La favola del giorno

L’ASINO, IL BUE E IL BIFOLCO – 2

A questo punto il gran visir, rivolgendosi a Sherazad, le disse:

“Figlia mia, voi fate come quell’asino, vi esponete alla rovine per la vostra falsa prudenza. Statemi a sentire, restate tranquilla e non cercate di anticipare la vostra morte.

  • Padre mio, rispose Sherazad, – l’esempio che mi avete portato non è capace di farmi cambiare idea, e non cesserò di importunarvi finché non avrò ottenuto da voi che mi presentiate al sultano per essere la sua sposa. – il visir, vedendo che la figlia continuava a persistere nella sua richiesta, replicò:
  • Ebbene! poiché non volete abbandonare la vostra ostinazione, sarò costretto a trattarvi nello stesso modo in cui il mercante del quale vi ho parlato trattò poco tempo dopo la moglie; ecco come la trattò.”

Il mercante, avendo saputo che l’asino era in uno stato pietoso, fu prenchoso dalla curiosità di sapere che cosa sarebbe avvenuto tra lui e il bue. Perciò, dopo cena, uscì al chiaro di luna e andò a sedersi vicino ad essi insieme con la moglie. Arrivando udì l’asino che diceva al bue:

“Compare, ditemi, vi prego, che cosa intendete fare quando domani il bifolco vi porterà da mangiare?

  • Che cosa farò? – rispose il bue. – Continuerò a fare ciò che mi hai insegnato. Dapprima mi allontanerò, poi presenterò come ieri le corna, farò l’ammalato e fingerò di essere agli estremi.
  • Guardatevene bene, – l’interruppe l’asino, – significherebbe la vostra rovina. Infatti questa sera, tornando a casa, ho udito il mercante nostro padrone dire una cosa che mi ha fatto tremare per voi.
  • Eh! che avete udito? – domandò il bue; – non nascondetemi nulla, di grazia, mio caro Sveglio.
  • Il nostro padrone, – riprese l’asino, – ha detto al bifolco queste tristi parole: “poiché il bue non mangia e non si regge in piedi, voglio che sia ucciso domattina stessa. Della sua carne faremo, per amor di Dio, un elemosina ai poveri e, quanto alla sua pelle, che potrà esserci utile, la darai al conciatore. Non dimenticare, dunque, di far venire il macellaio.” Ecco che cosa dovevo dirvi, – soggiunse l’asino; – l’interesse che nutro per la vostra vita e l’amicizia che ho per voi mi costringono ad avvertirvi e a darvi un nuovo consiglio: appena vi porteranno le vostre fave e la vostra paglia, alzatevi e gettatevici sopra con avidità; così il padrone penserà che siete guarito e revocherà certamente il decreto di morte. Se agirete altrimenti, è finita per voi.”

Questo discorso produsse l’effetto previsto dall’asino. Il bue ne fu stranamente turbato e muggì di terrore. Il mercante, che li aveva ascoltati con molta attenzione, scoppiò a ridere così forte da stupire molto la moglie.

“Ditemi, – gli disse, – perché ridete così forte, affinché possa ridere con voi.

  • Moglie mia, – le rispose il mercante, – accontentatevi di udirmi ridere.
  • No, – riprese la donna, – voglio conoscerne il motivo.
  • Non posso darvi questa soddisfazione, – replicò il marito, – sappiate soltanto che rido di quello che il nostro asino ha detto al nostro bue; il resto è un segreto che non mi è permesso rivelarvi.
  • E chi vi impedisce di svelarmi questo segreto? – replicò la moglie.
  • Dovete sapere che, se ve lo dicessi, – rispose il mercante, – mi costerebbe la vita.
  • Vi prendete giuoco di me, – esclamò la donna; – ciò che mi dite non può esser vero. Se non mi confessate subito perché avete riso, se rifiutate di farmi sapere quel che l’asino e il bue hanno detto, giuro per il gran Dio che è in cielo, che non vivremo mai più insieme.”

Dette queste parole, rientrò in casa e si mise in un cantuccio dove passò la notte a piangere con tutta la sua forza. Il marito andò a letto solo e, il giorno dopo, vedendo che la moglie non smetteva di lamentarsi, le disse:

“Non siete saggia ad affliggervi in questo modo: non merita la pena. Per voi è così poco importante conoscere il discorso dei due animali quanto per me tenerlo segreto. Dunque non ci pensate più, ve ne scongiuro.

  • Continuo a pensarci tanto, – rispose la donna, – che non cesserò di piangere finché non avrete soddisfatto la mia curiosità.
  • Ma vi dico molto seriamente, – replicò il mercante, – che se cedo alle vostre indiscrete insistenze, pagherò con la vita.
  • Accada pure ciò che vorrà Iddio, – ella replicò, – io non desisterò.
  • Vedo, – riprese il marito, – che non c’è mezzo di farvi intendere ragione e, poiché prevedo che vi lascerete morire per la vostra ostinazione, vado a chiamare i vostri figli affinché abbiano la soddisfazione di vedervi prima che moriate.”

Fece venire i figli e mandò a chiamare anche il padre, la madre e i parenti della moglie. Quando furono tutti riuniti e quando egli ebbe loro spiegato di che si trattava, ciascuno usò tutta la propria eloquenza per far capire alla donna che aveva torto a non voler desistere dalla sua cocciutaggine; ma ella li respinse tutti e disse che sarebbe morta piuttosto che cedere su questo punto al marito. Il padre e la madre ebbero un bel parlarle a quattr’occhi e farle presente che quanto desiderava conoscere non aveva nessuna importanza per lei, non riuscirono a convincerla né con la loro autorità né coi loro discorsi. Quando i figli videro che la madre si ostinava a respingere tutte le buone ragioni con le quali combattevano la sua ostinazione, si misero a piangere amaramente. Il mercante stesso non sapeva più che fare. Seduto solo sulla porta di casa, pensava già all’eventualità di sacrificare la sua vita per salvare quella della moglie che tanto amava. Continua domani. Buona notte a tutti.

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