La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 4

Zobeide e Amina ebbero qualche difficoltà ad accordare a Safia quello che chiedeva, ed ella stessa ne sapeva bene la ragione; ma la sorella mostrò un tale desiderio di ottenere da loro questo favore, che non poterono rifiutarglielo.

“Andate, – le disse Zobeide, – fateli entrare, dunque. Ma non dimenticate di avvertirli di non parlare di cose che non li riguardano e di far leggere loro quanto è scritto sopra la porta.” A queste parole, Safia corse con gioia ad aprire la porta e, dopo poco, ritornò accompagnata dai tre calender.

I tre calender, entrando, s’inchinarono profondamente davanti alle dame che si erano alzate per riceverli. Esse dissero loro cortesemente che erano i benvenuti, che erano molto liete dell’occasione di far loro un piacere e di contribuire a ristorarli dalla stanchezza del viaggio, e conclusero invitandoli a sedersi accanto a loro. La magnificenza del luogo e la gentilezza delle dame, diedero ai calender un’alta idea di quelle belle ospiti; ma, prima di prender posto, avendo per caso volto gli occhi sul facchino, e vedendolo vestito pressappoco come altri calender coi quali erano in controversia su parecchi punti della loro disciplina, e che non si radevano la barba e le sopracciglia, uno di loro prese la parola e disse:

“Ecco, a giudicare dall’apparenza, uno dei nostri fratelli arabi rivoltosi.”

Il facchino, mezzo addormentato e con la testa riscaldata dal vino che aveva bevuto, fu urtato da queste parole; e, senza alzarsi dal suo posto, rispose ai calender, guardandoli con fierezza:

“Sedetevi e non interessatevi di cose che non vi riguardano. Non avete letto l’iscrizione che si trova sopra la porta? Non pretendete di costringere il mondo a vivere secondo il vostro costume: vivete voi secondo il nostro.

  • Buon uomo, – riprese il calender che aveva parlato, – non andate in collera; ci dispiace molto avervene dato il minimo motivo e siamo, anzi, pronti a ricevere i vostri ordini.” La discussione si sarebbe protratta se le dame non fossero intervenute sistemando ogni cosa.

Quando i calender si furono seduti a tavola, le dame servirono loro da mangiare, e l’allegra Safia, in particolare, si prese cura di versar loro da bere.

Dopo che i calender ebbero mangiato e bevuto a discrezione, dissero alle dame che sarebbero stati lieti di dare un concerto per loro, se esse avevano gli strumenti e volevano farli portare. Esse accettarono l’offerta con gioia. La bella Safia si alzò per andare a prendere gli strumenti. Tornò un momento dopo portando un flauto del paese, un flauto persiano e un tamburello. Ogni calender ricevette da lei lo strumento scelto, e tutti e tre cominciarono a sonare un’aria. Poiché le dame conoscevano le parole di quell’aria, che erano delle più gaie, l’accompagnarono con le loro voci; ma, di tanto in tanto, s’interrompevano a causa delle grandi risate provocate dalle parole. Nel bel mezzo di questo divertimento, e quando la compagnia era al colmo dell’allegria, bussarono alla porta. Safia smise di cantare e andò a vedere chi era.

A questo punto Sherazad disse al sultano:

Sire, è bene che Vostra Maestà sappia per quale ragione bussavano così tardi alla porta delle dame; eccone la ragione. Il califfo Harun-al-Rashid aveva l’abitudine di andare in giro molto spesso, di notte, in incognito, per vedere personalmente se tutto era tranquillo in città, e se non vi fossero disordini.

Quella notte il califfo era uscito di buon’ora, accompagnato dal suo gran visir Giafar, e da Mesrur, capo degli eunuchi del suo palazzo: tutti e tre erano travestiti da mercanti. Passando per la via delle tre dame, il principe, udendo il suono degli strumenti e delle voci e il fragore delle risate, disse al visir:

“Andate, bussate alla porta di questa casa dove si fa tanto chiasso; voglio entrarvi e scoprirne la ragione.”

Il visir ebbe un bel fargli presente che si trattava di donne che quella sera offrivano un banchetto; che evidentemente il vino aveva riscaldato le loro teste, e che non doveva esporsi a ricevere qualche insulto da loro; che non era ancora un’ora sconveniente e non si doveva turbare il loro divertimento.

“Non importa, – replicò il califfo, – bussate, ve l’ordino.” Continua.

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 7

Prodotti “umani”

Una cascata di… pipì

E se il gioco venisse invertito? Se, cioè, calcolassimo che cosa succederebbe mettendo insieme ciò che è già perfettamente spartito tra tutti gli uomini?

Niagara. Il conto l’abbiamo fatto per la pipì, che ognuno di noi produce (in media) nella misura di 1,7 litri al giorno. Ebbene, il totale della produzione di urina giornaliera impiegherebbe venti minuti per attraversare le cascate del Niagara.

Educazione civica

Costituzione della Repubblica Italiana – 9

Titolo III

Il Governo

Sezione I

Il Consiglio dei ministri

Art. 92

Il Governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Art. 96

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Continua.

L’angolo della Poesia

Senza nisciuno

Vuje ca saglite, allere, p’  ‘e Camàndole,

nnammuratielle doce e furtunate,

cuglienno ciclamine e vviole mammole,

‘e primme ‘e chesta estate;

guditeve felice st’ora ‘e balzamo,

chest’ora ‘e ggioia ca ve regna attuòrno …

Vasateve, ca ammore è nu miracolo …

Nun ve mettite scuorno!

Io nun ve guardo … Io so’ nu sulitario

ca saglie stanco ‘a strata prufumata …

E mmèreto pietà … me chiagne l’anema:

nun tengo ‘a  ‘nnammurata!

Cammino recitanno nu rusario

ca sulo na preghiera me sustene.

E saglio io sulo, ncopp’  ‘a sti Camàndole

Pecchè aggio perzo ‘o bene!

(G. Aliperti)

L’ARTE DEI TAROCCHI – 9

ARCANI MINORI – 4

I DIECI

Dieci è il numero del completamento, della fine di un ciclo e dell’inizio di un altro, nel quale potremo mettere a frutto le conoscenze che abbiamo conquistato nei cicli precedenti.

Il Dieci di Denari e il Dieci di Coppe presagiscono un raggiungimento molto positivo, mentre il Dieci di Bastoni e il Dieci di Spade indicano difficoltà che però saranno superate.

DIECI DI COPPE

Questa carta presagisce felicità e soddisfazione, specialmente in casa, relativamente alla famiglia. Dice al consultante che potrà ben presto vedere realizzati tutti i suoi desideri.

L’amore sarà con lui in tutti i sensi, le persone che lo circondano gli manifesteranno la loro approvazione ed egli sarà in grado di dimostrare loro la sua favorevole disposizione d’animo. La carta è particolarmente di buon auspicio per chi sta per sposarsi oppure per cambiare casa.

DIECI DI BASTONI

Questa carta indica che il consultante deve far fronte a un cumulo di responsabilità e di impegni, che possono essere di natura materiale, fisica o emozionale, e da cui si sente oppresso. Tuttavia di solito è stato proprio lui a imporsi con le proprie mani questa immane fatica, avendo assunto incautamente impegni troppo gravosi, ai quali vuole comunque far fronte.

In altri casi è l’ambizione di una vita più agiata e lussuosa a spingere il consultante a un sovraccarico di lavoro. In ogni caso la carta suggerisce che il problema verrà ben presto superato.

DIECI DI DENARI

Questa carta significa il compimento di una situazione che darà al consultante benessere materiale e grande soddisfazione personale, cui si accompagna un forte senso di appagamento e di sicurezza emozionale e materiale. Presagisce inoltre gioia e unità in famiglia.

Infine si tratta di una carta eccellente per chi sta per mettere su famiglia oppure per cambiare casa o città, sempre con la famiglia.

DIECI DI SPADE

In un particolare ambito della vita del consultante qualcosa finirà per sempre. Può trattarsi di un atteggiamento mentale, di una relazione, di un rapporto di lavoro. Vi è un senso di ineluttabilità, accompagnato da preoccupazione e tristezza, nonché delusione e senso di urgenza, perché il consultante vuole subito ricominciare a porre delle basi solide, avendo comunque imparato dall’esperienza ad affrontare il futuro con speranza e ottimismo.

I FANTI

La più piccola delle Figure può indicare o una situazione che si è verificata da poco oppure una persona. Il Fante rappresenta qualcuno entrato da breve tempo nella vita del consultante o che da poco se n’è andato o ancora qualcuno che occuperà un posto nel cuore del consultante per un periodo piuttosto breve.

FANTE DI COPPE

Se questa carta rappresenta una persona facente parte della vita del consultante, si tratta di una persona amabile e sensibile. Può essere un soggetto creativo o amante dello studio che può essere di grande aiuto al consultante. Se rappresenta una situazione può indicare l’inizio di un corso di studi oppure un approccio spirituale con cui il consultante considera e affronta la vita. Può anche significare che un azione a rischio andrà a buon fine.

FANTE DI BASTONI

Questa carta simboleggia un inizio oppure una stimolante avventura, una bella vacanza o un viaggio molto interessante. Può anche significare che alcune importanti notizie stanno per arrivare. Se la carta rappresenta una persona, si tratta di solito di una persona entusiasta, gaia e spiritosa.

FANTE DI DENARI

Se la carta rappresenta una situazione, solitamente significa un piccolo incremento finanziario per il consultante. Se la carta rappresenta una persona, si tratta solitamente di un soggetto pratico, ordinario, responsabile ed efficiente. Può essere qualcuno vecchio “di testa” ma giovane nel corpo.

FANTE DI SPADE

Sta per arrivare un documento importante, un contratto o una lettera, ma il consultante deve pensarci bene, perché la cosa può nascondere un inganno, voluto o accidentale. In alternativa qualcuno può essere pettegolo o falso.

Se la carta rappresenta una persona, sarà un soggetto molto intelligente, calcolatore, con grande forza di volontà.

I CAVALLI O CAVALIERI

Anche i Cavalli possono rappresentare una situazione oppure una persona.

Se si tratta di una situazione sarà di tipo dinamico e attivo. Se invece si riferisce ad una persona, rappresenta un soggetto molto importante e relativamente giovane, oppure anziano, ma non molto importante per il consultante.

CAVALLO DI COPPE

Se la carta si riferisce a una situazione, suggerisce nuove opportunità in arrivo, probabilmente in connessione con il mondo dell’arte, con la situazione sentimentale o con la ricerca spirituale. Se invece simboleggia una persona, si tratta con ogni probabilità di un uomo molto sensibile, amichevole e affezionato al consultante. Può essere un soggetto creativo e idealista, ma poco pratico.

CAVALLO DI BASTONI

Si prevede un viaggio importante per il consultante, che potrebbe anche trasferirsi con la famiglia o emigrare. Solitamente il significato viene enfatizzato da altre carte che significano cambiamento. In alternativa può trattarsi di un visitatore proveniente da un paese straniero. Se la carta rappresenta una persona, si tratta di un soggetto generoso, socievole, molto amato dagli altri.

