.

Perciò non sembra che Vazia sia stato uno sciocco, a scegliere questo posto per trascorrervi in una pigra tranquillità la sua vecchiaia.

Ma un luogo, di per sé, non contribuisce molto alla tranquillità: è l’animo che ha il potere di rendere tutte le cose gradite. Ho visto persone tristi in una Villa ridente ed amena, e persone piene di preoccupazioni in mezzo alla solitudine.

Perciò non pensare che la tua vita non sia ben ordinata per il fatto che tu non stai in Campania. Ma è proprio vero che non ci stai? Rivolgi qua i tuoi pensieri. Uno può conversare con gli amici lontani tutte le volte che vuole e per tutto il tempo che vuole”.

Ancora nel IV secolo d.C. lo storico Ammiano Marcellino, nella sua invettiva contro i ricchi senatori romani, accusati di condurre una vita molle e dissoluta, scriveva: “Alcuni, se si allontanano dalla città per visitare i campi o per cacciare la selvaggina con le fatiche altrui, credono di aver eguagliato i viaggi di Alessandro Magno o di Cesare; oppure, se navigano in barchette variopinte dal lago di Averno fino a Pozzuoli, a loro sembrano di aver affrontato la lotta per il vello d’oro, specie poi quando osano compiere la traversata nella stagione calda. Se poi tra i ventagli dorati si posano sulle frange di seta le mosche, oppure se attraverso un foro di una tenda penetra un piccolo raggio di sole, si lamentano perché non sono nati fra i Cimmeri. Quando vengono dai lavacri di Silvano o dalle acque salutifere di Mamea, appena uno di loro ne esce e s’asciuga con finissimi lenzuoli, sciolti i torchi degli abiti esamina diligentemente le vesti splendenti per i riflessi cangianti, che sono portate tutte insieme in misura sufficiente per vestire undici persone; infine s’avvolge in quelle che ha scelto e, presi gli anelli che aveva consegnato ad uno schiavo perché non fossero rovinati dall’acqua, se ne va, come se avesse fatto prendere la misura delle dita”. Continua domani.

La ricetta del giorno

Conchiglie all’insalata con pollo e fagiolini

Ingredienti: conchiglie 300 gr, petti di pollo 500 gr, fagiolini 400 gr, patate 400 gr, 2 limoni, farina, menta, cipolla, aglio, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: lessare separatamente patate e fagiolini, tagliare le prime a dadini e insaporire ambedue per qualche minuto in una padella con olio e un trito di aglio e cipolla.

Marinare per mezz’ora i petti di pollo tagliati a tocchetti nel succo di limone, sgocciolarli, asciugarli, infarinarli e rosolarli in una padella con l’olio a fuoco vivace.

Salare, pepare, bagnare con il liquido della marinata e continuare la cottura ancora per una decina di minuti.

Lessare le conchiglie in acqua salata in ebollizione, scolarle al dente e insaporirle nella padella con il pollo per qualche minuto a fuoco vivace.

Passare la pasta nel piatto di portata, unire le patate, fagiolini, mescolare e completare con foglioline di menta fresca, la buccia grattugiata di un limone e un filo di olio a crudo.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: devi saper cogliere i tuoi stimoli ispiratori dall’esterno che ti circonda;

Toro: ti ritrovi un po’ di diponibilità economica in più, li potrai utilizzare per qualcosa di bello;

Gemelli: buone novità arrivano da persone che non vedevi da tempo;

Cancro: un amico ti farà una proposta interessante, prendila in considerazione;

Leone: devi pazientare ancora qualche giorno e poi vedrai ripartire l’amore;

Vergine: dovrai confrontarti con un problema abbastanza serio;

Bilancia: stai riacquistando la tua forma fisica ideale;

Scorpione: l’amore è un rapporto complicato, ci vuole tanta pazienza per portarlo avanti;

Sagittario: ti senti inquieto per le troppe complicazioni che ti distraggono dal tuo obiettivo primario;

Capricorno: hai troppi dualismi che ti tolgono energia e lucidità;

Acquario: sei riuscito a stabilire degli ottimi rapporti con gli altri;

Pesci: la giornata si presenta sotto i migliori auspici per qualsiasi cosa tu abbia voglia di fare.

Buon Lunedì 22 Luglio 2019

Un’altra settimana è iniziata

Buona settimana a tutti

Il Sole sorge alle 5:44 e tramonta alle 20:28

La luna cala alle 9:54 e si eleva alle 22:28

Santa Maria Maddalena di Magdala

Santa Patrona di Ravenna

Questo nome deriva dall’Etrusco ma trae origine dal greco Maria e Magdalenè cioè Maria nativa del villaggio di Magdala (el Magdel) piccolo paesino di pescatori, tuttora esistente.

  • E uno, e ddòie e tre e quattro:

E nel primo mistero ‘e Matalèna

dicènnese ‘o rusario ascètte prena,

dicènnose ‘o rusario ascètte incinta,

cu’ ‘na zizza ‘a fora e ‘n ‘ata ‘a rinto!

G.B. Basile

       –    Piglià ‘o ràncio cu’ ‘e mman ‘e ll’autre

             (non volersi assumere spiacevoli, pericolose od onerose responsabilità)

  • Quanno ‘a sàraca è grossa, tutto va buono.

Il 22 luglio del 1820 viene convocato il Parlamento del regno per il giorno 1° ottobre ma vengono mosse aspre critiche per l’urgenza (sic!) della convocazione.

Il proverbio del giorno: per Santa Maddalena la nocciola è piena.

La favola del giorno

La Sirenetta – 2

Un giorno la principessa più grande compì quindici anni, ed ebbe il permesso di salire alla superficie del mare.

Al suo ritorno aveva cento cose da raccontare; la cosa più bella però, diceva, era stendersi al chiaro di luna sopra un banco di sabbia, nel mare calmo vicino alla costa, e guardare la grande città dove scintillavano le luci come mille stelle, e ascoltare la musica e il frastuono dei carri e le voci degli uomini, e guardare le torri e i campanili delle chiese e ascoltare il suono delle campane; proprio perché non sarebbe mai potuta andare in quei luoghi, l’attiravano tanto i campanili.

Oh come stava ad ascoltare la sorellina minore, e quando nella notte si affacciava alla finestra aperta, e guardava in alto, attraverso l’acqua azzurra, pensava alla grande città con le molte torri e i campanili, e le pareva, improvvisamente, che il suono delle campane arrivasse fino a lei.

L’anno seguente la seconda sorella ebbe il permesso di salire sul mare e di nuotare nella direzione che più le fosse piaciuta. Essa emerse proprio nel momento che il sole si tuffava in mare, e questo spettacolo le parve stupendo. Tutto il cielo sembrava d’oro, essa raccontava, e le nuvole, oh! non avrebbe mai potuto descrivere la loro bellezza, erano trascorse sopra di lei tutte rosse e viola, ma, più veloce delle nuvole, uno stormo di cigni selvatici era passato a volo sull’acqua, simile a un lungo velo bianco, verso il sole; allora, anch’essa tentò di nuotare dietro a loro, ma il sole scomparve e i riflessi rosei si spensero sullo specchio dell’acqua e sulle nuvole.

L’anno seguente salì la terza sorella; essa era la più ardita, per questo osò risalire a nuoto un largo fiume che si gettava in mare. Vide belle colline verdi con vigneti, castelli e fattorie, che spuntavano tra splendidi boschi; udì cantare tutti gli uccelli, e sentì che i raggi del sole scottavano tanto che più volte dové tuffarsi in acqua per rinfrescare il viso ardente. In una piccola ansa del fiume incontrò un gruppo di bambini, che sguazzavano tutti nell’acqua; lei voleva giocare con loro, ma quelli corsero via impauriti, e subito apparve un piccolo animale nero – era un cane, ma essa non aveva mai visto un cane prima di allora – che si mise ad abbaiare verso di lei in un modo orribile, ed ella si spaventò e riprese in fretta la via verso il mare aperto; mai più, però, avrebbe dimenticato le belle foreste e le colline verdi, e quei bambini così carini che sapevano nuotare in acqua pur non avendo la coda di pesce.

La quarta sorella fu meno coraggiosa: rimase in mezzo al mare aperto e raccontò che proprio questo le era piaciuto di più: ci si poteva guardare intorno per miglia e miglia e il cielo là sopra sembrava un’immensa campana di vetro. Aveva visto anche le navi, ma da lontano, e le erano sembrate simili a gabbiani; i delfini avevano fatto delle capriole tanto divertenti, e le grandi balene avevano schizzato l’acqua dalle narici così che le era sembrato di vedere mille fontane.

E fu la volta della quinta sorella: il suo compleanno cadeva d’inverno, perciò vide cose che non avevano visto le altre, la loro prima volta. Il mare s’era fatto verde cupo e tutt’intorno galleggiavano grandi blocchi di ghiaccio; sembravano perle, ma ciascuno di loro era molto più grande dei campanili costruiti dalle mani degli uomini. Prendevano forme bizzarre e risplendevano come diamanti. Essa era andata a sedersi sopra uno dei più alti, e da ogni parte i naviganti spaventati erano fuggiti via dal luogo dove ella stava, con la sua lunga chioma svolazzante al vento; ma verso sera il cielo si ricoprì di nuvole, scoppiarono tuoni e lampi mentre il nero mare sollevava in alto enormi montagne di ghiaccio che le saette rossastre illuminavano a giorno. Sulle navi gli equipaggi ammainavano le vele tra la disperazione e l’angoscia, ma lei se ne stava tranquillamente seduta sulla montagna di ghiaccio galleggiante, e guardava le saette bluastre che a ziz-zag cadevano in mare illuminandolo tutto.

