Arte – Cultura – Personaggi

Napoli ieri oggi e domani

John Keats

Ode su
un’urna greca

Ode composta nel 1819 e pubblicata nel 1820. L’urna
greca che il poeta contempla, porta intorno un bassorilievo raffigurante due
scene(una scena d’amore e una scena sacrificale) destinate a rimanere per
sempre fissate nella loro incompiutezza: il musico non cesserà mai di suonare
(ma la musica, in quanto non udita, è anch’essa in certo modo “incompiuta”,
perché, come tutto ciò che è incompiuto, può essere colta solo attraverso il
sogno, la fantasia); il giovane che si accinge a baciare l’innamorata non potrà
mai raggiungerla; il sacrificio non sarà mai consumato. Tutto ciò
immalinconisce ma anche esalta: nell’incompiutezza c’è la difesa dal tempo,
dalla corruzione, dalla morte. Nella bellezza, che realizza la sospensione del
contingente, del caduco, dell’effimero – che ferma ciò che altrimenti sarebbe
destinato a consumarsi – c’è l’unico sapere degno di questo nome, perché in
essa per un attimo si appaga l’ansia…

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