L’orto

Terreno e lavorazioni – 1

Allorché si intende praticare una qualsiasi lavorazione al terreno, bisogna tener presente che si agisce su un complesso ecosistema e non su una materia inerte della quale disporre a piacere. Qualsiasi intervento finisce per alterare l’habitat in cui milioni di piccoli esseri svolgono azioni fondamentali per la vita delle piante. Ogni lavorazione devasta aggregati vitali, ma facilita anche la penetrazione dell’aria stimolando l’attività dei microorganismi. Ne consegue che gli aspetti negativi e quelli positivi risultano strettamente interdipendenti, per cui necessita essere particolarmente oculati nello scegliere gli interventi che maggiormente privilegiano il mantenimento degli equilibri naturali.

Due modi di concepire la lavorazione delle zolle:

  1. L’agricoltura biologica prevede l’affinamento delle zolle senza rivoltarle per non alterare l’equilibrio microbico e l’interramento dei principi nutritivi superficiali;
  2. L’agricoltura tradizionale prevede il rivoltamento delle zolle per alternare lo strato attivo con quello inerte.

Questa premessa è stata fatta propria, con ulteriori considerazioni e opportuni arricchimenti, dai sostenitori dell’agricoltura biologica i quali vedono nei rivoltamenti degli strati, mediante vangature, zappature e arature, un pericoloso turbamento per l’equilibrio della microflora e una delle cause che determinano situazioni di erosione, soprattutto nei terreni collinari. Tali considerazioni hanno condotto alla sperimentazione di tecniche alternative, quali il notillage, lo zerotillage e il sod seeding che prevedono una seminagione sulla cotica senza attuare i classici interventi e limitandoli a una semplice lavorazione superficiale.

Nonostante queste interessanti proposte, non vengono comunque negate talune situazioni in cui l’uso della vanga e della zappa risulta utile se non addirittura indispensabile. In particolare si ricorre all’azione della vanga per incorporare la sostanza organica nel suolo; per nettare in profondità il terreno da radici e sassi; per facilitare l’azione disgregante del gelo sulle zolle rivoltate. Per contro è preferibile ai fini del semplice arieggiamento del terreno, utilizzare attrezzi alternativi quali possono essere il coltivatore a dente di porco o la forca a badile. Similmente il ricorso alla zappa può giovare su certi terreni nelle annate a decorso stagionale umido, mentre può risultare negativo nel caso di annate siccitose.

Preparazione del letto di semina

A prescindere dalle considerazioni di carattere biologico che terremo comunque presenti, vediamo ora come disporre la preparazione del letto di semina dei nostri ortaggi.

Se l’appezzamento di terra che destiniamo a orto è incolto, occorrerà innanzitutto ripulirlo dalle pietre e dagli arbusti che lo popolano, mantenendo però eventuali siepi naturali che sorgono nelle vicinanze, le quali fungono da rifugio a insetti utili e perciò favoriscono l’equilibrio dell’ecosistema. Le pietre, trasportate a mano o con la carriola, saranno ammucchiate in un unico luogo. Gli arbusti possono venir bruciati e le loro ceneri, ricche di potassio e fosforo, usate per fertilizzare il terreno. Quindi rivolgeremo le cure al suolo che ospiterà l’orto e, qui, ci sarà d’utilità la vanga. Allorché si lavora il terreno per la prima volta bisognerà scendere in profondità, onde rimuovere ed eliminare le infestanti che altrimenti rispunterebbero alla prima occasione. Le loro parti verdi, potranno essere interrate come sovescio.

Trattandosi di un terreno messo a coltura per la prima volta e destinato a ricevere ortaggi, sarà bene incorporare del letame maturo aggiungendo magari una concimazione minerale a base di fosforo e potassio. L’interramento del letame favorirà lo sviluppo della flora batterica e di tutti quei processi che hanno il fine di formare l’humus indispensabile alla vita delle piante. Continua domani.

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