La prima volta che ogni sorella si affacciava sul mare, sempre tornava incantata per le cose belle e nuove che aveva visto, ma ora che esse erano diventate grandi e avevano il permesso di salire ogni volta che lo desideravano, non si interessavano più a niente, anzi non vedevano l’ora di ritornare a casa, e dopo un mese di libertà dissero che in fin dei conti, più bello di tutto era il fondo del mare, e che a casa si stava tanto bene.

Molte volte, al calar della sera, le cinque sorelle salivano sull’acqua tenendosi per mano; avevano voci bellissime, più belle di quelle degli uomini, e se si scatenava la tempesta esse accorrevano nei pressi delle navi che stavano per capovolgersi, e cantavano come era bello il fondo del mare, e supplicavano i marinai di non aver paura di colare a picco, ma questi non potevano capire le loro parole; credevano che fosse la voce del vento, e poi non riuscivano mai a vedere le bellezze dell’abisso, perché, quando la nave affondava, tutti gli uomini affogavano, e arrivavano morti al castello del re del mare.

Quando le fanciulle, la sera, tenendosi per mano, salivano sul mare, la sorellina piccola rimaneva sola e le seguiva con lo sguardo; sembrava che avesse voglia di piangere, ma le sirene non hanno lacrime, perciò soffrono molto di più.

  • Oh! se avessi quindici anni, – diceva, – sento che amerei tanto il mondo di sopra, e tutti gli uomini che vivono la loro vita lassù.

Finalmente compì quindici anni.

  • E ora anche tu sei diventata grande! – disse la nonna, la vecchia regina vedova. – Vieni, che voglio farti bella come le tue sorelle! – E le pose una ghirlanda di bianchi gigli sul capo: ogni petalo di fiore era formato da una mezza perla; e come simbolo del suo illustre casato, attaccò otto grandi ostriche alla coda della principessa.
  • Fanno tanto male! – disse la piccola sirena.
  • Chi vuole essere bella, deve soffrire un poco! – disse la vecchia.

Oh! con qual piacere si sarebbe liberata di tutti gli ornamenti preziosi e avrebbe deposto la pesante ghirlanda; i fiori scarlatti del suo giardino l’avrebbero adornata molto meglio, ma ormai non era il caso di cambiare tutto. – Addio! – disse, e salì sulla superficie del mare leggera come una bolla d’aria. Continua domani. Buonanotte a tutti.

Curiosando qui e là

Quando è nato l’orologio da polso e perché si porta a sinistra

I primi congegni rudimentali in cui l’orologio da tasca compare al polso, furono introdotti nel 1820. Si trattava di grossi bracciali con orologio incorporato, a uso esclusivamente femminile.

Nei primi anni del 1900 questo modello fu perfezionato, e all’orologio vennero attaccate due anse per fissare il cinturino.

L’orologio si porta d’abitudine al polso sinistro, prima di tutto per questioni di praticità. La mano destra, infatti e, per la maggior parte delle persone, quella più usata. Dunque deve restare più libera possibile. L’orologio, sul braccio che svolge molte azioni, è poi più soggetto a rischio di rotture.

I mancini però non sempre invertono la posizione, perché subentrano questioni di tradizioni.

In alcuni Paesi, per esempio quelli arabi, l’orologio si porta più spesso al polso destro.

Miti – Saghe e Leggende

Publio Ovidio Nasone – Miti della vegetazione

Il Cipresso

C’era un colle e sul colle una vasta distesa

di un prato verdeggiante di fieno.

Ombra non c’era. Ma poi che vi fece dimora

il cantore Orfeo, nato dagli dèi, e toccò le corde sonore,

ombra fi fu. Ci fu la quercia, pianta caonia,

il bosco di pioppi delle Eliadi, l’Ischio dalle alte fronde,

il flessuoso tiglio, il faggio, il vergine alloro,

il fragile nocciuolo, il frassino con cui si fanno le lance,

l’abete senza nodi, l’elce curva per le ghiande,

il platano giocondo, l’acero dai diversi colori,

i salici che vivono presso i fiumi, il loro acqutico,

il bosso sempre verde, le basse tamerici,

il mirto che ha due tinte, e il tino dalle verdi bacche.

Anche voi edere rampicanti, veniste e insieme

le viti dai pampini e gli olmi vestiti di vite;

gli orni, le picee, l’arbusto carico di rosse bacche,

le ondeggianti palme, premio del vincitore,

il pino dalla breve chioma e dalla cima irsuta,

caro a Cibele, madre degli dèi; se è vero che il cibellio Attis

così perse la natura umana, irrigidendosi in quel tronco.

A questa folla di piante si aggiunse il cipresso, a forma conica,

ora albero, ma allora giovinetto amato da quel dio

che con le corde suona la cetra e tira l’arco.

C’era un grande cervo sacro alle ninfe abitatrici

dei campi di Ceo, e con le ramificate corna

si faceva lunga ombra al suo corpo.

Le corna splendevano d’oro, e monili di gemme

dal collo levigato gli scendevano lungo i fianchi.

Un medaglione d’argento legato a piccoli nastri gli dondolava

in fronte, dal giorno ch’era nato: splendevano

alle orecchie, intorno alle incavate tempie, fili di perle.

Il cervo, senza timore, senza la naturale ritrosia

andava per le case e porgeva il collo

alle carezze anche di mani sconosciute.

Ma più che ad ogni altro era caro a te, o Ciparisso,

il più bello di tutta la gente di Ceo; tu lo conducevi

a nuovi pascoli, tu alla polla d’un limpido fonte,

e ora variopinti fiori gli intrecciavi fra le corna,

e ora cavalcandolo, di qua e di là lo guidavi

con purpuree redini alla tenera bocca.

Era estate, a mezzogiorno, al vapore del sole

Ardevano le curve braccia del granchio litoraneo.

Il cervo stanco posò il suo corpo sul terreno erboso,

e stava a riposarsi al fresco di una ombrosa pianta.

L’imprudente fanciullo Ciparisso lo trafisse con un acuto

dardo, e, come lo vide morire per la crudele ferita,

decise anch’egli di morire. Quale conforto non gli diede

Apollo! E come lo consigliò di addolorarsi meno:

non ce n’era ragione! Quello invece gemeva, e dono supremo

chiese agli dèi di piangere per l’eternità.

E già, stremato il sangue per il continuo pianto,

le membra presero a mutarsi in color verde;

i capelli, che prima pendevano sulla candida fronte

si fecero irta chioma; e, assunta rigidità,

si mise a guardare con l’esile cima il cielo stellato.

Gemeva tristemente il dio e disse: “Tu sarai pianto

da me e piangerai gli altri, e assisterai gli afflitti.

Publio Ovidio Nasone – da La metamorfosi. Zanichelli.

Note:

dimora: quando vi si fermò.

caonia: che cresce nell’Epiro, regione a nord della Grecia, abitata dalla popolazione dei Caoni.

Eliadi: le figlie del Sole (Elio), tramutate in pioppi dopo la morte del fratello Fetonte, rovesciatosi col carro infuocato del padre.

l’ischio: varietà di quercia.

vergine alloro: vergine perché in alloro fu trasformata la ninfa Dafne, che aveva rifiutato l’amore di Apollo.

l’elce: leccio, albero sempreverde simile alla quercia, che produce grosse ghiande, in genere molto numerose.

l’acero: che varia il colore delle foglie secondo l’esposizione al sole.

il bosso: siepe dal legno durissimo e dal fogliame sempre verde.

tamerici: pianta dal fogliame opaco e fiori rossi, che crescono lungo i litorali marini.

tino: alloro selvatico con le bacche di colore verde-azzurro.

olmi: ai quali si intreccia la vite.

picee: i frassini dai quali si estrae la manna e i pini selvatic.i

l’arbusto carico di rosse bacche: probabilmente l’agrifoglio.

cima irsuta: irta, appuntita, sia per la forma, sia per gli aghi.

Attis: amato da cibele e mutatosi in pino.

a forma conica: la chioma del cipresso ha la caratteristica forma di cono.

Ceo: isola del Mar Egeo, nel gruppo delle Cicladi.

ritrosia: la timidezza e la diffidenza naturali in questi animali.

Ciparisso: il nome del fanciullo in latino è Cyparissus; da questo è derivato l’italiano cipresso.

litoraneo: era luglio mese dominato dalla costellazione del Cancro; comunque in piena estate.

non ce n’era ragione: non era il caso.

continuo pianto: senza forze, per il troppo piangere.

da me: da Apollo, a cui il ragazzo era caro.

afflitti: infatti il cipresso è il custode dei cimiteri e come tale simbolo della morte.

L’angolo della Poesia

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

  • T’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo – da Giorno dopo giorno – Mondadori – Milano

Animali da compagnia Comportamento del gatto domestico – 2

niente paura non sono in prigione è solo la zanzariera con rete di protezione alla finestra per evitare che finiscano in bocca ai cani che stanno li sotto con le fauci spalancate ad aspettarle. sono due femmine mamma e figlia.

Spesso i Gatti domestici riescono a instaurare dei rapporti amichevoli anche con animali che abitualmente sono loro nemici; l’ormai proverbiale inimicizia tra Cane e Gatto non trova sempre riscontro nella realtà, mentre sono numerosi gli esempi di stretta amicizia stabilitasi tra i due animali. In altri casi, questi Felini si abituano alla presenza di Criceti, Topi bianchi o altri Roditori, con cui giocano senza arrecare alcun danno, e numerosi allevatori di Uccelli hanno potuto constatare come il loro Gatto si sia abituato ai volatili al punto da afferrarli con estrema precauzione con la bocca quando fuggono dalla gabbia.

