Monumenti di Napoli

Chiesa di San Paolo Maggiore

Piazza San Gaetano e via San Paolo, 4

Fin dall’era pagana l’area su cui sorge la chiesa era destinata a luogo di culto: nel I secolo fu eretto un tempio dedicato ai Dioscuri, divinità ritenute garanti della continuità della vita; da allora, e per duemila anni, l’edificio è stato continuamente trasformato senza mai essere demolito completamente .

Nell’VIII secolo una basilica paleocristiana dedicata a San Paolo fu edificata sui resti del tempio, conservandone la posizione rialzata sul podio ed il monumentale pronao con sei colonne corinzie.

Ceduta nel 1538 ai padri Teatini, la chiesa fu ristrutturata alla fine del Cinquecento su progetto di Francesco Grimaldi, e ulteriormente ampliata tra il 1623 ed il 1630. In tutti gli interventi il prospetto del tempio pagano non fu mai alterato, conservandosi integro davanti alla facciata della chiesa sino al 1688, quando un terremoto provocò il crollo del frontone e delle colonne centrali. Le due colonne superstiti furono collegate, con frammenti di trabeazione, alla nuova facciata realizzata, in forme neoclassiche, nel 1773.

L’interno a tre navate con ampio transetto ed abside conserva un ricco patrimonio d’arte, vero e proprio compendio della cultura figurativa napoletana tra Sei e Settecento. Tutta la decorazione è improntata ai criteri di sobrietà e raffinatezza che sempre contraddistinsero le scelte culturali dei Teatini. Tra gli interventi più significativi, il ciclo di affreschi nella volta della navata centrale (gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale), raffiguranti Storie dei Santissimi Pietro e Paolo, eseguiti nel 1643 da Massimo Stanzione; i dipinti dello stesso autore nella cappella della Purità (la quarta a destra), raffiguranti le storie della Vergine; le statue delle Virtù cardinali nelle nicchie dei pilastri, realizzate, alla metà del Seicento, da Andrea Falcone.

Nel transetto a sinistra, la cappella Firrao, decorata tra il 1640 ed il 1642 da Dionisio Lazzari con marmi policromi e madreperla e infine il luminoso ambiente della sagrestia con stucchi dorati ed affreschi di fine Seicento, raffiguranti la Caduta di Simon Mago e la Conversione di San Paolo di Francesco Solimena.

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