CAVALLO DI DENARI

Se la richiesta del consultante verte su una situazione che si protrae ormai da molto tempo, oppure che ha cause piuttosto lontane, questa carta significa che la soluzione è vicina.

Se la carta rappresenta una persona, si tratta di solito di qualcuno molto affidabile, onesto e grande lavoratore. E’ un soggetto che non ama il rischio, tanto che la sua prudenza può talvolta irritare il consultante che tende ad essere molto meno pragmatico.

CAVALLO DI SPADE

Se questa carta rappresenta una situazione, indica qualcosa che avrà un rapido avvio, un veloce sviluppo e una pronta conclusione.

Il consultante potrebbe prendere rapide decisioni oppure operare repentini e improvvisi cambiamenti nella sua vita. Se la carta rappresenta una persona, allora è qualcuno che ama l’azione, è intelligente, ambizioso, versatile e ha successo nel campo del lavoro.

LE REGINE

Le Regine sono la rappresentazione di soggetti femminili molto importanti per il consultante. In alternativa possono rappresentare un aspetto della personalità del consultante che si manifesta in modo particolare al momento della divinazione, indipendentemente dal fatto che il consultante sia un uomo o una donna.

REGINA DI COPPE

Si tratta di una donna molto amabile, cordiale e gentile, spesso sensuale; può incarnare il simbolo della madre, circondata dai figli e da molti amici che le vogliono bene. Ama la propria casa e ci sta volentieri. Talvolta ha una profonda vita spirituale, manifesta grande intuito e doti di sensibilità. Può dare al consultante un valido appoggio, soprattutto sul piano affettivo, e ottimi consigli.

REGINA DI BASTONI

Ecco una donna molto versatile. Non solo è in grado di governare in modo assai efficiente la sua casa, ma possiede anche parecchi altri interessi. E’ un ospite fantastica e le persone stanno molto volentieri con lei, attratti dal suo fascino, dalla sua eleganza e dalla sua abilità dialettica. Si interessa molto agli altri, con il risultato che tutti si rivolgono sempre a lei. Sebbene abbia un ottimo carattere, si irrita se si accorge che qualcuno cerca di approfittare di lei.

REGINA DI DENARI

Si tratta di una donna assai abile negli affari. Efficiente e affidabile, è una persona che non si crea grandi problemi. Il suo lavoro può essere legato al mondo delle finanze o alla compravendita di immobili e terreni. Lavora molto e guadagna bene così da potersi permettere una vita agiata. Fa parecchia fatica a dimostrare le proprie emozioni, ma la famiglia le sta molto a cuore.

REGINA DI SPADE

Piuttosto seria e solenne, questa donna probabilmente vive sola e ha imparato a cavarsela bene senza chiedere niente a nessuno. Sembra essere un tipo riservato che è riuscito a superare molti problemi e difficoltà con la propria forza interiore, con la pazienza e la perseveranza. Se il consultante si trova in qualche brutto pasticcio, questa carta gli consiglia di assumere l’atteggiamento stoico della Regina di Spade.

I RE

Queste figure rappresentano una persona particolarmente importante per il consultante al momento della divinazione oppure un aspetto della sua stessa personalità che egli desidera sviluppare o controllare, e questo può riferirsi sia a un uomo sia a una donna. Qualche volta la carta rappresenta un uomo giovane che sa affrontare la vita con grande maturità.

RE DI COPPE

Si tratta di un uomo simpatico e molto stimato, sebbene possa diventare scomodo, quando mostra gli aspetti più “sensitivi” della sua personalità. E’ probabilmente un professionista e un superiore molto rispettato, ma non tanto amato. Questa carta può anche voler dire al consultante che deve dare maggior peso alle proprie sensazioni.

RE DI BASTONI

Il Re di Bastoni è amichevole e affascinante e ha un forte senso dell’umorismo. Il suo modo di vivere onesto e coscienzioso lo rende molto popolare e rispettato. Dà il meglio di sé quando esprime nuove idee e inventa sistemi per far soldi e quando mette in pratica le sue idee le rende operative. Può avere difficoltà a dimostrare le proprie emozioni.

RE DI DENARI

Il Re di Denari è una persona assolutamente affidabile che in ogni caso tiene fede alla parola data. E’ probabilmente un uomo d’affari di successo, molto generoso e soddisfatto della propria vita. Se rappresenta un aspetto della personalità del consultante, si riferisce a un’abilità che deve essere sviluppata: magari l’abilità di essere soddisfatto e felice di ciò che ha. In altre parole il consultante deve ringraziare la sua buona sorte che gli ha concesso una vita felice.

RE DI SPADE

L’uomo rappresentato da questa carta è una persona di potere. E’ intelligente, logico e razionale, vive secondo un rigido codice morale ed è molto autorevole. E’ in grado di valutare con chiarezza le situazioni. E’ un buon amico per chi si trova in difficoltà e pertanto la carta può voler dire al consultante di cercare un parere professionale per sviluppare la propria forza di carattere o per prendere le distanze da un problema allo scopo di riuscire a valutarlo oggettivamente. Continua – 9

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 16

Ai Sorrentini seguono i Torresi, arrischiati ed abili marinari che lasciano il loro paese nativo per recarsi alla pesca del corallo, alla quale tutti quasi unicamente si dedicano. Il loro ritorno in patria è riboccante di affetti. Le donne loro, i figliuoli, le sorelle, i genitori stan sulla spiaggia ad aspettarli. Gli occhi delle fanciulle son luccicanti, quelli de’ genitori pieni di lacrime gioiose. Indi a poco il corallo è ridotto in collane, ed il fratello ne fa presente alla suora e glielo cinge al niveo collo. La pesca del corallo ed il lavorìo di esso in ispille, braccialetti, manichi di bastoni ed ombrella, anelli ed altre minuterie di orafi danno alimento di vita a molte e molte famiglie di pescatori.

Trapani in Sicilia è pure emulatrice de’ lavori di corallo che adornano poi il petto delle forestiere ed in corna, quasi amuleti di antica superstizione, adornan le nostre donne che credono allontanar da loro gli auguri sinistri.

I marinai di Gaeta, quelli di Ponza, di Capri, di Nisita e gl’isolani tutti han qualità marine tutte proprie e derivanti dalla natura del luogo che abitano, e dove aprono gli occhi alla luce.

Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 7

Gli ecclesiastici e gli imprenditori

La politica religiosa dei sovrani angioini fu larga di concessioni al corpo ecclesiastico, tanto che, secondo alcuni studiosi, mai fu così forte l’ingerenza e l’invadenza degli appartenenti al clero. Numerosi erano, nelle contrade del regno, i commissari pontifici venuti ad indagare sui casi di eresia, ai quali i sovrani garantivano la massima collaborazione e libertà di azione: confische di beni e morti violente non furono più, così, episodi isolati. Le cronache ci hanno tramandato l’orrore suscitato dalla morte del conte di Acerra, Adenolfo d’Aquino, che, accusato di eresia, fu arso vivo nel 1294. Cinque anni dopo si ha notizia di una condanna a regime durissimo per un certo Bonaventura, anch’egli accusato di eresia e per questo rinchiuso nella fortezza di Capua.

D’altra parte i sovrani favorirono l’introduzione in Italia meridionale degli ordini mendicanti, ai quali la corte dispensava di frequente laute sovvenzioni. In particolare ai Francescani e ai Domenicani fu anche consentito di tenere scuole di teologia nei conventi napoletani, che divennero in poco tempo le sedi ufficiali dell’insegnamento teologico.

La religiosità dei sovrani transalpini ebbe modo di esprimersi anche con la realizzazione di uno spettacolare piano di edilizia religiosa che cambiò letteralmente il volto della capitale, nella quale sorse una miriade di chiese e monasteri, notevoli per monumentalità e bellezze artistiche. E’ stato sostenuto che l’edificazione di molti conventi all’interno delle mura cittadine sia dovuta anche alla necessità di arginare il potere del patriziato urbano e limitarne l’acquisizione di spazi: a tale proposito è stata ricordata la costruzione del Convento di San Lorenzo, per la cui edificazione fu abbattuto un edificio nel quale erano soliti riunirsi i militi cittadini. Continua domani

La ricetta del giorno

Paella alla castigliana

Ingredienti: riso parboiled 400 gr, pollo lesso o arrosto 300 gr, pesce a tranci 500 gr, peperoni 500 gr, pomodorini 400 gr, prosciutto cotto 250 gr, piselli surgelati 250 gr, vino rosso 4 dl, Brandy 1 dl, 3 cipolle, 4 spicchi d’aglio, basilico, prezzemolo, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: lessare il riso molto al dente, scolarlo e tenerlo da parte. In una capace pentola rosolare nell’olio le cipolle sottilmente affettate e l’aglio tritato, unire i pomodorini a quarti, i peperoni a listerelle, il pesce pulito e spinato, prezzemolo, basilico e cuocere mescolando ogni tanto.

Dopo una decina di minuti unire il pollo e il prosciutto a dadi, aggiungere poco alla volta il vino, salare, pepare e quando tutto è cotto e ben insaporito versare nella pentola anche i piselli lessati e scolati, il riso e il Brandy.

Far sobbollire tutto insieme ancora per 5 minuti e servire la paella ben calda. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: rimanda le cose importanti e sul lavoro sii preciso e silenzioso;

Toro: dedica questo periodo a seminare le tue idee e progetti per poterli poi raccogliere in futuro;

Gemelli: le tue caratteristiche principali le stai ritrovando cioè ritorni ad essere determinato e diplomatico;

Cancro: accusi vari problemini, anche fisici ma nulla di preoccupante o di serio, diciamo piuttosto routine di cambio stagione;

Leone: tutto procede come deve essere, non hai bisogno di fare ulteriori sforzi, un po’ di relax non guasta;

Vergine: vivrai una domenica viva, ricca e appassionata;

Bilancia: un po’ di movimento sarebbe un toccasana, in special modo in questo periodo, magari una passeggiata nella natura;

Scorpione: devi lavorare oggi per il domani, devi proiettare le tue ambizioni ed i tuoi desideri nel futuro;

Sagittario: sei dotato di un fascino che conquista in tutti i campi ma ti sarà particolarmente utile negli affari;

Capricorno: devi fare molta attenzione a non strafare con cibo e medicine, moderatezza;

Acquario: sei molto invidiato da qualcuno e te lo dimostra in tutti i modi anche abbastanza ostili;

Pesci: è un bel periodo, realizzerai tutte le tue ambizioni professionali ed i sogni d’amore.

Buona Domenica 6 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 7:03 e tramonta alle 18:33

La Luna si eleva alle 14:05 e cala alle 22:48

San Bruno sacerdote

Bruno nome derivante dal germanico brun cioè di colore scuro, tendente al nero.

  • Chiammàje ‘nu Santo e ne venèttero ddùje,

venètte ‘a Madonna cu’ San Bruno.