Il Gatto è uno dei pochi animali domestici che sia stato accolto nella comunità umana non per fini utilitaristici, ma, almeno in origine, per motivi religiosi: presso molte popolazioni, ad esempio gli antichi Germani e numerose tribù africane e sudamericane, i Gatti selvatici erano infatti considerati animali sacri già molto tempo prima della comparsa delle razze domestiche, ed è appunto grazie a tale concezione che essi riuscirono a diffondersi così rapidamente, divenendo ovunque oggetto di saghe, culti e superstizioni che ne facilitarono la domesticazione. Gli Egizi nutrivano per i Gatti un tale amore e rispetto da tagliarsi i capelli in segno di lutto alla loro morte; in caso di incendio, gli abitanti si preoccupavano addirittura di portare in salvo per prima cosa i Felini. Al Cairo esistono ancora, con ogni probabilità, degli antichi lasciti, i cui interessi vengono impiegati per nutrire i Gatti: lo stesso Maometto li scelse come animali prediletti, e per tale motivo l’allevamento dei Gatti si diffuse con l’islamismo nelle diverse regioni asiatiche e africane. Numerose credenze dettate dalla superstizione sono del resto largamente diffuse anche in Europa: la superstizione medievale secondo cui tra i Gatti, le streghe e i maghi esisterebbe uno stretto rapporto di interdipendenza trova in pratica riscontro in dicerie ancora oggi largamente seguite, secondo cui i Gatti di tre colori avrebbero il potere di proteggere la casa del padrone dagli incendi, mentre quelli neri porterebbero sfortuna agli uomini cui attraversano la strada.

Altrettanto diffusa e invano contestata dagli studiosi è l’dea che questi Felini siano falsi; a tale proposito Konrad Lorenz scrive: “non riesco davvero a comprendere in qual modo possa essersi originata una simile teoria: escludo infatti che sia da attribuire alla tecnica di caccia adottata dai Gatti, e cioè al fatto di avvicinarsi con movimenti circospetti alla preda, per poi aggredirla all’improvviso, in quanto Tigri e Leoni si comportano allo stesso modo. Al contrario di questi Carnivori, il Gatto non ha però la fama di essere assetato di sangue, benché uccida anch’esso le proprie vittime azzannandole mortalmente. Io non conosco un solo atteggiamento, tipico del Gatto, che possa essere definito sia pure approssimativamente, anche se a torto, “falso”: ben pochi sono gli animali la cui mimica consenta di comprendere in modo così chiaro il loro stato d’animo del momento. Quando si ha a che fare con un Gatto si sa sempre come comportarsi e quale gesto ci si debba attendere per l’istante successivo: così come è inequivocabile l’espressione di fiduciosa amicizia, quando il muso viene rivolto verso l’osservatore con le orecchie ritte e gli occhi spalancati, altrettanto chiaramente qualsiasi emozione provocata da paura, irritazione o dalla presenza di un nemico trova immediata corrispondenza nella contrazione della muscolatura facciale. E sufficiente una lieve sensazione di diffidenza, perché gli innocenti occhi rotondi assumano una forma un poco più allungata e obliqua e le orecchie non siano più erette; si può in tal caso ignorare il leggero cambiamento nella posizione del corpo e della punta della coda, per comprendere che lo stato d’animo dell’animale è mutato. Quale espressività raggiungono, ad esempio, gli atteggiamenti minacciosi del Gatto, e come differiscono nettamente l’uno dall’altro a seconda che siano rivolti alla persona amica che si sia “presa un’eccessiva confidenza”, o a un nemico molto temuto, oppure abbiano uno scopo puramente difensivo o palesino l’intenzione di passare all’attacco, se l’animale si sente superiore all’avversario! Quest’ultimo atteggiamento, in particolare, non viene mai tralasciato, a eccezione ovviamente degli animali che potremmo chiamare “psicopatici”, e che esistono sia tra i Gatti sia tra i Cani meglio addomesticati; un Gatto infatti non morde o graffia mai l’avversario senza averlo prima messo chiaramente in guardia. La minaccia si esprime con vari atteggiamenti e diviene particolarmente palese di solito immediatamente prima dell’attacco, quando appunto assume il significato di ultimo avvertimento. Continua – 2’

Locali storici e tipici napoletani

Drogheria Santa Chiara

Via Benedetto Croce 50

Chi è in cerca di ingredienti per torte elaborate, da decorare con glasse particolari, troverà qui tutto ciò di cui ha bisogno: canditi, gelatine, scorzette di cioccolato amaro e al latte (ma anche al gusto di limone o arancio), confetti vari, scaglie di zucchero multicolori, concentrati di frutta al cocco o all’ananas per profumare creme e budini, sciroppi di glucosio, cacao olandese.

E’ anche possibile acquistare ottime torte già pronte da farcire a proprio gusto e ogni tipo di utensile per la preparazione dei dolci.

Settimanalmente, si tengono corsi di pasticceria gratuiti.

Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 5

Le vacanze e gli “otia” in Campania

i resti della villa romana a Punta del Capo nei pressi di Sorrento.

Nel corso del I secolo a.C. nessuno dei più influenti personaggi dell’aristocrazia romana poté esimersi dal possedere almeno una villa sulle rive del golfo di Napoli: tra questi Silla e il suo ricco nipote Fausto, Lucullo, Cicerone, Crasso, Bruto, Cesare, Pompeo, Varrone.

Da un punto di vista architettonico si possono distinguere due schemi fondamentali: le ville a peristilio, incentrate su un grande giardino porticato e le ville a portico, sviluppate in lunghezza con estesi colonnati. Belle rappresentazione dei due tipi abbiamo nelle pitture pompeane ed ercolanesi.

Centro di questi luoghi di delizia, che il geografo Strabone, in età augustea, dice estesi a tutto l’arco del golfo di Napoli (tanto che esso avrebbe avuto, visto dal mare, l’aspetto di una sola città), fu Baia. Cicerone, per screditare la principale testimone dell’accusa contro il giovane Celio Rufo, la sua ex amante Clodia, riferisce che tutti coloro che la conoscevano sapevano che era dedita a “piaceri, amori, adulteri, Baia, spiagge, banchetti, orge, canti, concerti, gite in barca”.

Varrone nelle sue “Satire” descrive la vita molle e rilassata che lì si conduceva: “Lì non solo le vergini divengono un bene comune, ma molti vecchi ringiovaniscono e numerosi fanciulli si effemminano”. E, sottolineando il tema della perdizione delle donne in questo luogo ameno, riferisce: “A Baia una donna arriva come una Penelope e ne riparte come un’Elena”. Ancora più colorita è un’iscrizione funeraria di un C. Domitius Primus, rinvenuta ad Ostia, lungo la strada per Roma: “Vissi presso le rive del lago di Lucrino, bevvi spesso il Falerno; i bagni termali, i vini, Venere, mi furono compagni nel progredire degli anni”.

Seneca in due lettere all’amico Lucilio, così parla della vita gaudente che si svolgeva sulle rive del golfo di Napoli: “mi sono dovuto contentare di Baia, ma l’ho lasciata il giorno dopo che vi ero arrivato. Pur avendo l’attrattiva delle bellezze naturali, è una città da evitarsi, poiché ormai è un noto centro di corruzione… Là tutto si concede all’immoralità: là ci si disfrena più che altrove, come se il luogo stesso richiedesse ogni specie di scostumatezze… A che mi servono le acqua termali o i bagni sudoriferi in cui si sviluppa il vapore ardente che dovrà spossare il corpo? Il sudore sia provocato solo dalla fatica”. E, descrivendo la villa dell’amico Servilio Vazia, ormai scomparso, sul promontorio di Torregaveta, dominante la spiaggia e il lago Fusaro presso Cuma, ci ha lasciato una delle più belle descrizioni di una villa marittima: “Non posso scriverti nulla di sicuro sulla villa, poiché ne conosco solo la facciata, e la parte esterna, visibile anche ai passanti. Ci sono due grotte artificiali che hanno l’ampiezza di un atrio spazioso: di esse, una è completamente all’ombra, l’altra è esposta al sole tutto il giorno. Un canale, derivato dal mare e dal lago Acherusio, divide nel mezzo un boschetto di platani, e, quando non è prosciugato, nutre molti pesci. Se il mare è calmo, si lasciano in pace i pesci nel canale; ma vi si ricorre quando le tempeste impediscono ai pescatori d’imbarcarsi. La villa ha questo grande vantaggio: essendo molto vicina a Baia, se ne possono godere i piaceri senza doverne subire gli inconvenienti. So che ha anche questo aspetto favorevole può essere abitata tutto l’anno, poiché è esposta al vento favonio, che essa prende tutto per sé, sottraendolo a Baia. Continua domani.

La ricetta del giorno

Riso con la peperonata al forno

Ingredienti: riso 400 gr, peperoni 1 kg, cipolle 1 kg, tonno sott’olio 400 gr, scamorza 500 gr, pomodorini pelati 300 gr, 4 filetti di acciughe sott’olio, olive nere 100 gr, capperi 30 gr, formaggio grattugiato, basilico, origano, aglio, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: In una padella con l’olio rosolare uno spicchio d’aglio e le cipolle sottilmente affettate. Quando saranno dorate unire i peperoni grossolanamente spezzettati, mettere il coperchio e cuocere per circa 15 minuti mescolando ogni tanto, poi unire i pomodori schiacciati, sale, pepe, origano e basilico tritato.

Continuare la cottura a fiamma bassa ancora per 20 minuti, poi aggiungere il tonno le olive snocciolate, i capperi sciacquati, le acciughe spezzettate e insaporire tutto insieme per qualche minuto.

