La favola del giorno

La baba-jaga e Scricciolino

C’erano una volta un vecchio e una vecchia che non avevano figli. Per quanto facessero e pregassero Dio, la vecchia non rimaneva incinta. Un giorno, il vecchio andò nel bosco a raccogliere funghi; per la strada incontra un vegliardo. “Io so – dice – quello che ti preoccupa; non pensi che ad avere bambini. Fa’ il giro del villaggio, prendi un uovo in ogni casa e falli covare a una gallina; vedrai tu stesso cosa ne verrà fuori!” Il vecchio rientrò al villaggio, che comprendeva quarantuno famiglie; andò di izba in izba, si fece dare da ognuno un uovo e fece covare le quarantuno uova a una gallina. Dopo due settimane, il vecchio guarda, anche la vecchia guarda: da quei gusci erano nati dei ragazzini; quaranta sani e vigorosi, il quarantunesimo, invece, non era riuscito bene: fragile e gracile! Il vecchio diede ai bambini dei nomi; li diede a tutti, ma non ne trovava uno adatto per l’ultimo. “Be’, – dice – ti chiamerai Scricciolino!”

I bambini crescevano, crescevano a vista d’occhio; diventarono grandi e cominciarono a lavorare, il padre e la madre ad aiutare: i quaranta robusti si danno da fare nei campi, mentre Scricciolino si occupa della casa. Venne il tempo della falciatura; i quaranta falciarono l’erba, divisero il fieno in mucchi e tornarono al villaggio, dopo circa una settimana di lavoro; mangiarono alla buona e si misero a dormire. Il vecchio li guarda e dice: “Che giovanotti! Mangiano a quattro palmenti, dormono sodo, ma scommetto che il lavoro non è andato avanti di un millimetro!” “Vai prima a vedere sul posto padre!”, interviene Scricciolino.

Il vecchio attaccò i cavalli e andò nei campi; diede un’occhiata: c’erano quaranta mucchi di fieno. “E bravi i miei ragazzi! Quanto hanno falciato e ammucchiato in una sola settimana.”

Il giorno dopo il vecchio tornò nei campi per ammirare i suoi averi; arrivò – ma uno dei covoni era sparito! Tornò a casa e dice: “Ah, figli miei! Ci è sparito un covone”. “Non ti agitare, padre! – risponde Scricciolino. – Prenderemo il ladro; dammi un po’ cento rubli e sistemerò tutto.” Prese dal padre i cento rubli e andò dal fabbro: “Potresti forgiarmi una catena che basti a legare saldamente un uomo dalla testa ai piedi?”. “Perché no!” “Bada bene di farla solida; se regge bene, avrai cento rubli, ma se si rompe, ci rimetterai il lavoro!” il fabbro fece una catena di ferro; Scricciolino si avvolse la catena addosso, tirò… e quella si ruppe. Il fabbro ne fece un’altra, due volte più solida; be’, questa resistette. Scricciolino prese la catena, pagò i cento rubli e si mise a fare la guardia al fieno; seduto ai piedi di un covone, aspetta.

Proprio a mezzanotte, si alzò il vento, il mare cominciò ad agitarsi, e dalle profondità marine esce una giumenta meravigliosa, corse fino al primo covone e iniziò a mangiare il fieno. Scricciolino si precipitò, la imbrigliò con la catena di ferro e ci saltò in groppa. La giumenta partì al galoppo, per monti e per valli; no, non riuscì a scuotersi di dosso il suo cavaliere! Allora si fermò e gli dice: “Va bene, vedo che sei in gamba. Dato che sei riuscito a domarmi, ti affido i miei puledri”. La giumenta trottò verso il mare blu e nitrì forte; allora il mare blu si agitò, e quarantun puledrini uscirono dai flutti, uno più bello dell’altro! Puoi girare il mondo in lungo e in largo, ma non ne troverai di simili!

Al mattino, il vecchio sente nitrire e scalpitare nel cortile; che succede? Il figlioletto Scricciolino aveva riportato un’intera mandria. “Salve fratellini! – dice. – Ora abbiamo un cavallo per uno; partiamo in cerca di una fidanzata per tutti.” “Partiamo!” Il padre e la madre li benedissero, e quelli si misero in marcia.

Cavalcarono a lungo per il mondo, ma dove trovare un così grande numero di fidanzate? Non vogliono sposarsi separatamente, per evitare le gelosie; ma qual è la madre che può vantarsi di avere partorito quarantuno figlie? Giunsero i prodi in terre lontane; guardano: sulla cima di una montagna scoscesa c’è un castello di pietra bianca, circondato da alte mura, con dei pali di ferro accanto al portone. Li contarono: erano quarantuno. Vi attaccarono i loro bei destrieri ed entrarono nel cortile. La baba-jaga li accolse: “Ehi, razza di intrusi! Come avete osato attaccare i vostri cavalli senza il mio permesso?”, “Che hai da gridare, vecchia? Prima di farci domande, dacci da mangiare e da bere e poi portaci a fare un bagno.” La baba-jaga li fece bere e mangiare, li condusse al bagno e prese a interrogarli: “Allora, bravi giovani, state facendo un lavoro o state fuggendo un lavoro?”

“Stiamo facendo un lavoro, nonna!” “Di cosa avete bisogno?” “Cerchiamo delle fidanzate.” “Io ho delle figlie”, dice la baba-jaga, si precipitò nelle stanze più alte del palazzo e ne riportò quarantuno ragazze.

Concluso il matrimonio, si bevette, si festeggiò, un allegro sposalizio si celebrò. La sera, Scricciolino andò a vedere il suo cavallo. Lo vide il bel destriero e gli disse con voce umana: “Bada, padrone! Quando andrete a dormire con le vostre giovani mogli, scambiatevi i vestiti: mettete i vostri alle ragazze e indossate i loro, altrimenti sarà la catastrofe!”. Scricciolino avvertì i fratelli: misero i loro vestiti alle giovani mogli, indossarono quelli da donna e andarono a dormire. Tutti si addormentarono tranne Scricciolino, che non chiuse occhio. Quando suonò la mezzanotte, la baba-jaga cominciò a gridare con voce tonante: “Ehi, voi, miei fedeli servitori, tagliate le teste impetuose agli ospiti non invitati”. I fedeli servitori accorsero e tagliarono le teste impetuose alle figlie della baba-jaga. Scricciolino svegliò i fratelli e raccontò tutto ciò che era successo; presero le teste tagliate, le piantarono sui pali di ferro che coronavano le mura, poi sellarono i loro cavalli e se ne andarono in gran fretta.

Al mattino, la baba-jaga si alzò, guardò dalla finestra: intorno alle mura, sui pali, stanno le teste delle figlie; folle di rabbia, ordinò che le fosse dato il suo scudo di fuoco, si lanciò all’inseguimento e prese a bruciare con lo scudo qualunque cosa le capitasse a tiro. Dove potevano nascondersi i giovanotti? Avevano il mare blu davanti e la baba-jaga alle spalle, che incendiava e bruciava tutto. Sarebbero morti tutti se Scricciolino non fosse stato previdente: aveva portato via dal castello, infatti, un fazzoletto; scosse il fazzoletto davanti a sé – e subito apparve un ponte sul vasto mare blu; i bravi giovani lo attraversarono. Scricciolino scosse il fazzoletto nell’altro senso – il ponte scomparve, la baba-jaga tornò indietro, mentre i fratelli andarono a casa.

Fiabe popolari russe

Curiosando qui e là

Un po’ di numeri sul cioccolato

3 miliardi sono i chilogrammi di cacao grezzo che ogni anno vengono lavorati in tutto il mondo.

1,25 miliardi erano i semi di cacao che facevano parte del tesoro reale di Montezuma II e che Hernan Cortes nel 1520 rubò agli Aztechi. Tanti, ma oggi non basterebbero nemmeno per fabbricare i

36 milioni di chilogrammi di Nutella che ogni anno in tutto il mondo vengono spalmate sul pane.

720 mila sono le tonnellate di prodotti a base di cioccolato che ogni anno escono dalle industrie dolciarie tedesche (la Germania è il maggior produttore in Europa), mentre solo

207 mila tonnellate sono quelli che escono dalle industrie dolciarie italiane.

76 mila sono sempre in Italia, le tonnellate di cioccolato venduto sotto forma di cioccolatini e quasi

30 mila sono le tonnellate di quello venduto in tavolette, al latte o fondente.

350 sono gli anni trascorsi da quando il cuoco dei banchieri Fugger, a Regensburg, riempì di cioccolato una pallina di marzapane, dando modo al maresciallo francese Choiseul du Plessis-Praslin di chiamarla “pralina”

100 erano i semi di cacao necessari presso gli Aztechi per comprare uno schiavo e

50 erano quelli necessari per comprare una schiava. Perciò, con due tavolette di cioccolato al latte, che richiedono

35 semi, chiunque potrebbe cominciare a costituirsi un esercito di servitori.

10 sono i chilogrammi di cioccolato che ogni anno consumano a testa i tedeschi, anche in questo primi in Europa, e

4,5 kg pesano le tavolette di cioccolato più grandi regolarmente in produzione, più dei

3,5 kg di cioccolato che ogni anno consumano a testa gli italiani, che sono soltanto dodicesimi in Europa.

Pillole & Pasticche

Pillole – piccole sferiche, un tempo erano confezionate dai farmacisti.

Compresse – di aspetto rugoso, sono formate compattando principi attivi in polvere. Se hanno un rivestimento in zucchero si chiamano confetti.

Pastiglie – sono quelle che si sciolgono in bocca. Un sinonimo, talora usato per le droghe, è pasticche.

Capsule – L’involucro esterno è di gelatina, rigida o molle, a elevata disgregabilità per un’azione più rapida.

Soltanto in Italia si vendono ogni anno 1,5 miliardi di confezioni medicinali, che contengono circa 20 miliardi di pillole, 600 al secondo. Nel mondo, il record assoluto va a una decina di nomi (per esempio alcuni farmaci contro l’ulcera o anticolesterolo) di ciascuno dei quali si producono, ogni anno, circa 4,5 miliardi di pezzi. E non è finita, perché sotto forma di pillole non si vendono soltanto molti medicinali, ma anche droghe come l’ecstasy, integratori alimentari, vitamine, specialità dimagranti e così via.

Ma che cosa succede quando inghiottiamo una pillola, indipendentemente dal suo contenuto?

Proviamo a rispondere seguendone il cammino passo passo.

Farmaco a orologeria

Immediatamente dopo averla ingerita, la compressa (o la capsula) viene sospinta, attraverso i movimenti ritmici dell’esofago nello stomaco. Se l’assunzione avviene con un po’ d’acqua, e se l’esofago non ha problemi di adesione, la compressa raggiunge lo stomaco nell’arco di 5-10 secondi. Unica eccezione, le pastiglie che si sciolgono in bocca, come i disinfettanti del cavo orale o come alcuni anti-infarto che si fanno sciogliere sotto la lingua: il caso più noto è quello della nitroglicerina. Una curiosità: le pastiglie sublinguali sono le uniche confezionate in forme strane – per esempio a triangolo – proprio per evitare che vengano inghiottite accidentalmente. Se lo stomaco è vuoto e la compressa facile da disgregare (come le capsule), il principio attivo è pronto ad agire in un tempo variabile da 2 a 10 minuti. E nel caso di sostanze facili da assorbire in ambiente acido, come gli analgesici, comincia ad essere assorbito già a livello dello stomaco. Sono passati circa 20 minuti. Per accelerare questa fase, oggi vengono prodotti anche farmaci che contengono il principio attivo già sotto forma di una goccia di liquido.

Se il principio attivo viene assorbito meglio in ambiente alcalino (il contrario di acido), bisogna attendere il passaggio della compressa, ormai disgregata, nel duodeno e nell’intestino tenue. Qui agisce la gran parte dei medicinali: dagli psicofarmaci agli antibiotici. Il tempo di passaggio dipende dal contenuto dello stomaco: si va dai 15 minuti alle 6 ore.

Il principio attivo attraversa quindi la mucosa gastrica, o quella intestinale, e raggiunge il fegato (nel migliore dei casi, sono passati da 20 a 40 minuti. Da parte sua il fegato svolge il consueto lavoro di demolizione e disattiva il principio attivo… ma non del tutto: dal 20% al 95% della sostanza supera la barriera e si riversa nel sangue. Sono passati nella maggioranza dei casi, 30-45 minuti. Il farmaco continua a svolgere la sua azione nel corpo finché gli enzimi del fegato non lo disattivano del tutto, e proprio questa azione di demolizione produce uno dei più classici effetti collaterali di quasi tutte le pastiglie medicinali: un cambiamento nel colore dell’urina. Il fegato, infatti, incolla alla sostanza da eliminare un veicolante (come l’acido glucuronico) che la aiuterà a viaggiare verso i reni sono passati 60-180 minuti. Ed è proprio questo veicolante a rendere la pipì giallo brillante o addirittura bruna. Continua.

Arte – Cultura – Personaggi

Francesco Petrarca

La vita

La vita del Petrarca fu caratterizzata da una instabile mobilità e, nello stesso tempo, dalla mancanza di avvenimenti decisivi che determinassero svolte brusche e profonde.

Nato ad Arezzo nel 1304 da Eletta Canigiani e dal fiorentino ser Petracco, un notaio esiliato nel 1302, nel 1312 fu condotto dai genitori ad Avignone, sede dal 1305 della curia papale e diventata perciò un centro cosmopolita e importante. Il padre lavorò in curia, il figlio visse con la madre a Carpentras, dove studiò con il grammatico Convenevole da Prato; fu poi a Montpellier, dove studiò diritto, e passò nel 1320, assieme al fratello Gherardo, a Bologna, per tornare ad Avignone nel ’26 dopo la morte del padre.

