Animali in genere – Gli Equidi – 6

Nei giardini zoologici le Zebre si ambientano facilmente, se hanno a loro disposizione uno spazio abbastanza ampio per muoversi, e mangiano lo stesso cibo che viene dato ad altri Equidi, le Zebre delle steppe si riproducono più facilmente e con maggiore regolarità delle Zebre di montagna e delle Zebre reali; in ogni caso la gestazione dura 345-390 giorni, e a ogni parto nasce un solo piccolo. Benché siano stati più volte allevati e addestrati nei circhi o utilizzati come animali da tiro, questi Equidi non sono mai stati ridotti allo stato domestico. A Basilea e a Saint Louis due Zebre di Chapman raggiunsero l’età di 28 anni.

Gli incroci tra Zebre e Asini o Cavalli vengono chiamati Zebroidi. Questi animali differiscono ovviamente dai genitori, presentano numerosi caratteri intermedi tra quelli del padre e della madre, e taluni del tutto personali: le strisce del mantello, ad esempio, sono di solito molto strette, indipendentemente dal fatto che uno dei genitori fosse una Zebra reale, una Zebra di montagna o una Zebra delle steppe, e in corrispondenza delle spalle si incrociano nettamente, cosa che non si verifica mai nelle Zebre; inoltre la striatura delle zampe è particolarmente accentuata negli Zebroidi. Purtroppo questi animali sono in genere così paurosi che solo in qualche caso è possibile utilizzarli per trainare carri leggeri e per trasportare carici.

Mentre nei giardini zoologici le diverse sottospecie di Zebre delle steppe possono essere incrociate facilmente l’una con l’altra, si è riuscito solo in rari casi, ad esempio una volta a Parigi e un’altra a Varsavia, a ottenere incroci tra esse e le Zebre di montagna; ancora più difficile è far accoppiare con successo una Zebre reale (che rappresenta un sottogenere a sé) e un esemplare di una delle altre specie. Allo stato libero, d’altronde, non sono mai stati osservati incroci tra le diverse specie, sebbene i loro territori di diffusione talvolta si sovrappongano: ciò dipende probabilmente dal fatto che esse vivono in ambienti diversi, hanno particolari abitudini d’accoppiamento e stanno riunite in gruppi, entro cui non tollerano la presenza di individui appartenenti ad altre specie.

Al sottogenere Asinus appartiene una sola specie: l’Asino Selvatico Africano (Equus asinus; altezza al garrese 113-140 cm), che ha le orecchie molto lunghe, una colorazione del mantello abbastanza uniforme, di solito più chiara sull’addome e all’interno delle zampe, le spalle e talvolta anche gli arti solcati da strisce, la coda rivestita di lunghi peli soltanto nella parte terminale; il numero dei cromosomi è 2n = 62.

Si distinguono 3 sottospecie: 1) Asino Selvatico della Nubia (Equus asinus africanus; di modeste dimensioni e dal mantello griogio-giallognolo solcato da una striscia scura lungo la colonna vertebrale e da una striscia trasversale sulle spalle; diffuso un tempo dall’Egitto al Sudan orientale, è stato completamente sterminato allo stato libero, mentre nei giardini zoologici sopravvivono pochi esemplari, forse non più puri. 2) Asino Selvatico del Nordafrica (Equus asinus atlanticus); un tempo diffuso nella regione meridionale dell’Atlante, è stato ormai sterminato; i suoi caratteri sono forse rimasti in Asini domestici rinselvatichiti del Sahara. 3) Asino Selvatico della Somalia (Equus asinus somalicus; altezza al garrese fino a 140 cm; più grosso di quello della Nubia, ha il mantello grigio con sfumature rosate e con la sottile striscia scura lungo la colonna vertebrale, ma senza quella trasversale sulle spalle; tutte e quattro le zampe sono ornate da strisce trasversali nere ben marcate, la criniera è scura e il ciuffo della coda è quasi nero; esistono attualmente solo alcune centinaia di esemplari diffusi in Somalia, e forse pochi individui nella depressione della Daancalia (Etiopia).

Da molti anni ormai non si hanno più notizie della sottospecie della Nubia e di quella del Nordafrica, dalle quali si è originato l’Asino domestico: in questo arco di tempo, peraltro, sono apparsi di quando in quando nel Sahara, e soprattutto nelle vicinanze del Tibesti (Libia), branchi isolati di animali che erano più grandi degli Asini domestici locali e che in precedenza non erano mai stati visti in questi territori; ciò ha indotto lo studioso Malbrant a supporre che si trattasse di Asini selvatici immigrati da altre regioni. Poiché le forme domestiche tornano allo stato selvatico con estrema facilità, è tuttavia assai più probabile che questi animali si siano mescolati con gli ultimi Asini del Nordafrica o della Nubia.

A causa della forte riduzione o addirittura della scomparsa delle popolazioni degli Asini selvatici, si conosce ben poco sulle abitudini allo stato libero di questi animali: perlopiù essi vivono in branchi di 10-15 individui, che di solito vengono guidati da una femmina anziana e assai prudente. Continua 6

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