Lessare il riso, scolarlo al dente, condirlo con un filo d’olio, fare uno strato in una pirofila unta, cospargerlo di formaggio grattugiato, ricoprirlo di peperonata e fettine di scamorza, coprire con il riso rimasto, cospargere di formaggio grattugiato e gratinare in forno già caldo a 180° per circa mezz’ora fin quando si sarà formata una invitante crosticina. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: sono previste in arrivo delle notizie dall’esterno dal tuo giro quotidiano;

Toro: è una giornata positiva, ti senti bene e con tanta voglia di fare;

Gemelli: stai dando l’impressione di scarsa disponibilità, se ci tieni dai più attenzioni;

Cancro: l’amore sta arrivando ed è più vicino di quanto tu possa immaginare;

Leone: è un buon periodo per promuovere contatti che favoriscano il tuo lavoro;

Vergine: non ti senti soddisfatto per colpa di alcuni ritardi che ti stanno condizionando negativamente;

Bilancia: per chi del segno della Bilancia cerca l’amore, dico di pazientare ancora un pochino, è in arrivo, gli ultimo 2-3 giorni del mese saranno quelli buoni, auguri e se son rose fioriranno;

Scorpione: per te Scorpioncino che hai sensibilità e intuito dico che l’istintività vale più della razionalità;

Sagittario: fai le tue cose quotidiane con il solito impegno, non cercare di strafare che poi si pagano le conseguenze;

Capricorno: i tuoi obbiettivi prefissati sono più vicini alla realizzazione di quanto tu possa immaginare;

Acquario: la Luna ti dà una posizione di vantaggio e favorirà i tuoi incontri;

Pesci: vivrai delle nuove emozioni che ti faranno sentire bene con te stesso e con gli altri.

Buona Domenica 21 Luglio 2019

1969 – alle ore 2:56 UTC , Neil Armstrong compie il primo passo sulla Luna.

Il Sole sorge alle 5:43 e tramonta alle 20:29

La Luna cala alle 8:46 e si eleva alle 22:06

San Lorenzo da Brindisi dottore

Questo nome deriva dal latino “laurentius” cioè nativo della città di Laurentum nel Lazio dove, erano estesissime coltivazioni di alloro (laurus) che anche oggi viene usato come base nei preparati medicali contro lo stress e le arrabbiature e cioè dei tranquillanti in genere.

  • Vale cchiù ‘n’arraggiàta ca ‘na mazziàta.
  • ‘O cane arraggiato ‘nce lassa ‘o pilo.
  • Nun te piglià collera, ca ‘o zùccaro costa caro!
  • Chi se piglia collera piscia ‘ncopp’  ‘a scopa nova e lle passa.

San Daniele

Il 21 luglio del 1417 Giovanna II affida la direzione politica ad un Consiglio Segreto della Corona mentre Giacomo della Marca viene privato di ogni potere.

Il 21 luglio del 1969 alle ore 2:56 UTC Neil Armstrong compie il primo passo di un uomo sulla Luna.

Il 21 luglio del 1993 per l’assenteismo dei Gruppi Consiliari il Sindaco Tagliamonte si dimette. Le sue funzioni vengono assunte dal Vice Sindaco R. Cortese.

Il proverbio del giorno: mangiare per vivere e non vivere per mangiare.

La favola del giorno

La sirenetta

Lontano, in alto mare, l’acqua è azzurra come petali di bellissimi fiordalisi e trasparente come cristallo purissimo, ma è molto profonda, così profonda che un’anfora non potrebbe mai toccarne il fondo, e bisognerebbe mettere uno sopra l’altro molti campanili prima di arrivare alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare.

Non si deve pensare, ora, che vi sia soltanto nuda sabbia bianca da vedere! Oh no! Alberi stupendi vi crescono, e piante con foglie e steli talmente flessibili che tremano come esseri viventi al più piccolo moto dell’acqua. Tutti i pesci, piccoli e grandi, guizzano tra i rami, come, qui da noi, gli uccelli dell’aria. Nel punto più profondo sta il castello del re del mare, le pareti sono di corallo e le grandi finestre a ogiva sono fatte di chiarissima ambra; il tetto è di conchiglie che si aprono e si chiudono a seconda che l’onda va e torna, e tutte, oh spettacolo meraviglioso! racchiudono splendide perle, una sola delle quali farebbe una bellissima figura sulla corona di una regina.

Il re del mare era ormai vedovo da molti anni, però c’era la sua vecchia madre che pensava a tenergli in ordine la casa; era una donna saggia, ma molto fiera della propria nobiltà; infatti aveva dodici ostriche sulla coda, mentre le personalità di massimo rango non avevano diritto a portarne più di sei. Peraltro aveva grandi meriti, soprattutto quello di amare moltissimo le piccole principesse, le sue nipotine. Erano sei belle fanciulle, ma la più giovane era la più bella di tutte. Aveva la carnagione chiara e delicata come un petalo di rosa, gli occhi azzurri come un lago profondo, ma al pari delle altre, non aveva piedi, il suo corpo terminava in una coda di pesce.

Durante le lunghe giornate potevano giocare nelle grandi sale del castello, dove fiori viventi germogliavano alle pareti. Quando le grandi finestre di ambra venivano aperte, i pesci nuotavano dentro, come fanno da noi le rondini che entrano in casa quando spalanchiamo le finestre, ma laggiù i pesci si avvicinavano alle principessine, mangiavano dalle loro mani, e si lasciavano accarezzare.

Intorno al castello si stendeva un grande giardino con alberi color rosso acceso o turchino scuro, i frutti splendevano come oro e i fiori, che senza posa agitavano i petali e gli steli, parevano fiamme. La terra era fine sabbia, ma di colore azzurro come zolfo ardente. Tutto laggiù era soffuso d’uno strano chiarore turchino; era più facile pensare di trovarsi nell’aria e di vedere cielo dovunque, di sopra e di sotto, piuttosto che nella profondità del mare. Nei giorni di mare calmo si vedeva il sole, che sembrava un fiore di porpora dal cui calice sgorgasse un fiume di luce.

Ogni principessina aveva una piccola aiuola nel giardino, dove poteva lavorare e piantare fiori a suo piacere; una diede al suo giardinetto la forma di una balena, un’altra preferì che il suo somigliasse a una sirenetta; la più piccola fece la sua aiuola rotonda come il sole, e dentro vi piantò tutti fiori scarlatti come il sole. Era una bambina strana, tranquilla e pensierosa; le altre sorelle si divertivano a disporre nelle loro aiuole i più svariati oggetti provenienti da bastimenti affondati, invece lei volle soltanto i fiori scarlatti che somigliavano al sole su in alto, e la statua di un giovane, una bellissima statua, scolpita in pietra bianca e trasparente, capitata sul fondo del mare pel naufragio di qualche nave. Presso il piedistallo essa piantò un salice piangente dal fogliame roseo, che crebbe rigoglioso, ripiegando i freschi rami sopra il capo del giovane fino a toccare il suolo di sabbia turchina, dove l’ombra diventava viola e si muoveva come i rami; sembrava che i rami e le radici si prodigassero tra loro le più dolci carezze.

Non c’era per lei felicità più grande che sentir parlare del mondo sopra il mare, dove vivevano gli uomini; la vecchia nonna doveva raccontare tutto quello che sapeva sulle navi, le città, gli uomini e gli animali; soprattutto la incantava che sulla terra i fiori spirassero un buon profumo, poiché sul fondo del mare i fiori non odorano, e che i boschi fossero verdi, e che i pesci che si vedevano tra i rami sapessero cantare tanto bene che era una gioia ascoltarli; ella intendeva gli uccellini che la nonna chiamava pesci per farsi meglio capire da loro, che non avevano visto mai un uccello.

  • Quando avrete compiuto il quindicesimo anno di età, – aveva detto la nonna, – vi darò il permesso di affacciarvi alla superficie del mare, di sedervi sugli scogli nel chiaro di luna e guardare le navi che passano; vedrete anche i boschi e le città.

L’anno prossimo, la sorella maggiore avrebbe avuto quindici anni, e c’era un anno di differenza tra loro, così la più piccola doveva aspettare ancora cinque lunghi anni prima di poter salire dal fondo del mare per vedere come era fatto il mondo di noi uomini. Ma ognuna di loro aveva promesso alle altre di raccontare quello che aveva veduto il primo giorno e che le era piaciuto di più; poiché non era mai abbastanza quello che raccontava la nonna e c’erano ancora tante cose che desideravano sapere.

Nessuno però aveva nostalgia come la più piccola, proprio quella che doveva aspettare più a lungo, e che era così tranquilla e pensierosa. Parecchie volte, di notte, ella si metteva alla finestra aperta e guardava in su, attraverso l’acqua azzurro-scura, dove i pesci sbattevano con la coda e le pinne. Vedeva la luna e le stelle che attraverso l’acqua sembravano molto pallide, ma anche molto più grandi che ai nostri occhi; e quando un’ombra nera le oscurava, ella sapeva che stava passando una balena oppure una nave con tanti uomini; e quelli certo non s’immaginavano che laggiù una graziosa sirena tendeva a loro le sue bianche braccia. Continua domani.

Curiosando qui e là

A quando risale l’usanza di celebrare i matrimoni suonando la marcia nuziale?

La prima a scegliere la marcia nuziale, per le sue nozze con Guglielmo di Prussia nel 1858, fu la principessa Victoria, figlia della regina Vittoria d’Inghilterra.

Il brano è tratto dal Lohengrin di Richard Wagner, e sottolinea nell’opera il matrimonio tra Lohengrin ed Elsa di Bramante. L’opera era stata messa in scena per la prima volta nel 1850. La grande diffusione è però legata al fascino che il gusto europeo esercitava sulle classi agiate americane di fine ‘800: un diplomatico, di ritorno a New York dopo un viaggio in Europa, suggerì a un’ereditiera che stava per sposarsi di scegliere la musica di Wagner per il corteo d’ingresso.

Da allora ebbe inizio la fortuna del brano, che ora accompagna, in concorrenza con la marcia nuziale tratta dal Sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelsshon, i cortei matrimoniali in tutto il mondo.

