Arte – Cultura – Tradizioni

Fujenti e battienti sulle strade della fede antica – 1

Per mesi ad Acerra, ad Afragola e in tutti i centri della fascia pedemontana del Vesuvio, comprese certe zone di Napoli, ci si prepara alla Festa della Madonna dell’Arco, le danno vita i fujenti, gli appassionati pellegrini devoti alla Madonna, così chiamati per la corsa rituale in cui si lanciano battendo a ritmo i piedi nudi. La cerimonia, che si svolge il Lunedì in albis, costituisce una delle manifestazioni più popolari dell’intera Campania. Enorme è l’afflusso di pubblico: tra i fujenti veri e propri e i loro sostenitori, partecipano alla festa molte decine di migliaia di persone, quasi tutte provenienti dalla provincia di Napoli.

Il pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Arco, di cui il rito dei fujenti rappresenta il fenomeno centrale e più caratteristico, ha origine nei primi anni del Cinquecento, mentre la leggenda di fondazione risale alla metà del XV secolo.

La tradizione riferisce di un’immagine della Madonna conservata in un tabernacolo nei pressi di Pomigliano d’Arco, non lontano dai resti dell’acquedotto fatto costruire dall’imperatore Claudio. Secondo i racconti popolari, di cui tiene conto Arcangelo Dominici nel suo “Compendio dell’Historia, miracoli et gratie della Madonna Santissima dell’Arco” scritto nel 1608, la sacra raffigurazione sarebbe stata colpita e offesa da un giovane scapestrato impegnato con alcuni suoi amici in una partita di “palla a maglio”. Sembra che, appena toccato, il volto della Vergine abbia iniziato a sanguinare: la folla, allora, sbigottita dall’evento straordinario, dopo aver fatto impiccare il giovane blasfemo, avrebbe deciso di erigere una cappella in onore della Vergine offesa. Il prodigio della Madonna dell’Arco ha dato vita col tempo a un culto intenso e appassionato, rafforzato dagli innumerevoli miracoli che la devozione popolare ha voluto attribuire all’immagine sacra. Al santuario, edificato sul luogo dove sorgeva prima il tabernacolo e poi la cappella, si sono recate folle sempre crescenti di pellegrini per chiedere grazie e intercessioni, testimoniate dalle migliaia di ex-voto offerti alla Madonna.

Le paranze e il rituale della questua

E’ in questo clima di calda devozione e di eventi sovrannaturali che si svolge la straordinaria processione dei fujenti. La particolarità del rituale, così come si svolge ad Acerra, ad Afragola e negli altri paesi della zona, consiste nel fatto che i devoti vengono impegnati in una lunga corsa che inizia dal luogo di residenza e si protrae, senza alcuna interruzione, fino al Santuario della Madonna dell’Arco. All’impegnativo pellegrinaggio i fujenti non prendono parte singolarmente, ma riuniti in gruppi organizzati. Nella diocesi di Napoli sono oltre cento le corporazioni che partecipano ogni anno a questa ricorrenza, ma ancora più numerose sono quelle sorte nell’area compresa tra Pozzuoli, Aversa, Afragola, Acerra e Nola. Una singola corporazione può rappresentare anche un intero quartiere di paese, e chi vi entra lo fa perché ha formulato un voto o per semplice devozione. L’iscrizione dura un anno o più, ma in realtà la sopravvivenza dell’associazione stessa è legata al successo ottenuto sia il giorno della fujuta sia durante i lunghi preparativi. Questi ultimi, in effetti, impegnano i membri della corporazione per molto tempo prima della cerimonia vera e propria, fino al singolare rito della questua, che inizia circa un mese prima del Lunedì in albis rinnovandosi, pressoché identico, tutte le domeniche.

Nella questua, così come nel pellegrinaggio, è impegnata una squadra perfettamente organizzata, la cosiddetta paranza: termine tratto dalla fraseologia marinara, in quanto la squadra di devoti ricorda la disposizione in mare delle barche uscite per la pesca di paranza, che dura tre o quattro giorni. I ruoli nella paranza sono rigorosamente distribuiti: quattro uomini hanno il compito di trasportare un tronetto su cui viene issata un’immagine della Madonna; altre quattro persone sono destinate alla sostituzione dei portatori, mentre un ulteriore gruppo è costituito da uomini dalla voce potente che annunciano l’arrivo della paranza. Fondamentale è il ruolo dei diversi capi-paranza, detti anche, ad Afragola, “capichietta” in quanto chietta è qui sinonimo di paranza, alcuni dei quali sono ormai entrati nella storia del paese. Il capochietta è il responsabile di fronte all’Associazione della Madonna dell’Arco del buon andamento dell’organizzazione (spesso capochietta e presidente del sodalizio sono la stessa persona), i capifila, che sono gli aiutanti dei capichietta e sovrintendono alle file o ai settori della chietta-paranza, il portabandiera, a cui è affidato lo stendardo del gruppo, i portatori degli ex-voto (spesso sono anche bambini) per grazia ricevuta. Un posto a parte e di riguardo è riservato a “o cape ‘e suggità” che, per prestigio, porta un dono speciale alla Madonna, spesso rappresentato da un enorme boccione di vino posto sul capo, ed ha l’incarico di eseguire coreografie davanti a una commissione: uno spettacolo nello spettacolo.

Tutti gli altri membri dell’associazione, infine, seguono correndo l’immagine sacra, senza cessare mai di battere i piedi a terra, neppure nei momenti di sosta. A loro è affidato il compito, durante il periodo della questua, di sollecitare le donazioni in denaro. Fino a pochi anni fa questi appassionati devoti procedevano scalzi, per voto: ancora oggi, comunque, mantengono l’usanza di correre in continuazione per raccogliere le monete lanciate al loro passaggio.

La domenica delle Palme il rito della questua acquista un carattere ancora più suggestivo. Ad ogni fermata considerata sacra, come davanti alle edicole votive, la paranza si esibisce nella cosiddetta “caduta”: al suono del fischietto del capo-paranza i fujenti si gettano a terra e restano immobili finché non giunge l’ordine di alzarsi. Il rito della caduta costituisce nello stesso tempo un atto devozionale e una prova di forza e di destrezza. Prostrati davanti all’edicola sacra, infatti gli uomini devono rimanere a lungo in uno stato di immobilità assoluta, sostenendosi esclusivamente sugli alluci e sulle palme delle mani: uno spettacolo eccezionale, che prepara degnamente l’evento, ancora più denso di pathos, del pellegrinaggio al santuario. Continua domani.

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