Monumenti di Napoli

Caponapoli

La collina di Caponapoli, oggi quasi del tutto occupata dalle cliniche universitarie, corrisponde alla parte più alta e antica della città greca.

Certamente – come testimoniano i ritrovamenti di figurine votive in terracotta – si trovava qui un importante centro di culto e forse sorgeva sull’altura anche il mitico tempio (o sepolcro) di Partenope, che gli eruditi prima e gli archeologi dopo non hanno mai precisamente localizzato.

Ai santuari pagani – dimenticati e sepolti durante il medioevo – si sostituirono poi chiese e conventi, oggi prevalentemente chiusi, abbandonati o inglobati dalle strutture universitarie.

La chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli (nel largo omonimo) fu fondata nel 1517 in onore di uno dei più celebri vescovi e protettori di Napoli, abate del vicino monastero di San Gaudioso, venerato come santo già nel IX secolo. Agnello avrebbe infatti condotto una vita quasi da eremita proprio in questa zona, e sarebbe stato seppellito in una chiesetta paleocristiana, poi inserita nel transetto dell’edificio cinquecentesco.

Rimaneggiata più volte, molto danneggiata dopo la seconda guerra mondiale e infine chiusa, Sant’Aniello è stata quasi completamente spogliata del suo arredo, in parte trasferito a Santa Maria delle Grazie, per il resto disperso.

Il convento di Santa Maria delle Grazie (nel largo Madonna delle Grazie), di origine quattrocentesca, fu interamente rifatto nei primi decenni del Cinquecento.

Nel suo chiostro, nel 1611, Giovan Battista della Porta fondava l’Accademia degli Oziosi.

La chiesa è notevole soprattutto per le opere di scultura: oltre alla cappella De Cuncto (di Giovan Tommaso Malvito), sono infatti considerati veri e propri capolavori due rilievi di artisti locali (la Deposizione, di Giovanni da Nola, e l’Incredulità di san Tommaso, di Girolamo Santacroce), mentre la decorazione in arenaria di tutte le cappelle, eseguita con gusto originale da maestranze locali, è ritenuta un unicum. La chiesa è attualmente chiusa.

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