Animali da compagnia Comportamento del gatto domestico

Il Gatto domestico non considera di solito il padrone come compagno, ma più semplicemente interpreta la sua casa come il proprio territorio personale e lo stesso padrone come un “oggetto” di questo territorio: di conseguenza mantiene sempre un atteggiamento assai indipendente, e viene perciò spesso giudicato un animale “ancora selvatico”. Ciò nonostante, o forse appunto per questo, è un animale molto amato: fin dalla comparsa dei primi Gatti in Egitto, l’uomo ha infatti apprezzato in essi la loro genuina indole selvatica: pur sostenendone a parole l’utilità nella lotta contro i Topi, la maggior parte delle persone alleva in realtà i Gatti per pura e semplice gioia personale. Trova infatti piacere nell’ospitare questi vivaci e sensibilissimi animali che non sono divenuti docili schiavi dell’uomo, ma hanno conservato la propria indipendenza.

Mentre si riesce quasi sempre a impedire che i Cani si riproducano (qualora ovviamente ciò non sia desiderato), semplicemente tenendoli rinchiusi, è assai più difficile reprimere gli stimoli sessuali dei Gatti: all’epoca degli accoppiamenti, se non trovano il mezzo per portarsi all’aperto, questi Felini diventano infatti insofferenti e corrono allora senza posa nelle stanze, si rotolano sul pavimento e giungono addirittura a lasciare dei segnali odorosi sui tappeti e negli angoli, forse nella speranza che un compagno riesca in qualche modo a introdursi nell’abitazione. Poiché tuttavia durante l’epoca degli amori i maschi e le femmine riescono a sfuggire alla sorveglianza dei padroni, i Gatti finiscono col moltiplicarsi in misura assai superiore a quella auspicata dall’uomo; soltanto facendo ricorso alla sterilizzazione si può impedire che questi animali si riproducano periodicamente due volte l’anno.

Non si può dire di conoscere a fondo una Gatta se non dopo aver trascorso con essa gli 8-10 giorni durante i quali è in cerca di un compagno: in questo periodo essa rivela infatti la sua più intima natura, e per una persona “malata” di perbenismo, questa è un’esperienza indubbiamente spiacevole.

Il fatto che anziane zitelle si circondino così spesso di Gatti dimostra che la loro larghezza di vedute è di gran lunga superiore a quanto generalmente si presume: chi ha vissuto con una Gatta non sterilizzata deve necessariamente liberarsi di ogni pregiudizio … Chi, in campagna o in città, alleva dei Gatti non castrati, deve rassegnarsi a sopportare in essi un comportamento in cui gli istinti sessuali costituiscono una parte notevole, talvolta addirittura la più importante… Anche la Gatta più dolce e mansueta è perfettamente conscia del fatto che al mondo esistono anche i maschi ed è fermamente decisa a conquistarne uno.

Tetti e giardini sono i luoghi d’incontro preferiti, e da qui le femmine lanciano le loro grida per attirare i maschi; questi a loro volta danno inizio a rumorosi e lunghi concerti: il risultato di questi incontri notturni è un variopinto miscuglio di piccoli Gattini, che finirebbero per invadere le città e i villaggi se l’uomo non intervenisse, e si troverebbero esposti a molteplici pericoli, ritornerebbero semiselvatici, arrecherebbero ogni sorta di danni e sarebbero comunque destinati a concludere miseramente la propria esistenza in un tempo più o meno breve. Tale problema preoccupa i naturalisti di tutto il mondo: oggi come in passato vengono uccisi in ogni parte della terra innumerevoli Gattini appena nati, mentre una quantità incalcolabile di Gatti vagabondi scorrazza nelle città e nelle campagne, rimanendo prima o poi vittima della fame o dell’uomo.

Sebbene nella nostra società la sterilizzazione delle Gatte mediante legatura degli ovidotti sia praticamente inevitabile, ognuno prova una particolare gioia nell’allevare i piccoli e nel vederli giocare con la madre: in tali occasioni la femmina insegna ai figli a catturare le prede vive, mentre i Gattini, ancora maldestri, se le lasciano continuamente sfuggire; la madre è pronta allora a riafferrarle e a porgerle di nuovo ai figli.

Anche allo stato libero i piccoli Felini, se vogliono riuscire a sopravvivere, devono apprendere dalla madre le più diverse tecniche di caccia, e tutte queste azioni istintive sono rimaste inalterate anche nelle razze domestiche. Continua.

L’angolo della Poesia

Senza titolo

Tutti eravamo là

A porgere il sapone dicendo

  • Dovete solo pulirvi -.

Oh il lamento ferito dei bimbi

aggrappati alle carni materne

nell’osceno groviglio ululante

al primo getto di gas.

Tutti eravamo là

a prendere il sapone tremanti.

Pugni senza speranza

battevano ritmi neri

contro le porte studiate

can calcoli esatti.

Il canto dei salmi moriva

sui gemiti sempre più fiochi

Siamo ancora là,

sempre,

tutti.

Non sono tornati gli uccelli

scacciati dal fumo dei forni.

Reclinare il viso

sul tuo seno caldo

in cerca di luce

per l’animo spento.

Anonimo

Pochi versi senza titolo, senza autore. I campi di concentramento nazisti. I poveri prigionieri che vivono gli ultimi istanti della loro misera esistenza. I loro sentimenti. Le emozioni. E l’attesa, l’attesa di quel momento prossimo. Bambini, donne, uomini tutti accumunati da un unico tragico destino dettato dalla crudeltà umana.

Tecniche di coltivazione delle principali colture orticole

Barbabietola da orto (bietola da radice)

Beta vulgaris var. cruenta, var. esculenta, var. conditiva

Varietà: : tra le più conosciute ricordiamo la Barbabietola da orto di Chioggia tonda, La Barbabietola da orto di Egitto migliorata, la Barbabietola da orto di Detroit, la Cilindrica, la Nera di Milano.

Clima e terreno: predilige i climi temperati e i terreni di medio impasto, ben dotati di sostanza organica, profondi e freschi, neutri o appena basici.

Avvicendamento: si può ritenere una coltura da rinnovo e, come tale, è adatta ad aprire una rotazione.

Consociazione: ben si associa a molti ortaggi e in particolare a cavoli, lattughe, cipolle, carote.

Semina: si attua direttamente nell’orto, in autunno al Sud e da fine febbraio a maggio al Nord, a una profondità di circa 3 cm. Le distanze di investimento saranno di 20 cm sulla fila e di 40 cm tra le file.

Concimazioni e cure colturali: si distribuiscono 2 quintali di letame maturo per ogni 100 mq di terreno, interrati qualche mese prima della semina a una profondità di 30-40 cm. Le cure colturali prevedono irrigazioni in caso di andamento stagionale siccitoso, evitando, comunque, di distribuire acqua prima della raccolta per non causare spaccature del fittone che ne peggiorerebbero la qualità. Scerbature e zappettature serviranno ad arieggiare il terreno e tenerlo libero dalle infestanti, mentre il diradamento si praticherà all’emissione della quarta fogliolina per mantenere le distanze opportune.

Raccolta: si effettua con terreno asciutto estirpando le radici allorché hanno raggiunto una pezzatura corrispondente alle caratteristiche della varietà coltivata.

Piccole quantità di radici di bietola possono essere conservate tenendole separate tra loro, immerse nella sabbia, dentro cassette di legno riposte in un ambiente fresco e arieggiato.

Avversità: tra i parassiti animali ricordiamo le anguillule, le quali possono causare scarso sviluppo fogliare e radicale, nonché appassimenti. In caso di forti attacchi gran parte del prodotto viene perduto. La lotta preventiva si basa su opportune rotazioni, sovesci di senape, consociazioni con tagete e calendula, apporto di sostanza organica perfettamente compostata nel terreno.

La mosca minatrice scava gallerie nella lamina fogliare inibendo lo sviluppo delle foglie e procurando infezioni. Preventivamente si combatte con rincalzature e seminando in luoghi ventilati, mentre la lotta diretta consiglia trattamenti con estratto di assenzio o decotto di legno quassio addizionato a sapone.

L’altica o pulce di terra rode la pagina inferiore delle foglie più tenere. Ci si oppone con pacciamature, infuso concentrato di tanaceto o assenzio, spolverando le foglie di litotamnio o bentonite in presenza della rugiada mattutina. In caso di attacchi particolarmente violenti si può ricorrere a trattamenti a base di piretro.

Altri parassiti animali sono la cassida, il grillotalpa, gli afidi, il maggiolino, il ragnetto rosso, nonché lumache e limacce.

Oltre a virosi e batteriosi, ricordiamo tra le crittogame la peronospora della bietola la quale causa sulle foglie delle zone di color giallastro o rossiccio, ondulate, in corrispondenza delle quali compare sulla pagina inferiore una muffetta feltrosa. Successivamente le foglie disseccano e la pianta, in caso di forti attacchi, muore. La peronospora della bietola può colpire anche colletto, fittone e scapo fiorale. Quest’ultimo dissecca e viene rimpiazzato da scapi laterali. La lotta preventiva s’avvale di semente sana e resistente e opportune rotazioni.

Il mal bianco della bietola causa danni piuttosto seri, maggiormente con temperature calde. Sulle foglie appare una muffa farinosa, biancastra che rapidamente interessa tutta la sua superficie. Le foglie colpite assumono un aspetto giallastro e disseccano. La lotta si basa sull’impiego di zolfo micronizzato da distribuire fin dalle prime manifestazioni della malattia.

La cercosporiosi della bietola è probabilmente la malattia più pericolosa della bietola la quale viene interessata in tutte le sue parti verdi. Dapprima si manifesta sulle foglie con minutissime tacche rotondeggianti le quali in breve s’allargano diventando macchie circolari o poligonali di color scuro, bordate da un colore più intenso. Successivamente confluiscono tra loro originando aree necrotiche che possono portare al completo disseccamento della foglia. La lotta prevede trattamenti a base di poltiglia bordolese o ossicloruro di rame ripetuti.