  • Quanno scura è ‘a muntagna, piglia ‘a zappa e va guadagna; quanno scura è ‘a marina, piglia ‘o pignato e va ‘ncucìna.
  • Scuro comm’a  ‘na vocca  ‘e lupo.
  • ‘A copp’ a  ‘o nniro nun ce càpe cchiù nisciùnu culore.

San Renato di Sorrento vescovo

Il 6 ottobre del 1759 Carlo di Borbone trasferisce al terzogenito Ferdinando la corona del regno ma, essendo questi di minore età, nomina un Consiglio di Reggenza presieduto da Bernardo Tanucci.

Il proverbio del giorno: l’occhio del padrone ingrassa il cavallo

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 3

Sul finire del giorno, Safia, prendendo la parola in nome delle tre dame, disse al facchino:

“Alzatevi e andatevene: è ora di ritirarvi. – Il facchino non potendo risolversi a lasciarle, rispose:

  • Eh! signore, dove volete che vada nello stato in cui sono? Sono fuori di me, a furia di vedervi e di bere; non ritroverò mai la strada di casa. Lasciate ch’io resti qui per tutta la notte affinché abbia il tempo di tornare in me: la passerò dove vorrete; ma non mi occorre minor tempo per tornare nello stato in cui ero quando sono entrato in casa vostra; e, anche con ciò, son sicuro che ci lascerò la parte migliore di me stesso.”

Amina prese ancora una volta le parti del facchino.

“Sorelle mie, – disse, – ha ragione. Gli sono grata per la sua richiesta. Egli ci ha molto divertite. Se volete starmi a sentire, o meglio se mi amate tanto come credo, lo tratterremo qui affinché passi la serata con noi.

  • Sorella mia, – disse Zobeide, – non possiamo rifiutare nulla alla vostra preghiera. Facchino, – continuò rivolgendosi a lui, – vi concediamo volentieri anche questa grazia; ma vi poniamo una nuova condizione. Qualunque cosa faremo in vostra presenza, riguardo a noi stesse o ad altre cose, guardatevi bene dall’aprire soltanto la bocca per chiedercene la ragione, perché, rivolgendoci delle domande su cose che non vi riguardano affatto, potreste udire qualcosa di non gradito. Fate attenzione, e non vi salti in mente di essere troppo curioso, desiderando approfondire i motivi delle nostre azioni.
  • Signora, – replicò il facchino, – vi prometto di osservare questa condizione così rigorosamente che non avrete motivo di rimproverarmi per avervi disubbidito, e ancor meno di punire la mia indiscrezione. In questa occasione, la mia lingua sarà immobile e i miei occhi saranno uno specchio, che non conserva niente delle immagini ricevute.
  • Per farvi vedere, – riprese Zobeide in tono molto serio, – che quanto vi chiediamo non l’abbiamo stabilito in questo momento, alzatevi e andate a leggere ciò che è scritto sopra la nostra porta, dalla parte interna.”

Il facchino andò fino alla porta e vi lesse queste parole, scritte in grossi caratteri d’oro:

CHI PARLA DI COSE CHE NON LO RIGUARDANO, ODE CIO’ CHE NON GLI PIACE.

Ritornò dalle tre sorelle e disse loro:

“Signore, vi giuro che non mi udrete parlare di nessuna cosa che non mi riguarda e che vi concerne.”

Una volta stabilita questa convenzione, Amina portò la cena; e, dopo aver illuminato la sala con un gran numero di bugie preparate con legno di aloe ed ambra grigia, che emanarono un piacevole odore e crearono una bella luce, si sedette a tavola con le sorelle e il facchino. Ricominciarono a mangiare, a bere, a cantare e a recitare versi. Le dame si divertivano a inebriare il facchino, col pretesto di farlo bere alla loro salute. Insomma erano tutti del miglior umore possibile, quando udirono bussare alla porta.

Le tre dame si alzarono contemporaneamente per andare ad aprire; ma Safia, alla quale spettava in particolare questo compito, fu la più svelta. Le altre due, vedendosi precedute, rimasero ad attendere che ella venisse a comunicare chi poteva arrivare in casa loro così tardi. Safia ritornò e disse:

“Sorelle mie, si presenta una bella occasione per passare una parte della notte molto piacevolmente; se siete del mio stesso parere, non ce la lasceremo sfuggire. Alla nostra porta vi sono tre calender, almeno a giudicare dai loro abiti mi sembrano tali; ma certamente vi meraviglierà il fatto che sono tutti e tre orbi dell’occhio destro, e hanno la testa, il viso e le sopracciglia rasi. Sono appena arrivati, dicono, a Bagdad, dove non sono mai venuti prima; e poiché è notte e non sanno dove andare ad alloggiare, hanno bussato per caso alla nostra porta e ci pregano, per l’amor di Dio, di avere la carità di riceverli. Non fanno caso al posto che gli offriremo, purché sia al coperto; si accontenteranno di una scuderia. Sono giovani e di aspetto piuttosto bello, sembrano anche molto spiritosi; ma non posso pensare senza ridere al loro volto buffo ed uniforme. – A questo punto Safia s’interruppe e si mise a ridere di così buon cuore, che le altre due dame e il facchino non poterono impedirsi di ridere a loro volta. – Mie buone sorelle, – riprese Safia, – volete lasciarli entrare? E’ impossibile che con persone come quelle che vi ho descritto non si finisca la giornata ancora meglio di quanto l’abbiamo iniziata. Ci divertiranno molto e non ci saranno a carico, poiché ci chiedono asilo soltanto per questa notte, ed è loro intenzione lasciarci appena sarà giorno.” Continua domani

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 6

Carne

Se un terrestre medio mangia 36 kg di carne all’anno, significa che ogni giorno ne consuma circa un etto. I consumi quotidiani sono così suddivisi: 654 mila bovini, 2,8 milioni di suini, 1,2 milioni di pecore, 70 milioni di polli. E il pesce? Esattamente metà dei consumi di carne: 18,6 kg all’anno.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 15

Ischia ha pure di tali popolari feste, e quelle di Santa Restituta e de’ Santi Pietro e Paolo son le più clamorose. Le donne d’Ischia, il cui vestire offre un leggiadro accozzamento di colori agli artisti di genere, fanno nel loro costume minor sfoggio di ori, e solo nei pendenti mettono ogni loro pompa.

Dopo aver parlato de’ Procidani, parmi dover fare onorata menzione degli Amalfitani che hanno a loro capo tal Flavio Gioja, e che possono in prova di loro valentia, ricordare tutta una storia di marittime imprese, che rendè la Amalfitana Repubblica pari a quelle di Venezia, di Genova e di Pisa. E non trasanderò di accennare che tutta la costa di Sorrento è ricca di valenti marini, e la massima parte di coloro che nascono in quelle arene si dedicano al pilotaggio e nelle scuole di nautica usano, per divenire poi utili al commercio ed alla marina di guerra. I Sorrentini sono anche dediti alle industrie speculative, costruiscono legni e mostran perizia molta nell’armamento di essi, in emulazione dei Castelloti o abitanti di Castellammare che son loro vicini, ma non hap pari grido di valore. Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 6

La burocrazia di Carlo II – 2

Con il regno del secondo Angioino si perfezionò la struttura organizzativa dello Stato. I primi angioini ebbero a cuore soprattutto l’efficienza della burocrazia e dell’apparato fiscale come pure l’amministrazione della giustizia, che aveva il suo vertice nella Magna Regia Curia per il settore penale e nella Curia Vicaria per il settore civile. Otto ufficiali formavano la Curia Regia: portavoce del sovrano era il cosiddetto logoteta, che in alcune occasioni aveva anche l’onore di rappresentarlo, mentre il segretario del re era il protonotario, che redigeva i provvedimenti legislativi e controfirmava le concessioni feudali, i privilegi e gli atti amministrativi; l’ammiraglio era responsabile dei porti, delle coste e della polizia marittima, oltre che Ministro della Marina Reale, mentre il conestabile svolgeva funzioni militari sulla terraferma; il siniscalco era il responsabile degli affari della Casa Reale, mentre al cancelliere era delegato il compito di redigere e spedire i diplomi; il camerario aveva incarichi relativi all’amministrazione finanziaria dello Stato e della Real Casa nonché alla manutenzione, alla fortificazione e all’approvvigionamento dei castelli reali: il giustiziere, infine, aveva l’incarico di presiedere il vertice dell’organizzazione giudiziaria. Continua domani.

La ricetta del giorno

Dolce di mele

Ingredienti: mele 1 kg, farina 200 gr, 4 uova, zucchero 200 gr, latte, uva passa 50 gr, 1 limone, Brandy 1 dl, vaniglia, pangrattato, burro, sale.

Esecuzione: sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a spicchi, raccoglierle in una ciotola e cospargerle di zucchero e succo di limone.

Montare le uova con 100 gr di zucchero, unire la farina setacciata, la scorza grattugiata del limone, un pizzico di sale, la vaniglia, l’uva passa ammorbidita nel Brandy, il Brandy della marinata e tanto latte da ottenere una pastella liscia e non troppo fluida.

Sistemare le mele in una tortiera imburrata e impanata, versarvi sopra la pastella preparata e cuocere il dolce in forno a 180° per 40 minuti circa. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: sei pienamente concentrato suoi tuoi obiettivi, riuscirai a raggiungere la tua meta ideale;

Toro: sei sicuro di te stesso e rapido nel prendere le decisioni che contano;

Gemelli: qualche preoccupazione derivante da alcune questioni sia nel privato che nel lavoro;

Cancro: sei attento e percettivo a tutto quello che ti accade intorno;

Leone: riuscirai ad affrontare ed a risolvere con leggerezza le varie incombenze quotidiane;

Vergine: una serena normalità che ha il potere di darti una perfetta contentezza nell’ambito familiare;

Bilancia: buoni risultati nell’attività concreta e quotidiana;

Scorpione: hai la grinta e la volontà giusta per affermarti ed importi;

Sagittario: non procedere con la lancia in resta come fai di solito, fai bene i conti prima di avventurarti;

Capricorno: i progetti che riuscirai a portare a termine in questo momento godranno di una florida prospettiva;

Acquario: avrai le energie fisiche e morali per riuscire a tener testa ai mutamenti imprevisti;

Pesci: il fine settimana promette bene.

Buon Sabato 5 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 7:01 e tramonta alle 18:34

La luna si eleva alle 13:17 e cala alle 21:52

SS. Placido e compagni martiri

Placido dal latino placidus cioè calmo, sereno.

  • Nun putè truvà abbiènto.

(non riuscire a trovare mai un po’ di pace o tranquillità)

San Tullia

Tullia potrebbe derivare dal greco tyle che significa gonfiore e, quindi, persona grassa, gonfia.

  • ‘E maccarùne! Chilli sì, règneno ‘a panza!
  • Panza chièna cerca arrepuòso.

Il 5 ottobre del 1418 nobili e popolani eleggono, in Sant’Agostino della Zecca, 20 “Governatori del buono Stato” (10 per i nobili e 10 in rappresentanza del popolino).

Il 5 ottobre del 1885 nasce Luisella Viviani.

