Esplosivo e inossidabile, malleabile e rigido, leggero e riciclabile

L’alluminio dei miracoli – 3

E il tetrapack, la confezione in carta e alluminio utilizzato per latte e succhi di frutta? Si possono riciclare insieme alla carta. La parte in carta, infatti viene recuperata, e l’alluminio è bruciato per ricavare energia. Ma si lavora già ad impianti dove avverrà il riciclo completo.

Già oggi riciclabili sono invece i cavi dell’alta tensione, anch’essi in gran parte d’alluminio. Rispetto al rame, per esempio, l’alluminio è 3 volte più leggero e, a parità di peso, conduce il doppio dell’elettricità. Cavi e contatti in alluminio si trovano anche nelle lampadine e nei circuiti integrati.

Oltre a essere un buon conduttore di elettricità, l’alluminio riflette sia la luce sia le microonde. Per questo lo si usa per gli specchi ad altissima precisione dei telescopi, e anche per registrare cd e dvd: i dati sono rappresentati da incavi presenti sulla pellicola d’alluminio, protetta da uno strato di plastica.

Le proprietà riflettenti sono usate anche per isolare termicamente. In molti casi, infatti, la fonte principale di calore non è il contatto diretto con l’aria, ma l’irraggiamento. I pannelli di protezione in alluminio che ricoprono gli edifici, infatti, respingono la luce ed il calore del sole: lo stesso principio utilizzato nei thermos e nelle tute degli astronauti… l’alluminio presente negli indumenti d’alta moda, invece, non ha scopi tecnologici ma estetici. Anche se di classe: basta pensare ai capi disegnati da Paco Rabanne e Issey Miyake, ai gioielli di Arline Fisch, alle borse di Salvatore Ferragamo.

Perché tanto interesse per questo materiale? Forse il motivo è lo stesso per cui l’alluminio ha successo nell’arredamento. L’alluminio è un materiale elegante e neutrale, che si abbina a tutto. Nell’arredamento offre nuove prospettive di disign, perché si presta ugualmente bene per uffici, appartamenti e giardini.

Del resto, l’alluminio è sempre piaciuto. Ai tempi di Verne, quando era rarissimo, si racconta che Napoleone III accolse il re del Siam con un banchetto in cui posate e piatti erano in alluminio. L’oro zecchino non sarebbe stato all’altezza di un tale ospite.

I cugini: titanio e magnesio

I metalli leggeri più importanti, dopo l’alluminio, sono il titanio e il magnesio. Il primo è molto resistente, mentre il secondo ha una leggerezza impareggiabile. Entrambi sono più costosi dell’alluminio (soprattutto il titanio) e quindi meno usati. Ma, in futuro, la loro importanza potrebbe aumentare.

Il titanio, il quarto metallo in ordine di abbondanza nella crosta terrestre, è particolarmente promettente perché anche se è quasi due volte più denso, il titanio ha caratteristiche meccaniche più elevate rispetto alla media delle leghe d’alluminio: è resistente alla corrosione e biocompatibile. Per questo è utilizzato nell’industria aeronautica, in quella chimica e nella produzione di protesi. Le sue polveri, tra l’altro, sono in grado di produrre spettacolari fuochi d’artificio.

1808 – L’inglese Sir Humphry Davy deduce l’esistenza dell’alluminio e gli dà il nome.

1821 – Il francese Pierre Berthier scopre nei pressi di Les Baux (Francia meridionale), un terreno argilloso e rossatro, composto al 52% d’alluminio: la “bauxite”.

1825 – Hans Christian Oersted, danese, isola l’alluminio puro.

1845 – Il tedesco Freidrich Wohler misura la densità dell’alluminio.

1854 – Il francese Henri Sainte Claire Deville inizia la produzione industriale. Il prezzo cala del 90% in 10 anni.

1855 – Una barra di alluminio è per la prima volta presentata al pubblico, a Parigi.

1886 – Scoperta del processo elettrolitico, ancora oggi utilizzato nella produzione industriale.

1888 – Compaiono le prime industrie in Francia, Svizzera e Usa.

1900 – Inizia la grande produzione industriale: 8 mila tonnellate all’anno.

1946 – La produzione raggiunge le 689 mila tonnellate annue.

1963 – Prodotta la prima lattina.

1999 – Produzione mondiale 24 milioni di tonnellate. Più di 7 milioni di tonnellate provenienti dal riciclo.

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