Arte – Cultura – Personaggi

Picasso

Pablo Ruiz Picasso, nato in Spagna, a Malaga il 25 ottobre 1881 e morto in Provenza (Francia), l’8 aprile 1973, è l’artista che meglio interpreta tutto il suo tempo, soprattutto perché è convinto che un artista debba contribuire a cambiare la storia, e non solo la pittura e la scultura.

“Guernica”, uno dei suoi quadri più famosi, rappresenta il bombardamento dell’omonima cittadina basca da parte dei nazi-fascisti, è il più efficace manifesto politico del ‘900. “Io sto dalla parte della vita contro la morte, della pace contro la guerra” diceva. Così “Guernica” ha un valore che supera le epoche.

Picasso non è mai stato un tipo modesto. E senz’altro si sarebbe trovato d’accordo con chi (e sono molti) lo definisce “il più grande genio artistico del ‘900”.

“Les demoiselles d’Avignon”, del 1907, viene considerato il dipinto più rivoluzionario e quindi più importante del secolo. Come fondamentale viene ritenuta l’opera dei successivi 66 anni.

Camaleonte. “Io sono sempre in agitazione, sempre in movimento. Mi vedi così eppure sono già cambiato. Sono già da un’altra parte. Non sto mai fermo”. Nessuno avrebbe potuto dirlo meglio: errabondo, donnaiolo, sempre a caccia di stili e forme nuove, Picasso è un camaleonte.

Gli stili e i temi. Ha seguito o fondato tanti stili, dipinto tanti temi (dalle scene erotiche alla corrida, dalle nature morte ai ritratti dei figli) e usato tanti materiali (è pittore e scultore, mischia metallo, carta e terracotta). E non a caso: a Parigi, fucina di quasi tutte le avanguardie del secolo scorso, Picasso vive con letterati, musicisti, ballerine, fotografi, cineasti e teatranti, partigiani e utopisti di tutti i generi.

Il nome. Sembra strano, ma a renderlo il più famoso artista moderno ha giocato un ruolo anche il nome: così semplice da ricordare, uguale in tutte le lingue (chi si ricorda mai come si scrive Kandinskji?).

La riconoscibilità. Con le sue facce stravolte, i suoi tratti infantili, i suoi colori improbabili ma con le sagome sempre riconoscibili, resta per tutti il simbolo dell’arte moderna, il papà di quegli “scarabocchi” che hanno mandato a gambe all’aria le precedenti certezze sull’arte.

Le sommeil – il sonno, 1932

In quest’opera è ritratta Marie-Thérèse, come in molte altre, una ragazza semplice e remissiva, amante di Picasso all’età di 17 anni quando lui ne aveva oltre 50, essa viene ritratta addormentata su una poltrona rossa. Il corpo della ragazza e la sua nudità sono esibiti senza pudori. Colori tenui. E’ un momento intimo: Picasso spia l’amante nel sonno e la desidera, conscio che non si opporrà ai suoi desideri erotici. Quando dipinge Marie-Thérèse, Picasso usa sempre colori “gentili” come il fondo verde chiaro. I contorni sono appena accennati, il rosa del corpo è delicatissimo. I capelli prendono consistenza, volume e colore. Le linee delle braccia sono piene e tonde. Picasso dipingerà così solo Marie-Thérèse.

La femme qui pleure – La donna che piange, 1937

Chi è la donna che piange? Secondo molti, è Dora Maar, fotografa e amante dal forte carattere. “Non ho mai potuto vederla, immaginarla, in altro modo che in lacrime” pare abbia dichiarato Picasso. E di sicuro fece del suo meglio perché Dora piangesse: lei non sopportava i suoi tradimenti, gli faceva scenate isteriche, rendeva il rapporto teso e angosciante. Lacrime. La critica Brigitte Baer, tra le massime esperte di Picasso, sostiene invece si tratti della madre dell’artista, che piange sulle tragedie belliche della Spagna. In ogni caso i tratti del volto sono stravolti. Spiega la critica Matilde Battistini: “Le lacrime sono spilloni, lacerano il corpo. Gli occhi stessi hanno forma di lacrime”.

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