Il 5 ottobre del 1943 viene varata la prima Giunta del dopoguerra, sotto la guida del Commissario Straordinario Giuseppe Solimena.

Il Proverbio del giorno: La donna è come la castagna: bella fuori e dentro la magagna.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 3

  • Signore, – riprese il facchino, – mi è bastato il vostro aspetto per farmi giudicare che siete persone di rarissimo merito; e mi accorgo di non essere sbagliato. Sebbene la fortuna non mi abbia elargito beni sufficienti per elevarmi a una professione superiore alla mia, ho ugualmente coltivato il mio spirito come ho potuto, con la lettura di libri di scienze e di storia; e permettetemi, vi prego, di dirvi che ho anche letto una massima di un altro autore che ho sempre felicemente praticato: “Noi nascondiamo il nostro segreto, essa dice, soltanto a quelle persone riconosciute da tutti per indiscrete, che abuserebbero della nostra fiducia; ma non abbiamo nessuna difficoltà a svelarlo ai saggi, perché siamo convinti che saprebbero serbarlo.” Il segreto è con me così sicuro come se fosse in un gabinetto la cui chiave fosse andata perduta, e la cui porta fosse ben sigillata.”

Zobeide riconobbe che il facchino non mancava di spirito; ma, pensando che volesse partecipare al banchetto che esse volevano offrirsi, replicò sorridendo:

“Voi sapete che ci apprestiamo a banchettare; ma sapete anche che abbiamo fatto una spesa considerevole, e non sarebbe giusto che voi foste della partita senza contribuirvi. – La bella Safia sostenne l’opinione della sorella. – Amico mio, – disse al facchino, – non avete mai udito dire quel che si dice abbastanza comunemente? “Se portate qualche cosa, sarete qualche cosa con noi; se non portate niente, ritiratevi con niente!”

Il facchino, nonostante la sua retorica, sarebbe forse stato costretto a ritirarsi imbarazzato, se Amina, prendendo risolutamente le sue parti, non avesse detto a Zobeide e a Sofia:

“Care sorelle, vi scongiuro di permettergli di restare con noi: non c’è bisogna di dirvi che ci divertirà; vedete bene che ne è capace. Vi assicuro che, senza la sua buona volontà, la sua agilità e il suo coraggio nel seguirmi, non sarei riuscita a fare tante compere in così breve tempo. D’altra parte, se vi ripetessi tutti i complimenti che mi ha rivolto durante il percorso, il fatto ch’io lo protegga non vi stupirebbe molto.”

A queste parole di Amina, il facchino, in un impeto di gioia, si lasciò cadere sulle ginocchia, baciò la terra ai piedi di quella graziosa dama, e rialzandosi le disse:

“Mia amabile signora, oggi avete dato inizio alla mia felicità; ora la portate al colmo con un’azione così generosa. Non posso manifestarvi come vorrei la mia riconoscenza. D’altronde, signore, – soggiunse rivolgendosi alle tre sorelle, – poiché mi fate un così grande onore, non crediate ch’io ne abusi e pensi di meritarlo. No, mi considererò sempre come il più umile dei vostri schiavi. – Dette queste parole, fece per restituire il denaro che aveva ricevuto; ma la seria Zobeide gli ordinò di tenerlo. – Quello che è uscito una volta dalle nostre mani, – disse, – per ricompensare coloro che ci hanno reso servigio, non vi rientra più. Acconsentendo che voi restiate con noi, vi avverto che, non soltanto lo facciamo a condizione che voi serbiate il segreto che esigiamo da voi; pretendiamo anche che osserviate strettamente le regole della convenienza e dell’onestà.”

Mentre così parlava, la bella Amina si tolse l’abito di città, sollevò la veste legandola alla cintura per agire più liberamente, e preparò la tavola. Ella servì parecchie qualità di cibi, e mise sopra una credenza bottiglie di vino e coppe d’oro. Fatto ciò, le dame presero posto e fecero sedere accanto a loro il facchino, soddisfatto oltre ogni dire nel vedersi a tavola con tre persone di così straordinaria bellezza.

Dopo il primo boccone, Amina che si era seduta accanto alla credenza, prese una bottiglia e una coppa, si versò da bere, e bevve per prima secondo il costume arabo. Poi versò alle sorelle, che bevvero l’una dopo l’altra; infine, riempiendo per la quarta volta la stessa coppa, la offrì al facchino. Questi, nel prenderla, baciò la mano di Amina e, prima di bere, cantò una canzone il cui senso diceva che come il vento porta con sé il buon odore dei luoghi profumati per i quali passa, così il vino che stava per bere, venendo dalla mano di Amina, aveva un gusto più squisito del solito. Questa canzone rallegrò le dame, che cantarono a loro volta. La compagnia fu, insomma, di ottimo umore per tutto il pranzo, che durò molto a lungo e fu accompagnato da tutto quanto poteva renderlo piacevole. Continua domani.   

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 5

Alberi

Considerando solo le aree classificate come “foresta”, ce ne restano 3.405 mq a testa… è un dato che diminuisce ogni anno di circa 12 mq, anche se in Europa e Nord America le foreste sono stabili.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 14

Il marinaio Ischiaiuolo stima perduto il rivale isolano, ma questi si fa maggiore della traversia, e giunge vittorioso nel porto napolitano, pensando all’entrata di esso, assai più che non avesse pensato nel mettersi in mare.

I marinai procidani rendono onorata ed illustre la loro terra. Essi forman quasi una ricca colonia, poiché non è famiglia che non abbia un tetto suo ed un legno in mare. Il loro vivere sebben frugale, è sobrio. Una delle festive ricorrenze dell’isola che chiama maggior copia di gente a raccogliersi nel breve abitato, è la festa de’quattro altari. In quel giorno la gioventù Procidana si mostra con alterezza insulare.

Le donne, tra gli altri, attraenti per pupille e sembianze piacevoli, vestono allora in tutta la pompa dell’antico costume greco e fan mostra della dovizia del petto, onde van celebrate, e di tanti altri vezzi lusinghevoli, e in quelle feste si svegliano gli amori sopiti e le famiglie tra loro stringonsi in parentado, e le donzelle danno parola al giovane, aspettando pria che torni il lontano fratello navigatore, perché la gioia sia per universale assentimento, compiuta. Continua domani

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 5

La burocrazia di Carlo II

Morto Carlo I nel 1285, dopo tre anni di interregno del pontefice Onorio IV fu incoronato sovrano il figlio del primo Angioino, che assunse il nome di Carlo II. “Savio e colmo di virtù infinite” lo definisce la “Cronaca di Partenope”, mentre di tutt’altro avviso è Dante, che con sprezzante ironia lo consegna ai posteri, a causa di una sua menomazione fisica, come “il ciotto”, ossia lo zoppo, “di Gerusalemme”.

Carlo II seppe rafforzare le sorti del regno con un’abile politica di matrimoni e di alleanze. La figlia Eleonora andò infatti in sposa, nel 1303, a Federico di Trinacria; l’anno successivo altri due figli, Roberto e Maria, sposarono Sancia e Sancio, figli di Giacomo II, mentre nel 1305 un’altra figlia, Beatrice, si unì in matrimonio al signore di Ferrara Azzo VIII d’Este.

Per quanto riguarda la politica di alleanze, invece, Carlo II si accordò con Genova sottomettendo molte città del Piemonte, incorporate successivamente nella Contea di Provenza, mentre, grazie all’intervento del pontefice, Bonifacio VIII, portò sul trono ungherese il nipote Caroberto.

Con la pace di Caltabellotta, conclusa nel 1302, l’Angioino riuscì inoltre a garantire alle esauste casse dello Stato un periodo di relativa tranquillità. Continua domani.

La ricetta del giorno

Pizza con la provola

Ingredienti: pasta per pizze 800 gr, provola affumicata 600 gr, pomodorini 500 gr, parmigiano grattugiato, basilico, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: dividere la pasta in quattro parti uguali, stenderle col matterello formando quattro sfoglie sottili, e sistemarle su due placche del forno ben unte d’olio.

Distribuire sulle pizze i pomodorini tagliati a spicchi e abbondante basilico spezzettato, spruzzare di sale e pepe, fare una generosa spolverata di parmigiano grattugiato, coprire con fette di provola, irrorare con un filo d’olio e cuocere le pizze in forno già caldo a 200° per circa mezz’ora.

Accompagnare con una ricca insalata mista e buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: valori astrali molto congeniali ti rendono la giornata entusiasmante;

Toro: la giornata sarà caratterizzata da qualche fortunata sorpresa;

Gemelli: non ti manca la forza necessaria per qualunque cosa tu voglia fare;

Cancro: non esagerare troppo in pretese;

Leone: modera le tua ambizioni nella professione;

Vergine: metti in evidenza la tua personalità espansiva e conviviale;

Bilancia: non prendere decisioni definitive e non esporti troppo;

Scorpione: la monotonia oggi prenderà il sopravvento;

Sagittario: una vivacità fisica e mentale ti accompagna e ti tiene in pieno vigore;

Capricorno: malgrado gli impegni e la fatica affronti la giornata con molta serenità;

Acquario: fai attenzione a qualche dissapore e imprevisto in ambito familiare;

Pesci: programma un viaggio che volevi fare da tempo.

Buon Venerdì 4 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 7:00 e tramonta alle 18:36

La Luna si eleva alle 12:22 e cala alle 21:03

San Francesco d’Assisi

San Francesco è il Patrono d’Italia ed il Protettore dei commercianti.

Santo Patrono di Bologna

Santo Patrono di Massa

Santo Patrono di Assisi

Santo Patrono di Guastalla

  • Ciento ducate a ‘o Fisco e nisciùno a San Francìsco.
  • Cliente affeziunàto pàva sempe anticipato.
  • Ammore nun vo’ bellezza, appetito nu vo’ sàuza, l’accattàre nun vo’ amicizia.

Il 4 ottobre del 1808 Capri – occupata dalle truppe inglesi – viene assalita e conquistata dalla flotta napoletana.

Il 4 ottobre del 1943 inizia le pubblicazioni il “Risorgimento” che riunisce i tre ex quotidiani napoletani e cioè Il Mattino, il Roma, ed il Corriere di Napoli. La Direzione è affidata a P. Scarfoglio e ad Emilio Scaglione; essa passerà successivamente a Floriano Del Secolo.

Le pubblicazioni cesseranno nel 1950.

Il proverbio del giorno: A San Francesco dopo il caldo viene il fresco.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, (ordine di dervisci, monaci musulmani di vita austera) figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 2

La dama che aveva condotto il facchino si accorse del turbamento cui era in preda il suo animo, e del soggetto che lo causava. Questa scoperta la divertì; e provava tanto piacere ad esaminare il contegno del facchino, da non badare alla porta aperta.

“Entrate, dunque, sorella mia, – le disse la bella portinaia. – Non vedete che questo pover’uomo è così carico da non poterne più?”

