Manuale del fardasè in casa – 3 – L’arte di piantare un chiodo

Non è sufficiente infatti prendere un chiodo nella mano sinistra e un martello in quella destra, e cominciare a battere. Senza alcune nozioni fondamentali sui tipi di chiodi e sul modo di usare il martello, non è possibile eseguire questa operazione a regola d’arte, o con risultati soddisfacenti.

Scelta dei chiodi da usare.

La scelta del tipo di chiodo più adatto per una unione di parti può essere oggetto di discussioni interminabili, in quanto vi sono centinaia di tipi e formati di chiodi. Innanzi tutto, quello che solitamente viene chiamato chiodo per gli esperti è una punta trafilata, ricavata a macchina da filo di acciaio (o da altro filo metallico). I chiodi comuni di acciaio non temprato sono quelli più facilmente reperibili in commercio e presentano lo svantaggio di arrugginire molto presto a causa dell’umidità. Per usi particolari si trovano peraltro chiodi ramati, zincati o altrimenti protetti dalla ruggine (da usarsi ad esempio per fissare pannelli a supporto di intonaco, ecc.). Per impieghi ancora più particolari vi sono chiodi in rame, ottone, metallo leggero e acciaio legato. Tra i chiodi speciali vanno inclusi quelli in acciaio temprato, riconoscibili dal colore azzurro, da usarsi per legni duri, pareti di mattoni o su altre strutture robuste.

I chiodi si differenziano anche secondo la lunghezza, lo spessore e la forma della testa. Solamente con la pratica si impara a capire qual è il chiodo più adatto per le varie lavorazioni. Inizialmente è bene attenersi ai consigli del negoziante.

I chiodi normalmente si comprano a peso. In ogni confezione, accanto all’indicazione dell’articolo (ad esempio “chiodi trafilati”) e della forma della testa (ad esempio “testa piatta”), sono riportate le abbreviazioni relative a lunghezza e spessore. L’abbreviazione “ 25 X 55 “ indica chiodi dello spessore di 2,5 mm e della lunghezza di 55 mm. La prima cifra da il diametro del chiodo in decimi di mm, la seconda la lunghezza in mm.

Come usare un martello.

In primo luogo è necessario disporre di un attrezzo in perfetto ordine; il manico deve essere fissato saldamente a mezzo cuneo di bloccaggio e la testa (bocca e penna) non deve essere danneggiata. I principianti generalmente afferrano il manico nella parte centrale, credendo di usare meglio l’attrezzo. La dimostrazione che questo sistema di impugnatura è errato si avrà quando i chiodi risulteranno piantati di sbieco o si piegheranno. La testa del martello deve colpire la testa del chiodo perpendicolarmente; e questo è possibile solo se si impugna il manico del martello nella parte terminale. Tenendo il martello nel modo corretto, può darsi che piantando i primi chiodi si facciano danni ancora maggiori di quelli causati impugnando l’attrezzo al centro del manico, ma la causa risiede nella scarsa pratica di chi usa il martello.

Come piantare un chiodo.

Il sistema corretto è il seguente: mettere il chiodo sul punto esatto, possibilmente segnato prima (è consigliabile accostare dapprima il chiodo tenendolo inclinato, per collocarlo più esattamente sul punto segnato), renderlo perfettamente verticale e configgerlo nella superficie. Il chiodo va fissato battendo ripetuti colpetti con la massa del martello (la penna va usata solamente per chiodi molto piccoli) finché esso penetra tanto profondamente da non potere più muoversi. Si aumenta quindi gradatamente la forza dei colpi di martello e si configge il chiodo fino in fondo con gli ultimi colpi. Si deve fare attenzione a non danneggiare la superficie di lavoro.

Per la buona tenuta di una giunzione non è importante lo spessore del chiodo, ma la profondità di penetrazione. Ad esempio, nell’unione ad angolo retto di due tavole, il chiodo risulterà piantato correttamente se penetra per 1/3 della sua lunghezza nella tavola superiore, e per gli altri 2/3 in quella inferiore. In una giunzione di questo tipo il bordo della seconda tavola generalmente è stato ricavato segando trasversalmente alla direzione delle fibre del legno la tavola acquistata. Nel legno tagliato in questa direzione i chiodi spesso non offrono un buon rendimento di resistenza. E’ comunque possibile migliorarne la tenuta, configgendoli in questo caso di sbieco, inserendoli alternativamente inclinati verso destra e verso sinistra.

Accorgimenti nel piantare i chiodi.

E’ possibile ricorrere ad accorgimenti particolari, sia per aumentare la resistenza, sia per valorizzare una chiodatura. Usando tavole molto sottili e listelli, i chiodi spesso si comportano come cunei e fendono il legno. Si evita questo inconveniente praticando un piccolo foro d’invito con un succhiello o con un trapano a mano, oppure ribadendo la punta del chiodo. Per quest’ultima soluzione, si colloca su un supporto fisso il chiodo con la testa in basso e si smussa la punta con un paio di colpi di martello.

Nei lavori semplici ha maggiore importanza la resistenza che la bellezza, come ad esempio nella costruzione di porte per cantina o di casse fatte di tavole. In questi casi si usano chiodi la cui lunghezza è maggiore dello spessore delle due tavole sovrapposte. La parte di punta del chiodo che risulterà sporgente dovrà essere voltata sopra un tondino o un chiodo grosso, e quindi conficcata nel legno a mo’ di graffa. Non è consigliabile rivoltare semplicemente la punta del chiodo senza farla penetrare.

Se a lavoro finito la testa del chiodo non deve risultare visibile, vanno usati chiodi a testa ricalcata.

E’ possibile far scomparire le teste di tali chiodi entro il legno per una profondità di 2-3 mm, usando un accecatoio o anche un semplice chiodo, grosso e robusto. Il foro in superficie va successivamente stuccato.

Il metodo (spesso suggerito) di oliare o ingrassare i chiodi presenta i suoi svantaggi. Facilità la penetrazione, ma il chiodo non rimane così fisso nella sua sede come con il sistema normale “a secco”: infatti, il grasso resinifica e tra chiodo e legno viene a formarsi una specie di strato di separazione. Minori inconvenienti si hanno insaponando i chiodi, comunque i falegnami li usano a secco.

Estrazione dei chiodi.

Per estrarre un chiodo va usata la tenaglia comune. L’attrezzo esercita meglio la sua azione di leva se impugnato nella parte inferiore delle braccia. Nell’estrarre il chiodo la tenaglia non va mossa lateralmente in su e in giù, ma – poggiandola sulla parte incurvata di una guancia – va fatta ruotare verso la superficie di lavoro. La pressione esercitata può danneggiare tale superficie, e di conseguenza va sempre usato un supporto. Quando più profondamente la tenaglia afferra il chiodo, minore è la forza necessaria per estrarlo. Non si deve cercare di togliere il chiodo in una sola volta, ma è consigliabile ripetere il movimento di rotazione più volte, tenendo il chiodo con la parte terminale delle guance. In caso di chiodi inseriti molto profondamente è conveniente usare un tirachiodi, che ha un maggiore effetto di leva: non è consigliabile riutilizzare i chiodi che si piegano quando vengono piantati, se non in caso di necessità.

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