Monumenti di Napoli

Complesso Conventuale di San Lorenzo Maggiore

Via Tribunale 316

La chiesa, fondata nel 1270 per volontà di Carlo I d’Angiò e trasformata nel XVIII secolo, presenta una movimentata facciata barocca che ingloba l’originario portale trecentesco.

L’interno, a croce latina con unica navata, è uno degli ambienti gotici tra i più interessanti dell’area napoletana per la singolare compresenza di due diverse concezioni architettoniche: quella francese, nella zona dell’abside, fortemente slanciata e luminosa, con volte a crociera nelle coperture; quella italiana, lontana da ogni esasperazione verticalistica, nel transetto e nella navata, con copertura piatta a capriate e uso di colonne classiche a sostegno degli archi ogivali.

Il contrasto tra le due parti è riconducibile alla lunga fase dei lavori, avviati da architetti giunti direttamente dalla Francia al seguito di Carlo I e proseguiti, dopo una fase d’interruzione, con maestranze locali. Tra il XIII e il XIV secolo la chiesa fu completamente affrescata da pittori giotteschi; alcuni frammenti sono ancora visibili nel transetto e nella cappella Barrile, la sesta a destra dell’abside, l’unica ad aver conservato integro l’aspetto originario. A destra dell’altare maggiore si erge l’elegante monumento funerario per Caterina d’Austria, con marmi decorati a mosaico, eseguito da Tino di Camaino nel 1323. Due celebri dipinti realizzati un tempo per la chiesa, la tavola di Simone Martini del 1317, raffigurante San Ludovico da Tolosa e il polittico di Colantonio del 1445 circa con San Girolamo e San Francesco, sono oggi conservate al Museo di Capodimonte. Preziosa testimonianza della vita artistica e culturale della Napoli del Trecento (qui il Boccaccio conobbe la donna cantata col nome di Fiammetta e nel convento soggiornò il Petrarca nel 1343), il complesso di San Lorenzo è anche uno straordinario esempio di stratificazione architettonica.

Sorta sull’area di una chiesa paleocristiana del VI secolo e del precedente macellum di epoca romana, la fabbrica angioina subì nuove trasformazioni nel XVII secolo, come rivelano la cappella Cacace (la terza sul lato destro) e il cappellone di Sant’Antonio (nel transetto a sinistra), decorati con marmi policromi da Cosimo Fanzago. Nel Settecento la chiesa fu interamente ristrutturata in forme barocche e, all’inizio del Novecento, con un radicale intervento di restauro venne riportata alle originarie forme medievali, ad eccezione della facciata. Sulla destra della chiesa sono gli ambienti conventuali articolati intorno al chiostro, anch’esso rimaneggiato nel settecento; nella parte centrale la pavimentazione è attualmente smantellata a causa dei recenti scavi che hanno messo in luce una costruzione circolare su resti di un pavimento a mosaico di epoca romana.

Dal chiostro si accede alla Sala capitolare e all’ex refettorio dei frati dove dal 1442 si svolsero le riunioni del Parlamento del Regno, ricordate dagli stemmi dei Sedili (antiche circoscrizioni della città) apposti al portale quattrocentesco di accesso al convento. Sempre nel chiostro vi è l’ingresso alla zona archeologica.

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