la favola del giorno

LA ZANZARA

Ngoe Tam, un modesto agricoltore, aveva sposato Nhan Djep.

I due giovani erano poveri, ma in ottima salute e sembravano destinati a gioire della felicità di una semplice vita contadina. L’uomo lavorava in una risaia e coltivava un piccolo campo di gelsi, la moglie era impegnata ad allevare bachi da seta. Ma Nhan Djep era una civetta; ella era pigra e sognava solo lussi e piaceri, però era anche abbastanza intelligente da nascondere i suoi desideri e le sue ambizioni al marito il cui amore era genuino anche se egli non era né esigente né perspicace, anzi pensava che la moglie fosse contenta della sua sorte.

Ngoe Tam si impegnava con assiduità per alleviare la loro povertà e migliorare le loro condizioni di vita.

Improvvisamente Nhan Djep morì. Ngoe Tam precipitò in una così fonda disperazione che non volle lasciare il corpo della moglie e si oppose alla sua sepoltura.

Un giorno, dopo aver venduto i suoi beni, egli si imbarcò in un sampan con la bara e partì. Una mattina si trovò ai piedi di una fragrante e verde collina che profumava la campagna; egli si diresse verso la terra e scoprì migliaia di fiori rari e frutteti carichi delle più diverse qualità di frutta. Qui egli incontro un vecchio appoggiato ad una canna di bambù che aveva i capelli bianchi come il cotone, il volto rugoso ed abbronzato, ma sotto le ciglia bionde gli occhi brillavano come quelli di un giovinetto. Per questa caratteristica riconobbe in lui il Genio della Medicina il quale viaggiava per tutto il mondo sulla sua montagna, Thien Thai, per insegnare la sua scienza agli uomini ed alleviare le loro malattie.

Ngoe Tam si gettò ai piedi del Genio; allora questi gli disse:

-poiché ho conosciuto la tua virtù, Ngoe Tam, ho fermato la montagna sul tuo cammino. Se lo desideri, ti ammetterò nel gruppo dei miei discepoli.

Ngoe Tam lo ringraziò calorosamente, ma rispose che desiderava vivere con sua moglie. Egli non aveva mai pensato ad altra vita se non a quella sola che avrebbe voluto trascorrere con lei perciò supplicò il Genio di farla resuscitare.

Il Genio lo guardò con gentilezza mista a pietà e disse:

-Perché ti aggrappi a questo mondo di amarezze e di rancore? Le rare gioie della vita sono soltanto un inganno. Quanto sei stato sciocco ad affidare il tuo destino ad una creatura debole ed instabile! Io voglio esaudire il tuo desiderio, ma temo che più tardi lo rimpiangerai.

Allora, ad un ordine del Genio, Ngoe Tam aprì la bara, si tagliò la punta di un dito e lasciò che tre gocce di sangue cadessero sul corpo di Nhan Djep. La morta aprì gli occhi lentamente, come se si svegliasse da un sonno profondo. Poi le sue facoltà ritornarono rapidamente.

-Non dimenticare i tuoi obblighi – l’ammonì il Genio – ricorda la devozione di tuo marito. Che siate entrambi felici.

Durante il viaggio di ritorno verso casa, Ngoe Tam remò giorno e notte, impaziente di raggiungere nuovamente il suo paese natio. Una sera egli approdò in un porto e scese per fare provviste. Mentre era assente, una grande nave accostò alla banchina e il proprietario, un ricco mercante, colpito dalla bellezza di Nhan Djep, incominciò a parlare con lei e la invitò a bordo del suo vascello. Non appena la donna fu salita, dette l’ordine di levare l’àncora e di salpare.

Ngoe Tam cercò sua moglie per un mese, prima di trovarla a bordo del vascello del mercante. Senza la minima esitazione, ella rispose alle sue domande: si era abituata alla nuova vita che la soddisfaceva completamente e rifiutò di ritornare a casa con lui. Allora, per la prima volta, Ngoe Tam la vide nella sua vera luce ed improvvisamente sentì svanire tutto l’amore che aveva per lei tanto che non desiderò più il suo ritorno.

-Sei libera – le disse – restituiscimi solo le tre gocce di sangue che ti ho dato per riportarti in vita. Non voglio lasciarti la pur minima traccia di me.

Felice di essere lasciata libera così a buon prezzo, Nhan Djep prese un coltello e si tagliò sulla punta di un dito, ma non appena il sangue incominciò a scorrere, ella impallidì e cadde al suolo. Dopo un istante era morta.

Ma la frivola donna non si rassegnò ad abbandonare per sempre questo mondo; ella ritornò sotto la forma di un piccolo insetto e seguì implacabilmente Ngoe Tam per rubargli le tre gocce di sangue che le avrebbero restituito la vita umana. Giorno e notte tormentò l’ex marito ronzandogli intorno continuamente, protestando la sua innocenza e chiedendogli perdono.

In seguito fu chiamata “zanzara” e, per nostra sfortuna, la sua razza si è moltiplicata molte volte.

Anonimo vietnamita. Da Vietnamese Legends, a cura di G.F. Schultz, ed. Charles E. Tuttle Company, trad. di A. Trautteur.

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