Quando la prima dama fu entrata insieme con il facchino, la dama che aveva aperto la porta la richiuse; e tutti e tre, dopo aver attraversato un bel vestibolo, passarono in una corte piuttosto ampia, circondata da una loggia a trafori, che comunicava con parecchi appartamenti situati sullo stesso piano, e di somma magnificenza. In fondo a questa corte c’era un sofà riccamente ornato, al centro del quale sorgeva un trono di ambra, sostenuto da quattro colonne di ebano (arricchite di diamanti e perle di straordinaria grossezza), guarnite di raso rosso con ricami in rilievo di un merletto d’oro delle Indie, di mirabile fattura. In mezzo alla corte, c’era una vasca orlata di marmo bianco e piena di acqua limpidissima che sgorgava in abbondanza dal muso di un leone di bronzo dorato.

Il facchino, per quanto fosse carico, non tralasciava di ammirare la magnificenza di questa casa e l’eleganza che dappertutto vi regnava; ma ciò che attirò particolarmente la sua attenzione fu una terza dama, che gli parve ancora più bella della seconda, che stava seduta sul trono di cui ho parlato. Scorgendo le due prime dame, la terza discese dal trono e avanzò verso di loro. Dai riguardi che le altre dame avevano verso quest’ultima, il facchino giudicò che si trattasse della più importante: in ciò non si sbagliava. Questa dama aveva nome Zobeide; quella che aveva aperto la porta si chiamava Safia; e Amina era il nome di quella che aveva fatto le provviste.

Zobeide, avvicinandosi alle due dame, disse loro:

“Sorelle mie, non vedete che questo brav’uomo soccombe sotto tanto peso? Che aspettate a scaricarlo?”

Allora Amina e Safia presero il paniere, l’una davanti, l’altra dalla parte posteriore. Anche Zobeide vi mise mano e tutte e tre lo posarono a terra. Cominciarono a vuotarlo e, quand’ebbero finito, la graziosa Amina prese del denaro e pagò generosamente il facchino.

Questi, molto sodisfatto, doveva prendere il suo paniere e ritirarsi; ma non poté risolversi a farlo: si sentiva, suo malgrado, trattenuto dal piacere di vedere tre bellezze così rare, che gli sembravano ugualmente affascinanti. Infatti anche Amina si era tolta il velo, ed egli non la giudicava meno bella delle altre. Non riusciva a capire perché in quella casa non si vedesse nessun uomo. Nondimeno la maggior parte delle provviste ch’egli aveva portato, come i frutti secchi e le diverse qualità di paste e di marmellate, si addicevano soltanto a persone che volessero bere e godere.

Zobeide pensò dapprima che il facchino si fermasse per prender fiato. Ma, vedendo che restava troppo a lungo, gli disse:

“Che aspettate? Non siete stato pagato a sufficienza? Sorella mia, – soggiunse rivolta ad Amina, – dategli ancora qualcosa, che vada via contento.

  • Signora, – rispose il facchino, – non è questo che mi trattiene; sono stato pagato anche troppo per il mio lavoro. Capisco di aver commesso un atto ineducato restando qui più di quanto dovevo; ma spero che abbiate la bontà di perdonarlo poiché è dovuto al mio stupore di non vedere nessun uomo con tre dame di così poco comune bellezza. Una compagnia di donne senza uomini è, tuttavia, una cosa triste, come una compagnia di uomini senza donne.” A queste parole soggiunse altre cose divertenti per provare quanto aveva detto. Non dimenticò di citare quanto si diceva a Bagdad: che non si sta bene a tavola se non si è in quattro; e insomma, finì concludendo che, poiché esse erano tre, avevano bisogno di un quarto.

Al ragionamento del facchino, le dame si misero a ridere. Dopo di che, Zobeide gli disse in tono serio:

“Amico mio, voi spingete un po’ troppo oltre la vostra indiscrezione; ma, sebbene non meritiate ch’io scenda con voi in particolari, voglio tuttavia dirvi che siamo tre sorelle, e facciamo i nostri affari così segretamente che nessuno ne sa niente. Abbiamo una ragione troppo valida da temere di comunicarli a degli indiscreti; e un buon autore che abbiamo letto dice: “Mantieni il tuo segreto e non rivelarlo a nessuno: chi lo rivela non ne è più padrone. Se il tuo cuore non può più contenere il tuo segreto, come potrà contenerlo quello di colui al quale lo avrai confidato?” Continua domani.

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 4

Topi

Le stime sulla popolazione dei topi (principalmente Rattus rattus e Rattus norvegicus) variano molto: da 4 a 7 miliardi di individui. I dati locali possono essere però più allarmanti: in passato, a New York sono stati contati – per esempio – 6 topi per ogni essere umano.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 13

Ischia e Procida, come due nemici, stan quasi l’una a fronte dell’altra. Esse guardansi di lontano, ma senza potersi ben discernere in volto. Ogni giorno dall’una e dall’altra riva partir deggiono le barche che mettono le isole in comunicazione con la capitale e si fan cambio di uomini e di cose, ma il tempo imperversa, l’orizzonte s’annebbia e i cavalloni si frangono nelle brune punte degli scogli, come arieti di guerra nelle irte mura d’un castello.

Il canale è sfrenato a tempesta, l’onda fa paura – gl’isolani stanno come le isole a fronte l’uno dell’altro, e giudicano severamente de’loro compagni. Ambo le rive hanno pronte alla vela le barche…

Chi partirà prima? Il marinaio di Procida o quello d’Ischia?

Il vento fortunale scorre sibilando sui flutti e pare che gridi – Non v’affidate a fragile barchetta.

Chi vincerà nella tenzone?

Ma sulla riva Procidana i marinai si stringon tra loro a consiglio, danno un bacio ai fanciulli, e lanciansi nelle barche. Il bollaccone (nome di una vela) batte con istrepito, la scotta si tende, i remi d’ambo i lati come natatoi d’un pesce, si allungano – la barca di Procida cavalca i marosi, gli evviva misti a qualche singulto di pianto accompagnano il fremer del vento. I cavalloni nascondono il piccolo legno che dura fatica a risorger sull’onda, e affonda poi in vortici più spaventosi. Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 4

L’ingresso in città nuova capitale del regno. – 2

Le finanze del regno furono impegnate per decenni nella riconquista della Sicilia: tuttavia la pace di Caltabellotta nel 1302 e poi quella di Catania, stipulata settant’anni dopo, sancirono il distacco dell’isola dal regno angioino.

Il destino “peninsulare” del regno era così segnato. Si fece allora ancora più organico il rapporto e il contributo che la nobiltà napoletana offrì all’amministrazione statale. I nobili di Napoli assunsero cariche nella magistratura, furono regi funzionari e amministratori delle province: un processo che fece riesplodere controversie, in certi casi anche violente, fra i vari esponenti del patriziato, ma che comunque generò un significativo rapporto tra la capitale e il resto del regno.

L’aristocrazia urbana ebbe in appannaggio soprattutto la fitta rete degli uffici periferici, per i quali erano richieste competenze tecniche di varia natura, da quelle giuridiche a quelle militari: in questo modo nacque una vasta classe di funzionari. Ad essi, inoltre, furono riconosciuti numerosi privilegi, come ad esempio la concessione di una parte dei dazi sulle attività del porto e del mercato cittadino (diritto che risaliva al tempo del duca Sergio VII, e che in epoca angioina fruttava la sessantesima parte del valore prodotto), o la facoltà di provvedere alla tutela dei fanciulli.

Non bisogna dimenticare, infine, l’apporto significativo delle casate aristocratiche francesi e provenzali (Estendart, La Gonesse, Baux, Gantelme) che nel giro di pochi anni vennero completamente “napoletanizzate”, anche grazie a una fitta politica di unioni matrimoniali con gli esponenti di spicco della società locale. Continua domani.

La ricetta del giorno

Pesce spada alla siciliana

Ingredienti: 4 fette di pesce spada 800 gr circa, melanzane 400 gr, zucchini 400 gr, pomodori pelati 400 gr, olive verdi 50 gr, capperi 20 gr, aceto, zucchero, sedano, cipolla, aglio, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: In una padella con poco olio rosolare zucchini e melanzane tagliate a tocchetti, metterli da parte.

Nella stessa padella con un altro po’ d’olio soffriggere la cipolla tritata, unire il sedano tagliuzzato, i pomodori spezzettati, le olive snocciolate, i capperi dissalati, poco sale e cuocere la salsa per una decina di minuti. Quando sarà addensata aggiungere mezzo cucchiaio di zucchero, 0,5 dl di aceto, mescolarvi anche melanzane e zucchini e allontanare dal fuoco.

In un altro tegame largo con olio ed aglio rosolare dai due lati le fette di pesce spada, salarle, peparle e sistemarle in un piatto di portata insieme alla caponatina preparata. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: potrai contare su un periodo di grande vigore psicofisico;

Toro: un po’ di instabilità che riesci a gestire grazie al tuo equilibrio;

Gemelli: la tua personalità avrà modo di esprimersi alla grande;

Cancro: approfitta del momento favorevole, non tirarti indietro di fronte a nulla;

Leone: la tua dinamica personalità avrà modo di esprimersi nella maniera più congeniale;

Vergine: attenzione ai passi falsi che potresti commettere;

Bilancia: impegno, dedizione, senso di responsabilità ti apriranno molte porte;

Scorpione: Mercurio ti regala un intuito di primordine e la capacità di entrare in empatia con le persone;

Sagittario: giornata benefica e positiva;

Capricorno: con il tuo garbo riesci a risolvere una questione intricata e complicata;

Acquario: qualche assetto dissonante, c’è chi ti rema contro e chi ti appoggia;

Pesci: giornata tutto sommata soddisfacente.

Buon Giovedì 3 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 6:59 e tramonta alle 18:38

La Luna si eleva alle 11:21 e cala alle 20:21

San Gerardo di Brogne abate

Gerardo dal composto germanico ger-hard che significa forte nel maneggiare le armi.

  • ‘A scuppètta fa paura pure quann’è scàrreca.

San Giuliano

Giuliano dal greco ìoulos cioè lanugine, capigliatura folta e crespa.

  • Ogne riccio ‘nu capriccio!

San Candido martire

Candido dal latino candidus cioè bianchissimo, candido.

  • Ventre chino canta, no cammìsa janca!

Il 3 ottobre del 1839 viene inaugurata la ferrovia Napoli-Portici, la prima d’Italia.

Il 3 ottobre del 1917 dopo aver venduto – a causa della miseria – anche il suo pianoforte, muore il musicista Eduardo Di Capua.

Il 3 ottobre del 1992 muore a seguito di un incidente automobilistico il campione di nuoto Fritz Dennerlein.