Il nerume della bietola affligge in particolare piante già malate, per cui la sua importanza è relativa, mentre la ruggine della bietola s’accanisce in modo violento solo con una certa rarità. Il mal del piede o gamba nera della bietola si manifesta dapprincipio con un imbrunimento appena sotto la zona del colletto che successivamente giunge a interessare l’interno del fittone e talvolta l’intera radice causando raggrinzimenti e fessurazioni. La lotta si basa soprattutto sull’impiego di semi conciati appositamente.

Il marciume secco o rizottoniosi colpisce la bietola in tutti gli stadi vegetativi, ma è particolarmente pericoloso allorché colpisce le piantine giovani, sulle quali causa imbrunimenti e necrosi nella zona sottostante al colletto.

La difesa prevede la distruzione delle piante infette, l’adozione di opportune rotazioni, drenaggi per impedire i ristagni d’acqua.

Il mal vinato della bietola può causare seri danni soprattutto nei terreni molto umidi. Il fettone malato si ricopre di una feltrosità di colore vinoso. La lotta si basa sulla distruzione delle piante infette, l’impiego di ampie rotazioni, drenaggi al terreno per impedire i ristagni d’acqua.

Annotazioni: talvolta la barbabietola da orto può andare soggetta ad alcune carenze di microelementi, che si manifestano in diverso modo sulla pianta. Ad esempio la mancanza di manganese causa un colore giallastro fra le venature delle foglie più vecchie mentre, se le radici mostrano chiazze grigie o marroni, la causa va ricercata nella mancanza di boro nel terreno.

Locali storici e tipici napoletani

Arte in Oro

Via Benedetto Croce, 20

Intorno a 130 anni fa nasceva questa bottega di arte orafa dove si lavorano argento e oro, pietre preziose e corallo.

Emblema del negozio, una cornice in legno dipinto che richiama il portale dell’adiacente palazzo Venezia, residenza dell’ambasciatore veneto ai tempi di Durazzo.

All’interno, atmosfera d’altri tempi, vetrine colme di ventagli, borsette in argento, binocoli da teatro e il piano-lavoro in bakelite sul quale Ludovico Marciano, utilizzando trapani antiquati e vecchie pinze crea con le sue mani veri e propri oggetti d’arte.

Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 4

Le vacanze e gli “otia” in Campania

La piscina della Villa di Poppea nell’antica Oplonti.

E proprio sulle coste della Campania, saldamente romanizzata, dove si svolgeva un grande volume di scambi commerciali, dove la natura e il paesaggio si coniugavano al clima mite in ogni stagione, dove erano presenti famose sorgenti termali, che sorsero le prime vere ville marittime, per iniziativa, non a caso, degli ellenenizzanti Scipioni: già Scipione l’Africano aveva scelto, per il suo volontario esilio, la villa di liternum presso le rive del lago di Patria, colonia da lui fondata, che a Seneca, precettore di Nerone, più di due secoli dopo, appariva straordinario esempio di semplicità, al confronto delle costruzioni dei suoi tempi. Cornelia, madre dei Gracchi, Scipione Emiliano e il suo amico Lelio possedettero, intorno al golfo di Napoli, ville d’otium. Ancora le ville di Baia di Cesare e di Pompeo, che dominavano dall’alto la costa, avevano l’aspetto di fortilizi, con recinti merlati e torri.  Presto la scala dimensionale delle ville marittime crebbe a dismisura e, parallelamente, il lusso e lo sfarzo degli arredi.

La Villa dei Papiri di Ercolano, appartenuta probabilmente al suocero di Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, aveva una fronte a mare di oltre 250 metri e proporzioni impressionanti: il grande peristilio, con 25 colonne sui lati maggiori e 10 sui lati minori, aveva poco meno di 100 metri di lunghezza per 37 di larghezza, e presentava al centro una piscina lunga più di 66 metri. Di essa sono stati recuperati gli splendidi arredi scultorei e la biblioteca con più di mille rotoli di papiro, conservati nelle apposite sezioni del Museo Archeologico Nazionale e della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Altri ben conservati esempi di ville marittime sono quella di Poppea a Oplonti nel comune di Torre Annunziata, le ville di San Marco e di Arianna a Castellammare di Stabia e la Villa dei Bagni della Regina Giovanna a Sorrento. Continua – 4.

La ricetta del giorno

Frullato di frutta con yogurt e corn-flakes

Ingredienti: 1 banana, 1 mela, 1 pera, 2 fette di ananas, 1 limone, lamponi 100 gr, corn-flakes 250 gr, yogurt naturale 200gr, latte 2 dl, miele.

Esecuzione: raccogliere nel frullatore mela e banana a pezzetti, spruzzarle con succo di limone, unire ananas e pera tagliuzzati, il latte, lo yogurt.

Frullare fino ad ottenere un composto cremoso e metterlo a raffreddare in frigorifero per un’ora.

Suddividere in ciotole individuali i corn-flakes, ricoprirli con il frullato preparato e guarnire con i lamponi e un cucchiaino di miele. Buona colazione.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: allarga i tuoi orizzonti, fai nuove conoscenze ti porteranno bene;

Toro: è un periodo in cui la tua passionalità sale tanto;

Gemelli: ti senti agitato per delle nuove situazioni che non ti senti pronto ad affrontare;

Cancro: riesci a dimenticare le cose con molta facilità, questo è un bene perché ti aiuta a non soffrire;

Leone: hai un atteggiamento pessimista verso il futuro ma motivi reali non ve ne sono quindi cerca di recuperare la tua fiducia;

Vergine: devi riuscire a tenere sotto controllo qualsiasi discussione prima che prendano una brutta piega;

Bilancia: problemi e fastidi da un ex;

Scorpione: le intuizioni giuste tu le hai, il problema è trovare il coraggio per metterle in atto;

Sagittario: stai riflettendo molto su un’eventuale cambiamento di lavoro;

Capricorno: stai programmando il tuo futuro per il prosieguo;

Acquario: devi ridurre i tuoi impegni e la tua fatica se non vuoi avere problemi;

Pesci: certe volte è meglio agire da solo se gli altri sono titubanti e contrari.

Buon Sabato 20 Luglio 2019

Moon Day

Il Sole sorge alle 5:42 e tramonta alle 20:30

La Luna cala alle 7:39 e si eleva alle 21:44

Sant’ Aurelio vescovo

Sant’Elia profeta

Santo Patrono di Montefiascone

Questo Santo è il protettore dei cocchieri e si invoca per ottenere la pioggia.

  • Pullecenèlla quanno va ‘ncarrozza tutte ‘o vèdeno; quanno ‘a tira nisciuno ‘o vede.

(significa che quando a qualcuno le cose vanno bene tutti lo vedono; quando invece le cose vanno male tutti fingono di non saperlo)

  • Quanno chiòveno passe e ficusecche!

(si dice di cosa od evento di impossibile realizzazione)

Sant’Apollinare di Ravenna vescovo

Santa Margherita d’Antiochia

E’ la Protettrice delle partorienti e delle puerpere.

  • Fèmmena aburtùta, mèza prena.

(perché facilmente resta nuovamente incinta)

  • Prenànza ogne male scanza.

(in genere, le donne gravide difficilmente cadono malate)

Il 20 luglio del 1860 nasce il poeta, musicista, pittore e scultore G. Battista De Curtis.

Il 20 luglio del 1969 l’uomo è atterrato sulla Luna

Il Proverbio del giorno: chi ci cava il sonno non ci cava la fame.

La favola del giorno

Un folletto del Donegal

Eh, sì, è una brutta cosa scontentare i “signori”, è proprio vero – possono diventare poco amichevoli se li si fa andare in collera, e possono essere il meglio dei vicini se sono trattati con gentilezza.

Un giorno la sorella di mia madre stava tutta sola in casa con un pentolone d’acqua che bolliva sul fuoco, e uno della piccola gente è caduto giù dal camino, ed è scivolato nell’acqua calda con le sue gambette.

Ha cacciato uno strillo terribile e in un minuto la casa era piena di creaturine piccolissime che lo tiravano fuori dal pentolone e lo trascinavano per il pavimento.

  • Ti ha scottato lei? – mia zia ha sentito che gli chiedevano.
  • No, no, sono stato io che mi sono scottato da me, – fa il piccolino.
  • Ah, bene, bene, – dicono loro. – Se sei stato tu che ti sei scottato da te non diremo niente, ma se ti avesse scottato lei, gliela avremmo fatta pagare.

Incarnazioni fatate

A volte i folletti si invaghiscono di esseri mortali e li portano con sé nel loro paese, lasciando in cambio un qualche malaticcio bimbo-folletto, o un ceppo di legno che per incantesimo appare come un mortale, e a poco a poco si consuma e muore e viene sepolto. Rubano per lo più bambini. Se si “guarda troppo un bambino”, se cioè lo si osserva con invidia, i folletti lo hanno in loro potere. Si possono fare molte cose per scoprire se un bambino è un’incarnazione dei folletti, ma c’è un sistema infallibile: metterlo sul fuoco con questa formula riportata da Lady Wilde: “Brucia, brucia, brucia, se sei del diavolo, brucia; ma se sei di Dio e dei Santi, sii salvo da ogni male”. Allora, se è un’incarnazione dei folletti, scapperà su per il camino con un grido, perché secondo Giraldus Cambrensis , “il fuoco è il nemico più grande di ogni genere di spettro, tanto che quelli che hanno avuto apparizioni cadono in deliquio non appena percepiscono la brillantezza del fuoco”.

A volte ci si libera della creatura in un modo molto meno brutale. Risulta che un giorno, mentre una madre stava curva su una incarnazione avvizzita, il chiavistello fu sollevato ed entrò un folletto riportando a casa il bimbo sano rapito. “Sono stati gli altri, – disse, – a rapirlo”. In quanto a lei rivoleva indietro il suo bambino.