Furono, questi, anni di studi ma anche di mondanità e di galanterie, continuate ad Avignone, dove si legò con la potente famiglia romana dei Colonna; aveva preso intanto gli ordini minori che potevano aprirgli la via a cariche e a benefici. Fino al ’44 al centro della sua vita furono Avignone e il borgo vicino di Valchiusa, anche se queste dimore furono interrotte da viaggi frequentissimi in Francia, in Germania, a Roma; e la sua vita si andò sempre più raccogliendo intorno agli studi e all’attività letteraria: cominciò molte opere latine, compose liriche volgari, ricercò e scoprì scritti classici. Questi stessi anni furono segnati da tre avvenimenti fondamentali: la conoscenza e l’amore per Laura, vista per la prima volta il 1327 in una chiesa di Avignone; l’inizio di una crisi interiore; l’incoronazione poetica, per la quale aveva ricevuto contemporaneamente l’invito da Roma e da Parigi, e per la quale scelse Roma. Essa ebbe luogo la Pasqua del 1341, dopo che il poeta si era sottoposto a Napoli a un pubblico esame tenuto da re Roberto d’Angiò

Il decennio 1343-1353, pur vedendolo impegnato nei soliti viaggi e in rapide dimore ad Avignone e in più centri italiani, parve raccogliersi intorno alla sua dimora a Parma presso i Correggio. Intanto, mentre continuava nella sua indefessa attività di scopritore di classici e di scrittore, fu colpito dalla monacazione del fratello Gherardo (1343), che rafforzò nel poeta la crisi religiosa iniziatasi anni prima. Altro fatto importante di questi anni fu il suo accostarsi a Cola di Rienzo, del quale parve condividere gli ideali di restaurazione democratica e classica; ma poi, nella seconda fase dell’attività del tribuno, il Petrarca si allontanò da lui. Nel 1348, mentre era a Parma, ebbe notizia della morte di Laura, avvenuta ad Avignone.

Nel 1353 si stabilì definitivamente in Italia. Prese dapprima dimora a Milano, presso il cardinale Giovanni Visconti, tra la meraviglia scandalizzata degli amici repubblicani fiorentini, fra i quali era il Boccaccio, conosciuto nel 1351, quando era venuto a lui per offrirgli, a nome del Comune di Firenze, la restituzione dei beni confiscati al padre e una cattedra nello Studio fiorentino. Presto però riprese la vita errabonda e inquieta che gli era congeniale: fu a Praga (1356); a Padova; a Venezia (dal ’62), in un palazzo concessogli dal Senato a condizione che lasciasse alla Repubblica la propria biblioteca; si ristabilì (1368) a Padova; prese infine dimora ad Arquà sui colli Euganei, dove nel 1374 morì.

Nota saliente della vita del Petrarca pare essere una mobilità irrequieta, nella quale, però, stranamente, riaffioravano sempre i medesimi temi, quasi che egli non riuscisse mai a portare a risoluzione le sue crisi. Per questo la critica ha insistito sulla sua instabilità, sulla sua indecisione e su una sua immobilità sostanziale, fino a definirlo, erroneamente, un uomo e un poeta senza storia, immobile, nella sua perplessità, dal principio alla fine. Continua.

L’angolo della Poesia

Da “Il Canzoniere” di Francesco Petrarca

Era il giorno ch’al sol si scoloraro

Era il giorno ch’al sol si scoloraro

per la pietà del suo Fattore i rai,

quando i’ fui preso, e non me ne guardai,

che i be’ vostri occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo

contra colpi d’Amor; però m’andai

secur, senza sospetto: onde i miei guai

nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato

et aperta la via per gli occhi al core,

che di lagrime son fatti uscio e varco.

Però, al mio parer , non li fu onore

ferir me di saetta in quello stato,

a voi armata non mostrar pur l’arco.

Francesco Petrarca

Il Petrarca si è innamorato di Laura, in chiesa, un Venerdì Santo, nel giorno cioè della crocifissione e morte di Cristo, quando l’animo suo avrebbe dovuto essere oppresso dal dolore universale degli uomini per tale avvenimento, e quindi non disposto ad accogliere un sentimento profano. Ma proprio per questo egli era senza difesa contro i colpi d’amore, il quale trovò facilmente attraverso gli occhi – che miravano estatici la bellissima donna – la via al cuore del poeta.

Affinità di coppia del segno del Cancro con gli altri segni – Toro

Cancro-Toro

Sono due bravi marito e moglie

Il venusiano e la cancerina hanno molti interessi in comune: la musica, la famiglia, i piaceri della tavola e del talamo. Possono quindi costruire un gradevole ménage, soprattutto se riescono a difendere la loro privacy dall’invadenza dei (sia pure amatissimi) figli.

I giudizi femminili sull’uomo del Toro sono piuttosto drastici. O del tutto positivi o del tutto negativi. Le ammiratrici ne apprezzano soprattutto la sensualità, la forza, il concreto senso pratico. Le altre invece non sopportano la sua ostinazione, la sua possessività, il carattere eccessivamente abitudinario.

Dei due partiti, la donna del Cancro sceglie senza esitare il primo. Infatti, romantica e fragile creatura lunare, è alla ricerca di un uomo forte e dolce allo stesso tempo. Come il Toro, appunto. Infatti, da una parte la natura terrestre e fissa del secondo segno è sinonimo di indubbia solidità, dall’altra la dolcezza venusiana ha il potere di smussare quegli angoli che di solito rendono complicati i rapporti con altri uomini forti dello zodiaco.

Ma com’è, in definitiva, il Toro? Un tipo dalle idee ben chiare, animato da una precisa scala di valori al cui vertice si colloca la conquista di una situazione professionale e finanziaria il più solida possibile. Non tanto perché lui sia animato da un’avidità fine a se stessa, quanto piuttosto perché è fin troppo consapevole che, senza il sostegno di adeguare sicurezze materiali, il godersi la vita diventa un’impresa quanto mai problematica. E invece al Toro piacciono i buoni cibi, la buona musica, le comodità e i frequenti abbandoni a ozi contemplativi immersi nella natura. Gli piace soprattutto una vita piena di affetti che, lui lo sa bene, comportano impegni non solo sentimentali, ma anche materiali. Insomma, lui è uno che, quando scopre di essersi innamorato, si sente moralmente impegnato a costruire. Una famiglia, una casa ampia e comoda, un futuro solido da offrire all’amata e ai figli che certamente metteranno al mondo.

Però, in cambio, pretende che lei gli dia l’assoluta certezza dell’esclusiva sentimentale ed eviti di tormentarlo con inquietudini esistenziali che farebbero a pugni con l’amore taurino per la tranquillità.

Quanto a inquietudini esistenziali, la lunare cancerina può averne parecchie, finché la sorte la costringe alla solitudine sentimentale. Ma, appena trova l’amore, le sofferte irrequietezze si trasformano in sensibilità romantica e trepidante dedizione. Allora diventa una compagna intenta a tenere una dolce e fitta rete di dipendenze affettive che al Toro non sembra affatto insidiosa. Anzi la trova allettante. Perché a lui piace un mondo farsi sommergere di attenzioni.

Fatte non solo di sospiri e languide carezze, ma anche di succulenti pranzetti e stuzzichini che lei produce con amorevole solerzia. E che consumano insieme, felici e del tutto dimentichi delle inevitabili conseguenze estetiche cui vanno incontro. Ma, in fondo, il sacrificio della linea è un guaio relativo se, a compensarlo, ci sono la serenità e il piacere autentico di stare insieme.

Perché, a unire la Cancro e il Toro, non c’è solo la gola, ma anche un insieme di interessi comuni. Primo fra tutti, la musica, cui sono entrambi estremamente sensibili. E che evoca il loro suggestioni fantastiche ed emotive molto intense e può diventare complice di quei lenti ma generosi abbandoni intimi che sono il fondamentale segreto di questo amore profondo e duraturo. Ma, a unire la Cancro e il Toro, c’è un’altra cosa, forse ancora più importante: il comune desiderio di procreare. Infatti il prepotente senso materno di lei trova un perfetto interlocutore nel venusiano che, nel dare la vita, identifica istintivamente il fine ultimo dell’amore e, a volte, in senso stesso della propria esistenza.

Chioccia l’una e protettivo l’altro, sono portati ad addolcire e spianare un po’ troppo la vita dei loro figli. Che, viziati dal calore familiare, potrebbero essere piuttosto restii a spiccare il volo per affrontare l’impatto con un mondo esterno percepito come troppo insidioso. Ma a questo punto si può rimediare: basta che, diventati genitori, la Cancro e il Toro non si facciano assorbire troppo dal nuovo ruolo e si abituino a spedire i figli fuori di casa tutte le volte che l’occasione è propizia e non presenta controindicazioni. E approfittino di queste “vacanze” per concedersi salutari parentesi intime, cui abbandonarsi finalmente in tutta tranquillità.

Locali storici e tipici napoletani

Campagnola

Via dei Tribunali 47

Bancone di marmo di antica memoria, otri di legno con vino sfuso e centinaia di bottiglie di etichette diverse fra le quali spicca, insieme a una madonna, il ritratto di Diego Maradona.

A mezzogiorno l’enoteca funziona anche come trattoria: nel retrobottega anni Cinquanta, con la plastica verde acqua alle pareti, il neon e la cucina a vista, si possono gustare piatti tradizionali.

Il menù è scritto sulla lavagna: pasta e fagioli, maccheroni al ragù, baccalà in bianco, molti contorni. Il costo di un pasto completo sfiora i dieci euro solo per chi sceglie la bistecca.

La scrittrice Fabrizia Ramondino, habituée del locale, ha voluto che fossero girate qui alcune scene del film di Mario Martone “Morte di un matematico napoletano”, di cui ha scritto la sceneggiatura.

Monumenti di Napoli

Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia

Era detta di “Donna Regina”, probabilmente dal nome della proprietaria dei suoli, la collina sulla quale nell’ottavo secolo sorgeva il convento di monache basiliane, poi intitolato a Santa Maria.

Il complesso gravemente danneggiato nel 1293 da un terremoto, fu completamente ricostruito in forme gotiche, per volontà della regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò.

La facciata della chiesa, come in altre cittadelle monastiche di fondazione angioina, non prospetta direttamente sulla strada, ma all’interno del recinto murario, in un piccolo chiostro, totalmente trasformato nel XVIII secolo.

L’interno ad aula unica conclusa da un’abside poligonale, ha una configurazione piuttosto singolare, dovuta alla necessità di creare una zona appartata per le suore di clausura.

L’ambiente fu quindi strutturato per più di metà della sua lunghezza, su due livelli: uno inferiore, diviso in tre navate da pilastri che sostengono volte a crociera e l’altro superiore, destinato a coro delle Clarisse.

Sulla parete sinistra, si trova l’elegante monumento funerario di Maria d’Ungheria, con impianto a baldacchino e sarcofago decorato con rilievi raffiguranti i figli della regina, eseguito nel 1325-26 da Tino di Camaino.

Nel coro delle monache, cui si accede dalla scala posta a destra dell’ingresso alla chiesa, si conserva il più vasto ciclo di affreschi trecentesco superstite a Napoli, opera di pittori romani e di locali seguaci di Giotto tra il 1332 ed il 1335 e raffigurante, al centro, il Giudizio Universale e, ai lati, Storie della Passione, Storie di Santa Caterina, di Santa Agnese e di Santa Elisabetta.

L’omogenea colorazione rossastra che si nota nei dipinti è la conseguenza dell’incendio che si sviluppò alla fine del Trecento sul tetto della chiesa, provocando l’alterazione dei colori che, in quanto a base di terre, assunsero la tinta delle “terre cotte”.

Agli inizi del Seicento la fabbrica trecentesca fu destinata alla clausura ed inglobata nella nuova chiesa fatta costruire dalle monache.

Dal 1861, con la soppressione dei monasteri, l’edificio fu ceduto al Comune e, dal 1969, dopo il complesso intervento di restauro dell’inizio del secolo, è divenuto sede della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti.

La ricetta del giorno

Galantina di carni e salumi

Ingredienti: polpa di maiale macinata 200 gr, polpa di vitello macinata 200 gr, petto di pollo 200 gr, mortadella 200 gr in una sola fetta, prosciutto cotto 200 gr in una sola fetta, 3 uova, pane raffermo 4 belle fette, latte, parmigiano grattugiato, pistacchi 25 gr, 1 mazzetto per brodo, burro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: scottare il petto di pollo in una padella antiaderente con sale e poco burro e tagliuzzarlo minutamente raccogliendolo in una ciotola.

Unire le carni macinate, mortadella e prosciutto a dadini, il pane spugnato nel latte e strizzato, pistacchi, uova, parmigiano, sale e pepe.

Mescolare con cura e sistemare l’impasto su un foglio di alluminio unto d’olio formando un cilindro. Chiudere il foglio e avvolgerlo in un tovagliolo come una caramella fermando gli estremi con lo spago.

Immergere la galantina in una pentola piena d’acqua fredda salata, con il mazzetto per brodo. Coprire e far sobbollire a fuoco basso per oltre un’ora.

Alzare la galantina, farla raffreddare in frigorifero per un paio d’ore, liberarla dagli involucri e tagliarla a fettine.

Servirla guarnita con gelatina e sottaceti.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: è una giornata piena di energia e vitalità;

Toro: delle novità in arrivo nei prossimi giorni;

Gemelli: devi far conto sulle tue amicizie, aiutano molto;

Cancro: qualche problema sospeso da risolvere;

Leone: sei loquace e convincente, avrai successo;

Vergine: devi dedicarti a nuovi progetti, il tempo è giusto;

Bilancia: ti restano dei dubbi, valuta con attenzione;

Scorpione: non restare fermo sulle tue posizioni, non sempre si ha ragione;

Sagittario: se ti ci metti sul serio, sei capace di qualsiasi cosa;

Capricorno: devi trovare un po’ di tempo per te stesso, devi fermarti;

Acquario: continui ad essere confuso, cerca di capire perché;

Pesci: devi dedicarti ad una bella storia d’amore.

Buon Mercoledì 26 Giugno 2019

Il Sole sorge alle 5:26 e tramonta alle 20:40

La Luna si eleva alle 0:22 e cala alle 13,10

Oggi è una giornata molto calda

San Vigilio vescovo

Vigilio dal latino vigil e cioè vigile, sveglio, attento.

  • Chi prumette ‘e fretta po’ se nne pente chiànu chianu

San Rodolfo martire

Santo Patrono di Trento

Santo Patrono di Muggia

Rodolfo dal germanico hrodolf cioè lupo della gloria.

  • Chi nun vo’ rassumiglià ò lupo nun se mette ‘o piello.
  • Lupe e lupe nun se màgnano.

Il 26 giugno del 1660 processo per direttissima contro A.A., un pescivendolo, detto “Spilaceto”, sorpreso a bestemmiare ed a lanciare il cappello contro una immagine murale della Vergine del Rosario. Condannato alla forca, gli viene prima tagliata la mano destra che viene appesa anch’essa alla stessa forca.

Il 26 giugno del 1956 Achille Lauro viene eletto Sindaco.

Il proverbio del giorno: olio, pasta e sale mercanzia reale.

