La favola del giorno

La moglie di Paddy Corcoran

Per diversi anni la moglie di Paddy Corcoran soffrì di un genere di disturbo che nessuno riusciva del tutto a comprendere.

Era ammalata e non era ammalata; stava bene e non stava bene; desiderava quello che desiderano le dame che amano il loro signore e non desiderava ciò che queste dame desiderano. Insomma nessuno sapeva dire cosa avesse. C’era qualcosa che le rodeva il cuore e che rendeva la vita difficile a suo marito; perché, Dio ci salvi, fosse stata fame quella cosa che la rodeva, non si sarebbe mai riusciti a saziarla neppure in un giorno d’estate. La povera donna era delicata oltre ogni dire, e non aveva assolutamente appetito, non ne aveva affatto, salvo essere un po’ attirata da una cotoletta di montone, o da una bistecca, o comunque da un boccone di carne. Certo che – Dio l’aiuti! – soprattutto con la poca salute che aveva, la patata asciutta accompagnata da un goccio di siero cagliato non l’attirava affatto; e bisogna ben dire che per essere una donna in quelle condizioni – era tanto malata infatti che per il povero Paddy era sempre in “quelle” condizioni -, non vi faceva caso, ma sia fatta la volontà di Dio! Una patata con un grano di sale le era gradita – sia lodato il Suo Nome! – quanto il miglior pezzo d’arrosto o di bollito mai cucinati; e perché no? Una cosa la consolava: non sarebbe stata a lungo con lui, a tormentarlo ancora; importava poco cosa aveva; tanto lo sapeva bene lei che con quella cosa che le rodeva il cuore non si sarebbe mai rimessa senza un boccone di carne ogni tanto; e, certo, se il suo stesso marito glielo lesinava, da chi avrebbe avuto più giusto motivo di aspettarselo?

Dunque, come dicevamo, fu costretta a letto come un’invalida per un bel po’ di tempo, provando dottori e ciarlatani di ogni genere, sesso, e misura; e tutto senza il più piccolo giovamento, tanto che, alla lunga, il povero Paddy non ce la faceva proprio più a forza di cercare di non farle mancare quel “boccone di carne”. Stava quasi per terminare il settimo anno, quando, un giorno di raccolto, mentre giaceva nel letto in cucina, a lato del focolare, e si lamentava del suo triste stato, entra una donnina minuscola con un lungo mantello rosso, che si siede vicino al fuoco e dice:

  • Beh, Kitty Corcoran, ne hai avuto per un bel po’, lì distesa sulla schiena da sette anni; e in quanto a guarire, sei sempre allo stesso punto.
  • Eh, sì, buona donna, – disse l’altra, – a dire il vero era quello che stavo pensando proprio in questo momento ed è un pensiero ben triste per me.
  • E’ colpa tua, piccola, – dice la donnina, – e in realtà, se vuoi saperlo, se ti sei ritrovata a letto è solo per colpa tua.
  • E come può essere? – chiese Kitty. – Non starei certo qui se potessi farci qualcosa. Credete che sia comodo o che mi faccia piacere essere malata e imprigionata nel letto?
  • No, – disse l’altra, – non lo credo davvero; ma ti dirò la verità: negli ultimi sette anni hai continuato a darCI fastidio. Sono del popolo dei folletti e, siccome ho una simpatia per te, sono venuta perché tu sappia come mai sei malata da tanto tempo. Per tutta la durata della malattia, se ti prendi il disturbo di ricordartelo, i tuoi bambini hanno buttato fuori la tua acqua sporca dopo il tramonto e prima del levar del sole, proprio nell’ora in cui passiamo davanti alla tua porta – ci passiamo davanti due volte al giorno. Se farai attenzione a non farlo, se la getterai in un posto diverso e a un’ora diversa, il male che hai sparirà: e sparirà anche quello che ti rode il cuore; e tornerai sana come non lo sei mai stata. Se non seguirai questo consiglio, beh, allora resta come sei, e tutta la scienza umana non ti potrà curare -. Poi la salutò e scomparve.

Kitty che era contenta di venir curata in una maniera così semplice, eseguì immediatamente gli ordini della donnina fatata; e il risultato fu che il giorno successivo si ritrovò in buona salute come non lo era mai stata in tutta la sua vita.

Fiaba popolare irlandese

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