L’angolo della Poesia

Carmina Burana

Poesie attribuite ai Goliardi, gli studenti delle Università Europee, vagabondi per temperamento e necessità, in un’epoca in cui le strutture sociali si sforzavano “di legare ogni uomo al suo posto, al suo lavoro, al suo ordine, alla sua condizione”; costretti, per guadagnarsi la vita, a diventare giocolieri o buffoni, oppure domestici dei loro condiscepoli ricchi. Su di loro pesa la condanna dei concili e dei sinodi e la riprovazione degli scrittori ecclesiastici per la spregiudicatezza della loro vita e per l’anticonformismo religioso rasente spesso l’eresia.

I Carmina, riuniti in un manoscritto del XIII secolo rinvenuto nel monastero bavarese di Benedikterbeuren (da cui l’aggettivo Burana) sono in lingua latina. Frequenti in essi le lodi dell’amore fisico, del vino e del gioco come nella poesia che propongo e la satira del clero corrotto e simoniaco, avaro e lussurioso ed, in generale, di tutta la società del tempo.

Son materia, son cenere

Composta d’elementi

Vili, son come foglia

Con cui giocano i venti.

……

Qual nave che nel pelago

Non ha nocchiero, o quale

Augel che via per l’aria

Batte smarrito l’ale,

Io non son stretto a vincoli

Né a luogo alcun mi lego.

……

Mi struggono delle vergini

Le grazie ed il candore,

Se non posso con l’opera

Le stupro almen col cuore.

……

Il gioco accuso in seguito;

Ah i casi non son radi

In cui m’avvien di perdere

Anche le vesti ai dadi!

Ma se pel freddo ho i brividi,

Nell’imo petto ho ardori,

E’ allora che mi sgorgano

Dal cor gl’inni migliori.

……

E’ mio saldo proposito

Morir dal taverniere:

Chi quivi muore ha prossimo

Alle labbra il bicchiere,

E ode i cori degli angeli

Che pregano: – Signore

Deh accogli nell’Empireo

Questo buon bevitore!

Cerco il piacer fra gli uomini

E non oltre le stelle,

Non curo affatto l’anima

Ma curo assai la pelle.

……

E’ cosa assai difficile

Superar la natura

E dinanzi a una vergine

Serbar la mente pura.

Ahimè, non può chi è giovane

Domar la tentazione

E trascurar dei fervidi

Sensi l’acuto sprone.

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