La favola del giorno

Lo strano violinista

C’era una volta uno strano violinista, che se ne andava solo solo per un bosco, e pensava a questo e a quello; e quando la sua mente non ebbe ove posarsi, disse fra sé: “Mi annoio molto qui nel bosco, voglio cercarmi un buon compagno”. Si tolse di dosso il violino e si mise a sonore, sicché il suono si diffuse fra gli alberi. Poco dopo, ecco venire un lupo, trottando per la boscaglia. – Ah, viene un lupo! quello non lo desidero proprio, – disse il violinista. Ma il lupo si avvicinò e gli disse: – Oh, caro violinista! come suoni bene! vorrei imparare anch’io. – E’ presto fatto, – gli rispose il violinista, – devi soltanto fare tutto quello che ti ordino. – O violinista, – disse il lupo, – ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro. Il violinista gli ordinò di seguirlo, e, quando ebbero fatto un pezzo di strada insieme, giunsero a una vecchia quercia, che era cava internamente e spaccata nel mezzo. – Guarda, – disse il violinista, – se vuoi imparar a suonare il violini, metti le zampe davanti in questa spaccatura -. Il lupo obbedì, ma il violinista prese in fretta un sasso e d’un sol colpo gli conficcò le zampe nel legno così saldamente, che il lupo dovette starsene là prigioniero. – Aspetta qui finché torno, – disse il violinista, e se ne andò per la sua strada.

Dopo un po’, disse di nuovo fra sé: “Mi annoio molto qui nel bosco, voglio cercarmi un altro compagno”. Prese il violino, e di nuovo si diffuse il suono nel bosco. Poco dopo, ecco venire una volpe strisciando fra gli alberi. – Ah, viene una volpe – disse il violinista, – quella non la desidero proprio -. Ma la volpe gli si accostò e disse: – Ah, caro violinista, come suoni bene! Vorrei imparare anch’io. – E’ presto fatto, – disse il violinista: devi soltanto fare tutto quello che ti ordino. – O violinista, – rispose la volpe, – ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro. – Seguimi, – disse il violinista, e quando ebbero fatto un pezzo di strada, giunsero ad un sentiero fiancheggiato da alti cespugli. Allora il violinista si fermò, da un lato del sentiero curvò fino a terra un giovane nocciolo e ne premette la cima col piede; dall’altro lato incurvò un altro alberello e disse: – Orsù, volpicina, se vuoi imparar qualcosa, porgimi una delle tue zampe davanti, la sinistra -. La volpe obbedì ed egli le legò la zampa al fusto di sinistra. – Volpicina, – disse, – ora porgimi la destra -. E la legò al fusto di destra. E, dopo essersi assicurato che i nodi delle corde fossero abbastanza solidi, lasciò la presa, e gli alberelli si rizzarono e lanciarono in alto la volpe, che restò sospesa in aria a sgambettare. – Aspettami qui finché torno, – disse il violinista e se ne andò per la sua strada.

Di nuovo disse fra sé: “Mi annoio qui nel bosco; voglio cercarmi un altro compagno”. Prese il violino, e il suono si diffuse per il bosco. Allora ecco venire a gran balzi un leprotto. – Ah, viene una lepre! – disse il violinista: – questa non la volevo. – Ah, caro violinista, – disse il leprotto, – come suoni bene! vorrei imparare anch’io. – E’ presto fatto, – disse il violinista, – devi soltanto fare tutto quello che ti ordino. – O violinista, – disse il leprotto, – ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro -.

Fecero un pezzo di strada insieme, finché giunsero a una radura nel bosco, dove c’era una tremula. Il violinista legò un lungo spago al collo del leprotto e ne annodò l’altro capo all’albero. – Svelto, leprottino, ora salta venti volte intorno all’albero! – esclamò il violinista, e il leprotto obbedì, e quando ebbe fatto i suoi venti giri, lo spago si era attorto venti volte intorno al tronco; e il leprotto era prigioniero, e aveva un bel tirare e dar strattoni: si tagliava soltanto il collo delicato con lo spago. – Aspetta qui finché torno, – disse il violinista e proseguì.

Intanto il lupo aveva dato spinte e strattoni, aveva morso la pietra e si era tanto adoprato, che alla fine si era liberato tirando fuori le zampe dalla spaccatura. Pieno di collera e di rabbia, corse dietro al violinista e voleva sbranarlo. Quando la volpe lo vide, cominciò a lamentarsi e gridò con tutte le sue forze: – Fratello lupo, vieni ad aiutarmi: il violinista mi ha ingannata -. Il lupo curvò gli alberelli, con un morso spezzò le funi e liberò la volpe, che lo accompagnò, per vendicarsi del violinista. Trovarono il leprotto legato liberarono anche lui, e poi tutti insieme andarono in cerca del loro nemico.

Per la strada il violinista aveva ripreso a sonare, e questa volta era stato più fortunato. I suoni giunsero all’orecchio di un povero boscaiolo, che subito, lo volesse o no, interruppe il suo lavoro e con l’ascia sotto il braccio si avvicinò per sentire la musica. – Finalmente viene il compagno che fa per me, – disse il violinista: – un uomo cercavo, non bestie selvagge -. E cominciò a sonar così bene e con tanta dolcezza, che il pover’uomo se ne stava incantato e si sentiva allargare il cuore dalla gioia. E mentre se ne stava così, si avvicinarono il lupo, la volpe e il leprotto ed egli si accorse che tramavano qualcosa. Allora sollevò l’ascia rilucente e si mise davanti al violinista, come a dire: “Chi gli vuol male si guardi, l’avrà da fare con me”. Allora le bestie, impaurite, di corsa tornarono nel bosco; ma il violinista per ringraziamento sonò un altro pezzo e poi proseguì la sua strada.

Le fiabe del focolare – Jacob e Wilhelm Grimm

Curiosando qui e là

Come mai non ci sono state più missioni lunari.

La serie delle missioni lunari Apollo si è fermata alla numero 17, nonostante ne fossero state previste 18 o 19.

Le successive vennero cancellate dai progetti dell’ente spaziale americano per vari motivi: budget ridotto, scarso interesse da parte dell’opinione pubblica e assenza di obbiettivi chiari sul futuro dell’esplorazione pioneristica.

Burocrazia e burocrati

La burocrazia è solo il formalismo di un contenuto che è fuori di essa. Karl Marx (1818-1883), filosofo ed economista tedesco.

La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere. Max Weber (1864-1920), sociologo tedesco.

La burocrazia è l’incapacità addestrata. Thorstein Veblen (1857-1929), economista statunitense.

Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando. Ennio Flaiano (1910-1963), scrittore.

Non c’è niente che faccia tanto prestigio in un’azienda quanto il numero dei propri subordinati. E non c’è niente di tanto gratificante quanto poter passare a dei subordinati la responsabilità di pensare. Ne derivano un potente impulso ad aumentare le schiere del personale e una marcata tendenza alla stasi burocratica. John Kenneth Galbraith (1908), economista statunitense.

L’ufficio non è un’istituzione stupida; si direbbe che appartenga più al campo del fantastico che a quello dello stupido. Franz Kafka (1883-1924), scrittore boemo.

La burocrazia è un’organizzazione che non può correggere il proprio comportamento imparando dai propri errori. Michel Crozier (1922), sociologo francese.

La burocrazia: un gigantesco meccanismo azionato da pigmei. Honoré de Balzac (1799-1850) scrittore francese.

Arte – Cultura – Personaggi

Francesco Petrarca

La posizione storica

Francesco Petrarca nacque nel 1304, trentanove anni dopo Dante Alighieri, ma uno spazio di tempo assai maggiore pare dividere i due uomini, perché i fatti di storia e di cultura che condizionarono l’opera del Petrarca erano ormai assai diversi.

Il materiale dell’opera dantesca è tutto medievale o, al più, di una classicità rivissuta con schemi intellettuali e mentali propri del medioevo; il materiale del Petrarca, anche là dove è attinto dalla cultura e dalla civiltà medievali, è rivissuto se non con uno spirito classico, con una volontà almeno di classicità. Dietro Dante è il Comune, ancora dominante; dietro Petrarca vi è la Signoria, anche se in tante città persistevano ancora regimi comunali. Dante, a esprimere la sua insoddisfazione del presente, ricorre a un’utopia tramata di elementi medievali; Petrarca si rinchiude in se stesso o risogna l’antico mondo romano. Per tutto questo Petrarca appartiene ancora all’età comunale, della quale non sa rinnegare con coerenza cosciente i princìpi, ma ad una fase conclusiva ed estrema dell’età comunale, al momento in cui questa trapassava politicamente nell’età delle Signorie, culturalmente in quella dell’umanesimo.

Del resto, una tale ambiguità di atteggiamento non fu solo del Petrarca, ma già di quel gruppo di scrittori – grammatici, storici, più raramente artisti – che costituirono i circoli di Padova, di Vicenza, di Verona. “Preumanisti” si dicono questi letterati e scrittori per il loro fastidio della teologia e della scolastica, per la loro preparazione soprattutto filologica e letteraria, per il loro attaccamento alla cultura classica vista già con occhi nuovi e difesa da chi l’accusava di estraneità al mondo cristiano per il senso già vivo e operoso di un sostanziale valore morale degli studi letterari. L’esistenza in Italia di questi circoli culturali sta a indicare come il Petrarca sia anche lui tutto radicato in una cultura e in un’età, non tanto riassumendo un’epoca quanto piuttosto schiudendone e avviandone un’altra. Continua.

L’angolo della Poesia

Da “Il Canzoniere” di Francesco Petrarca

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core

in su ‘l mio primo giovenile errore,

quand’era in parte altr’uomo da quel ch’ i’ sono;

del vario stile, in ch’io piango e ragiono

fra le vane speranze e ‘l van dolore,

ove sia chi per prova intenda amore,

spero trovar pietà non che perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto

favola fui gran tempo, onde sovente

di me medesmo meco mi vergogno;

e del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto,

e ‘l pentersi, e ‘l conoscer chiaramente

che quanto piace al mondo è breve sogno.

Francesco Petrarca

Questo primo sonetto fa da introduzione all’intera raccolta. Il Petrarca chiede perdono ai lettori della mutevolezza di sentimenti e del dissidio spirituale di cui la sua poesia è espressione. L’amore con le sue speranze e le sue angosce egualmente vane è considerato ormai un errore giovanile, di cui il poeta si è pentito e si vergogna. Primo nella raccolta, il sonetto fu scritto dopo l’inizio della crisi religiosa, certo dopo il Secretum.

Il Canzoniere si apre così con lo stato d’animo cui il poeta era arrivato dopo la sua crisi interiore, con la negazione di quegli stessi affetti che vi sono cantati.

Il Parco Nazionale del Vesuvio – 8

Sul Vesuvio, però, non salgono solamente i curiosi di un giorno. Allarmato dal continuo succedersi di eruzioni, Ferdinando II di Borbone fa erigere nel 1841, ai piedi del cono del Vesuvio, il primo Osservatorio vulcanico del mondo. Diretto da Macedonio Melloni e poi da Luigi Palmieri, Eugenio Semmola, Raffaele Matteucci e Giuseppe Mercalli (cui si deve la scala dell’intensità dei terremoti), l’Osservatorio dà un contributo importante alle nascenti scienze della Terra.

Se si considera che tra il Settecento e l’Ottocento, negli scavi di Ercolano e Pompei, si forma un’archeologia via via più scientifica, non è esagerato sostenere che il Vesuvio vede nascere due importanti discipline come l’archeologia e la vulcanologia. Tra i direttori degli scavi di Pompei meritano una citazione lo spagnolo Francisco La Vega, il còrso Cristoforo Saliceti, poi gli italiani Giuseppe Fiorelli, Michele Ruggiero, Giulio de Petra, Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri.

Alla fine dell’Ottocento, i pochi e ricchi protagonisti del Grand Tour sono ormai stati sostituiti da una folla di migliaia di viaggiatori che prendono d’assalto Pompei e la montagna. Per loro, il 1880, il Vesuvio viene reso facilmente accessibile grazie a una ferrovia a cremagliera che sale da Pugliano alla base del “Gran Cono”, e da una funicolare che affronta gli ultimi 400 metri di dislivello.

Funiculì funiculà, una delle canzoni napoletane più note, celebra questa effimera vittoria della tecnologia sul Vesuvio.

Sopravvissute alle violente eruzioni del 1906 (che rade al suolo Boscotrecase) e del 1929 (che sfiora Terzigno), cremagliera e funicolare vengono spazzate via dall’eruzione del marzo 1944, che offre un ultimo drammatico spettacolo a una Napoli messa in ginocchio dalla guerra. Verso ovest, le lave distruggono San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma. A sud est, fa le spese dell’eruzione un aeroporto militare alleato.

Poi il Vesuvio si placa, la pace torna su Napoli e sul suo Golfo, e l’eterna battaglia tra l’uomo e il vulcano sembra prendere una piega inedita. Invece della lava e dei lapilli, è ora l’uomo ad agire sul vulcano e a modificare rapidamente il paesaggio. In mezzo secolo, dalla fine del conflitto, l’armonioso paesaggio delle campagne vesuviane si trasforma in una informe successione di strade, palazzoni e brutture edilizie assortite. Da poco più di centomila persone, la popolazione dei 19 Comuni vesuviani raggiunge le 750 mila unità.

Tragico per il paesaggio, l’accumularsi di gente e case ai piedi del Vesuvio rischia di essere catastrofica in caso di risveglio del vulcano, che oltre settant’anni di inattività non possono certo far considerare come spento. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, le tematiche del Parco e della protezione civile trovano numerosi punti di contatto.

Negli anni Sessanta e Settanta, a Napoli e dintorni, la voce degli ambientalisti è ancora meno ascoltata di quella dei vulcanologi. I primi chiedevano la salvezza del più bel monumento naturale della Campania, i secondi che fossero lasciati liberi da edifici almeno i valloni laterali del Vesuvio, dove è prevedibile si incanaleranno le lave della prossima eruzione.

La prima vittoria di chi vuole un Vesuvio diverso è del 1972, quando 1005 ettari del vulcano (inclusi i tre quarti del cratere) entrano a far parte della Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio, affidata al Corpo Forestale dello Stato. Nel 1979 il Comitato Ecologico Pro Vesuvio richiede l’istituzione del Parco. Continua – 8

Locali storici e tipici napoletani

Portolano

Via Duomo 76

Le vetrine sono zeppe di accessori per cerimonia: cappelli con veletta, cinture con strass, guanti ricamati, scarpe su misura, borsette da sera in raso e paillette.

Fino a una trentina di anni fa, tutto veniva realizzato rigorosamente a mano e la signora Teresa era una delle più affermate modiste della città.