Secondo alcuni, coloro che sono portati via sono felici, poiché vivono in un’abbondanza di agi, musica e allegria. Altri però affermano che essi si struggono continuamente per la mancanza dei loro amici terreni. Lady Wilde riporta una fosca tradizione secondo la quale ci sono due tipi di folletti: i primi allegri e gentili; gli altri cattivi, che ogni anno sacrificano una vita a Satana ed è a tale scopo che rubano i mortali. Nessun altro scrittore irlandese riferisce di questa tradizione: se esistono tali tipi di folletti devono essere fra gli spiriti solitari, i Pooka, i Fit Darrig e simili.

Fiabe popolari irlandesi

Curiosando qui e là

Dalla pianta alla scrivania: la fabbricazione dei “pastelli” – Matite colorate ecco come nascono.

La qualità dipende dal legno: per quelle più pregiate è di cedro incenso californiano, ma ottime sono anche quelle di pino o di ginepro.

Atossica

Il cuore di una matita colorata è però la mina, un impasto di caolino (argilla bianca pregiata) e cera d’api, cui vengono aggiunti i pigmenti coloranti. Una buona matita ha la mina di colore uniforme, senza striature: significa che l’impasto è stato ben dosato. I pigmenti sono gli stessi usati nell’industria alimentare, visto che i pastelli finiscono soprattutto in mano ai bambini in età prescolare, che li usano per disegnare.

Selezionata

Per fabbricare una matita si parte dalla pianta, che viene selezionata in appositi vivai e poi fatta crescere in piantagioni molto vaste (molte si trovano in America del Sud). Dalle piante si ottiene il legname, tenero, privo di nodi e a fibra diritta, dal quale ricavare delle tavolette spesse circa 5 mm.

Laccata

Le tavolette vengono asciugate e sagomate in modo da poter accogliere la mina. A ogni tavoletta con la mina ne viene sovrapposta e incollata un’altra, speculare. Il sandwich così ottenuto viene tagliato da un’apposita macchina in singole matite grezze, che vengono laccate in media con cinque strati di lacca colorata per renderle inattaccabili dai batteri, temperate da un’altra macchina e infine inscatolate.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della salute – 12

Acromioclavicolare, articolazione.

Articolazione che è situata tra l’estremità esterna della clavicola e l’acromion (sporgenza ossea posta sopra la lamina della scapola).

Lesioni dell’articolazione

Le lesioni di questa articolazione sono rare. In genere sono conseguenti a una caduta sulla spalla e possono provocare sublussazione (spostamento parziale con le ossa ancora in contatto tra loro) o, raramente, lussazione (spostamento completo delle ossa).

Nella sublussazione la membrana sinoviale (rivestimento dell’articolazione) e i legamenti che la circondano sono stirati e contusi, l’articolazione è gonfia e si percepisce che le ossa sono leggermente disallineate. Nella lussazione i legamenti sono lacerati, il gonfiore è maggiore e la deformazione ossea è più marcata. Sia nella sublussazione sia nella lussazione, l’articolazione è dolente spontaneamente e al tatto il movimento della spalla è ridotto.

La sublussazione viene trattata mettendo a riposo il braccio e la spalla con un bendaggio. Se il dolore e la dolenzia persistono, spesso è utile l’iniezione di un corticosteroide e di un anestetico locale.

In caso di lussazione è necessaria una fasciatura intorno alla clavicola e al gomito per riportare nella posizione corretta l’estremità esterna della clavicola. Di solito il bendaggio viene lasciato almeno per tre settimane.

Se l’articolazione subisce lesioni ripetute può comparire la degenerazione cartilaginea dell’articolazione, che rende doloroso il movimento dell’articolazione.

Acroparestesia

Termine medico usato per descrivere il formicolio delle dita delle mani o dei piedi.

Acropatie

Termine generico con cui si indicano tutte le malattie che interessano le estremità: acromelalgia, malattia di Raynaud.

ACTH

Abbreviazione per indicare l’ormone adrenocorticotropo (chiamato anche corticotropina), che viene prodotto dalla parte anteriore dell’ipofisi e stimola la liberazione di diversi ormoni corticosteroidei da parte della corteccia surrenale, strato esterno delle ghiandole surrenali. L’ACTH è necessario anche per il mantenimento e la crescita delle cellule della corteccia surrenale.

Azioni

L’ACTH stimola la corteccia surrenale ad accrescere la produzione degli ormoni idrocortisone (cortisolo), addosterone e degli androgeni. La più importante di queste azioni è la stimolazione della produzione di idrocortisone.

La produzione di ACTH è controllata in parte dall’ipotalamo e in parte dal livello di idrocortisone nel sangue. Quando i livelli di ACTH sono troppo elevati, la produzione di idrocortisone aumenta e ciò inibisce la liberazione di ACTH da parte dell’ipofisi. Se i livelli di ACTH sono troppo bassi, l’ipotalamo libera i suoi ormoni, stimolando l’ipofisi ad accrescere la produzione di ACTH con conseguente liberazione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale. I livelli di ACTH aumentano in risposta a stress, emozioni, lesioni, infezioni, ustioni, interventi chirurgici e a calo della pressione del sangue.

Disturbi

Un tumore dell’ipofisi può provocare produzione eccessiva di ACTH che, a sua volta, causa una sovrapproduzione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale, inducendo la sindrome di Cushing. Una secrezione insufficiente di ACTH conseguente per esempio, a ipopituitarismo (attività carente dell’ipofisi) è rara. Quando accade si manifesta una insufficienza surrenalica.

Usi medici

L’ACTH è usato per trattare disturbi infiammatori come l’artrite, la colite ulcerosa e alcuni tipi di epatite. E’ stato impiegato per ottenere remissioni della sclerosi multipla, con efficacia incerta. L’ACTH viene utilizzato anche per diagnosticare i disturbi delle ghiandole surrenali. Continua – 12

Arte – Cultura – Personaggi

Sandor Petofi

La vita

Il maggior poeta ungherese, figlio di un macellaio e di una lavandaia slovacchi, nacque a Kiscoros (provincia di Pest) nel 1823 e visse agiatamente durante l’adolescenza; poi, a causa dei rovesci economici del padre, visse in ristrettezze economiche.

Fu molto criticato per il suo realismo che scandalizzava i letterati del tempo; fu sempre animato da idee libertarie e nel 1948 partecipò ai moti rivoluzionari per i quali scrisse anche il Canto Nazionale.

Fu ucciso, sul campo di battaglia di Segesvar nel 1849 dalle truppe dello Zar ed il suo corpo non venne ritrovato.

Un commento alla poesia di oggi.

In questa poesia, scritta nel 1848, possiamo notare tanto l’elemento patriottico quanto quello romantico del linguaggio. Il patriottismo è una delle caratteristiche del periodo romantico che si afferma nel momento in cui, dopo il Congresso di Vienna, l’Europa è in fermento e dappertutto si respira aria di nazionalismo.

Il nazionalismo della prima metà del secolo è sinonimo di patriottismo e nasce dalla convinzione che tutte le nazioni abbiano diritto alla libertà, quindi ha un significato ben diverso da quello che assumerà, poi, alla fine del secolo.

Qui il poeta romantico non solo aspira ad una morte eroica da combattente per la libertà della patria, ma già spera di vedere le “rosse bandiere”, anticipa, cioè, temi rivoluzionari. Il linguaggio è immediato, dettato dall’impeto delle passioni ed animato da un forte sentire, da uno stato d’animo infiammato.

L’angolo della Poesia

Libertà nel mondo!

Un pensiero mi turba:

di morire nel letto, fra i cuscini;

lentamente appassire come il fiore

morso dal dente di un verme nascosto.

Consumarsi pian piano, come il lucignolo della candela

che resta abbandonata nella camera vuota.

Non dare, o Signore, simil morte,

non dare a me una simile morte!

Ch’io sia l’albero che il fulmine trapassa

o l’uragano sradica.

Ch’io sia la roccia che il tuono, scuotitor della terra,

fa rovinare dalla cima , fino giù nella valle.

Quando i popoli schiavi

stanchi del giogo scendano in campo,

con volto di porpora e rosse bandiere,

e sulle bandiere scritto questo sacro motto:

“Libertà nel mondo!”

e questo grido suonasse

rimbombando, da oriente ad occidente,

ad atterrar la tirannide;

là io cada

sul campo della mischia,

là scorra il giovin sangue dal mio cuore;

e se sul mio labbro risuonasse un ultimo grido di gioia

lasciate che lo soffochi il fragor dell’acciaio,

il suono della tromba, il rombo del cannone.

E sopra il mio cadavere

sbuffanti destrieri

galoppino, nella vittoria conquistata,

e là mi lascino, calpestato.

E si raccolgan le mie ossa sparse

quando giunga il giorno della gran sepoltura,

quando con solenne e lenta musica luttuosa

e con l’accompagnamento di velate bandiere,

sarà data una tomba comune agli eroi

che per te sono morti, o sacrà libertà!

Sandor Petofi – da Poemetti, in Poesie scelte.

Affinità di coppia del segno del Cancro con gli altri segni – Pesci

Cancro-Pesci

Saziami, e non solo di baci

L’incontro di questi due sognatori è un tuffo in un oceano di emozioni. Difficile riemergere alla realtà senza provare le vertigini e il timor panico. Il rimedio? Consumare insieme deliziosi peccati d gola, così cari ad entrambi.

Uno, nessuno, centomila. Questo è l’uomo dei Pesci, il più mobile fra i segni mobili. E, per di più un segno d’Acqua. Non l’acqua amniotica del Cancro. Né quella torbida e limacciosa della morte-rigenerazione scorpionica. E’ l’acqua del fluire inarrestabile che perpetua l’infinito svolgersi della vicenda cosmica.