Il proverbio del giorno: gallina che starnazza ha fatto l’uovo.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, (ordine di dervisci, monaci musulmani di vita austera) figli di re, e di cinque dame di Bagdad

Sire, disse Sherazad rivolgendo la parola al sultano, sotto il regno del califfo (nome dato al alcuni signori maomettani. Questa parola significa, in arabo, successore, rispetto a Maometto.) Harun-al-Rashid. (Harun-al-Rashid, quinto califfo della stirpe degli abbasidi, era contemporaneo di Carlo Magno. Morì l’anno 800 dell’era cristiana e il ventritreesimo del suo regno. Più rispettato dei suoi predecessori, egli seppe farsi obbedire fino in Spagna e nelle Indie; ridiede splendore alle scienze, fece fiorire le arti belle e utili, attirò gli uomini di lettere, compose versi, e fece succedere nei suoi vasti domini la civiltà alla barbarie. Sotto di lui, gli Arabi che adottavano già i numeri indiani, li diffusero in Europa. In Germania e in Francia si conobbe il movimento degli astri proprio per mezzo degli stessi Arabi. La parola almanacco ne è da sola la migliore testimonianza.) c’era a Bagdad, dove risiedeva, un facchino che, nonostante la sua professione umile e penosa, era ugualmente uomo di spirito e di buon umore. Una mattina, mentre come al solito stava in piazza con un gran paniere traforato accanto, in attesa di qualcuno che avesse bisogno dei suoi servigi, una giovane dama dalla bella figura, coperta da un gran velo di mussolina, gli si avvicinò e gli disse con aria graziosa:

“Sentite, facchino, prendete il vostro paniere e seguitemi.”

Il facchino, incantato da quelle poche parole pronunciate in un tono così gradevole, prese subito il paniere, se lo mise in testa, e seguì la dama dicendo:

“O giorno felice! O giorno di buon incontro!”

Prima di tutto la dama si fermò davanti a una porta chiusa e bussò. Un cristiano, venerando per una lunga barba bianca, aprì. La dama gli mise del denaro in mano senza dirgli una sola parola. Ma il cristiano, il quale sapeva che cosa voleva la dama, rientrò e poco dopo portò una grossa brocca di un vino eccellente.

“Prendete questa brocca, – disse la dama al facchino, – e mettetela nel vostro paniere.”

Fatto ciò, gli ordinò di seguirla; poi riprese a camminare e il facchino ricominciò a dire:

“O giorno di felicità! O giorno di piacevole novità e di gioia!”

La dama si fermò alla bottega di un fruttivendolo-fioraio, dove scelse parecchie qualità di mele albicocche, pesche, cotogne, limoni, arance, mirto, basilico, gigli, gelsomini e altre varietà di piante e di fiori profumati. Disse al facchino di mettere tutto nel paniere e seguirla. Passando davanti alla vetrina di un beccaio, si fece pesare venticinque libbre della migliore carne che avesse, e ordinò al facchino di mettere anche questa nel paniere. In un’altra bottega comprò capperi, dragoncello, cetriolini, finocchi marini ed altre verdure, tutte sott’aceto; in un’altra acquistò pistacchi, noci, nocelle, pinoli, mandorle ed altri frutti del genere; poi passò ancora in un’altra bottega dove comprò ogni sorta di paste di mandorla. Il facchino metteva tutte queste cose nel paniere e, notando ch’esso stava riempendosi, disse alla dama:

“Mia buona signora, dovevate avvertirmi che avreste fatto tante provviste, avrei preso un cavallo o piuttosto un cammello per portarle. Se continuerete a fare acquisti, il mio paniere si riempirà più del consentito.” La dama rise di questa facezia, e gli ordinò ancora una volta di seguirla.

Entrò da un droghiere, dove si rifornì di ogni sorta di acque profumate, di chiodi di garofano, di noce moscata, di zenzero, di un grosso pezzo d’ambra grigia e di molte altre spezie delle Indie: il che finì di riempire il paniere del facchino al quale ella disse di seguirla ancora.

Camminarono finché giunsero ad un magnifico palazzo, la cui facciata era ornata da belle colonne e aveva una porta d’avorio. Vi si fermarono, e la dama batté un colpetto.

Mentre aspettavano che la porta del palazzo venisse aperta, il facchino faceva mille riflessioni. Era stupito che una dama come quella si occupasse personalmente delle provviste; perché, insomma, egli si rendeva ben conto che non si trattava di una schiava: osservava che aveva un’aria troppo nobile da lasciar pensare che non fosse libera e che si trattasse di una persona di distinzione. Le avrebbe rivolto volentieri qualche domanda per informarsi sulla sua condizione; ma, mentre si accingeva a parlarle, un’altra dama, venuta ad aprire la porta, le parve così bella che né restò estasiato, o meglio fu così vivacemente colpito dallo splendore delle sue attrattive, che per poco non lasciò cadere il suo paniere con tutto quanto conteneva, a tal punto la vista di quella dama l’aveva messo fuori di sé. Non aveva mai visto una bellezza paragonabile a quella che aveva sotto gli occhi. Continua domani.

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 3

Acqua

Sul pianeta esiste moltissima acqua: circa 1.400 milioni di metri cubi (ovvero 1.400 miliardi di miliardi di litri)… Ma se contiamo solo la pioggia, ne cadono ogni giorno 47 mila litri a testa (sulle terre emerse): abbastanza perché tutti facciano un bagno ogni 5 minuti.

Altra faccenda è la disponibilità: un americano ne può usare mille litri al giorno, un europeo 300, un nordafricano 100, un indiano 20

Un commento alla poesia del giorno.

La morte del padre segnò indelebilmente l’esistenza e il carattere del poeta, che risentì sempre di quella tragedia familiare, trasferendola anche sul piano della meditazione esistenziale e giungendo alla conclusione che gli uomini sono cattivi e che la terra è un atomo opaco del male. La cattiveria degli assassini del padre si allarga a comprendere tutti gli uomini: il poeta ne ritrarrà un atteggiamento di sgomento di fronte alla vita, una sua tendenza a considerare la famiglia il nido tranquillo fuori del quale c’è cattiveria e violenza.

In questa poesia è messo in risalto il dolore della madre che, rassegnata alla perdita del marito, non si rassegna, però, al fatto che gli assassini non vengono scoperti, e, nella sua ansia di sapere, nella consapevolezza che chi sa tace per viltà o per omertà, chiede alla cavalla di confermare i suoi sospetti. Così l’animale si contrappone alla malvagità degli uomini: la cavalla selvaggia ha per il suo padrone tanto amore che, libera dalle briglie, vincendo il suo istinto alla corsa, lo conduce a casa lentamente come se avesse capito che egli è in agonia; l’uomo civile, invece, uccide a bruciapelo e senza motivo un padre buono e giusto. 

Note alla poesia del giorno

scarna: magra.

lasso: allentato.

nel cuor… corso: sebbene non più trattenuta dalle briglie vincesti la tentazione naturale di correre e proseguisti lentamente.

con dentro… vampe: con gli occhi ancora accecati dal bagliore dell’esplosione dei colpi di fucile.

altri non osa: gli altri, se sanno, non parlano per paura della vendetta.

L’angolo della Poesia

La cavalla storna – 2

La cavalla volgea la scarna testa

verso mia madre, che dicea più mesta:

“O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

Io so, lo so, che tu l’amavi forte!

Con lui c’eri tu sola e la sua morte.

O nata in selve tra l’ondate e il vento,

tu tenesti nel cuore il tuo spavento;

sentendo lasso nella bocca il morso,

nel cuor veloce tu premesti il corso:

adagio seguitasti la tua via,

perché facesse in pace l’agonia…”

La scarna lunga testa era daccanto

al dolce viso di mia madre in pianto.

“O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

oh! due parole egli dové pur dire!

E tu capisci, ma non sai ridire.

Tu con le briglie sciolte tra le zampe,

con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,

con negli orecchi l’eco degli scoppi,

seguitasti la via tra gli alti pioppi:

lo riportavi tra il morir del sole,

perché udissimo noi le sue parole”.

Stava attenta la lunga testa fiera.

Mia madre l’abbracciò su la criniera.

“O cavallina, cavallina storna,

portavi a casa sua chi non ritorna!

a me, chi non ritornerà più mai!

Tu fosti buona… Ma parlar non sai!

Tu non sai, poverina; altri non osa.

Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!

Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise:

esso t’è qui nelle pupille fise.

Chi fu? Chi è Ti voglio dire un nome.

E tu fa cenno. Dio t’insegni, come”.

Ora, i cavalli non frangean la biada:

dormian sognando il bianco della strada.

La paglia non battean con l’unghie vuote

dormian sognando il rullo delle ruote.

Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:

disse un nome… Sonò alto un nitrito.

Giovanni Pascoli – da canti di Castelvechio

Affinità di coppia del segno della Bilancia con gli altri segni – Cancro

Bilancia-Cancro

Purché lui sia lindo e profumato

L’impeccabile venusiana (sempre corteggiatissima) seleziona il prossimo con rigorosi criteri estetici e formali. E, difficilmente, si lascia coinvolgere da travolgenti pressioni. Ma se incontra il figlio della Luna può cascarci, a patto che…

Molti ritengono che la donna della Bilancia sia uno snob e forse non hanno del tutto torto. Infatti lei è in assoluta buona fede ma anche molto decisa nel selezionare a prima vista per persone, sulla base di rigorosi criteri estetico-formali. E, se non si supera l’esame iniziale, non c’è prova di appello che consenta eventuali riabilitazioni. Naturalmente questa dura lex si applica con particolare scrupolo nei confronti dei sempre numerosi corteggiatori della Bilancia.

Anche se può sempre succedere che pure sulla venusiana s’abbatta all’improvviso una travolgente passione che le ottenebra la vista e sconvolge il cervello. Ma l’eventualità è molto, molto remota ed è quasi certo che, se lei si lascia corteggiare da qualcuno, questo qualcuno è niente male e riserva alla propria persona raffinate cure che lo rendono estremamente gradevole alla vista e all’olfatto. Se poi questo qualcuno appartiene al segno del Cancro, la Bilancia ne apprezza anche la romantica sensibilità.

Quindi si fa corteggiare molto volentieri e accetta con dolce grazia inviti a ristoranti, prime teatrali e cinematografiche. Fino a che, con l’alibi d’una mostra o d’un appuntamento culturale di rango, lui non la invita a Firenze, Parigi o Spoleto per un meraviglioso week-end.

Che, madrine arte e cultura, tiene a battesimo la dolce capitolazione della Bilancia ai romantici ma appassionati desideri del Cancro. E l’evento imprime alla vicenda, una svolta duratura e talvolta definitiva.

Infatti, la Bilancia è tutt’altro che refrattaria ai vincoli amorosi ufficiali mentre il Cancro è felice di far mettere all’amore radici profonde. Sempreché, è sottinteso, dietro le quinte non ci sia una mammina esperta nel tenere i fili della sensibilità edipica cui è sempre molto esposto il nato sotto il segno governato dalla materna Luna: se così fosse, la Bilancia potrebbe essere innamoratissima ma non accetterebbe per nessuna ragione di aver accanto un partner part-time e afflitto da sensi di colpa. Perciò lo lascerebbe subito. Certo però che, se non c’è una mamma a mettere i bastoni fra le ruote, lei deve essere preparata a fargli un po’ da mamma, senza mai dimenticare di somministrargli una quotidiana e abbondante razione di premurose attenzioni.