Oggi, sono pochi i clienti che optano per una borsa o un cappello di lavorazione artigianale e si viene qui soprattutto per la vastissima scelta di guanti che il negozio offre: lunghi e corti, in merletto, organza, tulle, seta e disponibili in centocinquanta tonalità diverse di colore.

Monumenti di Napoli

Chiesa dei Santi Apostoli

Largo Santi Apostoli 9

Di antichissima fondazione, risalente al V secolo, la maestosa chiesa passò nel 1574 ai Teatini: nel 1581 se ne avviò la ristrutturazione, che fra alterne vicende durò fino al 1649, su un progetto di Francesco Grimaldi, poi rielaborato da Giovan Giacomo di Conforto.

La decorazione interna rappresentò una vera e propria scuola per il barocco napoletano: agli anni fra il 1638 e il 1646 risalgono gli affreschi del pittore parmense Giovanni Lanfranco, fra i quali principalmente gli Evangelisti nei pennacchi della cupola, decorata nel 1680 da Giovan Battista Beinaschi con il Paradiso – e la Piscina probatica nella controfacciata – dove il Lanfranco si avvalse, come era nell’uso dell’’epoca, della collaborazione, per la parte architettonica, di uno ‘specialista’ del genere, Viviano Codazzi – furono fondamentali per il successivo sviluppo della pittura a Napoli.

Alle estremità del transetto si possono invece ammirare due altari, anche essi di grande interesse poiché quello di sinistra, realizzato su disegno dell’architetto romano Francesco Borromini per i Filomarino negli anni Trenta del Seicento, venne nel 1713 replicato e ‘interpretato’ dal napoletano Ferdinando Sanfelice nel cappellone destro, per la famiglia Pignatelli.

Infine, ai lati dell’altare Filomarino, si notano i mosaici tratti da soggetti di Guido Reni e, per i ritratti nei tondi, di Pietro da Cortona e Valentin; il fregio marmoreo che sovrasta la mensa è invece opera dell’artista belga Francois Duquesnoy, attivo a Roma nella cerchia di Gian Lorenzo Bernini.

La ricetta del giorno

Barchette di peperoni

Ingredienti: 2 bei peperoni, 4 uova, 4 fette di pane a cassetta, 2 pomodori rossi, basilico, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: spellare i peperoni dopo averli passati per qualche minuto sulla fiamma, tagliarli a metà, eliminare il gambo e i semi e cuocerli in forno già caldo a 180° per 10 minuti.

Spellare i pomodori, ridurli in dadolata e saltarli a fuoco vivace in una padellina con poco olio e sale.

In una teglia unta d’olio, allineare le fette di pane, sistemarvi sopra i mezzi peperoni, coprirli con i pomodori, aprire su ognuno un uovo, e rimetterli in forno già caldo a 200° per il tempo necessario a far rapprendere l’albume.

Spruzzare un po’ di sale e pepe sulle uova e decorare le barchette con foglie di basilico fresco.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: giornata positiva e divertente con la luna nel tuo segno;

Toro: hai avuto una settimana un po’ sottotono, adesso stai recuperando la tua energia;

Gemelli: è stato un periodo tribolato con tante contrarietà, sta ritornando il sereno;

Cancro: è una giornata che ti darà molto da pensare;

Leone: sarai gratificato da una bella soddisfazione personale;

Vergine: un progetto a cui tieni molto sta subendo un ritardo;

Bilancia: hai un rapporto d’amore non definito, se per te è importante devi impuntarti;

Scorpione: hai bisogno di amici con una forte personalità che ti sappiano consigliare;

Sagittario: qualcosa di nuovo e positivo nella tua vita;

Capricorno: ti carichi di troppi problemi, cerca di goderti di più la vita;

Acquario: è un periodo pieno di confusione ed incertezze;

Pesci: la cosa positiva e che non ti scoraggi mai, hai sempre la speranza che le cose migliorino.

Buon Martedì 25 Giugno 2019

Il Sole sorge alle 5:26 e tramonta alle 20:40

La Luna si eleva alle 1:01 e cala alle 12:01

San Prospero di Reggio Emilia vescovo

Santo Patrono di Reggio Emilia

Dal latino prosperus cioè prospero, che cresce bene oppure dal latino pro-spe cioè conforme alla speranza.

  • Chi de speranze campa, disperato more.

San Guglielmo di Montevergine abate

Guglielmo dal composto germanico wille-helm cioè elmo della volontà di vago significato ma che può forse intendersi come rigido, fermo nella volontà.

  • E’ capetòste nun se pònno suppurtà.
  • ‘Ncasà ‘e piède ‘nterra.

Il 25 giugno del 1501 bolla di Alessandro IV che dichiara decaduto Federico d’Aragona.

Il 25 giugno del 1860 Francesco II di Borbone richiama in vigore la Costituzione del 1848.

Il 25 giugno del 1876 alle elezioni comunali vincono le sinistre. Il Duca di S. Donato viene nominato Sindaco.

Il proverbio del giorno: chi semina grano non raccoglie ortiche.

La favola del giorno

Gobborn il Savio

C’era una volta un carpentiere che si chiamava Gobborn il Savio e aveva un figlio di nome Jack.

Un giorno lo mandò a vendere una pelle di pecora, dicendogli così: – Devi riportarmi la pelle, e anche i soldi ricavati dalla vendita.

Jack partì, ma non trovò nessuno disposto a lasciargli la pelle e a pagargliela anche. Alla fine tornò a casa sconsolato.

Ma Gobborn il Savio disse: – Non importa, farai un altro tentativo domani.

Così provò di nuovo, ma nessuno voleva comprare la pelle a quelle condizioni.

Quando tornò a casa suo padre disse: – Vediamo se domani avrai più fortuna, – ma anche il terzo giorno sembrava che le cose si mettessero come al solito. Jack aveva una mezza idea di non tornare neanche a casa, suo padre si sarebbe talmente inquietato. Arrivò a un ponte su un ruscello e si appoggiò al parapetto pensando ai suoi guai. Forse scappare di casa era una sciocchezza, ma non sapeva proprio cos’altro fare, quando vide una ragazza che faceva il bucato sulla riva lì sotto. Lei guardò in su e disse: – Non per essere impertinente, ma cos’è che la preoccupa tanto?

  • Mio padre mi ha dato questa pelle, e io dovrei riportargliela insieme ai soldi ricavati dalla sua vendita.
  • Tutto lì? Me la dia, ed è presto fatto.

La ragazza lavò la pelle nel torrente, la tosò, pagò a Jack il prezzo della lana e gli diede la pelle da riportare a casa.

Suo padre fu molto soddisfatto, e disse a Jack: – Quella sì che è una ragazza di spirito; sarebbe un’ottima moglie per te. Sapresti riconoscerla?

Jack pensava di sì, così suo padre gli disse di tornare subito al ponte, e se lei c’era ancora, di invitarla a prendere il tè da loro.

E Jack la vide subito e le disse che il suo anziano padre avrebbe voluto conoscerla, e se le avrebbe fatto piacere venire a prendere il tè da loro.

La ragazza lo ringraziò garbatamente, e disse che sarebbe venuta il giorno dopo perché adesso aveva troppo da fare.

  • Tanto meglio, – disse Jack, – così ho il tempo di preparare tutto.

Quando la ragazza arrivò, Gobborn il Savio capì che era proprio sveglia, e le chiese se voleva sposare il suo Jack.  – Sì, – rispose lei, e il matrimonio fu celebrato.

Poco tempo dopo, il padre disse a Jack che dovevano andare insieme a costruire il più bel castello che si fosse mai visto, per un re che voleva far sfigurare tutti gli altri con un castello fantastico.

Mentre camminavano verso il luogo dove avrebbero dovuto gettare le fondamenta, Gobborn il Savio disse a Jack: – Non potresti accorciarmi un po’ la strada?

Ma Jack guardò avanti e vide un percorso lunghissimo, così disse: – non vedo proprio, padre, come potrei staccarne via un pezzo.

  • Allora non mi servi a niente, e farai meglio a tornare a casa.

E il povero Jack tornò indietro, e quando lo vide sua moglie disse: – E allora, com’è che torni solo? – E lui le raccontò cosa gli aveva chiesto il padre, e qual era stata la sua risposta.

  • Che scemo, – disse l’arguta moglie, – se tu gli avessi raccontato una storia avresti accorciato la strada! Adesso ascolta questa che ti racconto io, poi raggiungi tuo padre e cominciala subito. Starti a sentire gli farà piacere, e per quando avrai finito sarete arrivati al posto delle fondamenta.

Così Jack ce la mise tutta e raggiunse suo padre. Gobborn il Savio non disse neanche una parola, ma Jack si mise a raccontare, e la strada diventò più corta, come aveva detto sua moglie.

Quando arrivarono alla fine del viaggio, cominciarono a costruire questo castello che avrebbe dovuto far sfigurare tutti gli altri. La moglie di Jack li aveva consigliati di essere amichevoli e gentili coi servi, e loro le diedero retta, ed era tutto un “Buon giorno” e “Buona sera” mentre andavano avanti e indietro.

In capo a dodici mesi, il saggio Gobborn aveva costruito un castello tale che si radunarono a migliaia per ammirarlo.

E il re disse: – Il castello è finito. Tornerò domani a pagarvi.

  • Ho soltanto da ritoccare un soffitto in un corridoio al piano di sopra, – disse Gobborn, – e poi sarà a posto.

Ma appena il re fu partito, una governante mandò a chiamare Gobborn e Jack, e spiegò che da tempo aspettava l’occasione di avvertirli, perché il re aveva talmente paura che mettessero la loro maestria al servizio di un altro re e gli costruissero un castello altrettanto bello che aveva intenzione di ucciderli la mattina seguente. Gobborn disse a Jack di star su con la vita, se la sarebbero cavata.

Il re tornò, e Gobborn gli disse che non aveva potuto portare a termine il lavoro perché si era dimenticato a casa un attrezzo indispensabile, e che avrebbe voluto mandare Jack a prenderlo.

  • No, no, – rispose il re, – non si potrebbe mandare uno degli operai?
  • No, non riuscirebbero a spiegarsi, – disse il savio, – ma Jack può fare la commissione.
  • Voi due restate qui. Che ne dite di mandare mio figlio?
  • Benissimo.

Così Gobborn gli diede un messaggio per la moglie di Jack che diceva: “Dagli quello ben dritto e ricurvo!”

Ebbene, nel muro c’era una piccola cavità molto in alto, e la moglie di Jack cercò di frugare in un baule che era lì per prendere “quello ben dritto e ricurvo”, ma finì col chiedere al figlio del re di aiutarla, lui che aveva le braccia più lunghe.

Ma appena lui si chinò sul baule lei lo afferrò per i calcagni, e lo gettò nel baule, e lo chiuse a chiave. E così adesso lì dentro c’era proprio quello “ben dritto e ricurvo!”

Allora lui le chiese penna e inchiostro, e lei glieli portò, ma non gli permise di uscire, e fece dei fori nel legno perché potesse respirare.

Quando arrivò la sua lettera, in cui diceva che sarebbe stato liberato quando Gobborn e Jack fossero arrivati a casa sani e salvi, il re si rese conto che doveva pagare ai due il lavoro fatto e poi lasciarli andare.

Mentre erano sulla strada di casa, Gobborn disse al figlio: adesso che Jack aveva finito questo lavoro, doveva costruire al più presto un castello per la sua astuta sposa, di gran lunga superiore a quello del re, e lui fece proprio così, e vissero sempre felici e contenti.

Fiabe popolari inglesi

Curiosando qui e là

Com’è nata l’espressione Lupo mannaro

L’espressione deriva dal latino tardo, popolare, Lupus Hominarius. E’ analoga alla parola di origine greca licantropo – composta da lykos, lupo, e anthropos, uomo – che indica un essere fantastico: un uomo che nelle notti di luna piena si trasforma, spesso contro la sua volontà, in un lupo mostruoso e feroce.

Leggende legate a questo personaggio sono diffuse in tutta Europa. In Spagna viene chiamato l’hombre-lobo, in inglese werewolf e in francese loup-garou.

La credenza che gli esseri umani, attraverso pratiche magiche volontarie o involontarie, si possano trasformare in animali feroci (non solo lupi, ma orsi, tigri, leopardi, a seconda della fauna locale), è molto antica, si ritrova in moltissime popolazioni ed è dovuta al desiderio di identificarsi negli animali, simbolo di forza e di qualità che l’uomo non può possedere.

Affinità di coppia del segno del Cancro con gli altri segni – Ariete

Cancro-Ariete

Lei finge e… lo cattura

L’irrequieto marziano odia le donne tutto miele, facili da conquistare e tenere sotto controllo. Ma cade facilmente vittima del dolce, materno fascino della cancerina, che non esclude una volontà di ferro e una personalità decisa. Di solito non se ne duole.

Quand’era piccolo, l’Ariete era un vero terremoto. E i suoi non vedevano l’ora che crescesse, nella speranza che almeno il tempo riuscisse a smorzare i suoi ardori francamente eccessivi. Ma questo non è successo e lui ha continuato ad essere precipitoso ed imprudente, schietto e immediato. A provocare il prossimo con quel gioco d’attacco che è la sua caratteristica anche quando è impegnato in vicende d’amore. Infatti, appena ha conosciuto una donna, la guarda diritto negli occhi, la traumatizza con una stretta di mano mozzafiato e, nel giro di cinque minuti al massimo, fa capire se più o meno è interessato a lei.

Ma guai se lei gli cade subito tra le braccia: un marziano come lui ha bisogno di lottare per poter apprezzare quello che ottiene. Altrimenti si stufa subito e va alla ricerca di bersagli più impegnativi.

Quindi lei deve assolutamente trovare il modo di resistergli. Anche se deve farlo con estrema dolcezza. Perché se c’è una cosa che lui non tollera sono poi le donne aggressive: ci mancherebbe altro, di aggressività ne ha già abbastanza lui: non c’è bisogno di rincarare la dose mettendocisi in due. Insomma, lui nella donna cerca calore e tenerezza. E proprio queste saranno le armi che riusciranno a incastrarlo. Ma, forse, lui aspira a essere incastrato, sia pure con dolcezza.

Infatti, pur essendo un consumatore di storie brevi, in fondo è un tradizionalista che vuole poter contare su una solida struttura del proprio mondo affettivo, per avere la possibilità di continuare a vivere pericolosamente, ma al riparo dal rischio di finire sbalestrato. In altre parole, è alla ricerca di una donna un po’ Penelope, che provveda a tener vivo il focolare per accoglierlo e confortarlo al ritorno da battaglie ed avventure d’ogni sorta. Che faccia insomma quello che, un tempo faceva la sua mamma: sempre pronto a curarlo quando, reduce da temerarie scorribande, lui tornava a casa malconcio nel corpo o nello spirito.

