La favola del giorno

Cenerentola

Un’altra, invece di Cenerentola, avrebbe fatto apposta a pettinarle male, ma lei era buona, e le aggiustò a perfezione. Erano state quasi due giorni senza mangiare, tant’erano stordite dalla contentezza. E a forza di stringerle nel busto per render la loro vita più sottile, si ruppero più di dodici stringhe. Tutta la giornata, la passavano a guardarsi nello specchio.

Finalmente il gran giorno arrivò; le due sorelle partirono alla volta del palazzo reale e Cenerentola le seguì con gli occhi più a lungo che poté; poi, quando non le vide più, scoppiò a piangere. La sua madrina, venutala a trovare, la vide in un mare di lagrime e le domandò cos’avesse:

  • Io vorrei… vorrei…

Piangeva così forte che non poteva continuare. La madrina, che era una fata, le disse:

  • Vorresti andare al ballo, non è vero?
  • Ahimè, sì, – disse Cenerentola con un sospiro.
  • Ebbene, mi prometti d’aver giudizio? – disse la madrina; – quand’è così, ti ci farò andare.

La condusse nella sua camera e le disse:

  • Corri in giardino e portami una zucca.

Cenerentola corse immediatamente a raccogliere la più bella zucca che poté trovare e la portò alla madrina, senza riuscire a indovinare in qual modo quella zucca potesse servire a farla andare al ballo. La madrina, dopo averla ben bene svuotata, non lasciandole che la scorza, vi batté con la sua bacchetta magica, e la zucca fu subito cambiata in una splendida berlina tutta dorata.

Poi andò a guardare in una trappola, ove trovò sei sorci, tutti vivi; disse allora a Cenerentola di alzare un pochino lo sportello della trappola: ogni sorcio che ne usciva fuori, lei lo toccava con la bacchetta e subito il sorcio si cambiava in un bellissimo cavallo; così mise insieme uno splendido tiro a sei cavalli pomellati, d’un bellissimo colore grigio-topo.

Poiché sembrava preoccupata sul come procurarsi un cocchiere:

  • Aspettate un momento, – disse Cenerentola, – vado a vedere in un’altra trappola, se per caso non ci fosse qualche grosso topo: ne potremmo fare un cocchiere.
  • Buon’idea! – disse la madrina, – corri un po’ a vedere.

Cenerentola le portò una trappola dov’erano caduti tre grossi topi. La Fata scelse, fra tutti e tre, quello che aveva i baffi più lunghi, e quando l’ebbe toccato, il topo diventò un bel pezzo di cocchiere, provvisto del più bel paio di baffi che mai si sia veduto.

Le disse poi:

  • Scendi in giardino, dietro all’annaffiatoio troverai sei lucertole. Portamele qui.

Appena Cenerentola l’ebbe portate, la madrina le cambiò in sei lacchè, i quali d’un balzo salirono dietro alla berlina, con le loro livree gallonate, e sapevano tenervisi attaccati così bene, come se non avessero mai fatto altro in vita loro.

La Fata disse allora a Cenerentola:

  • Eccoti qui tutto l’occorrente per andare al ballo, non sei contenta?
  • Sì, ma ci devo andare in questo modo, col mio brutto abituccio?

Bastò che la madrina la toccasse con la bacchetta, e i suoi abiti si mutarono in vestiti di broccato d’oro e d’argento, tutti ricamati con pietre preziose; le diede poi un paio di scarpette di vetro che erano una meraviglia. Così vestita, ella salì in carrozza; ma la madrina le raccomandò sopra ogni cosa di non lasciar passare la mezzanotte, avvertendola che se lei fosse rimasta al ballo anche un momento di più, la sua berlina sarebbe ridiventata una zucca, i cavalli sorcetti, i suoi lacchè lucertole, e i vecchi vestiti avrebbero ripreso l’aspetto di prima.

Ella promise alla madrina che sarebbe venuta via dal ballo prima di mezzanotte. E partì, non stando più in sé dalla gioia. Continua.

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