La favola del giorno

Il galletto gambegialle

E’ bravo quello lì a fare lo spaccone, sì si. Ma andrà a finire come il galletto gambegialle, se non sta attento.

Che razza di storia è questa, chiedi? Beh, è una che mi raccontava sempre mio nonno quand’ero un mocciosetto.

Il galletto gambegialle viveva nell’aia con suo padre, il vecchio gallo bianco, e il gallo rosso viveva dall’altra parte dell’aia, vicino al granaio. E un giorno, mentre il vecchio gallo cantava in cima al pilastro del cancello, il galletto saltò su e cominciò a cantare anche lui.

  • Chicchirichiiiiiii! – diceva il vecchio gallo. – Chiiiii, chiiiii! – faceva il galletto: non

sapeva ancora cantare bene, perché era troppo piccolo. – Chiudi il becco, – disse il gallo padre, che non sopportava di sentirlo gracidare così, – chiudi il becco, adesso anche le pulci hanno la tosse -. E così il galletto, che credeva di fare un chicchirichi di prim’ordine, dovette scendere dal pilone e tornare dalle galline e dagli altri pulcini. E il vecchio gallo continuava a cantare a pieni polmoni, finché il gallo rosso attraversa l’aia per venire a vedere che succede. Ma quando vide chi è a fare tutto quel fracasso, dice che era passato di lì per caso, così per ammazzare il tempo, e in ogni modo adesso doveva proprio fare un salto fino al porcile a vedere se i porci avevano abbastanza da mangiare, e se magari c’era qualche rimasuglio con cui nutrire l’ultima covata della gallina nera. E se ne torna buono buono nel suo lato di cortile.

Ma il giorno dopo, mentre il vecchio gallo è in giro con una pollastrella che cerca nido, il galletto salta di nuovo sul pilone, sbatte le ali e comincia a strillare finché le galline son tutte assordate. Arriva una a dirgli di scendere, e poi un’altra, ma non c’è niente da fare: era così preso ad ascoltare se stesso che non dava retta a nessun altro. Comunque, proprio quando cominciava a pensare di farlo bene come suo padre, o magari, anche un po’ meglio, arriva il gallo rosso con le piume del collo ritte, e dice al galletto: – Mi sembrava di averti sentito, ieri, ed eri proprio tu; vieni un po’ giù -. E prima che il galletto avesse il tempo di fare un altro chicchì, lo tirò giù dal cancello, e in un lampo lo finì. Quando il vecchio gallo tornò in cortile, fece ancora in tempo a vedere i maiali che si sgranocchiavano le gambette gialle, e sentì il gallo rosso cantare a più non posso. – Povero me, – disse con un gran sospiro, – lo sapevo che andava a finire così, se non se ne stava tranquillo. Beh, voi altri pulcini ricordatevi la lezione, e non cantate finché non vi saranno cresciuti gli speroni.

Fiabe popolari inglesi

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