Quindi lo attrae molto la donna Cancro, che è nata per fare la mamma. Che può anche essere una donna in carriera assolutamente affermata ed autonoma, ma rimane comunque una creatura sensibile e romantica. Lo si vede anche da come veste: la predilezione per linee morbide, tinte pastello e gioielli di gusto retrò rivela l’essenza decisamente tradizionale della sua femminilità.

Fortemente stimolato da queste caratteristiche, l’Ariete si butta alla conquista della Cancro. Ma lei, col sicuro istinto della sua natura lunare, sa come tenerlo a bada. Perché mentre con lo sguardo gli promette dolci rese future, nei fatti non gli concede niente fino a che lui non dimostra d’aver imparato a frenare quella sua dannata fretta che gli fa bruciare le tappe.

Così è lei a prendere le redini della situazione. Allora per l’Ariete non c’è scampo: è la volta in cui si innamora sul serio, pronto a sottomettersi docile al gioco matrimoniale allestito affettuosamente dalla Cancro. Che è nata per diventare moglie e madre anche quando è superconvinta d’aver rotto con la tradizione. Tant’è vero che, pure con l’uomo che ama, assume un atteggiamento dolce e protettivo ma anche sotto sotto, autoritario. Nel senso che, in ultima analisi, è sempre lei a decidere, suggerendo le proprie scelte come trepidi desideri che sarebbe crudele non esaudire. Ma poi è disposta a premiare l’obbedienza con generose profusione di coccole e sorrisi. Così come non esita ad esibire un’aria triste e addolorata quando i suoi piani vanno a monte.

Questa seconda reazione è quella che manda maggiormente in crisi l’Ariete. Che risponde, magari, facendo la voce grossa, ma, sotto sotto, si sente tremendamente a disagio quando ha la sensazione di essere responsabile del malessere morale di qualcun altro. E così, sbollita la furia, fa di tutto per farsi perdonare, comportandosi come un bambino deciso a rigare diritto dopo che è stato colto in flagrante.

Insomma con il contributo dei sensi di colpa arietini, la Cancro riesce a domare il ribelle Ariete. Però se vuole evitare di finire come un sorvegliato speciale, è meglio che lui provveda in fretta ad appagare il desiderio cancerino della procreazione.

L’angolo della Poesia

Lorenzo dei Medici Il Magnifico

Canzone di Bacco e Arianna

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arianna,

belli e l’un dell’altro ardenti:

perché ‘l tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe ed altre genti

sono allegre tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti

delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti

han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati,

ballon, salton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Queste ninfe hanno anco caro

da loro esser ingannate:

non può far a Amor riparo

se non gente rozze e ingrate:

ora insieme mescolate

fanno festa tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Questa soma che vien drieto

sopra l’asino, è Sileno:

così vecchio è ebbro e lieto,

già di carne e d’anni pieno;

se non può star ritto, almeno

ride e gode tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:

ciò che tocca, oro diventa.

E che giova aver tesoro,

s’altri poi non si contenta?

Che dolcezza vuoi che senta

chi ha sete tuttavia?

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi:

di doman nessun si paschi:

oggi sian, giovani e vecchi,

lieti ognun, femmine e maschi;

ogni tristo pensier caschi;

facciam festa tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,

viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti!

Arda di dolcezza il core!

Non fatica, non dolore!

Ciò c’ha a esser, convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Lorenzo Dei Medici Il Magnifico

Canzone di Bacco e Arianna

E’ un canto carnascialesco, vale a dire un componimento composto per essere cantato, di carnevale, da compagnie mascherate.

Le maschere personificano qui personaggi mitologici, e i gruppi nella loro successione, compongono una scena di significato simbolico: un inno alla bellezza della vita e un invito a goderla, perché nessuno sa che cosa l’avvenire gli riservi.

Le prime due maschere del corteo sono Arianna e Bacco, la giovane abbandonata e il dio consolatore: belli e ardenti d’amore. Segue una piccola folla di satiri insidiatori di ninfe, le quali, peraltro, sono felici di lasciarsi ingannare. Poi Sileno, il vecchio precettore di Bacco, carico d’anni e di carne, ebbro e smemorato, ma lieto anche lui. Chiude il corteo l’ingordo e sciocco Mida, punito per la sua avidità: è l’unico che non può godere l’attimo fuggente, perché tutto ciò che tocca, secondo il suo folle desiderio, gli diventa oro.

Nel canto, a voce spiegata, che celebra la giovinezza e la gioia di vivere, sussurra, in sordina una nota di malinconia: di doman non c’è certezza. Il motivo è ripreso da un poeta latino, Orazio, che, in un’ode famosa, aveva esortato la sua donna a godere la vita giorno per giorno, senza chiedersi che cosa le avrebbe recato l’avvenire. Da altri poeti antichi, soprattutto da Ovidio, Lorenzo ha desunto i motivi mitologici del canto che, nel suo schema, ripete poi forme della letteratura popolare.

La salute dalla A alla Zeta – Dizionario della salute – 10

Infezioni trasmesse dall’acqua

La leptospirosi è provocata dal contatto con acqua contaminata da urina di ratto; i più esposti al rischio di contrarre questa malattia sono gli individui che lavorano nelle fognature e nei canali.

Nei paesi tropicali, nuotare o andare sott’acqua nei fiumi, nel laghi e negli stagni è altamente sconsigliabile a causa del rischio di contrarre la schistosomiasi (detta anche bilharziosi), grave malattia provocata da un trematode che può scavare gallerie nella pelle del nuotatore. Il “prurito del nuotatore” è provocato da un tipo simile di trematode, che scava gallerie nella pelle e provoca un’eruzione cutanea pruriginosa. Talvolta si sono verificate epidemie di questa malattia.

Altri meccanismi di infezione attraverso l’acqua

I pesci, soprattutto i molluschi, che vivono in acque contaminate possono concentrare nel loro corpo microrganismi patogeni. Devono essere lavati e preparati con molta attenzione e poi cotti rapidamente e adeguatamente per prevenire la comparsa di epatite, stati di tipo coleroso, tossinfezione o infestazioni da vermi a nastro.

La malattia dei legionari è provocata da un batterio che può contaminare le condutture dell’acqua di grandi edifici. Apparentemente, questa malattia non viene contratta mediante l’ingestione di acqua contaminata; il meccanismo dell’infezione sembra essere l’inspirazione dalle docce o dai sistemi di condizionamento dell’aria.

Acqua, intossicazione da

Condizione provocata da una ritenzione eccessiva di acqua nell’encefalo. I principali sintomi sono cefalea, stordimento, nausea, confusione e, nei casi più gravi, convulsioni e perdita della coscienza.

Varie malattie possono alterare l’equilibrio idrico dell’organismo, provocando un accumulo di acqua in alcuni tessuti, tra cui l’encefalo. Queste malattie sono: insufficienza renale, cirrosi epatica, grave scompenso cardiaco, malattie delle ghiandole surrenali e alcuni tumori polmonari o ovarici che producono una sostanza dotata di un’azione simile a quella dell’ormone antidiuretico (ADH).

Inoltre, esiste un rischio di intossicazione da acqua nelle 48 ore successive a un intervento chirurgico perché lo stress dell’intervento causa un aumento della produzione di ADH. L’intossicazione da acqua può verificarsi anche durante l’induzione del parto con ossitocina. Fine

Locali storici e tipici napoletani

Colonnese

Via San Pietro a Maiella 32

E’ senza dubbio la libreria antiquaria più singolare della città: nelle alte scaffalature in noce, libri esauriti e rari trovano posto insieme a pupi siciliani, pubblicità d’altri tempi, vecchi grammofoni, maschere, pendoli, ventagli ottocenteschi.

Una predilezione per la magia, come dimostrano talismani, corni, tarocchi e filtri sparsi un po’ dovunque.

Aperta nel 1965, la libreria ospita di frequente mostre e dibattiti.

L’omonima casa editrice, caratterizzata da una grafica raffinata che sottolinea il gusto per un prodotto artigianale colto, privilegia una Napoli non banale, ricordi di viaggiatori stranieri, storie di scacchi, di santi, di bottoni, e altre “chicche”.

Monumenti di Napoli

Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Via San Giovanni a Carbonara, 5

La fondazione della chiesa risale alla prima metà del Trecento, quando il nobile Gualtiero Galeota donò agli agostiniani un suolo fuori le mura urbane per edificare una chiesa dedicata a San Giovanni Battista nel luogo dove anticamente si raccoglievano i rifiuti e perciò detto “ad carbonetum”.

Alla fine del secolo la fabbrica che sorgeva nell’area divenuta sede di giostre e tornei, manifestazioni predilette dal nuovo sovrano Ladislao di Durazzo, fu, per sua volontà completamente ricostruita e destinata ad accogliere le tombe degli ultimi sovrani angioini.

Privata della facciata per la costruzione, nel Cinquecento, della cappella di Somma, alla chiesa si accede da un portale laterale posto al termine della bella scalinata a doppia rampa, realizzata agli inizi del Settecento da Ferdinando Sanfelice.

L’interno, ad aula unica rettangolare con copertura a capriate, è dominato dal grandioso monumento funerario di Ladislao, eretto in forme tardo gotiche da artisti toscani e lombardi, tra il 1414 ed il 1428, per volontà della sorella Giovanna II, raffigurata in trono con Ladislao nel grande arco centrale.

Alle spalle del monumento, si apre la cappella Caracciolo del Sole, ambiente di gusto tardogotico, a pianta circolare, interamente affrescato nella prima metà del Quattrocento da Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento con Storie della Vergine e Storie eremitiche, interessanti per la documentazione di costumi ed architetture dell’epoca.

Committente della cappella fu, nel 1427, Sergianni Caracciolo, Gran Siniscalco e favorito della regina Giovanna, raffigurato sul coronamento del monumento funerario, erettogli dal figlio dopo la morte violenta, avvenuta nel corso di una congiura in Castel Capuano, nel 1432.

Completava la decorazione dell’ambiente il bel pavimento in maiolica della prima metà del XV secolo, con motivi vegetali e animali di gusto spagnolo, attualmente in restauro e solo in parte rimesso in opera.

Di particolare interesse artistico e architettonico è la cappella Caracciolo di Vico, a pianta centrale, realizzata da Giovan Tommaso Malvito, probabilmente su progetto di Bramante, con elegante decorazione di gusto classico e sculture dei più noti artisti napoletani del Cinquecento.

Da segnalare anche il bel monumento Miroballo, eseguito da scultori rinascimentali lombardi, e la cappella di Somma, all’inizio della navata, decorata con affreschi manieristi di pittori meridionali.

La ricetta del giorno

Scialatielli con i fagiolini

Ingredienti: scialatielli 400 gr, fagiolini 400 gr, pomodorini del Vesuvio 400 gr, pecorino grattugiato, basilico, aglio, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: imbiondire uno spicchio d’aglio in una padella con l’olio, eliminarlo, unire i pomodorini tagliati a spicchi, salare, aromatizzare con basilico fresco e cuocere a fuoco vivace la salsa per qualche minuto.

Lessare in acqua bollente salata i fagiolini puliti, lavati e tagliati a pezzi. Alzarli conservando l’acqua, versarli nella padella dei pomodori e insaporirli a fuoco moderato per una decina di minuti.

Nell’acqua dei fagiolini cuocere la pasta, scolarla al dente e versarla nella padella con i fagiolini. Rigirarla brevemente a fuoco basso, aggiungere altro basilico spezzettato, allontanare dal fuoco e mescolarvi il pecorino grattugiato.

Servire con altro pecorino grattugiato a parte.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: qualche ostacolo sulla tua strada, tieni duro e non ti arrendere;

Toro: tranquillo le soluzioni stanno arrivando;

Gemelli: oggi non tutto gira come dovrebbe, qualcosa non va;

Cancro: è un periodo positivo con tante belle soddisfazioni personali;

Leone: l’estate è lunga, calmati un po’ se vuoi viverla tutta alla grande;

Vergine: hai dato troppo nel fine settimana e oggi ti senti un po’ fuori fase;

Bilancia: è il momento giusto per una decisione definitiva su un rapporto d’amore;

Scorpione: la Luna oggi gioca al tuo fianco;

Sagittario: alcune piccole complicazione che devi risolvere in fretta;

Capricorno: il futuro per te favorisce un viaggio, meglio lungo;

Acquario: attenzione stai spendendo troppo, poi vai in difficoltà;

Pesci: hai bisogno di soluzioni definitive per delle questioni sospese.

Lunedì 24 Giugno 2019

Il Sole sorge alle 5:25 e tramonta alle 20:40

La Luna cala alle 10:54 e si eleverà domani

Natività di San Giovanni Battista

Santo Patrono di Torino

Santo Patrono di Genova

Santo Patrono di Firenze

Santo Patrono di Imperia

Santo Patrono di Busto Arsizio

Santo Patrono di Castelvetrano

Santo Patrono di Cesena

Santo Patrono di Chianciano Terme

Santo Patrono di Fabriano

Santo Patrono di Fucecchio

Santo Patrono di Jesolo

Santo Patrono di Formia

Santo Patrono di Marsala

Santo Patrono di Monza

Santo Patrono di San Giovanni Valdarno

Ogge s’hanno accattà ‘e nnoce fresche pe’ ffà’  ‘o nucìllo.

Oggi si devono comprare le noci fresche per fare il nocillo (liquore fatto con il mallo delle noci).

San Giovanni è il Protettore dei cardatori, dei musicisti, dei carcerati e dei condannati a morte.

  • Dicètte don Giuvanne: ‘o fecato nun è carne!
  • Fa’  ‘o voccapièrto ‘e San Giuvanne.
  • Stasera tenìmmo festino e Capa-a-un’uocchio vène a sunà.
  • Carcere e malatìe fanno cunoscere ‘o core ‘e ll’amice.
  • Maro chi tene ‘a cammisa d’  ‘o ‘mpiso.

Il 24 giugno del 1799 arriva a Napoli l’ammiraglio Orazio Nelson e viene eseguita la condanna a morte per impiccagione di Francesco Caracciolo.

Il 24 giugno del 1961 muore E. A. Mario (al secolo Giovanni Gaeta).

Il proverbio del giorno: l’ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza.

