La favola del giorno

Lo svernare degli animali

Se ne andava un toro per il bosco; incontra un montone. “Dove vai montone?”, chiese il toro. “Fuggo l’inverno e cerco l’estate”, dice il montone. “Vieni con me!” Si incamminarono insieme; incontrarono un maiale. “Dove vai maiale?”, chiese il toro. “Fuggo l’inverno e cerco l’estate”, risponde il maiale. “Vieni con noi!” Ripartirono dunque in tre; incontrano un’oca. “Dove vai oca?”, chiese il toro. “Fuggo l’inverno e cerco l’estate”, risponde l’oca. “Bene, seguici!” E anche l’oca si avviò dietro a loro. Intanto stava sopraggiungendo un gallo. “Dove vai gallo?”, chiese il toro. “Fuggo l’inverno e cerco l’estate”, risponde il gallo. “Seguici!”

Eccoli quindi che vanno e cammin facendo conversano tra loro: “Allora, amici cari! Arriva il freddo: dove trovare un po’ di caldo?”. Il toro dice: “Costruiamoci un izbà, altrimenti rischiamo davvero di gelare”. Il montone dice: “Io ho una pelliccia calda; guardate che pelo! Posso svernare anche così”. Il maiale dice: “Io nemmeno ho paura del grande freddo: mi seppellisco nella terra e sverno senza izbà”. L’oca dice: “Io invece mi metto tra i rami di un abete, utilizzo un’ala come letto e l’altra come coperta: il freddo mi fa un baffo, posso svernare anche così”. Il gallo dice: “Per me è la stessa cosa!”. Il toro vede che la faccenda si mette male, deve ingegnarsi da solo. “Bene – dice – fate come vi pare, ma io mi costruirò un’izbà.” Si costruì un’izbà e iniziò a viverci.

Giunse l’inverno rigoroso, il gelo imperversava; il montone – non può fare altrimenti – va dal toro: “Permettimi, fratello, di riscaldarmi un pochino”. “No, montone, hai una pelliccia calda; puoi svernare anche così. Non ti lascerò entrare!” “Se non mi lasci entrare, allora io prendo la rincorsa e con le mie corna abbatto una trave della tua capanna; avrai certo più freddo.” Il toro pensava, pensava: “E’ meglio lasciarlo entrare, altrimenti, magari, gelerò anch’io”, e fece entrare il montone. Ecco che anche il maiale, intirizzito, andò dal toro: “Permettimi, fratello, di riscaldarmi un pochino”. “No, non ti lascerò entrare; non hai che da seppellirti nella terra e svernare così!” “Se non mi lasci entrare, allora scalzerò col muso tutti i pali della tua izbà e la farò crollare.” Non c’era scelta bisognava farlo entrare; fece entrare anche il maiale. Vennero poi dal toro l’oca e il gallo: “Permettici, fratello, di riscaldarci un pochino”. “No, non vi lascerò entrare. Voi avete le vostre ali: una per farvi da letto e l’altra da coperta; potete passare l’inverno così!” “Se non mi lasci entrare – dice l’oca – allora strapperò tutto il muschio dalle tue pareti; avrai certo più freddo.” “Non mi lasci entrare? – dice il gallo. – Allora volerò in cima all’izbà, toglierò la terra dal tetto; avrai certo più freddo.” Cosa doveva fare il toro? Fece stare con lui anche l’oca e il gallo.

Abitano quindi tutti d’amore e d’accordo nella stessa izbà. Il gallo, rinvigorito dal calore, cominciò perfino a cantare. La volpe lo udì cantare e le venne voglia di godersi un buon galletto, ma come averlo? Si decise ad usare l’inganno; andò dall’orso e dal lupo e disse: “Be’ cari compari, ho trovato una preda per tutti: per te, orso, un toro; per te, lupo, un montone; per me invece un gallo”. “Bene, comare – dicono l’orso e il lupo – non ci dimenticheremo mai dei tuoi servigi! Andiamo, sgozziamoli e mangiamoceli!”

La volpe li condusse all’izbà. “Compare – dice all’orso – apri la porta: io andrò avanti e mangerò il gallo.” L’orso aprì la porta e la volpe si precipitò nell’izbà. Il toro l’aveva vista e subito la costrinse con le sue corna al muro, mentre il montone iniziò a martellarle i fianchi; la volpe esalò l’anima. “Ma quanto ci mette a mangiare il suo gallo? – dice il lupo. – Apri fratello Michajlo Ivanovic! Entrerò io.” “Va bene, vai.” L’orso aprì la porta e il lupo si precipitò nell’izbà. Il toro costrinse anche lui con le sue corna al muro, mentre il montone gli martellava i fianchi in modo talmente pressante che il lupo rese l’ultimo respiro. L’orso, intanto, aspettava, aspettava: “Ma quanto ci mette a mangiare il suo montone! Ora vado io”. Entrò nell’izbà; ma il toro e il montone lo accolsero allo stesso modo. A stento riuscì a salvarsi e filò via senza voltarsi.

Fiabe popolari russe

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