IL CORPO UMANO VISTO DALL’INTERNO – 2

La trasformazione degli alimenti in energia.

Attraverso la digestione, i cibi che abbiamo mangiato sono ridotti ai loro componenti essenziali. Questi ultimi sono assorbiti dall’intestino, “etichettati” e suddivisi (gli zuccheri da una parte, le proteine dall’altra, i grassi da un’altra parte ancora). Infine sono inviati ai destinatari, che sono i diversi tessuti e organi del corpo. E’ l’intestino a smistare e indirizzare questi pacchetti: un lavoro da far rabbrividire anche il più grande corriere espresso. La maggior parte del nutrimento digerito è assimilato dalla superficie dell’intestino tenue; della restante massa fluida si occupa l’intestino crasso. Questo ne assorbe l’acqua, in modo che i materiali in essa contenuti vengono gradualmente concentrati e quindi evacuati. L’intestino tenue ha una lunghezza complessiva di circa sei metri e la sua parete interna forma una serie di pieghe circolari. La sua superficie è ricoperta di minuscole protuberanze chiamate villi. La superficie del villo è ulteriormente ricoperta da micro-villi, sporgenze dalla lunghezza di circa un millesimo di millimetro. Perciò la superficie dell’intestino tenue raggiunge i 200 metri quadrati, come una casa di cinque-sei locali.

Quando i cibi, già in parte digeriti dallo stomaco, entrano nell’intestino e raggiungono i micro-villi, vengono decomposti definitivamente attraverso l’azione di alcuni enzimi e assimilati all’interno di particolari cellule. Il glucosio (la sostanza base dei carboidrati come pane e pasta) o gli amminoacidi (i costituenti delle proteine, presenti per esempio in carne, pesce, uova, formaggi) passano nelle cellule, si immettono nei capillari sanguigni e vengono poi trasportati al fegato. I grassi seguono un percorso diverso: entrano nei vasi linfatici capillari, passano attraverso i grandi vasi linfatici e vengono inviati alle vene.

Un incessante produzione di energia.

L’ossigeno entrato nel sangue con i polmoni viene catturato dall’emoglobina, presente nei globuli rossi, e trasportato dalle arterie in ogni cellula del corpo. Qui le sostanze nutritive, come il glucosio (formato da carbonio, idrogeno e ossigeno), s ossidano per effetto dell’ossigeno e si separano in acqua e anidride carbonica, producendo l’energia necessaria alla vita delle cellule. L’anidride carbonica entra nelle vene e si trasferisce negli alveoli polmonari, per essere infine emessa all’esterno.

Noi viviamo perché le nostre cellule vivono. Per farlo, hanno bisogno di energia. Per ottenere energia si deve “bruciare” qualcosa: in un camino si brucia il legno, nel fornello di casa il gas. E nelle cellule si usa, come combustibile, il glucosio che è appena arrivato dall’intestino, attraverso la scomposizione dei cibi. Dal punto di vista chimico, la combustione è una reazione di ossidazione, quindi può avvenire, come in questo caso, anche senza fiamma. Per l’ossidazione serve ossigeno, che le cellule si procurano attraverso la respirazione. E’ questo il motivo per cui respiriamo.

L’apparato respiratorio immette nel sangue l’ossigeno inalato, lo fa circolare attraverso le cellule di tutto il corpo ed emette nell’atmosfera l’anidride carbonica, cioè il sottoprodotto della reazione di combustione. Si produce infatti anche nelle automobili, nel camino e così via. Per azione del diaframma e dei muscoli costali i polmoni si allargano e si restringono. Attraverso i bronchi fanno entrare e uscire l’aria dagli alveoli interni al polmone. Questo processo si attua attraverso sottilissime pareti che separano l’aria che si trova gli alveoli dal sangue, contenuto nei capillari delle vene e arterie che corrono intorno agli alveoli.

Ciascuno di noi ha bisogno ogni giorno di un “pieno” di circa seicento litri di ossigeno (pari al contenuto di circa dieci serbatoi di automobile), e produce circa 480 litri di anidride carbonica. Appena arrivato nel sangue, l’ossigeno viene catturato da una proteina, l’emoglobina, contenuta nei globuli rossi. E in meno di trenta secondi viene distribuito e fornito a ogni angolo del corpo. Nel sangue sono presenti numerosissimi globuli rossi: attraverso questi, in cento millilitri di sangue vengono trasportati circa ventuno millilitri di ossigeno.

Elettricità e chimica ci danno una mossa.

Quando uno stimolo nervoso arriva al muscolo, il segnale elettrico del nervo viene trasformato in un segnale chimico (con rilascio di ioni di calcio) da parte di un piccolo organo che ricopre le miofibrille, detto reticolo sarcoplasmatico. Il rilascio di ioni di calcio fa sì che le sostanze di cui è composta la miofibrilla, l’actina e la miosina, scivolino l’una sull’altra e il muscolo si contragga. Quando si piega il gomito, l’actina scivola e si infila tra la miosina. Quando invece il braccio è disteso, le due sostanze non sono sovrapposte.

Ogni volta che facciamo un movimento, un sorriso o un salto triplo, contraiamo una serie di muscoli. Proviamo per esempio a osservare il movimento del gomito. Sulla parte anteriore dell’omero (l’osso lungo del braccio) si trova il muscolo bicipite. Quando questo si contrae, il gomito si piega e contemporaneamente il muscolo tricipite del braccio, che si trova nella parte posteriore, si distende. I muscoli sono formati da fasci di numerose fibre muscolari, composte da cellule dal diametro di 0,1 millimetri. Le fibre muscolari raggiungono la lunghezza di alcuni centimetri e all’interno presentano un grande numero di miofibrille, sovrapposte ordinatamente l’una all’altra. Ogni muscolo è controllato da un nervo. Quando ricevono uno stimolo nervoso, tutte le miofibrille si contraggono e il muscolo nella sua globalità si restringe. Tutto ciò è possibile grazie a una particolarità delle miofibrille, formate da due proteine sovrapposte, l’actina e la miosina. Quando arriva uno stimolo nervoso, queste proteine scivolano una sopra all’altra; di conseguenza le fibre si sovrappongono di più o di meno e la fibra muscolare si accorcia o si allunga. Continua 2.

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