Miti – Saghe e Leggende

Mito dei Pellirosse – Le Pleiadi

Le Pleiadi erano cinque fanciulle e una pulce. Le fanciulle cantavano e sonavano tutta la notte nel cielo. La pulce andava sempre con loro. Ad esse non piacevano gli altri che venivano da loro; piaceva solo la pulce.

Quando venivano altri, esse scappavano; ma la pulce andava con loro. E presero per marito la pulce. La pulce le sposò tutt’e cinque. La pulce si mutò poi nell’animaletto di quel nome, e d’estate s’ammalò dal prurito.

Alle ragazze non piacque più. Dissero: “Fuggiamo. Dove andremo?”, dissero. “Appena la pulce si sarà addormentata”. La pulce s’addormentò e le cinque ragazze si lavarono e se ne andarono.

Erano già lontane quando la pulce si destò e pensò: “Dove sono le mie mogli?”. S’accorse ch’eran fuggite. Pensò: “Da che parte debbo andare?”. Andò verso oriente. Alla fine le scorse, poco prima di giungere al mare. Disse: “Vi piglierò”. Quelle dissero: “Sta venendo. Fuggiamo più lontano!”. E via di nuovo di corsa.

Una chiese: “Vedete ancora la pulce?”. Disse un’altra: “Si, è vicina”. Allora dissero: “Andiamocene su per aria. Così non potrà venire con noi”. E salirono in aria. Ma anche la pulce si alzò a volo.

Ecco perché ci sono ora nelle Pleiadi cinque stelle vicine e una in disparte. Quest’ultima è la pulce.

Mito degli Yokuts, popolazione indiana che vive nella California centromeridionale.

Mito dell’antica Cina – La tessitrice celeste

E’ un mito stellare; è il solo indizio che abbiamo di un culto rurale degli astri, insieme al fatto che, forse, il Cielo luminoso e l’Aurora erano già per i contadini le divinità del giuramento.

Ma l’elaborazione di un calendario da parte di gente il cui pensiero profondo era che niente di ciò che è umano può essere senza che vi sia una ripercussione in tutta la natura, si poté avere solo attribuendo alle costellazioni e alle meteore tutte le usanze degli uomini: così era per l’arcobaleno, nozze risplendenti della natura.

Da una trasposizione del medesimo ordine è nata la leggenda della Tessitrice. Emblema delle giovani contadine del tempo passato, la Tessitrice è una costellazione che conduce durante tutto l’anno una solitaria vita di lavoro; non lontano da lei il Boote si dedica al lavoro dei campi celesti: bisogna proprio che ovunque i sessi restino separati e si dividano i compiti. Tra loro scorre una frontiera sacra, un fiume che è la Via Lattea.

Una volta all’anno, il lavoro cessa e le costellazioni si congiungono: allora per recarsi a celebrare le sue nozze annuali, la Vergine Celeste passa a guado il fiume santo del Cielo.

Come sulla terra, gli uccelli partecipano alle feste nuziali; le gazze fanno da scorta alla pompa dello sposalizio: se le loro teste sono guarnite di piume, è perché, radunandosi al di sopra delle acque profonde, hanno fatto un ponte per il passaggio del corteo.

Per la sua fedeltà alle vecchie usanze, la Tessitrice ha meritato di divenire e di restare la patrona del lavoro femminile e della vita coniugale: la notte delle Nozze Celesti, le donne cinesi, per favorire la gravidanza, fanno galleggiare sull’acqua delle figurine di bambini e, per divenire abili, infilano aghi al chiarore che scende dalla Costellazione Santa.

Curiosando qui e là

Notizie sprint

Perché si dice cercare rogne?

La rogna è una malattia della pelle che provoca un fastidioso prurito. Rogna dunque, in senso figurato, significa cosa fastidiosa e molesta, oppure guaio.

Anticamente veniva detto anche cercare tigna.

Cosa significa la parola “’ndrangheta?”

La parola potrebbe derivare dal siciliano ndrang risi, farsi largo, oppure dal greco andrangath’a, ovvero società di uomini valorosi.

La voce è nota nel calabrese, dal 1500, periodo della denominazione spagnola.

Cos’è il daltonismo?

E’ la difficoltà di percepire i colori, descritta per la prima volta nel 1794 dal chimico fisico inglese John Dalton, che ne era affetto.

Si trasmette geneticamente per via maschile, e può essere totale o solo parziale.

Arte – Cultura – Personaggi

San Francesco d’Assisi

Il Cantico delle creature

San Francesco loda, con freschezza d’ispirazione e incomparabile candore, tutte le creature: il sole, nostro fratello perché creato dal Gran Padre dell’universo, le stelle chiare e preziose, il vento, l’acqua umile e casta, la terra produttrice dei frutti, dei fiori variopinti e dell’erba; le stagioni, tutte egualmente necessarie nel loro alternarsi ciclico.

Loda coloro che in nome di Dio sanno perdonare le offese ricevute, e coloro che, per suo amore, sopportano le infermità e i travagli della vita, nella speranza consolante del premio eterno.

Loda infine la morte che, per coloro i quali sono vissuti secondo i comandamenti del Signore, è solo passaggio alla vita eterna.

Il componimento riflette un’accettazione serena e gioiosa della vita, con tutte le sue vicissitudini, e un sentimento vivo di carità, cioè di amore fraterno per tutte le creature, in contrasto con la concezione cupa e angosciata di altri scrittori religiosi, più propensi invece a sottolineare il conflitto drammatico tra il bene e il male nel cuore dell’uomo, la nostra debolezza di fronte alle tentazioni, l’angoscia e il terrore del castigo che attende il peccatore dopo la morte.

Controversa appare, nel Cantico, l’interpretazione della preposizione per, così frequentemente ripetuta: secondo alcuni essa ha valore causale, e il Santo loderebbe Iddio per aver creato tanti esseri preziosi alla nostra vita; secondo altri ha valore di complemento d’agente, come il francese par, e, in questo caso, San Francesco inviterebbe tutte le creature dell’universo, animate e inanimate, a lodare Iddio (Laudato si, mi Signore, per sora luna e le stellle… per frate vento… ecc.= Sii lodato, Signore, da sorella luna e dalle stelle… dal fratello vento… ecc.).

Il Cantico, secondo la leggenda francescana, sarebbe stato composto dal Santo poco prima della morte, probabilmente nel 1225. Esso è in umbro illustre, in una prosa ritmica, con molti echi dei Salmi di David.

L’angolo della Poesia

Il Cantico delle Creature – San Francesco di Assisi

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria et l’onore et onne benedictione

Ad te solo, Altissimo, se confano,

et nullu omo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spezialmente messor lo frate sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu et radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento

Et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,

la quale è multo utile et umile et preziosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et erba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore

et sostengo infirmitare et tribulatione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,

ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu omo vivente po’ scappare:

guai a quelli che morranno ne le peccata mortali;

beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

ca la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore er rengraziate

e serviateli cum grande umilitate.

La salute dalla A alla Zeta – Dizionario della salute – 9

Infezioni trasmesse dall’acqua

L’acqua può rappresentare una fonte di infezioni se contiene microrganismi patogeni o parassiti e viene bevuta o usata per le cotture dei cibi o per il gioco.

Acqua potabile

A livello mondiale, la contaminazione dell’acqua potabile rappresenta un importante mezzo di diffusione di malattie come l’epatite virale, vari tipi di diarrea, tifo, amebiasi di origine virale o batterica e alcuni tipi di infestazioni da vermi.

La contaminazione dell’acqua è provocata dallo scarico di escrementi umani o animali contenenti microrganismi patogeni in fiumi, laghi, cisterne o pozzi, usati come fonti di acqua potabile. Tale scarico può essere diretto o derivare da mancato trattamento dei liquami. Può essere anche conseguente al contatto accidentale tra le tubature fognarie e quelle dell’acqua potabile. Questo può verificarsi per esempio, in una città colpita da un grave terremoto.

Nei paesi industrializzati, i rischi di trasmissione di infezioni con l’acqua sono ridotti al minimo per la presenza di attrezzature igieniche, il trattamento e l’eliminazione dei liquami, la sterilizzazione e il controllo dell’acqua, prima che giunga ai rubinetti domestici. Quindi, in genere, l’acqua di rubinetto è sicura, a meno che non scatti una precisa ordinanza che ne proibisca il consumo.

Nei paesi in via di sviluppo, i servizi igienici, l’eliminazione dei liquami e il trattamento dell’acqua sono talvolta insoddisfacenti. Di conseguenza, parte della popolazione può essere più facilmente portatrice dei tipi di microrganismi patogeni trasmessi con l’acqua. Quindi, nei paesi più poveri, è preferibile non bere acqua di rubinetto e considerare sempre con sospetto l’acqua prelevata direttamente dai fiumi, dai laghi e dai pozzi.

Prevenzione delle infezioni

In genere se non è disponibile acqua potabile sicura, ci si può affidare all’acqua o a bevande in bottiglie o in lattina di marche note; non si devono mettere nelle bevande cubetti di ghiaccio preparati con acqua sospetta. Di solito, l’acqua piovana è priva di microrganismi patogeni, se non viene lasciata depositare a lungo, quindi può essere bevuta.

Prima di bere acqua probabilmente infetta, la si deve sterilizzare. Il metodo più affidabile è rappresentato dalla bollitura per cinque minuti, che uccide eventuali microrganismi patogeni. Se non si può bollire l’acqua è possibile filtrarla e poi sterilizzarla con mezzi chimici. Il filtraggio serve a rimuovere eventuali particelle in sospensione, che possono contenere microrganismi patogeni e ridurre l’utilità della sterilizzazione. Esistono diversi tipi di filtri: alcuni asportano, oltre alle particelle inanimate, anche i batteri e altri microrganismi patogeni. Si dovrebbero seguire alla lettera le indicazioni del fabbricante. Per la sterilizzazione chimica vengono usate compresse disinfettanti, contenenti cloro e iodio. L’acqua può essere usata 20-30 minuti dopo il trattamento.

Verdure o altri alimenti lavati in acqua sospetta possono essere mangiati solo dopo una cottura adeguata.

Immersione in acqua

Nuotare in acque inquinate provoca facilmente infezione dell’orecchio. Questo rischio può essere ridotto al minimo inclinando la testa a destra e a sinistra e scuotendola dopo la nuotata, per eliminare l’acqua dal condotto uditivo esterno.

La maggioranza dei nuotatori deglutisce sempre inavvertitamente un po’ d’acqua. Se l’acqua è contaminata, esiste il rischio di contrarre una delle malattie tipiche da ingestione di acqua inquinata. E’ quindi fortemente sconsigliabile nuotare nei fiumi in cui possono affluire scarichi fognari (per esempio, a valle di una città) o in mare, vicino a località costiere di grandi dimensioni. Continua domani.

Locali storici e tipici napoletani

Pironti

Piazza Dante 30

Dal 1937 la libreria offre una vasta scelta di testi di narrativa e saggistica, scolastica e universitaria.

Tullio Pironti, libraio per tradizione – la sua famiglia è nel settore da oltre un secolo – e editore per vocazione, nel 1978 ha inaugurato l’omonima casa editrice, particolarmente attenta ai temi di attualità, oltre che agli scrittori stranieri (dai minimalisti americani come Raymond Carver e Bret Easton Ellis al premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz).

Monumenti di Napoli

Palazzo Framarino

Via Luigi Settembrini 26

Esempio poco noto di palazzo barocco: vi si può ammirare lo splendido gioco scenografico di scale e giardino pensile, oltre al quale probabilmente il cortile continuava con un ulteriore spazio sistemato a verde.

Al secondo piano, con accesso dalla terrazza, ha sede lo studio fotografico di Luciano Pedicini e il suo Archivio dell’arte, uno dei più ricchi della città, prezioso strumento di lavoro per gli studiosi.

La ricetta del giorno

Risotto al polpo

Ingredienti: riso 400 gr, 1 polpo verace da 1 kg circa, pomodori pelati 500 gr, vino bianco 1 dl, brodo vegetale, cipolla, carota, sedano, prezzemolo, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: in una casseruola con poco olio appassire un trito di cipolla, carota e sedano, unire i pomodori spezzettati, il vino, sale, pepe e in questa salsa immergere il polpo pulito e lavato.

Cuocerlo a fiamma bassa per una quarantina di minuti circa, finché sarà tenero e una forchetta lo penetrerà facilmente.

Far raffreddare il polpo nell’acqua di cottura, alzarlo, tagliarlo a pezzetti e tenerlo in caldo.

Nella casseruola in cui è rimasto il sugo, versare il riso insaporirlo per qualche minuto poi portarlo a cottura aggiungendo poco alla volta il brodo bollente.

Qualche minuto prima di completare la cottura unire al riso i pezzetti di polpo, passare nel piatto di portata e guarnire il risotto con prezzemolo fresco tritato.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: il lavoro sta riprendendo il centro dei tuoi pensieri;

Toro: un piccolo viaggio ti farebbe indubbiamente bene;

Gemelli: vi sono delle ombre che ti nascondono qualcosa;

Cancro: riesci ad emozionarti anche davanti alle piccole cose;

Leone: un futuro brillante attende i tuoi progetti;

Vergine: oggi non devi strafare;

Bilancia: devi riuscire a controllarti, per un nonnulla potresti rovinare tutto;

Scorpione: ti stai arrabbiando per nulla, valuta con giudizio;

Sagittario: non tutto sta andando come dovrebbe;

Capricorno: concediti un viaggio servirà a ricaricarti;

Acquario: ti senti piccolo di fronte alle difficoltà, devi fidarti di più di te stesso;

Pesci: attenzione, il tradimento spesso non paga e ti si ritorce contro.

Buona Domenica 23 Giugno 2019

Il Sole sorge alle 5:25 e tramonta alle 20:39

La luna cala alle 9:47 e si eleva alle 23:39

San Lanfranco Beccari vescovo e martire

Lanfranco deriva dal germanico land (paese) e frank (libero) e significa, quindi, libero nel paese.

  • Aucièllo viecchio nun tràse ‘ncajòla.

Sant’Agrippina

Il 23 giugno del 1496 Ferdinando II d’Aragona completa la riconquista del regno.

Il 23 giugno del 1890 nasce il cantante e attore Salvatore Papaccio.

Il 23 giugno del 1898 Viene inaugurata la linea ferroviaria Pomigliano-San Vito-Eremo, con un trenino che portava i gitanti sino alla stazione della funicolare del Vesuvio.

Il proverbio del giorno: a gusto guasto non è buon alcun pasto.

