La favola del giorno

La Trota Bianca; una leggenda di Cong

C’era una volta, molto tempo fa, una bellissima dama che viveva in un castello sul lago laggiù, e si racconta che fosse promessa al figlio del re e che stessero per sposarsi quando, all’improvviso, il poveretto venne ucciso (che Dio ci aiuti), e gettato nel lago qui sopra, e così, naturalmente, non gli fu più possibile mantenere la parola data alla dolce dama – gran brutta disgrazia!

La dama, si dice, uscì di senno per aver perduto il figlio del re – perché era di animo sensibile, che Dio l’aiuti e protegga anche noi! – e si struggeva di dolore per la sua scomparsa, finché un giorno nessuno la vide più, né viva né morta; e allora si disse che era stata rapita dai folletti.

Ebbene, signore, passato un po’ di tempo, nel torrente laggiù si vide (che Dio la benedica) la Trota Bianca, e la gente non sapeva cosa pensare della bestiola, perché non si era mai sentito di trote bianche né prima né dopo d’allora; passarono gli anni, e la trota era sempre là proprio dove l’avete vista in questo istante benedetto, ed è là da più di quanto io posso ricordare – in verità tanto lontano non arriva neppure la memoria del più vecchio del villaggio.

La gente alla fine cominciò a pensare che doveva essere una fata; del resto cos’altro poteva essere? – e nessuno osò mai toccare né fare del male alla Trota Bianca finché non arrivarono da queste parti alcuni soldati, peccatori incalliti, e risero della gente del posto, e la canzonarono e la presero in giro perché credeva in cose del genere; e uno di loro in particolare (che la sfortuna lo perseguiti e Dio mi perdoni per quel che dico!) giurò che avrebbe catturato la trota e l’avrebbe mangiata per cena, il mascalzone!

Bene, volete sapere fin dove arrivò la furfanteria del soldato? Senza pensarci due volte acchiappa la trota, se la porta a casa, mette su una padella per friggere, e ci ficca dentro la povera bestiolina. La trota lanciò un grido che pareva proprio quello di un cristiano e, caro mio, l’avreste mai immaginato? Il soldato si piegava in due dalle risate – tanto duro di cuore era il mascalzone – e quando credette che un lato fosse cotto, rigirò la trota per friggere l’altro; ma, indovinate un po’, non si vedeva neanche l’ombra di bruciato, niente da nessuna parte; e il soldato deve certo aver pensato che era una trota ben strana quella, che non si riusciva ad arrostirla. – Ma, – dice, – la rigirerò ogni tanto, – e certo non immaginava quello che l’aspettava, il miscredente.

Quando credette che quel lato fosse cotto, la gira di nuovo e, state bene a sentire, questa parte non era neanche un briciolo più cotta dell’altra. – Che dannata sfortuna, – dice il soldato, – è proprio il colmo! Ma non l’ho ancora finita con te, mia cara, – dice, – anche se ti credi tanto furba; – e con questo la rivolta: ma il fuoco non aveva lasciato il minimo segno sulla bella trota. – Bene, – fa quell’incorreggibile furfante (perché certo, signore, se solo non fosse stato davvero un incorreggibile furfante avrebbe dovuto capire che stava facendo una cosa sbagliata vedendo che tutti i suoi sforzi non servivano a niente). – Bene, mia bella trotina, forse sei fritta abbastanza, anche se non hai proprio un bel colore; magari sei meglio di quel che sembri, come un gatto scorticato, e dopo tutto sei un buon bocconcino; – e così dicendo tira fuori coltello e forchetta per assaggiare un pezzo di trota; ma, caspita, appena ficca il coltello nel pesce ne esce un grido così terrificante che morireste di paura solo a sentirlo, e la trota salta fuori dalla padella e cade in mezzo al pavimento; e nel punto dov’era caduta ecco che si alza una leggiadra signora – la più bella creatura mai vista, vestita di bianco, con un nastro d’oro fra i capelli, e un rivoletto di sangue che le cola dal braccio.

  • Guarda dove mi hai ferita, scellerato, – dice la dama, e gli mostra il braccio, e, caro mio, quello credette di aver perso il bene della vista.
  • Non potevi lasciarmi fresca e tranquilla nel fiume dove mi hai acciuffata, invece di disturbarmi mentre ero intenta a compiere la mia missione? – disse.

Il soldato si mise a tremare come un cane in un sacco bagnato, e alla fine balbettò qualcosa, e pregò che gli venisse risparmiata la vita, e chiese perdono a sua Signoria, e disse che non sapeva che stesse svolgendo una missione, e che era un soldato troppo bravo per non aver di meglio da fare che immischiarsi nelle sue faccende.

  • Io stavo compiendo una missione, – dice la dama, – stavo aspettando il mio amato che mi raggiungerà nelle acque, e se passerà mentre io non ci sono, e lo perderò, ti trasformerò in un piccolo salmone, e ti perseguiterò dovunque e per sempre finché crescerà l’erba e l’acqua scorrerà.

Il soldato si sentì morire all’idea di essere trasformato in un salmoncino, e chiese pietà; allora così dice la dama:

  • Abbandona le tue cattive abitudini, peccatore, o sarà troppo tardi per pentirti; comportati bene per l’avvenire e compi il tuo dovere; e ora, – dice, – riportami indietro e mettimi di nuovo nel fiume dove mi hai trovata.
  • Oh, mia signora, – dice il soldato, – come potrei trovare il coraggio di annegare una dama tanto bella?

Ma prima che potesse aggiungere parola la dama era svanita, e là, sul pavimento, il soldato vide la piccola trota. Bene, allora la mette in un piatto pulito e corre via con quanto fiato ha in corpo, per paura che il suo amato potesse giungere mentre lei non c’era ancora; e corse e corse fino a che arrivò di nuovo alla caverna e gettò la trota nel fiume. Nel preciso istante in cui lo fece, per un attimo l’acqua diventò rossa come il sangue, a causa della ferita, immagino, fin quando la corrente non lavò via la chiazza; ed ancor oggi c’è una piccola macchia rossa sul fianco della trota, là dove era stata ferita.

Signore, da quel giorno il soldato divenne un altro uomo; cambiò vita, andò regolarmente a confessarsi, e praticò l’astinenza tre volte alla settimana – sebbene non mangiasse mai pesce nei giorni di astinenza, perché, dopo lo spavento che s’era preso, il pesce non gli sarebbe più rimasto nello stomaco – con licenza parlando.

In ogni caso era diventato un altro uomo, come ho detto, e, passato un po’ di tempo, lasciò l’esercito e da ultimo si fece eremita; e si dice che pregasse sempre per l’anima della Trota Bianca.

Queste storie di trote sono comuni in tutta l’Irlanda. Molti pozzi sacri sono dimora di simili trote benedette. In un pozzo sulla riva di Lough Gill, Sligo, c’è una trota che un qualche miscredente mise una volta sulla graticola. Ne porta i segni ancor oggi. Molto tempo fa il santo che consacrò il pozzo mise lì la trota. Oggi possono vederla solo le anime devote che hanno fatto la dovuta penitenza.

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