Curiosando qui e là

Cosa difende gli animali dai cibi contaminati.

Gli animali selvatici possono bere l’acqua stagnante delle pozze, cibarsi di alimenti certamente non cotti e tutt’altro che sterilizzati perché, grazie alla selezione naturale che favorisce la diffusione delle qualità più utili, posseggono anticorpi (molecole del sistema immunitario) che li rendono più resistenti. Per esempio, gli avvoltoi producono enzimi che li rendono capaci di digerire anche la putrescina e la cadaverina, due sostanze molto tossiche che si formano nella carne in putrefazione.

Non a caso gli animali da compagnia, cani e gatti, che vivono in un ambiente meno naturale e più protetto, sono più deboli e devono essere nutriti con cibi appropriati, quasi “umani”. E perfino l’uomo possiede, sia pure in misura limitata, una di queste caratteristiche: dai suoi progenitori, che spesso mangiavano frutta vecchia e quindi già in fermentazione, ha ereditato la capacità di ingerire senza danno quantità moderate di alcool.

Tuttavia, anche se noi non possiamo constatarlo facilmente, molto spesso proprio per avere mangiato quei cibi gli animali selvatici sono afflitti da parassiti e da malattie, a causa delle quali possono anche morire. Un esempio è la toxoplasmosi, che sia l’uomo sia gli altri animali possono contrarre mangiando carne cruda.

Spazzatura in orbita

Satelliti fuori uso, frammenti di razzi, pinze, cacciaviti, guanti, copri-sensori, perfino macchine fotografiche: lo spazio è ormai diventata un’immensa discarica per la spazzatura umana. Il guaio è che, in orbita, tutti questi rifiuti viaggiano a decine di migliaia di km l’ora, e sono pericolosi come proiettili. In più, gli stadi abbandonati dei razzi propulsori contengono ancora propellente che può esplodere (per esempio a causa del forte calore dello spazio: l’esposizione al Sole può scaldare il metallo fino a 1300 gradi) creando milioni di altri frammenti.

E’ per questo che ogni oggetto vagante viene tenuto sotto costante osservazione dai 17 radar e i 6 sensori ottici del Norad, il centro di controllo delle difese aerospaziali Usa. Si effettuano 300 mila osservazioni alla settimana, una ogni due secondi, per sapere dove si trovano in ogni istante le decine di migliaia di oggetti grandi almeno 15 cm che ruotano tra i 200 e i 700 km di quota. I sensori del Norad non possono però fornire dati precisi sui microframmenti, che sono la stragrande maggioranza. Si stima che siano decine di miliardi.

L’orbita più intasata è quella geostazionaria, che si trova a 36 mila km. Lì ruota di tutto, dai satelliti applicativi a miliardi di pezzettini di ferraglia spaziale. Complessivamente, tra le orbite basse e quelle geostazionarie, ci sono oltre 5000 tonnellate di rottami.

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