Arte – Cultura – Personaggi

Federico Garcia Lorca

Le poesie

Il rinnovamento della lirica europea che prende avvio dalle esperienze del Simbolismo francese di secondo Ottocento, tocca, all’inizio del nuovo secolo, anche la Spagna. Ne nasce un ventaglio di sperimentazioni liriche che, sebbene diversificate tra loro, sono tuttavia accomunate dal recupero della grande poesia spagnola cinque-seicentesca, e in particolare dalla riscoperta del poeta barocco Luis de Gòngora (1561-1627), le cui ardite soluzioni stilistiche poterono apparire ai nuovi poeti una imprescindibile lezione di rigore formale. Tra questi poeti (che la comune ammirazione per Gòngora – morto nel 1627 e da loro celebrato nel 1927 – fece definire la “generazione del ‘27”) un gruppo a parte costituiscono gli “andalusi” Garcia Lorca e Alberti, la cui poesia si distingue da quella dei sodali per la sapiente commistione di “cultismo” e “popolarità”, di recuperi dotti e consonanza con l’anima popolare. “Dallo scorcio del secolo”, cioè dell’Ottocento – chiarisce bene H. Friedrich – “si era iniziato in Spagna un cambiamento stilistico, che scaturiva dal disgusto per la poesia realistica, ingenua e brutale che fosse, per ogni sorta di naturalismo. Esso fu favorito dalla tradizione indigena, sotto forma della poesia altamente metaforica, estranea alla natura, di Gòngora. L’allontanamento dal naturalismo avvenne per le stesse ragioni e con gli stessi fini che in Francia… Ne conseguì una tematica e una tecnica poetica che necessariamente dovevano avere lo stesso aspetto che in Francia. Così molte poesie degli spagnoli moderni sono vicine al campo di radiazione di Rimbaud, Mallarmé e dei loro eredi. Ciò nonostante conservano la loro caratteristica impronta spagnola. Ciò si rivela anche sotto un aspetto particolare.

 Anche in Spagna la poesia moderna è diventata sempre più oscura, esoterica (cioè per pochi). Ma per la mentalità spagnola il limite dell’esoterico è situato in un altro punto che per gli altri europei. E’ situato più in alto. Il ritorno alla tradizione indigena ha ricondotto non solo a Gòngora, ma anche alla poesia popolare, in particolare a quella delle romanze. Questo patrimonio primitivo della poesia spagnola aveva sempre avuto come sua caratteristica uno stile oscuro, pieno di laconicità e allusioni, con la tendenza ad abbandonare tutto all’intuizione, a risparmiare i legami oggettivi e logici. La poesia moderna si appropria questo stile. In certi versi enigmatici di Garcia Lorca, ma anche di un Alberti, un orecchio spagnolo avverte il suono familiare di romanze indigene, mentre lo straniero vi vede soltanto un linguaggio enigmatico di un fascino assai poco popolare… Gli spagnoli del XX secolo riprendono dalla loro poesia popolare – anche dai canti zingareschi dell’Andalusia – quel linguaggio simbolico velato, che evoca più che nominare. Poiché esso si conviene a uno stile lirico moderno che per molte ragioni vuole essere ardito e oscuro”.

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