Arte – Cultura – Personaggi

Alessandro Manzoni

La vita

Nacque a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria (figlia di Cesare Beccaria, autore del famoso trattato Dei delitti e delle pene) e dal conte Pietro Manzoni. Studiò in collegio, prima presso i Somaschi poi presso i Barnabiti. Uscito nel 1801 dal collegio milanese del Longone, rimase fino al 1805 nella città natale, conducendovi per qualche tempo vita mondana e dissipata, ma cimentandosi anche nei primi tentativi letterari e manifestando sentimenti accesamente democratici e anticlericali.

Nel 1805 moriva il conte Carlo Imbonati, l’uomo con il quale Giulia Beccaria, dopo la separazione dal marito, conviveva a Parigi. Subito il giovane Alessandro raggiungeva la madre nella capitale francese, restandovi con qualche interruzione, fino al 1810, anno della cosiddetta “conversione” al cattolicesimo (in realtà si trattò di un ritorno alla fede delle origini, ritorno maturato attraverso i contatti avuti con l’ambiente intellettuale francese, e favorito dal matrimonio – contratto nel 1809 – con la calvinista Enrichetta Blondel, successivamente convertitasi lei pure alla religione cattolica e, per questo motivo, sicuramente corresponsabile del ritorno alla fede dello scrittore).

La conversione impresse all’attività letteraria manzoniana un ritmo e un carattere completamente nuovi. Nel 1812 Manzoni componeva il primo degli Inni Sacri, la Resurrezione (seguiranno, nel 1813, Il nome di Maria e il Natale; nel 1814-15, La Passione; nel 1822, La Pentecoste, iniziata però nel 1817). Tra il 1816 e il 1820 portava a termine la sua prima tragedia, Il Conte di Carmagnola, mentre nel Biennio 1820-22 scriveva la tragedia Adelchi. Intanto aveva messo mano a uno scritto di meditazione religiosa, le Osservazioni sulla morale cattolica (1819) e poco dopo componeva due celebri odi ispirate a eventi contemporanei, Marzo 1821, suggerita dai moti liberali scoppiati allora in Piemonte, e il Cinque Maggio (1821), occasionata dalla morte di Napoleone. Tutto questo mentre intorno a lui si svolgeva una vita intellettuale fervidissima e esplicitamente orientata in senso romantico. Al Romanticismo nascente – o almeno da poco introdotto in Italia – Manzoni dette pronta adesione anche con importanti considerazioni teoriche. Intanto nel 1821 lo scrittore metteva mano alla prima stesura del suo grande romanzo (il cosiddetto Fermo e Lucia), portata a termine del 1823. Insoddisfatto, ne iniziava subito una seconda redazione, pubblicata poi nel 1827 con il titolo definitivo di Promessi sposi (anche se fino all’ultimo Manzoni era intenzionato a intitolarla Gli sposi pro

messi). Ma neppure questa seconda stesura rispondeva appieno agli intendimenti manzoniani, soprattutto dal punto di vista linguistico, e allora lo scrittore si rimetteva pazientemente al lavoro, non senza essersi prima recato per qualche tempo in Toscana, a Firenze, per “risciacquare i panni in Arno”, ossia per dare al suo romanzo la veste linguistica definitiva, improntata al fiorentino usato dalle persone colte. I Promessi sposi quali noi li conosciamo, uscirono nel 1840-42, a dispense.

Dopo il 1827 si aprirono per Manzoni, ormai famoso e celebrato, anni difficili sul piano umano e infecondi su quello artistico. Molti i lutti che ne amareggiarono l’esistenza: la scomparsa di Enrichetta (1833), la morte, in un breve giro di anni, di sei degli otto figli avuti da lei, la morte della madre (1841) e quella della seconda moglie (1861), Teresa Borri Stampa, sposata nel 1837. Sebbene non direttamente partecipe delle vicende risorgimentali, Manzoni ne seguì con profondo fervore gli sviluppi, parteggiando per la causa italiana (nel 1861 fu nominato senatore del giovanissimo Regno e nel 1872 accettò la cittadinanza onoraria di Roma divenuta capitale). Si spense a Milano il 22 maggio del 1873. Continua domani.

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