Monumenti di Napoli

Cappella Sansevero

Via Francesco De Sanctis 19

Dedicata alla Madonna della Pietà, la cappella della famiglia di Sangro è oggi universalmente conosciuta col nome di cappella Sansevero per la fama del personaggio che, alla metà del Settecento, ne promosse la radicale trasformazione:

Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, Studioso appassionato di scienze, inventore e instancabile sperimentatore, ritenuto dal popolo un demone e uno stregone e avversato dal clero per i suoi interessi massonici, il principe fu sicuramente un mecenate raffinato e originale.

Per la sua cappella scelse artisti estranei all’ambiente napoletano, aggiornati sui nuovi indirizzi affermatisi in Europa e più idonei al carattere fortemente concettuale del suo progetto. Egli stesso ideò il complesso ciclo decorativo della cappella finalizzato alla celebrazione degli avi e, più in generale, a promuovere una sorta di esaltazione della casata, una delle maggiori dell’aristocrazia napoletana, sottolineandone i requisiti: la nobiltà di spada, la nobiltà d’animo, la santità.

A tal fine fece realizzare gruppi allegorici posti sui sepolcri degli antenati per indicare le virtù peculiari di ciascun personaggio o per ricordarne gli episodi significativi della vita, mentre i volti dei cardinali della casata vennero raffigurati entro tondi disposti sugli archi delle cappelle laterali.

Nel piccolo ambiente ridondante di sculture, alcune figure spiccano per originalità di invenzione e per gli effetti ottenuti con tecniche raffinate: la Pudicizia, realizzata dal veneziano Antonio Corradini per il sepolcro della madre del principe e il Disinganno, del genovese Francesco Queirolo, posto sulla tomba del padre, Antonio di Sangro, ravvedutosi al termine di una vita dissoluta. Al centro dell’ambiente è la statua più famosa della cappella, il Cristo velato, l’unica ideata e realizzata da un artista napoletano, Giuseppe Sammartino. Il corpo smagrito del Cristo che emerge attraverso il sottilissimo sudario è il fulcro ideologico della cappella, simbolo di morte e di rinascita.

All’interesse artistico e storico del luogo si aggiunge il fascino del suo carattere misterico. Paragonata a un tempio massonico, la cappella presenta innegabili analogie tra le virtù scelte dal principe per ricordare i propri congiunti e quelle richieste agli affiliati delle società massoniche: lo zelo per la religione, il decoro, la liberalità, il dominio di se stesso, la sincerità, l’educazione.

Nella cavea sotterranea si conservano due misteriose macchine anatomiche che per secoli hanno alimentato la fama di un Raimondo alchimista e negromante; analoghe supposizioni furono fatte per gli esperimenti che il principe conduceva nel proprio palazzo, collegato alla cappella da un cavalcavia crollato nel 1889.

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