Monumenti di Napoli

Duomo

Via Duomo 147

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Quasi una chiesa nella chiesa è poi la cappella del Tesoro di San Gennaro, nella navata a destra, esempio tra i più significativi del barocco napoletano per la perfetta sintesi di pittura, scultura ed ornamentazione.

Realizzata all’inizio del Seicento, come ex voto della cittadinanza al patrono per lo scampato pericolo della peste del 1656, la cappella fu interamente decorata dai maggiori artisti del tempo.

Chiusa dallo splendido cancello in ottone di Cosimo Fanzago, fu affrescata da Lanfranco nella volta e da Domenichino alle pareti, con Storie del Santo; i dipinti sugli altari sono ancora di Domenichino, Ribera e Massimo Stanzione; il singolare paliotto d’altare modellato in argento e raffigurante la Translazione delle reliquie di San Gennaro di Gian Domenico Vinaccia venne eseguito tra il 1692 e il 1695.

Il “miracolo” di San Gennaro.

Due volte l’anno, la prima domenica di maggio e il 19 settembre (festa di San Gennaro, appunto), il sangue del santo, conservato nel Duomo, si scioglie.

Il miracolo e la figura di San Gennaro sono più che noti; il loro significato va molto oltre gli aspetti “folkloristici” troppo spesso descritti.

Il patrono cristiano di Napoli ereditò infatti funzioni protettive già attribuite ad altri personaggi leggendari. Veniva invocato inoltre perché esercitasse una vigilanza soprannaturale sul Vesuvio, placato dal potere delle reliquie, portate in processione durante le eruzioni.

Fu ritenuto un difensore contro ogni sorta di nemici. Molte biografie lo volevano guerriero, discendente di una mitica gens Januaria fondata addirittura da Giano (la divinità bifronte addetta alla difesa delle porte urbane).

I Borbone lo insignirono di ordini militari.

Il rituale del sangue, infine, certamente ripetuto a partire dalla fine del Trecento, era una sorta di oracolo: un esito positivo del miracolo significava buoni auspici, il caso contrario implicava sciagure.

Anticamente la cerimonia mostrava chiaramente questo carattere oracolare, con tutto il furore “pagano” che tante descrizioni di viaggiatori hanno sottolineato, soprattutto in età romantica.

Recentemente sono state cancellate le pratiche che più colpivano gli spettatori come le invocazioni delle cosiddette “parenti” di San Gennaro, le uniche autorizzate anche a minacciarlo e insultarlo in caso di ritardo dell’evento.

Le attuali cerimonie, tutte regolarmente presenziate dalle principali autorità cittadine, hanno forme più composte.

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