Giardinaggio – l’orto

Terreno e lavorazioni – 2

Attrezzatura

L’attrezzatura tradizionale prevede la vanga nelle due versioni a rebbi o a lama. La prima risulterà utile per lavorare i terreni argillosi, la seconda per quelli sabbiosi o, comunque, sciolti.

La zappa, contrariamente alla vanga, non effettua un completo rivoltamento degli strati, ma solo uno sminuzzamento del terreno lavorato.

Un badile può essere utile per raccogliere sassi, distribuire terra ecc.

Falce, falcetto e sega servono a eliminare infestanti di una certa consistenza o osticità come ad esempio i rovi.

Per il trasporto del letame, dei raccolti o di altro materiale servirà una carriola.

Il rastrello si impiega per affinare e pareggiare il terreno.

Gli estimatori dell’agricoltura biologica possono trovare in commercio un discreto numero di attrezzi per sostituire, in parte, quelli tradizionali e consentire, nel contempo, l’esecuzione di tecniche culturali alternative.

Tra questi ricordiamo la forca a denti piatti e la doppia forca che vanno a sostituire la vanga. Esse consentono di arieggiare il terreno senza rivoltarne gli strati.

Il tridente, o forca a denti ricurvi, frantuma le zolle, arieggia e pareggia il terreno, incorpora il composto ecc.

Il coltivatore a dente di porco è adoperato per estirpare le erbe infestanti lungo gli interfilari, arieggiare il terreno, interrare il composto, fare i solchi.

L’erpicatore manuale, o zappa estirpatrice, sostituisce la zappa tradizionale. Ne esistono di vari modelli e si utilizza per sminuzzare le zolle e arieggiare la superficie del suolo.

Infine i sarchiatoi svolgono varie funzioni (rincalzatura, eliminazione degli infestanti, tracciamento dei solchi) e sono presenti in diversi modelli raggruppati nelle distinzioni: a lama fissa e a lama oscillante.

La pacciamatura

Un discorso a parte merita la pratica della pacciamatura, pur appartenendo all’agricoltura tradizionale, ha goduto di una particolare riscoperta degli amanti del biologico che la attuano impiegando diversi materiali.

Questa pratica consiste nel proteggere il terreno in vicinanza delle piante con materiale vario al fine principale di evitare perdite di umidità. Oltre a conservare più a lungo le riserve idriche del suolo, la pacciamatura inibisce il processo clorofilliano riducendo o impedendo la crescita delle infestanti; mantiene più a lungo la struttura data al terreno con le lavorazioni; ostacola il dilavamento delle acque limitando in questo modo le perdite di azoto nitrico. Inoltre, se viene effettuata con materiale degradabile, arricchisce il terreno di sostanza organica.

I materiali consigliati per la pacciamatura sono la paglia, le foglie, l’erba tagliata di fresco, distribuiti sul terreno in strati più o meno sottili, comunque sufficientemente spessi da proteggerlo dai raggi solari. Molto pratici, ma antiecologici, sono i film plastici neri di polietilene.

Prima di applicare il materiale pacciamante, il terreno deve essere sgombro dalle malerbe e gli ortaggi bene attecchiti e opportunamente diradati.

Il letto profondo: un interessante tecnica di lavorazione del terreno.

Due sono gli strati del suolo particolarmente interessanti per l’orticoltore: lo strato attivo, il più superficiale, dal quale le radici traggono il nutrimento per la pianta, e lo strato inerte, momentaneamente inutilizzato, ma che viene riportato in superficie all’occorrenza per sostituire lo strato attivo allorché questo risultasse troppo sfruttato.

Ne consegue che solo lo strato attivo viene regolarmente vangato, annaffiato, concimato, diserbato, cioè curato. Per contro lo strato inerte sottostante giace in attesa di un rimescolamento che avverrà a secondo delle considerazioni dell’orticoltore.

Una particolare tecnica di coltivazione prevede una serie di lavorazioni che consentono di giungere fino allo strato inerte, offrendo in tal modo alle radici uno spazio maggiore da esplorare.

I vantaggi della tecnica sono evidenti: maggiore sviluppo delle piante in profondità e minore in estensione, con conseguente sfruttamento intensivo dei piccoli orti. A questo non trascurabile vantaggio di base se ne sommano altri: il risparmio di ulteriori vangature cicliche, un maggior sviluppo delle colture da radice, un terreno più ricco di sostanza organica e di processi che concorrono alla sua fertilità.

Il letto profondo si attua lavorando l’orto a sezioni. Dopo averlo dissodato, con una vangatura a normale profondità, si rimuove, senza spostarlo, lo strato inerte con l’aiuto di una forca o di una vanga a rebbi, in modo da rendere più soffice anche questo secondo strato consentendo, in tal modo, la penetrazione delle radici, dell’aria e dell’acqua.

Un orto impostato con questa tecnica può fornire produzioni triple rispetto a un orto lavorato secondo i canoni consueti, conservando, nel contempo, la sofficità per più anni.

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