Città e Paesi della Campania – Acerra – 2

Nel lontano passato il bacino idrico del Clanio era tanto ramificato da porre seri problemi agli abitanti poiché si verificavano impaludamenti e inondazioni, che, tuttavia, in caso di battaglia, avevano una loro funzione strategica perché rendevano la città di Acerra una fortezza difficilmente espugnabile. Già Virgilio, nelle Georgiche, parlava dell’insalubrità dell’aria acerrana, sostenendo che la città era deserta perché infestata dalle esalazioni delle acque malsane: vacuis Clanius non aequus Acerris (il Clanio infesto alla deserta Acerra).

Verso la metà del cinquecento erano cominciati i lavori per il prosciugamento della piana del Clanio, per mezzo dei quali si ottenne un notevole miglioramento della produzione agricola e in parte si risolse la piaga della malaria.

I lavori di canalizzazione, che facevano parte di un imponente progetto di bonifica relativo a una vasta zona della pianura campana, presero il nome di Regi Lagni, da un’alterazione del nome latino del fiume Clanio, Clanis. I Lagni, che raccolgono anche le acque di scolo delle campagne, confluivano un tempo, attraverso tortuosi canali, a sud di Acerra per poi sfociare vicino al lago Patria.

Durante il periodo spagnolo furono attuate ulteriori bonifiche da Pietro di Toledo e dal Conte di Lemos. Quest’ultimo affidò la direzione dei lavori a Domenico Fontana, che fece ripulire il fondo dei canali, accrescere la pendenza e rettificare il corso di quelli più tortuosi, mantenendo le acque provenienti dai monti separate da quelle risultate dal drenaggio delle campagne. L’opera di bonifica fu sospesa per mancanza di fondi e non fu sufficiente a sanare in modo definitivo la zona.

Altri lavori sul terreno paludoso dei Regi Lagni furono fatti fra il 1730 e il 1750, e anch’essi contribuirono a migliorare la produttività agricola. Significativa fu anche la crescita del numero e dell’importanza dei mercati: ciò spiega la presenza in città di una comunità ebraica, probabilmente raccoltasi in un quartiere a sé stante. Ancora nell’Ottocento però, sotto il governo murattiano, la situazione economica non era florida: colture e allevamenti erano rovinati dall’allagamento delle campagne.

Nel 1858, anno in cui scrive su Acerra lo storico Gaetano Caporale, ci fu il completamento della pavimentazione delle strade e delle piazze che erano ancora in terra battuta e venne costruito un nuovo sistema fognario che incanalava le acque verso i Regi Lagni.

A partire dalla metà del XIX secolo la popolazione di Acerra grazie alla bonifica subì un notevole incremento, per cui le case non furono più sufficienti: la cittadina si estese allora lungo le vie per Pomigliano e per Benevento.

L’Unità d’Italia non arrecò particolari benefici alla città, che fu anche teatro di scontri tra Guardia nazionale e briganti: fra i tanti furono catturati anche i componenti della banda Curcio, uno dei gruppi più pericolosi. Nel 1895 la folla affamata fu protagonista di tre giorni di tumulti durante i quali furono danneggiati gli uffici del dazio e saccheggiate le case di alcuni ricchi possidenti.

Tra il 1900 e il 1914 si registrò in Terra di Lavoro un diffuso calo demografico dovuto alla cospicua emigrazione verso gli Stati Uniti. Tale fenomeno si avvertì particolarmente ad Acerra, dove le condizioni di vita erano particolarmente difficili: basti pensare che i lavoratori agricoli percepivano un reddito annuo di appena trecento lire.

La popolazione riprese a crescere solo dopo la prima guerra mondiale, quando Acerra riaffermò ancora la sua antica funzione di polo di attrazione, non soltanto agricolo, ma anche industriale. Dall’inizio del novecento a oggi la città ha subito nei quartieri sorti attorno al centro storico un rapido e caotico sviluppo, reso possibile dalla totale bonifica delle campagne circostanti.

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