Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale. – 2

La peste del ‘300 ebbe anche importanti riflessi sulla vita sociale. La paura del contagio e l’impotenza della medicina, che consigliava salassi e inutili purificazioni con erbe aromatiche, favorirono per esempio la fuga verso la campagna, come testimonia il Decameron di Boccaccio, o addirittura nei conventi. E contribuirono allo scatenarsi delle persecuzioni contro ebrei, maghi e streghe.

Con la diminuzione della popolazione e l’aumento di elementi geneticamente refrattari, l’incidenza della peste pian piano diminuì. La fase devastante si esaurì nel giro di 50 anni, da allora in poi la peste rimase in forma endemica in Europa, alternandosi con epidemie di vaiolo. Una nuova esplosione avvenne intorno alla prima metà del XVII secolo, durante la guerra dei Trent’anni: quella descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi (il romanzo, infatti, era ambientato nel 1630). Questa seconda ondata di peste fu determinante nel far passare il testimone del predomio politico europeo a Francia e Inghilterra, lasciando un ruolo secondario alla Spagna, falcidiata dalla malattia.

Nei secoli successivi, a occupare la scena furono soprattutto le malattie intestinali – chiamate all’epoca flussi di ventre, che colpivano soprattutto in situazioni di sovraffollamento e cattive condizione d’igiene, per esempio nelle città assediate. A volte favorendo sfacciatamente una fazione contro quella opposta.

La Rivoluzione francese, per esempio, non fu soffocata dall’esercito prussiano di Brunswick nel 1792 proprio a causa della terribile epidemia di dissenteria – chiamata dai francesi “coulée prussienne” – che aveva colpito duramente le truppe tedesche.

Ben più devastante, però, fu il colera proveniente dall’Asia, che colpì il mondo occidentale a partire dal XIX secolo. Comparve nell’Europa orientale, nel 1830, per poi spostarsi verso ovest. Già nel 1832 infuriava a Parigi – dove alcuni innocenti furono linciati dalla folla perché ritenuti untori – e ben presto attraversò l’oceano per arrivare negli Stati Uniti.

Il suo impatto (fra i 30 e i 40 milioni di morti nel mondo fu una delle cause principali della disgregazione dell’impero asburgico, e in generale delle grandi potenze. Meno colpite furono le popolazioni di lingua slava, magiara, e soprattutto italiana…. che in meno di 30 anni riuscirono ad ottenere l’indipendenza dall’Austria.

Dopo la I guerra mondiale, nel biennio 1918-19, in tutto il mondo si diffuse un altro grande flagello epidemico chiamato la “spagnola” denominazione dovuta al fatto che si credeva che i primi casi si fossero manifestati nella penisola iberica. Le condizioni di vita precarie dovute alla guerra favorirono il diffondersi del morbo, che era una forma influenzale molto violenta.

In tre ondate successive, la malattia fece tra i 21 e i 22 milioni di morti (più di tutte le vittime della I guerra mondiale) contagiando oltre un miliardo di persone, soprattutto maschi tra i 20 e i 40 anni.

Con gravi conseguenze sul piano sociale ed economico. In primo luogo, come sempre, la caccia all’untore: negli Usa vennero addirittura fucilati medici ed infermieri militari accusati di aver iniettato il morbo nei soldati americani per favorire i tedeschi. L’alta mortalità rallentò inoltre le comunicazioni e le città rimasero sempre più isolate e abbandonate alle loro scarse risorse, visto che l’agricoltura quasi si fermò. Per fortuna la spagnola scomparve senza lasciare traccia nel giro di tre anni. Continua – 2

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