Ma, di solito, lei si rende conto della situazione e, convinta della validità del principio secondo cui la prevenzione dei mali è preferibile alla cura, adotta misure preventive per evitare che il suo caro Cancro, oppresso da inappagata voglia di tenerezze, la punisca con lamenti e offesi silenzi. Però se lui commette l’errore di adagiarsi nella convinzione che lei sia sua per sempre e, forte di questo, si lascia andare alla pigrizia assumendo le stimmate del pantofolaio trasandato e, magari anche incurante della linea, non può certo sperare che lei lo ritenga meritevole di fruire delle gioie venusiane: qualsiasi oltraggio alla forma viene vissuto dalla Bilancia come un’offesa personale.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 12

E’ soavissimo incanto l’aspetto di queste barche che in sulla sera e spesso a sorger di luna si veggono strisciar lentamente nell’acqua, radendo gli scogli e talora l’una dietro l’altra passar sotto l’arco di un ponte che la terra congiunge all’insulare castello che i tremuoti e la prigionia di Augustolo han renduto illustre anco nelle sue rovine.

L’insieme delle sue proporzioni imbrunito dalle ombre cha la luna fa grandeggiare appunto ove è più dispensiera di luce, staccasi mirabilmente dal fondo diafano e velato delle isole lontane e dall’acqua cerulea ed in più luoghi spruzzate di stille argentine. Da un lato il Vesuvio, dall’altro le colline Pausillipane fan corona alle acque, e compiono il quadro.

Da queste tre classi uopo è ora ch’ io ritorni al primitivo tema dal quale mi dipartii, quello de’ marinai napoletani in generale, tema che pari ad uno arbore annoso offre molti e svariati rami tutti rigogliosi di vita.

E però i rami più rigogliosi della progenie hanno a tenersi i Procidani e i Sorrentini che per esser valenti, sono rivali tra loro. I Procidani arditi, gagliardi, di animo fermo nelle calamità di mare e nelle traversie, nascono marini e si abituano assai di buon’ora ai pericoli della navigazione del loro canale e del golfo; nè a quello si fermano, ma come meglio possono, cercan pane ed alimento ne’ viaggi di lungo corso. Il Procidano dai suoi vicini è detto rischioso e temerario. Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 3

La discesa di Carlo I – 3

Una partecipazione così decisa e massiccia da parte dei nobili napoletani all’iniziativa di Carlo lascia intendere che costoro avessero ben compreso le nuove opportunità, che per loro si aprivano di partecipare alla gestione dell’amministrazione del regno. Tale convergenza di intenti proseguì a lungo: i documenti coevi ci attestano numerosi prestiti e generose fideiussioni concesse alla corte francese per armare flotte e pagare cavalieri in difesa del regno.

L’ingresso in città nuova capitale del regno.

Carlo I entrò in Napoli nel 1266, dopo aver pesantemente sconfitto le truppe sveve a Benevento.

L’ingresso del sovrano nella città fu solenne e magnifico, quasi una prefigurazione dello spostamento della capitale del regno da Palermo alla città campana. Il “grande e austero” Carlo I d’Angiò, come lo definì Benedetto Croce, mise fine alle pretese sveve sconfiggendo a Tagliacozzo Corradino, ultimo discendente di Federico. Lo Svevo, fatto prigioniero, fu portato a Napoli dove, nella piazza del Mercato, venne decapitato insieme ad alcuni suoi partigiani.

Mentre Carlo I cercava di rafforzare i suoi possedimenti anche al di fuori dei confini del regno, scoppiò nel 1282 una violenta rivolta antifrancese in Sicilia, guidata da simpatizzanti della Corona d’Aragona, che chiamarono alla guida dell’isola Pietro III d’Aragona, sposo di Costanza, figlia di Manfredi. Continua domani.

La ricetta del giorno

Bistecchine di manzo in culla di patate

Ingredienti: patate 1 kg, 8 fettine di filetto, 3 uova, pomodori pelati 250 gr, cipolla, carota, sedano, prezzemolo, basilico, noce moscata, parmigiano, burro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: lessare le patate, sbucciarle, passarle al passaverdura, condirle con sale, pepe, parmigiano, noce moscata, poco burro e 2 uova.

Amalgamare bene il composto, introdurlo in una tasca da pasticciere e su una teglia rivestita di carta forno, formare 8 cestini circolari dai bordi piuttosto alti, spennellarli con l’uovo rimasto leggermente sbattuto e cuocerli in forno già caldo a 170° per circa 15 minuti.

Rosolare in una casseruola con poco olio un trito di cipolla, carota e sedano, unire i pomodori schiacciati, salare, pepare e addensare la salsa a fuoco moderato mescolando ogni tanto.

Cuocere i filetti sulla griglia bel calda o metterli in una teglia leggermente unta e cuocerli in forno caldissimo a 250° per 15-20 minuti, rigirandoli almeno una volta in modo che prendano colore da ambo i lati.

Riempire i cestini di patate con la salsa di pomodoro densa e sistemare su ognuno una bistecchina. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: dai sfogo alle tue prerogative più classiche: entusiasmo, dinamismo, gioia di vivere;

Toro: fidati di te stesso e del tuo istinto più del solito;

Gemelli: riesci a gestire le situazioni con equilibrio, imparzialità, rigore;

Cancro: qualche nube all’orizzonte non ti fa stare del tutto tranquillo;

Leone: ti senti più allegro mentalmente e anche la vita familiare è più distesa;

Vergine: la tua tendenza a minimizzare per poi trovare una efficace soluzione a tutti i problemi verrà valorizzata ancora di più;

Bilancia: l’autunno è la tua stagione preferita;

Scorpione: il tuo temperamento incisivo e anche aggressivo sarà decisamente addolcito;

Sagittario: Giove ti sprona a dimostrare quanto vali;

Capricorno: affronta alcune negatività con la tua tenacia e fermezza razionale;

Acquario: una giornata molto costruttiva sotto tutti i punti di vista;

Pesci: preparati ad un futuro imminente di scoppiettanti stimoli che alimentano il tuo spirito mite, ma anche competitivo.

Buon Mercoledì 2 Ottobre 2019

Oggi è la festa dei Nonni

Auguri a tutti i nonni

E se permettete, auguri pure a me.

Il Sole sorge alle 6:58 e tramonta alle 18:40

La Luna si eleva alle 10:17 e cala alle 19:46

SS. Angeli Custodi

  • E Dio ce manna ‘a bbona notte,

l’angiulo p’  ‘a porta,

Maria p’  ‘a casa,

Tristo se n’esce

E Buono ce tràse.

Angiulo de Dio

tu sì l’amico mio.

Accumpagname stanotte,

ca nun faccia mala morte.

Accumpàgname rimane a mmatina,

ca nun faccia mala fine.

Il 2 ottobre del 1272 Tommaso D’Aquino arriva a Napoli dopo aver lasciato l’insegnamento alla Sorbona di Parigi.

Il 2 ottobre del 1343 secondo soggiorno napoletano di Francesco Petrarca.

Il Proverbio del giorno: C’entrar come i cavoli a merenda.

La favola del giorno

Il Nano Giallo – 8

Trovò sei draghi coperti di squame più difficili a penetrare del ferro. Per quanto fosse spaventoso un simile incontro, egli rimase intrepido, e servendosi della sua formidabile spada non ne lasciò alcuno senza prima averlo tagliato a metà.

Sperava di aver superato i maggiori ostacoli, quando ne incontrò uno nuovo e quanto mai imbarazzante: ventiquattro ninfe, bellissime e graziose, gli vennero incontro tenendo in mano una lunga ghirlanda di fiori con la quale gli sbarravano il passaggio.

  • Dove volete andare, signore? – gli dissero. – Noi siamo qui a guardia di questi luoghi: se vi lasciamo passare, infinite disgrazie accadrebbero sia a noi che a voi; per pietà non vi ostinate; vorreste forse inzuppare la vostra mano vittoriosa nel sangue di ventiquattro fanciulle innocenti che non vi hanno mai fatto alcun male?

Il Re, a tale vista, rimase interdetto ed esitante; non sapeva che fare: lui, che si era sempre fatto un vanto di rispettare il gentil sesso, e di esserne a oltranza il paladino, adesso era costretto a distruggerlo! Ma udì una voce che improvvisamente lo incoraggiò: “Colpisci! Colpisci! Non risparmiare alcuno, – diceva questa voce, – o perderai per sempre la tua Principessa!”

Allora senza rispondere nulla alla ninfe, egli si getta in mezzo ad esse, spezza le loro ghirlande, le combatte senza pietà e le disperde in un attimo. Era uno degli ultimi ostacoli che doveva trovare: entrò nel boschetto dove aveva visto Tuttabella, e la trovò accanto allo stessa fonte, pallida e disfatta. Le si accosta tremando, fa per gettarsi ai suoi piedi, ma lei si alza e si allontana con altrettanta fretta e indignazione che se il Principe fosse stato il Nano Giallo!

  • Non condannatemi senza ascoltarmi, Altezza, – disse lui; – io non sono infedele né colpevole: sono un infelice che, senza volerlo, si è reso ingrato ai vostri occhi!
  • Ah, crudele! – ella esclamò. – Vi ho visto volare pei cieli insieme a una fanciulla di straordinaria bellezza; era forse a malincuore che facevate quel viaggio?
  • Si, Principessa, – disse lui, – era a malincuore; la perfida Fata del Deserto non si accontentò d’incatenarmi a una roccia, ma mi portò nel suo cocchio in capo al mondo, ove sarei ancora a languire, senza l’insperato soccorso d’una benefica sirena che m’ha condotto sin qui. Vengo, Principessa, a strapparvi dalle mani che vi tengono prigioniera; non rifiutate l’aiuto del più fedele di tutti gli amanti!

Si gettò ai piedi di lei, e cercando di trattenerla per le vesti inavvertitamente si lasciò cadere di mano l’invincibile spada. Il Nano Giallo ch’era lì, nascosto sotto un cespo di lattuga, non aveva ancora fatto in tempo a vederla in terra che, conoscendone l’immenso potere, vi si buttò sopra e l’afferrò.

Scorgendo il Nano, la Principessa lanciò un grido terribile, ma il suo terrore non servì che a inasprire il piccolo mostro: con due paroline magiche egli fece apparire due giganti, i quali si avventarono sul Re e lo caricarono di catene di ferro.

  • E adesso, – disse il Nano, – la sorte del mio rivale è nelle mie mani: ma son disposto ad accordargli la libertà d’andarsene di qui a patto che, senza indugi, voi acconsentiate a sposarmi.
  • Preferisco morire mille volte! – esclamò il Re innamorato.
  • Morire, ahimè, – disse la Principessa, – signore, cosa c’è di più terribile?
  • Che voi diventiate la vittima di questo mostro, – rispose il Re; – non è ancora più terribile?
  • Allora, moriamo insieme, – disse lei.
  • Lasciatemi, Principessa, la consolazione di morire per voi.
  • Piuttosto acconsento a quel che desiderate, – ella disse al Nano.
  • Sotto i miei occhi, – continuò il Re, – sotto i miei occhi ne farete il vostro sposo? O crudele Principessa, la vita mi sarebbe odiosa!
  • No, – disse il Nano Giallo, – non sarà sotto i tuoi occhi ch’io diverrò il suo sposo: un rivale amato è troppo temibile!

