Parchi Nazionali

Il Parco Nazionale del Vesuvio – 4

Se paragonata alla flora, la fauna del Vesuvio è decisamente più povera. Nel lontano passato, quando la montagna era circondata da una ininterrotta successione di foreste e paludi, vivevano alle pendici del vulcano orsi, cervi e lupi. Nell’Antiquarium di Boscoreale, il museo in buona parte dedicato al paesaggio vesuviano alla vigilia dell’eruzione del 79 d.C., la presenza di ungulati, predatori e rapaci è ampiamente documentata. Poi le cose sono cambiate per intervento dell’uomo.

Diboscata e sistematicamente coltivata già nei secoli d’oro della Pax romana, la pianura che circonda la montagna ha rapidamente perso le sue caratteristiche naturali, trasformandosi in un habitat sempre meno adatto per la grande fauna. Anche le eruzioni, con le loro emissioni di gas, lave e lapilli, hanno reso le cose più difficili – oltre che per le piante – anche per mammiferi e uccelli.

L’isolamento del Vesuvio è diventato completo nel dopoguerra, quando la nascita della “Città Vesuviana” e delle altre conurbazioni della zona (Pomigliano d’Arco e Nola, Nocera e Pagani, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia) ha trasformato le campagne dominate dal vulcano in un autentico deserto quasi impossibile da attraversare da parte dei mammiferi.

Per gli uccelli, com’è ovvio, le difficoltà sono minori. I benefici dell’abolizione della caccia a seguito dell’istituzione del Parco, e della efficace repressione del bracconaggio all’interno della Riserva Naturale, sono già evidenti per numerose specie di volatili. Ma anche i più diffusi mammiferi, come il coniglio selvatico, la volpe e la lepre hanno oggi problemi notevolmente minori che in passato.

Non a caso, le specie rari presenti nel Parco Nazionale del Vesuvio sono quasi tutte di uccelli per i quali – rischio di schioppettate a parte – la pianura che circonda il vulcano non costituisce una barriera invalicabile. Alto e vicino alla costa, d’altronde il Vesuvio è da millenni un punto di sosta evidente quanto gradito per molte specie lungo le migrazioni attraverso il Mediterraneo.

Tra le circa 150 specie di uccelli (tra migratori e stanziali) regolarmente segnalate nel Parco le più rare appartengono tutte ai rapaci. Nidificano probabilmente nell’area protetta due coppie di poiana e tre o quattro di gheppio. La prima frequenta soprattutto i boschi del Somma, il secondo si lascia facilmente avvistare sulle pietraie e i campi di lava mentre va a caccia di lucertole e insetti. Tra i rapaci diurni, sono anche presenti il lodolaio, lo sparviero e qualche esemplare di falco pellegrino, il più veloce tra i rapaci nidificanti in Italia, che può raggiungere nelle sue picchiate verso la preda i 300 chilometri all’ora. Fra gli uccelli notturni, oltre al barbagianni, sono presenti sul vulcano il gufo comune, la civetta, l’allocco e l’assiolo, il più piccolo tra i predatori della notte che vivono nel nostro Paese.

E non ci sono solamente i rapaci. Tra il Vesuvio e il Somma è facile osservare le spettacolari evoluzioni aeree dell’imponente corvo imperiale, noto per la sua grande capacità di adattarsi a situazioni ecologiche diverse, che nidifica sulle rocce del più antico dei due vulcani. Nei boschi di pino, leccio e castagno vivono il picchio rosso maggiore, il torcicollo, l’upupa e il cuculo. Sui terreni scoperti si avvistano sempre più facilmente, anche grazie all’eliminazione della caccia, la beccaccia, il rondone, il colombaccio e la tortora. Comune è anche il cardellino, che frequenta i campi di lava perché ghiotto dei semi delle piante pioniere. Tra le specie solo recentemente scoperte sulla montagna spiccano la sterpazzola e il codirossone. Completano l’elenco degli uccelli del Parco Nazionale del Vesuvio il succiacapre, e il codirosso spazzacamino, la cinciarella, il rampichino, lo storno e l’elegante gruccione. Continua – 4

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