Se le classificazioni sono sempre riduttive, a proposito dei Pesci diventano praticamente improponibili: il regno del dodicesimo segno è il regno del possibile. Ma, nonostante tutto, c’è una vaga possibilità di distinguere questi cangianti nativi in due filoni, sulla falsariga dei due Governatori dei Pesci: Nettuno e Giove.

Nei Pesci nettuniano alita il soffio dell’omonimo dio classico, sovrano incontrastato dei mari. E’ un essere irrazionale. Non nel senso che manca di logica, ma nel senso che gli angusti schemi del pensiero mercuriano (Mercurio è in esilio nei Pesci) sono inadeguati rispetto alle infinite profondità dello psichismo nettuniano. Questo Pesci comunica con la sua sensibilità intuitiva, che funziona come una magica ricetrasmittente e anche come un ricco crogiuolo di creatività. E’ un personaggio che spesso sembra distratto, librato in un’altra dimensione, ma questo è vero solo in parte: mentre i suoi pensieri vagano liberi, una piccola fetta della sua attenzione rimane agganciata al presente, pronta a ristabilire i collegamenti se interverrà qualcosa di non ripetitivo. Quindi interessante.

Il Pesci nettuniano è l’artista, il genio potenziale che rifugge dall’idea del lavoro nel senso comune del termine. Per lui esiste solo la creazione: quella che coinvolge e sfinisce perché è, semplicemente, un atto d’amore. E, a proposito d’amore, il Pesci nettuniano non sa cosa siano le avventure, i giochi erotici fine a se stessi. Lui cerca solo sentimenti sublimi e vede nell’unione dei corpi il riflesso di due anime che si incontrano.

Per il Pesci gioviano le cose stanno in modo alquanto diverso: l’edonismo imbavaglia le istanze alla sublimazione e ingaggia una corsa gagliarda verso l’appagamento delle vive aspirazioni al piacere. Nel lavoro rivela uno straordinario bernoccolo per gli affari: per lui vige la regola aurea del minimo sforzo-massimo rendimento.

Ma praticamente non esiste il Pesci solo nettuniano o quello solo gioviano e così, nella maggior parte dei nati nel dodicesimo segno, emerge ora l’uno ora l’altro aspetto: il denominatore comune è, in ogni caso, una particolare sensibilità affettiva.

L’incontro di un Pesci con una donna del Cancro ha in sé qualcosa di magico. E’ la suggestione dei riflessi lunari che illuminano il mare notturno eccitando la fantasia, il sogno. E lo struggimento del corpo non è che il riflesso di emozioni che si spandono su onde a raggiera. Il mondo di questa coppia è soprattutto notturno, fatto di tante parole che fluiscono senza costrutto apparente, di carezze pigre che protraggono i preliminari fino quasi ad esaurirsi in essi…

Ma in amore che assomiglia tanto al sogno s’annida la terribile insidia d’un brusco risveglio: il ritorno alla realtà di una coppia Pesci-Cancro rischia di non reggere all’urto e di frantumarsi irrimediabilmente. Conclusa la fase idilliaca dell’innamoramento, entrambi possono sentirsi ingiustamente defraudati quando il lavoro e le prosaiche necessità quotidiane li mettono di fronte a una realtà avara di spazi per i sogni. E siccome realismo e obiettività fanno difetto a entrambi, il dolore della rinuncia falsa le loro prospettive. Col risultato che l’uno finisce con l’attribuire all’altro la responsabilità del dolore che prova. Come uscirne? Dedicando ampi spazi di tempo libero, oltre che all’amore, all’arte. Soprattutto alla musica che, col suo suggestivo potere evocatore, favorisce la partecipazione mistica delle anime. Cioè la linfa stessa dell’unione di queste due sensibilissime creature. In una dimensione più terrestre ma altrettanto vitale, la sopravvivenza del rapporto Pesci-Cancro passa anche attraverso i piaceri della tavola. Perché, per via di Giove domiciliato nei Pesci ed esaltato nel Cancro, bisogna ammettere che stiamo parlando d’una coppia di golosi. Ma su questo è meglio sorvolare.

Locali storici e tipici napoletani

Amitrano

Via Benedetto Croce 56

L’esatta denominazione della ditta è “Eredi di Raffaele Amitrano”, un omaggio dei figli al padre, erede a sua volta di una tradizione familiare che opera da tempo nel campo del tessile per l’arredamento.

A questa attività di lunga data si è aggiunto in seguito l’antiquariato, come testimonia lo spazio espositivo al n. 53 della stessa strada.

Ma è nel negozio sul cortile, con l’arredo originale degli anni Quaranta del secolo scorso, che va avanti un discorso mai interrotto da quattro generazioni: una vasta scelta di tessuti classici di qualità.

Monumenti di Napoli

Neapolis – Cenni di storia antica  – 3

Le vacanze e gli “otia” in Campania

resti del Santuario di Apollo

Intorno alla metà del II secolo a.C., con l’economia dell’Italia romana in piena ripresa dopo la crisi della seconda guerra punica e la cultura greca ormai accettata senza ostacoli dalla classe dirigente dell’Urbe, si sviluppò un tipo particolare di villa dove, accanto ai settori destinati alla produzione, alla raccolta e alla trasformazione dei prodotti agricoli e all’allevamento specializzato, assunse sempre maggiore importanza la lussuosa parte destinata ai soggiorni, più o meno saltuari, dei ricchi proprietari.

Quando le coste dell’Italia divennero del tutto sicure in seguito alla sconfitta dei pirati ad opera di Pompeo, questo tipo di villa si sviluppò in grande stile, divenendo il luogo deputato degli otia dei ricchi senatori e dei cavalieri romani che qui amavano coltivare i loro interessi culturali e soddisfare i più vari piaceri.

Le ville furono costruite in luoghi suggestivi, in genere posti in alto e ben esposti ai venti, spesso dominanti la linea di costa, con rampe e terrazze digradanti verso il mare, dove quasi sempre la villa possedeva un approdo privato e delle peschiere. Al corpo principale dell’edificio, eretto su massicce sostruzioni voltate in calcestruzzo, dove la tradizionale successione atrio-peristilio risultava di norma invertita, si aggiunsero portici, passeggiate alberate, vasti saloni, cubicoli diurni, terme private, giardini, ninfei, piscine, e perfino basiliche, destinate agli arbitrati privati e a discutere i più svariati affari con le numerose clientele, e ancora biblioteche, tempietti, edifici per gli spettacoli. Continua domani.

La ricetta del giorno

Sfogliata di zucchini e prosciutto

Ingredienti: pasta sfoglia 500 gr, zucchini 1 kg, 4 uova, prosciutto cotto 150 gr, fontina 200 gr, pomodori pelati 200 gr, grana grattugiato, 1 cipolla, basilico, origano, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: spuntare gli zucchini, lavarli, tagliarli a bastoncini e rosolarli in una padella con olio e la cipolla finemente tritata.

Quando tutto sarà ben dorato unire i pomodori tagliuzzati, il basilico spezzettato, sale, pepe e origano.

Mettere il coperchio e cuocere ancora per 15 minuti mescolando ogni tanto e aggiungendo poca acqua se la preparazione tendesse ad attaccarsi sul fondo.

Stendere la pasta sfoglia realizzando due dischi di cui uno più grande con cui si rivestirà una tortiera imburrata e infarinata.

Riempirla con gli zucchini, stendervi sopra prosciutto e fontina a fettine, su tutto versare le uova sbattute con sale, abbondante formaggio grattugiato e basilico tritato.

Agitare la tortiera sbattendola leggermente per livellare il composto, coprire con l’altro disco di pasta, sigillare bene i bordi e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti. e buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: ti senti ispirato dall’arte e dalla creatività, e allora datti da fare crea qualcosa di grande;

Toro: è un periodo in cui le avventure per te contano molto;

Gemelli: per le coppie un importante problema da risolvere;

Cancro: i sentimenti per te hanno un valore enorme;

Leone: stai progettando una vacanza fuori dal comune e da ricordare a lungo;

Vergine: continua il periodo favorevole ma non riesci a sfruttarlo appieno;

Bilancia: sei paziente e disponibile con tutti;

Scorpione: sei sotto stress e non sai come uscirne;

Sagittario: dedicati ai progetti futuri;

Capricorno: questo Luglio per quanto riguarda l’amore non è stato certo favorevole;

Acquario: evita tutto quello che ti possa portare stress e stanchezza;

Pesci: ti senti come un pesce fuor d’acqua, vedi troppe cose cambiare attorno a te.

Buon Venerdì 19 Luglio 2019

27° anniversario della strage di via D’Amelio

IL Sole sorge alle 5:41 e tramonta alle 20:31

La Luna cala alle 6:32 e si eleva 21,20

Sant’Arsenio il Grande diacono e eremita

Arsenio dal greco arsen cioè maschio, virile.

  • Jàmme cuònce! … dicètte ‘a vitella a ‘o vòje.
  • Uòcchio ‘e pesce, addò guarda cresce!

Santa Giusta vergine

Giusta dal latino iustus cioè giusto, equo, spartano.

  • Chello ca è giusto è giusto!

San Simmaco papa

Il 19 luglio del 1950 viene istituita la “Cassa per il Mezzogiorno” (Casmez) che sarà poi trasformata, nel 1987, in “Agensud” – Agenzia per il Sud.

Il 19 luglio del 1963 Si ha la prima Giunta di centro-sinistra, guidata da F. Clemente.

Il 19 luglio del 1994 a causa della viva reazione dell’opinione pubblica e di buona parte delle forze politiche, il Governo ritira il decreto Biondi riservandosi di presentare, in sostituzione, un apposito “disegno di legge” con norme più rigide ed incisive.

Il proverbio del giorno: a tavola non si invecchia.