L’angolo della Poesia

Napoli ieri oggi e domani

Ode su
un’urna greca

I

Tu ancora inviolata sposa della quiete,

figlia del silenzio e del tempo lento,

storico silvano che sai così narrare

più dolcemente della nostra rima un fiorito racconto;

quale leggenda con frangia di foglie si stende intorno
alla tua forma,

di deità o di mortali o di entrambi,

in Tempe o nelle valli d’Arcadia?

Quali uomini o dèi sono codesti? quali ritrose
fanciulle?

quale folle inseguimento? quale lotta per sfuggire?

quali zampogne e tamburi? quale estasi violenta?

II

Le melodie udite sono dolci, ma quelle non udite

son più dolci; per questo, tenere zampogne suonate
ancora

non all’orecchio che sente, ma, rese più care,

allo spirito suonate canzoni senza voce:

leggiadro giovane, sotto gli alberi tu non puoi
lasciare

il canto, né quegli alberi possono mai essere nudi;

ardito amante, mai, mai puoi tu baciare,

benché quasi tocchi la meta; pure, non dolerti;

ella non può…

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