Arte – Cultura – Personaggi

Bertrand de Ventadorn

Figlio di un servo del castello di Ventadorn in Corrèze avrebbe appreso l’arte di “trobar” dal visconte suo signore della cui moglie si innamorò. Scacciato perciò dal visconte, riparò in Normandia presso Eleonora d’Aquitania che seguì in Inghilterra quando la donna andò sposa al re Enrico II. Trascorse gli ultimi anni della sua vita alla corte di Raimondo IV conte di Tolosa, alla morte del quale si ritirò nell’abbazia di Dalon.

E’ considerato il meno convenzionale, il più sincero e spontaneo dei trovatori. Questa “canzone di primavera”, mistica e voluttuosa nello stesso tempo, era conosciuta ed ammirata, oltre che in Provenza, in molti paesi europei, nei quali la lingua d’oc era compresa a stento.

La lirica provenzale

Accanto alla letteratura in lingua d’oil, fiorì in Provenza, espandendosi alla corte di Eleonora d’Aquitania, emigrando con lei a Parigi e conquistando successivamente tutta l’area “romanza” del Mediterraneo, una letteratura in lingua d’oc, a carattere lirico, trattante di preferenza l’amore, anche se non trascurava temi morali o politici. Gli autori di queste liriche furono detti e si dissero trovatori, dal provenzale trobar che significa comporre con consapevole intenzione artistica.

I trovatori elaborarono una dottrina dell’amore inteso più che come sentimento, come vassallaggio, servizio feudale, omaggio alla dama (da domina o signora) collocata in una sfera ideale altissima, fatta oggetto di un assorto vagheggiamento. Questo atteggiamento dei trovatori riflette gli ideali di vita delle corti signorili nel mezzogiorno della Francia in un’epoca in cui andava profondamente modificandosi il ruolo della castellana, costretta dalla partenza del marito per la crociata ad assumersi responsabilità di governo e di amministrazione all’interno del feudo. Il sentimento amoroso si integra alla vita feudale adottandone le regole e la terminologia.

La cosiddetta “crociata degli Albigesi” promossa da papa Innocenzo III (1209) per estirpare l’eresia dal feudo tolosano di Raimondo IV e dal Languedoc, con le devastazioni, gli incendi ed i massacri che l’accompagnarono, avviò a irrimediabile dissoluzione la società nella quale era fiorita la lirica cortese; i temi e gli schemi metrici di questa furono ripresi da un gruppo di poeti operanti nell’ambito di un’altra corte, quella siciliana degli Svevi.

Della lirica trobadorica colpiscono la straordinaria raffinatezza e la severa disciplina dell’elaborazione artistica, nella quale le immagini si dispongono in un tessuto stilistico estremamente sorvegliato.

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