La favola del giorno

IL serpente bianco

C’era una volta un Re e un servo molto fedele. Il Re era molto sapiente ma strano. Alla fine di ogni pranzo il servo doveva portargli sempre un vassoio coperto. Cosa c’era? Il servo un giorno, vinto dalla curiosità, lo aprì. Che ci trovò? Carne di serpente. Volle assaggiarla e, non appena ne ebbe inghiottito un boccone, si accorse di comprendere il linguaggio degli animali.

Ora successe che proprio quel giorno la Regina non trovò più il suo bell’anello; allora sospettò di questo servo. Il Re lo mandò a chiamare e gli disse:

  • O trovi chi l’ha preso o ti mando in carcere.

Quel pover’uomo se n’andò nell’orto e vide delle anatre. Tra di loro raccontavano dove erano state e che cosa avevano mangiato, e una disse:

  • Ci ho un peso sullo stomaco! perché nella furia ho inghiottito anche un anello.

Allora il servo la prese per il collo la portò al cuoco e gli disse:

  • Ammazzala, che è ben nutrita.

Le tagliò il collo, la sbuzzò, e dentro lo stomaco le trovò l’anello della Regina. Così il servo poté dimostrare la sua innocenza al Re e questi promise di dargli qualunque dono avesse chiesto.

Ma il servo rifiutò ogni cosa: chiese soltanto un cavallo e un po’ di denaro per il viaggio. Quand’ebbe avuto quel che voleva, si mise in via e un giorno capitò vicino a uno stagno.

C’eran tre pesci che eran rimasti fra le canne e non potevano tornar nell’acqua. Egli capì benissimo che si lamentavano: scese così da cavallo, li prese e li buttò nell’acqua. Questi tiraron fuori la testa e gridarono:

  • Ci ricorderemo di te.

Egli tirò avanti, e dopo un po’ gli parve di sentire una vocina che diceva:

  • Quello stupido di quel cavallo con gli zoccoli mi schiaccerà tutta la mia gente! – era la regina delle formiche.

Lui svoltò per un sentiero, e allora la regina delle formiche gli gridò:

  • Ci ricorderemo di te e ti renderemo il bene che ci hai fatto!

Poi la via lo portò in un bosco e lì vide un corvo e una corva che buttavan fuori del nido i loro piccini. Essi caddero nella strada, sarebbero certo morti di fame.

Allora quel buon giovane scese da cavallo e ammazzò il cavallo per dar da mangiare a que’ poveri uccelli. Loro vennero svolazzando, si saziarono e poi gridarono:

  • Ci ricorderemo di te e ti renderemo il bene che ci hai fatto!

Ora bisognava che andasse a piedi. Arrivò così in una città dove vide una gran folla. C’era un banditore, il quale avvisava che il Re voleva dar marito alla figliuola; però chi si presentava doveva compiere un’impresa difficilissima e, se non riusciva, ci avrebbe rimesso la vita. Quando il nostro giovane vide la principessa, se ne innamorò e si presentò a chiederla in isposa.

Il Re lo condusse in riva al mare, buttò nell’acqua un anello d’oro e poi disse:

  • Ora vallo a prendere; se torni su senza, ti farò ributtar nell’acqua finché vi affogherai.

Che fare?… ad un tratto, che ci vede? Tre pesci, erano quelli che aveva salvato. Uno, quello di mezzo, con una conchiglia in bocca: la posò sulla spiaggia ai piedi del giovanotto. Lui la prese, l’aprì… c’era dentro l’anello d’oro!

Tutto allegrò lo portò dal Re e aspettò la ricompensa promessa; ma sì! La principessa, quando seppe che lui non era nobile di nascita, lo disprezzò e pretese un’altra prova. Andò in giardino e da sé sparse fra l’erba dieci sacchi di miglio.

  • Se domattina prima che si levi il sole, – disse, – non li ha raccolti tutti fino all’ultimo granellino, io non lo sposerò.

Il povero giovane passò la notte in giardino. Ma appena ci si principiò a vedere un pochino, cosa vide? I dieci sacchi pieni. La regina delle formiche aveva chiamato migliaia e migliaia delle sue suddite e queste nella notte gli avevan fatto quel po’ po’ di lavoro.

La principessa venne da sé in giardino e figuratevi come rimase quando vide i sacchi pieni!

  • Va tutto bene, ma se non mi porta un frutto dell’albero della vita, io non lo sposerò.

Si mise in via, nella speranza di trovarlo. Aveva già traversato tre regni, quando, una sera, arrivò in un bosco e si sdraiò per dormire. A un tratto sente rumore fra i rami e, pàffete! gli casca in mano una mela d’oro.

Allora vennero tre corvi e gli dissero:

  • Ti ricordi di quando ci salvasti dalla morte? Ora siamo andati a prendere la mela d’oro sull’albero della vita.

Il giovane tutto contento, rifece la strada che aveva fatto e portò la mela d’oro alla bella principessa che non trovò più scuse. Tagliarono il frutto della vita, ne mangiarono mezzo per uno, così lei si innamorò di lui come lui di lei.

Fratelli Grimm

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