E nel dir queste parole, nonostante i gemiti e le preghiere di Tuttabella colpì il Re direttamente al cuore e lo distese ai suoi piedi. La Principessa, non potendo sopravvivere al suo dolce innamorato, si lasciò cadere sul suo corpo e non tardò molto a unire la sua anima a quella di lui. Fu così che morirono i due infelici giovani, senza che la buona sirena potesse aiutarli in alcun modo; giacché

tutta la forza dell’incantesimo stava nella spada di diamante.

Il perfido nano preferì vedere la Principessa priva di vita piuttosto che vederla fra le braccia di un altro; e la Fata del Deserto, essendo venuta a conoscenza dell’avventura, distrusse il mausoleo che aveva innalzato e fu presa da tanto odio per la memoria del Re delle Miniere d’Oro quant’era stata forte la sua passione per la bella persona di lui. La soccorrevole sirena, desolata da sì grande sciagura, non poté ottenere altro dal Destino che di tramutare i giovani amanti in due palme. Quei corpi così perfetti divennero due bellissimi alberi e serbando sempre un amore fedele l’uno per l’altro, si accarezzano intrecciando i loro rami e in questa tenera unione rendono la loro fiamma immortale.

Morale

C’è chi in mezzo al naufragio promette di sacrare

Un’intera ecatombe agl’Immortali,

E poi neppur si prostra davanti alle lor are,

Quando ha toccato le rive ospitali.

A ognun succede, in qualche dannata congiuntura,

Di prodigar promesse. Ma Tuttabella insegna

Che giurare non val, se quei che giura

Col cuor non s’impegna.

Fiabe francesi della corte del re Sole e del secolo XVIII

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 2

Reddito

Le medie sono da considerare sempre con prudenza, particolarmente quando si valutano i beni e servizi prodotti nel mondo. Vi è inoltre una grande disparità tra nazione e nazione: dividendo il prodotto interno lordo dei vari Paesi per il numero degli abitanti si ottengono per esempio i seguenti “stipendi” medi: per un giapponese 2.800 euro al mese; uno statunitense 2.650 euro al mese; un tedesco 2.400; un italiano 1.700; un brasiliano 420; un russo 205; un indiano 37. La media mondiale è di 436 euro al mese.

Note alla poesia del giorno

Torre: una tenuta dei Torlonia in Romagna. I Pascoli vivevano lì perché il padre, Ruggero, ne era amministratore.

Sussurravano… Salto: lungo il ruscello (rio) che scorreva accanto alla tenuta i pioppi mossi dal vento sembravano sussurrare.

normanni: è una razza particolarmente resistente alla fatica e di taglia robusta.

poste: i box nei quali sono alloggiati i cavalli.

frangean: spezzavano.

con rumor di croste: con lo stesso rumore che si fa quando si mastica la crosta del pane.

la cavalla era: la cavalla stava.

salsa: salata (perché bagnata dal mare).

froge: narici.

urli: il rumoreggiare del mare in tempesta.

con su… da essa: col gomito appoggiato alla mangiatoia (greppia) vicino a lei (da essa) stava mia madre.

storna: col mantello di colore nerastro macchiettato di bianco.

colui che non ritorna: il marito Ruggero Pascoli che fu ucciso il 10 agosto 1867 mentre con il calesse tirato dalla cavalla ritornava dal mercato di Cesena. Gli assassini restarono ignoti, ma forse la famiglia nutriva qualche sospetto.

Il suo detto: i suoi ordini, le sue parole.

Tu che… l’uragano: tu che ancora ti ricordi di quando vivevi libera sulla spiaggia e le onde del mare ti bagnavano i fianchi.

tu dài… mano: impara ad ubbidire, a seguire il più grande dei miei figli quando ti guida con le sue mani di bambino.

L’angolo della Poesia

La cavalla storna

Nella Torre il silenzio era già alto.

Sussurravano i pioppi del Rio Salto.

I cavalli normanni alle lor poste

frangean la biada con rumor di croste.

Là in fondo la cavalla era selvaggia,

nata tra i pini su la salsa spiaggia;

che nelle froge avea del mar gli spruzzi,

ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.

Con su la greppia un gomito, da essa

era mia madre; e le dicea sommessa:

“O cavallina, cavallina storna,

che portavi colui che non ritorna;

tu capivì il suo cenno ed il suo detto!

Egli ha lasciato un figlio giovinetto;

il primo d’otto tra miei figli e figlie;

e la sua mano non toccò mai briglie.

Tu che ti senti ai fianchi l’uragano,

tu dài retta alla sua piccola mano.

Tu ch’ai nel cuore la marina brulla,

tu dài retta alla sua voce fanciulla”.

Giovanni Pascoli – da canti di Castelvechio

Continua domani.

Glossario di economia – 7

Amministratori di società – 2

Gli amministratori di società per azioni

Nelle società per azioni le competenze sono ripartite tra l’assemblea e gli amministratori: alla prima spettano i poteri esaminati nella voce relativa all’assemblea di società, ai secondi tutti gli altri poteri di gestione. La competenza degli amministratori è quindi residuale. Agli amministratori compete altresì il potere di rappresentare la società; gli amministratori che hanno la rappresentanza della società possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, con le limitazioni che risultano dalla legge o dall’atto costitutivo.

Gli amministratori sono normalmente nominati dall’assemblea ordinaria; i primi amministratori sono però nominati nell’atto costitutivo; in determinate ipotesi gli amministratori possono essere nominati dallo stesso consiglio di amministrazione per cooptazione o dallo stato o da altri enti pubblici. La nomina degli amministratori non può essere fatta per un periodo superiore a tre anni; essi sono rieleggibili (salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo) e sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo (salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa). L’amministrazione della società può essere affidata anche a non soci.

L’amministrazione della società può essere affidata a una persona (amministratore unico) o a una pluralità di persone: in questo secondo caso si costituisce necessariamente un organo collegiale, il consiglio di amministrazione. Quest’ultimo, poi, se l’atto costitutivo o l’assemblea lo consentono, può delegare le proprie attribuzioni (ma non la competenza relativa alla redazione del progetto di bilancio) a un organo collegiale ristretto, composto di alcuni dei suoi membri (comitato esecutivo), o a uno o più dei suoi membri (amministratori delegati). Nella prassi delle grandi società per azioni il comitato esecutivo (o l’amministratore o gli amministratori delegati) costituiscono l’organo in cui si incentra il potere di gestione, mentre il consiglio di amministrazione assume il ruolo di organo di ratifica e di controllo dell’operato dei primi.

Per la validità delle deliberazioni del consiglio di amministrazione è necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori in carica; le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta; il voto non può essere dato per rappresentanza.

La deliberazione del consiglio, qualora sia potenzialmente dannosa alla società, può entro tre mesi dalla sua data, essere impugnata dagli amministratori assenti o dissenzienti e dai sindaci se è stata adottata col voto determinante dell’amministratore in conflitto di interessi. Gli amministratori devono adempiere i doveri a essi imposti dalla legge o dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario. Essi sono responsabili solidalmente verso la società per i danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, verso i creditori sociali per i danni derivanti dall’inosservanza degli obblighi relativi alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, verso i singoli soci e i terzi per i danni derivanti direttamente da propri atti colposi o dolosi. La responsabilità verso la società viene fatta valere con un’azione giudiziaria volta a ottenere il risarcimento dei danni, promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea ordinaria. La responsabilità verso i creditori sociali viene fatta valere con un’azione giudiziaria che può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. La responsabilità verso i singoli soci o i terzi viene fatta valere con azioni individuali di questi ultimi.

Nelle cooperative gli amministratori devono essere soci o mandatari di persone giuridiche socie: l’atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle diverse categorie di soci, in proporzione dell’interesse che ciascuna categoria ha nell’attività sociale. Continua

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 11

Il pescivendolo napolitano ha i requisiti propri di ciascun altro venditore. Egli domanda sempre il doppio del prezzo che vuole, e per guadagnare un obolo soverchio, ascende, discende e torna indietro, borbottando, senza danno delle scarpe che abbomina, ed appagandosi, ove gli venga fatto, di carpirvi un oncia di peso a suo favore. Difetto del quale il napoletano che compera è tollerante per vecchio abito, il forestiero si sdegna.

Dopo aver brevemente discorso del pescivendolo, diremo alcuna cosa de’pescatori che son pur membri assai proficui delle marinaresche famiglie dedite alle fatiche del mare.

Pittoresca e dilettevole è la pesca de’ polipi o de’ cefali che fassi nelle circonferenze del Lucullano castello, detto oggi Castel dell’Ovo e pria nominato Isola del Salvatore. Siffatta pesca si esegue nelle barche aventi in sulla prora o viceversa una fiaccola che nell’acqua isfavilla e la rischiara fino a certa profondità. Entro la barca sta un uomo intento a vogar pianamente, un altro sta più innanti e guarda fiso nell’acqua spargendo stille di olio ove i raggi percuotono, fino a che l’abitatore di quella regione, adescato dalla luce, non si faccia a seguire il solco radiante, e resti così mortalmente percosso dalla lancia onde il pescatore è munito. Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 2

La discesa di Carlo I – 2

L’aristocrazia napoletana, ostile al clima centralistico e burocratico instaurato dagli Svevi, si schierò fin dai primi momenti, a eccezione dei Capece, a fianco della nuova dinastia francese. D’altra parte essa conservava vivo il ricordo dell’assedio condotto contro la città da Corrado IV, che era costato non solo la distruzione delle mura, delle fortezze e di molte residenze nobiliari, ma anche l’esilio forzato degli oppositori, tra cui le casate dei Caputo, dei Griffo, dei Macedoni, degli Spinelli, dei Maramaldo, dei Filangieri.

Gli amalfitani residenti a Napoli e le famiglie nobili residenti sulla costiera si impegnarono con ingenti somme di denaro nel sostegno dell’Angioino: in particolare si distinsero i Frezza, i Del Giudice, gli Spina, i Muscettola. E’ stato fatto notare che questo sforzo finanziario dell’aristocrazia amalfitana e scalese ridusse le riserve del tessuto economico cittadino: tale indebolimento, insieme ai progressi delle altre potenze mercantili dopo la separazione della Sicilia dal regno, è stato individuato come una delle cause del declino finanziario della comunità costiera nel secolo successivo.

Durante gli anni della conquista numerosi furono gli appartenenti al patriziato cittadino che prestarono la loro opera nell’esercito francese: l’odio nei confronti della Casa di Svevia alimentò l’ardore di Tommaso Ferillo, Andrea e Pietro di Costanzo, dei Capuano, dei Caputo, tutti schierati al fianco del sovrano transalpino. Continua domani.