La favola del giorno

Il pastore che non cresceva mai

C’era una volta un pastore piccino e dispettoso. Andando a pascolare, vide passare una pollaiola  con una corba d’uova sulla testa; tirò una pietra nella corba e ruppe tutte le uova in un colpo. La povera donna, piena di rabbia, gli gridò: – Che tu non possa più crescere, finché non trovi la bella Bargaglina delle tre mele che cantano!

Da quel momento, il pastorello cominciò a diventare smilzo e gramo, e più sua madre lo curava e lo teneva bene, più lui diventava gramo. Gli disse sua madre: – Cosa t’è successo? Ti sei fatto bestemmiare da qualcuno? – E lui le raccontò del dispetto alla pollaiola, e che lei gli aveva detto: “Che tu non possa più crescere se non trovi la bella Bargaglina delle tre mele che cantano!”

  • Allora, – gli disse sua madre, – non c’è altro da fare: devi partire e andare a cercare questa bella Bargaglina.

Il pastore si mise in cammino. Arrivò a un ponte e su questo ponte c’era una donnina che faceva l’altalena in un guscio di noce.

  • Chi passa?
  • Amici.
  • Sollevami un po’ le palpebre così vedo chi sei.
  • Sono uno che cerca la bella Bargaglina delle tre mele che cantano: ne sai qualcosa?
  • No: ma tieni questo sasso che ti verrà buono.

Il pastore passò da un altro ponte e c’era un’altra donnina che faceva il bagno in un guscio d’uovo.

  • Chi passa?
  • Amici.
  • Sollevami un po’ le palpebre così vedo chi sei.
  • Sono uno che cerca la bella Bargaglina delle tre mele che cantano: ne hai notizie?
  • No: ma tieni questo pettine d’avorio che ti verrà buono.

Il pastore se lo mise in tasca, e passò in un torrente dove c’era un uomo che insaccava nebbia, e anche a lui domandò della bella Bargaglina. L’uomo gli disse che non ne sapeva niente, ma gli diede una tascata di nebbia che gli sarebbe venuta buona.

Poi passò da un mulino, e il mugnaio era una volpe che parlava. Questa volpe disse: – Sì, lo so chi è la bella Bargaglina, ma è difficile che tu la trovi. Va’ avanti finché non trovi una casa con la porta aperta, entra, vedrai una gabbia di cristallo con tanti campanellini e dentro alla gabbia ci sono le mele che cantano. Tu devi prendere la gabbia, ma guarda che c’è una vecchia che se ha gli occhi aperti dorme e se ha gli occhi chiusi è sveglia.

Il pastore andò; trovò la vecchia con gli occhi chiusi e capì che era sveglia. – Bel giovane, – disse la vecchia, – guardami un po’ in testa se ho dei pidocchi.

Il pastore ci guardò e intanto che la spidocchiava la vecchia aperse gli occhi ed egli capì che si era addormentata. Allora, lesto, prese la gabbia di cristallo e scappò via. Ma i campanellini della gabbia suonarono, la vecchia si svegliò e gli mandò dietro cento cavalli. Il pastore sentendo che i cavalli stavano per raggiungerlo, lasciò cadere il sasso che aveva in tasca. Il sasso si trasformò in una montagna tutta rocce e burroni e i cavalli ci si ruppero le gambe.

I cavalieri rimasti senza cavalli tornarono dalla vecchia, e lei mandò duecento cavalli. Quando il pastore si vide di nuovo quasi raggiunto, buttò via il pettine d’avorio: e il pettine diventò una montagna tutta liscia, e i cavalli ci scivolarono con gli zoccoli e si ammazzarono tutti.

La vecchia allora gliene mandò dietro trecento, ma il pastore tirò fuori la tascata di nebbia e dietro di lui venne tutto scuro e i cavalli si perdettero. Intanto il pastore aveva sete, e non avendo da bere pigliò una delle tre mele dalla gabbia e la tagliò. Sentì una vocina che disse: – Tagliami pianino, se no mi fai male -. Il pastore tagliò pianino, mangiò mezza mela e mezza se la mise in tasca. Così arrivò a un pozzo vicino a casa sua; mise la mano in tasca per mangiare l’altra mezza mela e ci trovò una donna piccina piccina.

  • Io sono la bella Bargaglina, – disse, – e mangio focacce. Vammi a prendere una focaccia perché muoio di fame.

Il pozzo era uno di quei pozzi chiusi, che hanno in mezzo un finestrino, e il pastore mise la donna sul finestrino e le disse di aspettarlo, che le avrebbe portato la focaccia.

Al pozzo veniva a prender acqua una serva che la chiamavano Brutta-schiava. Venne Brutta-schiava, vide la bella donnina sul finestrino del pozzo e disse: – Tu che sei così piccola sei così bella e io che sono grande sono brutta, – e le prese tanta rabbia che la buttò giù nel pozzo.

Quando il pastore tornò, non trovò più la bella Bargaglina e restò disperato.

La madre del pastore prendeva anche lei l’acqua in quel pozzo, e un giorno nel secchio ci trovò un pesce. Portò a casa il pesce e lo fece fritto. Lo mangiarono e le resche le buttarono dalla finestra. Dove caddero le resche ci crebbe un albero e divenne tanto grosso che faceva buio alla casa. Allora il pastore tagliò l’albero e ne fece tanta legna da bruciare e la portò in casa. Intanto sua madre era morta e lui viveva solo, sempre più piccolo e gramo perché non poteva più crescere. Tutti i giorni andava a pascolare e tornava a casa la sera. Ora, quale non fu la sua meraviglia a trovare i piatti e le casseruole che aveva lasciato sporchi al mattino, tutti puliti: e non capiva chi era che li lavasse. Allora si nascose dietro alla porta per vedere chi era: e vide una bella giovane piccola piccola che usciva dal mucchio di legna e gli lavava i piatti, le casseruole, i cucchiai, spazzava in terra, rifaceva i letti; poi apriva la madia, prendeva una focaccia se le la mangiava.

Saltò fuori il pastore e disse: – Chi sei? Come hai fatto a entrare?

  • Io sono la bella Bargaglina, – disse la ragazza. – Quella che ti sei trovato in tasca al posto della mezza mela; la Brutta-schiava m’ha buttato nel pozzo, e son diventata pesce, poi son diventata resche di pesce buttate dalla finestra, da resche di pesce mi sono trasformata in seme d’albero e poi in albero che cresceva cresceva, e poi in ciocchi da bruciare spaccati da te, e ogni giorno quando non ci sei mi ritrasformo in bella Bargaglina.

Ritrovata la bella Bargaglina il pastorello cominciò a crescere, a crescere, e la bella Bargglina cresceva insieme a lui. Finché lui diventò un bel giovane e sposò la bella Bargaglina. Fecero un gran pranzo; io stavo sotto il tavolo, mi tirarono un osso e mi picchiò sul naso, e m’è rimasto lì.

Entroterra genovese

Curiosando qui e là

Si può determinare la velocità dei pensieri?

Il cervello umano è in grado di eseguire un’operazione logica ogni 250 millisecondi. Il pensiero procede attraverso una serie di operazioni, ognuna delle quali consiste nel collegare tra loro informazioni provenienti dall’ambiente esterno o piccole unità di conoscenza già contenute nella memoria, in vista di un obiettivo che il cervello si è dato. Se l’obiettivo per esempio è quello di eseguire una moltiplicazione a più cifre, il cervello utilizzerà le informazioni parziali che fanno già parte del suo bagaglio di conoscenze.

Ogni quarto di secondo, ossia nell’intervallo tra un’operazione e l’altra, il cervello esamina la situazione che si è venuta a creare dopo l’aggiunta delle nuove informazioni e coordina l’azione successiva. In questo processo sono coinvolte in realtà aree diverse e avviene dunque un’integrazione tra diversi centri specializzati. I processi intellettivi superiori, come la capacità di capire un concetto, hanno sede principalmente nei lobi frontali, posti dietro alla fronte. Quando ridiamo per una barzelletta, per esempio, attiviamo i lobi frontali per capirne il senso, ma anche il nucleus accumbens, l’area che corrisponde al centro del piacere, per l’allegria che proviamo, e le aree motrici, sempre nella parte frontale, per muovere i muscoli che disegnano il sorriso.

Un anno di storia in pillole – 2 – accadde nel 1900

Gennaio

Il 14 gennaio vi fu la prima rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini al teatro Costanzi di Roma.

Il 20 gennaio muore a Brantwood lo scrittore inglese John Ruskin.

Il 24 gennaio avvenne la firma della convenzione franco-italiana per la delimitazione dei rispettivi possessi nell’area del mar Rosso.

Il 30 gennaio muore a Torino lo scrittore Vittorio Bersezio autore della famosa commedia – Le miserie d’monsù Travet – .

Il 31 gennaio “Prima” al teatro Manzoni di Milano di Come le foglie di Giuseppe Giacosa.

Febbraio

Il 3 febbraio viene raggiunto un accordo commerciale fra Italia e Stati Uniti.

Il 26 febbraio alla Camera l’opposizione accusa il governo di servirsi della mafia siciliana in occasione delle elezioni. (mio commento: sono passati 120 anni da allora ma la mafia incide ancora nelle varie tornate elettorali)

Il 27 febbraio viene fondato il partito laburista britannico.

L’Italia è sconvolta da una grave epidemia di influenza.

Marzo

Il 12 marzo il governo dell’Orange sposta la capitale da Bloemfontein a Kroonstadt.

Il 13 marzo Bloemfontein viene conquistata dalle truppe britanniche.

Il 15 marzo Prima rappresentazione a Parigi di L’Aiglon di Edmond Rostand, interpretato da Sarah Bernhardt.

Grande successo in Italia del romanzo Il fuoco di Gabriele D’Annunzio.

Aprile

Il 2 aprile viene approvato il nuovo regolamento della Camera dei deputati e reazioni delle sinstre.

Il 14 aprile a Parigi viene inaugurata l’Esposizione universale.

Il 21 aprile a Torino viene inaugurata l’Esposizione internazionale di automobili.

Il 25 aprile La spedizione al Polo Nord del duca degli Abruzzi raggiunge la latitudine di 86°, 34’, mai toccata in precedenza.

Il 26 aprile muore a Milano il giornalista Eugenio Torelli-Viollier, fondatore e direttore del Corriere della Sera e della Domenica del Corriere.

Maggio

Il 10 maggio inaugurazione del museo archeologico e artistico ordinato nel Castello Sforzesco a Milano.

Il 21 maggio ultimatum al governo cinese di tutto il corpo diplomatico accreditato a Pechino per intimare la repressione della rivolta dei Boxer e chiedere la protezione degli stranieri.

Il 24 maggio lo stato d’Orange è annesso alla Colonia del Capo.

Il 30 maggio la città di Johannesburg viene occupata dalle truppe britanniche.

Giugno

Il 3 giugno elezioni politiche in Italia; avanzata delle sinistre.

Il 5 giugno Pretoria è occupata dalle truppe britanniche.

Il 17 giugno le fortificazioni cinesi di Taku sono bombardate da navi europee, americane e giapponesi in risposta alle azioni dei boxer.

Il 18 giugno dimissioni del ministero Pelloux.

Il 20 giugno i boxer assediano le legazioni europee a Pechino.

Il 24 giugno viene costituito, in Italia, un nuovo ministero presieduto dall’onorevole Giuseppe Saracco.

Luglio

Il 7 luglio il Consiglio dei ministri decide di mandare un contingente di truppe italiane contro i boxer.

Il 9 luglio nasce la Federazione Australiana.

Il 19 luglio partono da Napoli le truppe italiane dirette in Cina.

Il 29 luglio l’anarchico Gaetano Bresci uccide a Monza con tre colpi di rivoltella il re Umberto I. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III.

Agosto

Il 9 agosto si svolgono a Roma i solenni funerali di Umberto I, che viene sepolto al Pantheon.

Il 14 agosto le truppe della spedizione internazionale entrano a Pechino e liberano dall’assedio le legazioni straniere.

Il 25 agosto muore il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

Il 29 agosto la corte di assise di Milano condanna all’ergastolo l’anarchico Gaetano Bresci.

Settembre

Il 1 settembre il Transvaal viene annesso alla Colonia del Capo.

Il 11 settembre il duca degli Abruzzi giunge a Cristiania (Oslo) di ritorno dalla spedizione polare.

Ottobre

Il 17 ottobre Bernhard von Bulow diventa cancelliere dell’impero tedesco.

Novembre

Il 6 novembre William MacKinley, repubblicano, viene confermato per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti.

Il 12 novembre nasce a Torino la prima università popolare.

Chiusura dell’Esposizione di Parigi.

Dicembre

Il 2 dicembre eccezionale piena del Tevere. I quartieri bassi di Roma vengono inondati dalle acque del fiume.

Il 14-16 dicembre conversazioni Italo-francesi e preparazione dell’accordo franco-italiano per il Marocco e Tripoli.

Il 19 dicembre Lenin fonda a Monaco di Baviera il giornale Iskra (la scintilla).

Il 29 dicembre prima rappresentazione italiana al teatro alla Scala di Milano del melodramma di Wagner Tristano e Isotta.

L’angolo della Poesia

Decisione – versione

Mi piacerebbe comprare un uccellino,

per sistemarlo fuori al balcone,

per sentirlo cantare a tutte le ore

insieme a tutti gli uccellini del rione.

Mi fermo spesso al negozio degli animali,

lo scelgo, lo guardo, e contratto anche il prezzo,

ma poi mi manca sempre di decidere

e, ringraziando, dico “Poi ci penso”.

Non è per il prezzo, no, per l’amor di Dio,

la questione è solo di coscienza;

un uccellino in una gabbia non sta bene

e a me sembrerebbe proprio una violenza.

Anche per me è stata la stessa cosa,

e, per poter vivere senza sorprese,

mi sono infilato dentro una gabbia

perdendo la libertà per pochi soldi al mese.

Però non mi lamento, lo dico per davvero,

perché dentro quella gabbia ci trovai

un’altra creatura, l’anima gemella,

e mi dimenticai che stavo in una cella.

Perciò tenendo conto di questo fatto,

ho deciso che mi tolgo lo sfizio.

Però nella gabbia sai cosa faccio?

Ci metto una canarina e un cardellino.

(M. Lianza)

La salute dalla A alla Zeta – Dizionario della salute – 8

Acqua

Per quanto sia una sostanza semplice (formata da due atomi di idrogeno legati a un atomo di ossigeno, H2O), l’acqua è essenziale per tutte le manifestazioni della vita. Talune forme di vita semplici, per esempio alcuni microorganismi, possono sopravvivere in uno stato di sospensione della vitalità per anni o decenni, senza acqua. Tuttavia anch’esse hanno bisogno di acqua per compiere funzioni come la crescita e la riproduzione.

