La favola del giorno

I fiori della piccola Ida – 3

Ida mise allora i fiori nel lettino della bambola, tirò su la coperta e li coprì per bene, e disse loro di starsene ben fermi, che lei avrebbe preparato il tè, così avrebbero potuto rimettersi, e la mattina dopo si sarebbero alzati; tirò poi le cortine tutt’intorno perché non avessero il sole negli occhi.

Per tutta la sera la piccola non fece altro che pensare a quello che le aveva detto lo studente, e quando venne anche per lei l’ora di andare a letto, volle prima dare un’occhiata dietro le tende che pendevano dalle finestre, dove stavano gli splendidi fiori della mamma, giacinti e tulipani, e sussurrò loro pian piano: – Io lo so, stanotte andrete al ballo! – I fiori fecero finta di non capire e non mossero nemmeno un petalo, ma la piccola Ida era sicura del fatto suo.

Una volta a letto, rimase un bel po’ di tempo sveglia a pensare come sarebbe stato bello vedere i fiori ballare nel castello del re. “Ci saranno poi andati i miei fiori?” pensò, e cadde addormentata. Si svegliò di nuovo nel cuore della notte; aveva sognato i fiori e lo studente, col consigliere che brontolava dicendo che le metteva in testa delle idee sbagliate. Nella camera da letto dove stata Ida c’era un gran silenzio; la lampadina da notte ardeva sul tavolino, e il babbo e la mamma dormivano.

“Riposeranno ora i miei fiori nel letto di Sofia? – disse fra sé. – Come mi piacerebbe saperlo!” Si sollevò un poco e guardò verso la porta che era socchiusa: di là stavano i fiori e tutti i suoi giocattoli. Tese l’orecchio e le sembrò di sentire che in salotto suonavano il pianoforte, pian piano e con grazia, come non aveva mai sentito.

  • Adesso certamente i fiori ballano di là, – esclamò. – Dio mio, come mi piacerebbe vederli! – Ma non aveva il coraggio di alzarsi, perché avrebbe svegliato il babbo e la mamma. – Se venissero qui, – sospirò, ma i fiori non vennero e la musica continuò a suonare con tanta grazia, che lei non poté resistere e sgusciò fuori dal suo lettino, si avvicinò pian pianino alla porta e sbirciò nel salotto. Quante belle cose divertenti vide!

Dentro non c’era una lampada da notte accesa, ma era chiaro lo stesso. Attraverso la finestra i raggi della luna battevano sul pavimento. Era quasi come se fosse giorno! Tutti i giacinti e i Tulipani stavano in piedi in mezzo alla stanza, su due lunghe file; sulla finestra non ce n’era più nemmeno uno, non si vedevano che i vasi vuoti, e tutti i fiori danzavano graziosamente l’uno intorno all’altro, facendo per benino la catena, e tenendosi per le lunghe foglie verdi. Al piano sedeva un grande giglio giallo; Ida era sicura di averlo veduto nell’estate, perché si ricordava che lo studente aveva detto: – Ma come assomiglia alla signorina Lina! – Allora si erano messi tutti a ridere, ma adesso sembrava anche a lei che il lungo fiore giallo assomigliasse alla signorina; faceva anche le stesse mosse nel suonare, piegando il lungo viso giallo ora da una parte ora dall’altra, e battendo il tempo a quella splendida musica. Nessuno si accorse della piccola Ida. Ed ecco che vide un grande croco azzurro balzare sul tavolo dove stavano i giocattoli, avvicinarsi al lettino della bambola e tirar da parte le cortine: i fiori malati stavano lunghi distesi, ma si tirarono subito su e fecero cenno ai fiori sul pavimento di voler scendere anche loro a ballare: l’ometto brucia-profumi dal labbro inferiore spezzato si alzò, fece un inchino ai bei fiori e quelli, che non avevano davvero l’aria ammalata, saltarono giù in mezzo agli altri, tutti contenti. Continua.

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