L’acqua è la sostanza più diffusa nel corpo umano (e anche una delle più abbondanti sulla Terra). Il 99% circa delle molecole dell’organismo è formato da acqua, che rappresenta però una percentuale minore del peso corporeo (il 60% circa, in un uomo di media corporatura). Quindi un uomo che pesi 70 kg contiene circa 42 litri di acqua, di cui circa 28 si trovano all’interno delle cellule e 14 litri sono invece extracellulare. Circa 3-4 litri di acqua extracellulare si trovano nel plasma sanguigno, nella linfa e nel liquido cerebrospinale; i restanti 10-11 litri sono nel liquido tessutale.

Ruolo nell’organismo

L’acqua è indispensabile all’esistenza perché rappresenta il mezzo in cui avvengono tutte le reazioni metaboliche. E’ anche il mezzo di trasporto delle sostanze disciolte in essa, come gli ioni. Il plasma sanguigno porta l’acqua a tutti i tessuti del corpo; asporta anche gli eccessi di acqua dai tessuti perché venga eliminato dall’organismo a opera del fegato, dei reni, dei polmoni e della pelle. Lo scambio di acqua tra il sangue e le cellule dei tessuti avviene attraverso il liquido tessutale, in cui sono immersi tutti gli elementi cellulari. Il passaggio dell’acqua presente nel liquido tessutale all’interno e all’esterno delle cellule avviene attraverso un processo chiamato osmosi.

Equilibrio idrico

L’acqua viene assunta nell’organismo non solo attraverso le bevande ma anche tramite i cibi; inoltre, una piccola quantità di acqua si forma all’interno del corpo dal metabolismo degli alimenti (acqua metabolica). L’acqua esce dal corpo sotto forma di urina, di sudore, di feci e di vapore acqueo che viene eliminato insieme all’aria espirata.

La quantità di acqua che va perduta sotto forma di vapore dipende tuttavia dall’attività fisica e dalla temperatura esterna; la quantità che viene eliminata dall’organismo sotto forma di urina dipende in gran parte dalla quantità di liquidi ingerita.

Per un adeguato funzionamento dei processi metabolici, la quantità di acqua presente nell’organismo deve restare all’interno di limiti relativamente ristretti; questa stabilità viene ottenuta attraverso l’attività dei reni, che controllano l’equilibrio tra assunzione ed eliminazione dei liquidi regolando la quantità di acqua escreta dall’organismo con l’urina. Il volume minimo giornaliero di urina necessario per eliminare le scorie dall’organismo e 0,5 litri; tuttavia, in genere, la maggior parte degli adulti sani produce circa 1,5 litri di urina al giorno. La quantità di urina escreta al di sopra del minimo viene controllata soprattutto dall’ADH (ormone antidiuretico), prodotto dalla parte posteriore dell’ipofisi, che agisce sui reni riducendo l’escrezione dell’acqua.

L’equilibrio idrico dell’organismo viene regolato anche mediante un altro meccanismo. Se c’è un eccesso di qualsiasi sostanza (per esempio, zucchero o sale) sciolta nel sangue, che deve essere escreta dal rene, è necessaria una maggiore quantità di acqua per compiere questa funzione. Ciò può provocare disidratazione nonostante un aumento della produzione di ADH, tuttavia, in genere, l’eccesso è compensato da un aumento dell’ingestione di acqua in risposta alla comparsa di sete.

In alcune patologie, come l’insufficienza renale o lo scompenso cardiaco con l’urina viene escreta una quantità di acqua insufficiente e ciò provoca edema. Continua domani.

CANCRO – 22 GIUGNO – 22 LUGLIO

Governato dalla Luna – elemento acqua – colori: grigio perla, grigio, azzurro argento – simboleggiato dal granchio.

Il Cancro, primo segno d’Acqua, si riferisce alle acque primordiali e al mondo dell’affettività; potrebbe essere simboleggiato dall’uovo; ricorda l’oceano primitivo, l’ambiente placentare, fonte della vita. Affettuoso, amichevole, tenero e protettivo, il Cancro offre a chi ama tutto ciò che può desiderare, specialmente se si tratta di buona cucina e di una casa confortevole. Per i nati sotto questo segno è infatti molto importante la famiglia, che svolge un ruolo di primo piano nella loro vita. Alcuni cancerini, che non vogliono costruirsi una famiglia, finiscono per cercarsi un gruppo di amici o partecipano attivamente a qualche associazione che di fatto la sostituisce. Spesso il loro lavoro implicano che essi debbano in qualche modo prendersi cura degli altri, il che per il Cancro è come avere una vasta “famiglia” cui badare. La casa è il rifugio cui il Cancro ricorre per sentirsi al sicuro. I nativi del segno sono soddisfatti e felici quando possono stare nella loro casa, escludendo tutto il resto del mondo. Sebbene alcuni cancerini amino invitare amici e circondarsi di gente, nella maggior parte dei casi preferiscono mantenere la vita di famiglia più riservata e separata dall’ambito lavorativo. Quando invitano un amico a casa propria, questo può ritenersi lusingato perché di fatto ha ricevuto un grande onore. La casa tipica del Cancro è molto accogliente e confortevole; solitamente è piena di “ricordi”, di cui il Cancro ama circondarsi, in particolare fotografie e oggetti acquistati in passato. Tuttavia è anche possibile che la casa del cancerino sia in realtà una sorta di deposito da robivecchi, piena di oggetti inutili e magari rotti, che non riesce a buttare via, pensando che magari potrebbero un giorno essergli utili. Anche nei rapporti interpersonali il Cancro dimostra il suo attaccamento al passato. Quando è ormai evidente a tutti che un rapporto è finito, il Cancro non sa risolversi a dire addio e lasciare il passato dietro di sé. Non tutti i segni possono avere con il Cancro un buon rapporto di coppia, dal momento che il Cancro è estremamente protettivo oltre che casalingo; pertanto i segni che presentano particolarmente amore per la libertà e l’indipendenza finiscono per sentirsi soffocati dal dover continuamente dire dove vanno e cosa fanno. Per contro i segni con un più profondo livello emotivo e affettivo saranno felici di ricevere tante premure.

Raramente i cancerini riescono a nascondere i loro sentimenti: piangono facilmente e sono sentimentali e nostalgici. Spesso hanno difficoltà a dire ciò che provano e preferiscono starsene in silenzio finché non vengono gentilmente costretti a esprimere le loro emozioni. In genere sono piuttosto permalosi, si offendono facilmente e si sentono feriti da parole o azioni che agli altri possono sembrare prive di importanza. Sono in genere anche molto sospettosi e stanno sempre sulla difensiva. Questa caratteristica si connette piuttosto strettamente con un altro atteggiamento tipico del Cancro: il pessimismo, talvolta esasperato. In ogni caso prevedono sempre il peggio e si preoccupano eccessivamente. Dotati di grande fantasia, immaginazione e sensibilità hanno bisogno di scegliere bene l’ambiente in cui vivere o le persone da frequentare perché hanno la capacità di assorbire le energie positive o negative che li circondano. Questa caratteristica insieme alla tendenza alla preoccupazione e al pessimismo, può causare ai cancerini stati di malattia sia sul piano fisico, sia su quello mentale con particolare riferimento alle affezioni psicosomatiche dell’apparato digerente.

Locali storici e tipici napoletani

Istituto Omeopatico

Piazza Dante 41/a

Aperta nel 1896, è ancora oggi l’unica farmacia esclusivamente omeopatica in Italia.

Mobili d’epoca, targhette di ottone, vasi maiolicati, mortai in pietra, una raccolta di testi omeopatici antichi: in un ambiente che ha conservato i segni del passato, i metodi tradizionali di preparazione delle medicine si coniugano con un laboratorio che ha strutture d’avanguardia.

Il reparto di erboristeria offre una vasta scelta di creme, saponi, sali da bagno, lozioni, profumi.

Monumenti di Napoli

Chiesa del Gesù delle Monache

Via Porta San Gennaro 14/16

Fondati nei primi del Quattrocento, la chiesa e l’annesso convento furono ristrutturati nella seconda metà del Cinquecento: l’elegante prospetto, con statue seicentesche inserite in finestre che danno nell’atrio e modanature in piperno, anticipa il motivo della ‘doppia facciata’, assai diffuso nel secolo successivo.

L’interno è fastoso, con dipinti, tra gli altri, di Luca Giordano, Paolo de Matteis e Francesco Solimena: alla fine del Seicento risale l’intervento di Arcangelo Guglielmelli, che ristrutturò la zona dell’abside coprendola con cupolino ellittico.

Nel 1731 il padre domenicano Enrico Pini disegnò l’altare maggiore in marmi policromi e pietre dure, sovrastato dalla scenografica “macchina” barocca del 1680 di Arcangelo Guglielmelli.

L’accesso al convento, un tempo in fondo al vicoletto omonimo, è oggi al n. 101 di via Luigi Settembrini: all’interno, ambienti settecenteschi affrescati come l’elegante refettorio colonnato, progettato dal Pini, e il vestibolo.

La chiesa è sede della parrocchia di San Giovanni in Porta.

La ricetta del giorno

Crostata di nocepesche

Ingredienti: pasta frolla 500 gr, nocepesche mature 500gr, ciliegine candite 50 gr, mandorle pelate 100 gr, zucchero 100 gr, 2 uova, farina, 1 bustina di lievito in polvere, burro 50 gr, latte 1 dl, 1 limone, confettura di albicocca 50 gr.

Esecuzione: Stendere la pasta, foderare una tortiera imburrata e infarinata, bucherellarne il fondo e spalmarvi sopra la confettura di albicocche.

Tagliare a metà le nocepesche e in ogni mezzo frutto mettere una ciliegina candita, poi sistemarle sulla pasta con la parte convessa verso l’alto.

Mescolare in una ciotola la farina con lo zucchero, il lievito e le mandorle tritate, incorporarvi le uova, il burro fuso, la scorza grattugiata del limone, il latte, amalgamare bene il composto e versarlo sulle nocepesche.

Livellare il bordo eliminando la pasta eccedente e decorarlo in giro con i rebbi di una forchetta.

Cuocere la crostata in forno già caldo a 170° per poco meno di un’ora.

La favola del giorno

Napoli ieri oggi e domani

La baba-jaga
e Scriocciolino

C’erano una volta un vecchio e una vecchia che non
avevano figli. Per quanto facessero e pregassero Dio, la vecchia non rimaneva
incinta. Un giorno, il vecchio andò nel bosco a raccogliere funghi; per la
strada incontra un vegliardo. “Io so – dice – quello che ti preoccupa; non
pensi che ad avere bambini. Fa’ il giro del villaggio, prendi un uovo in ogni
casa e falli covare a una gallina; vedrai tu stesso cosa ne verrà fuori!” Il
vecchio rientrò al villaggio, che comprendeva quarantuno famiglie; andò di izba
in izba, si fede dare da ognuno un uovo e fece covare le quarantuno uova a una
gallina. Dopo due settimane, il vecchio guarda, anche la vecchia guarda: da
quei gusci erano nati dei ragazzini; quaranta sani e vigorosi, il
quarantunesimo, invece, non era riuscito bene: fragile e gracile! Il vecchio
diede ai bambini dei nomi…

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Curiosando qui e là

Napoli ieri oggi e domani

Un po’ di
numeri sul cioccolato

3 miliardi sono i
chilogrammi di cacao grezzo che ogni anno vengono lavorati in tutto il mondo.

1,25 miliardi
erano i semi di cacao che facevano parte del tesoro reale di Montezuma
II e che Hernan Cortes nel 1520 rubò agli Aztechi. Tanti, ma oggi non
basterebbero nemmeno per fabbricare i

36 milioni di chilogrammi
di Nutella che ogni anno in tutto il mondo vengono spalmate sul pane.

720 mila sono le
tonnellate di prodotti a base di cioccolato che ogni anno escono dalle
industrie dolciarie tedesche (la Germania è il maggior produttore in Europa),
mentre solo

207 mila tonnellate
sono quelli che escono dalle industrie dolciarie italiane.

76 mila sono sempre
in Italia, le tonnellate di cioccolato venduto sotto forma di cioccolatini e quasi

30 mila sono le
tonnellate di quello venduto in tavolette, al latte o fondente.

350 sono gli anni
trascorsi…

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Pillole & Pasticche

Napoli ieri oggi e domani

Pillole –
piccole sferiche, un tempo erano confezionate dai farmacisti
.

Compresse –
di aspetto rugoso, sono formate compattando principi attivi in polvere. Se hanno
un rivestimento in zucchero si chiamano confetti.

Pastiglie –
sono quelle che si sciolgono in bocca. Un sinonimo, talora usato per le droghe,
è pasticche.

Capsule – L’involucro
esterno è di gelatina, rigida o molle, a elevata disgregabilità per un’azione
più rapida.

Soltanto in Italia si vendono ogni anno 1,5 miliardi
di confezioni medicinali, che contengono circa 20 miliardi di pillole, 600 al
secondo. Nel mondo, il record assoluto va a una decina di nomi (per esempio
alcuni farmaci contro l’ulcera o anticolesterolo) di ciascuno dei quali si
producono, ogni anno, circa 4,5 miliardi di pezzi. E non è finita, perché sotto
forma di pillole non si vendono soltanto molti medicinali, ma anche droghe come
l’ecstasy, integratori alimentari, vitamine, specialità dimagranti e così via.

Ma…

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Arte – Cultura – Personaggi

Napoli ieri oggi e domani

Francesco
Petrarca

La vita

La vita del Petrarca fu caratterizzata da una
instabile mobilità e, nello stesso tempo, dalla mancanza di avvenimenti
decisivi che determinassero svolte brusche e profonde.

Nato ad Arezzo nel 1304 da Eletta Canigiani e dal
fiorentino ser Petracco, un notaio esiliato nel 1302, nel 1312 fu condotto dai
genitori ad Avignone, sede dal 1305 della curia papale e diventata perciò un
centro cosmopolita e importante. Il padre lavorò in curia, il figlio visse con
la madre a Carpentras, dove studiò con il grammatico Convenevole da Prato; fu
poi a Montpellier, dove studiò diritto, e passò nel 1320, assieme al fratello
Gherardo, a Bologna, per tornare ad Avignone nel ’26 dopo la morte del padre.

Furono, questi, anni di studi ma anche di mondanità e
di galanterie, continuate ad Avignone, dove si legò con la potente famiglia
romana dei Colonna; aveva preso intanto gli ordini minori che…

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