La favola del giorno

Il pastore che non cresceva mai

C’era una volta un pastore piccino e dispettoso. Andando a pascolare, vide passare una pollaiola  con una corba d’uova sulla testa; tirò una pietra nella corba e ruppe tutte le uova in un colpo. La povera donna, piena di rabbia, gli gridò: – Che tu non possa più crescere, finché non trovi la bella Bargaglina delle tre mele che cantano!

Da quel momento, il pastorello cominciò a diventare smilzo e gramo, e più sua madre lo curava e lo teneva bene, più lui diventava gramo. Gli disse sua madre: – Cosa t’è successo? Ti sei fatto bestemmiare da qualcuno? – E lui le raccontò del dispetto alla pollaiola, e che lei gli aveva detto: “Che tu non possa più crescere se non trovi la bella Bargaglina delle tre mele che cantano!”

  • Allora, – gli disse sua madre, – non c’è altro da fare: devi partire e andare a cercare questa bella Bargaglina.

Il pastore si mise in cammino. Arrivò a un ponte e su questo ponte c’era una donnina che faceva l’altalena in un guscio di noce.

  • Chi passa?
  • Amici.
  • Sollevami un po’ le palpebre così vedo chi sei.
  • Sono uno che cerca la bella Bargaglina delle tre mele che cantano: ne sai qualcosa?
  • No: ma tieni questo sasso che ti verrà buono.

Il pastore passò da un altro ponte e c’era un’altra donnina che faceva il bagno in un guscio d’uovo.

  • Chi passa?
  • Amici.
  • Sollevami un po’ le palpebre così vedo chi sei.
  • Sono uno che cerca la bella Bargaglina delle tre mele che cantano: ne hai notizie?
  • No: ma tieni questo pettine d’avorio che ti verrà buono.

Il pastore se lo mise in tasca, e passò in un torrente dove c’era un uomo che insaccava nebbia, e anche a lui domandò della bella Bargaglina. L’uomo gli disse che non ne sapeva niente, ma gli diede una tascata di nebbia che gli sarebbe venuta buona.

Poi passò da un mulino, e il mugnaio era una volpe che parlava. Questa volpe disse: – Sì, lo so chi è la bella Bargaglina, ma è difficile che tu la trovi. Va’ avanti finché non trovi una casa con la porta aperta, entra, vedrai una gabbia di cristallo con tanti campanellini e dentro alla gabbia ci sono le mele che cantano. Tu devi prendere la gabbia, ma guarda che c’è una vecchia che se ha gli occhi aperti dorme e se ha gli occhi chiusi è sveglia.

Il pastore andò; trovò la vecchia con gli occhi chiusi e capì che era sveglia. – Bel giovane, – disse la vecchia, – guardami un po’ in testa se ho dei pidocchi.

Il pastore ci guardò e intanto che la spidocchiava la vecchia aperse gli occhi ed egli capì che si era addormentata. Allora, lesto, prese la gabbia di cristallo e scappò via. Ma i campanellini della gabbia suonarono, la vecchia si svegliò e gli mandò dietro cento cavalli. Il pastore sentendo che i cavalli stavano per raggiungerlo, lasciò cadere il sasso che aveva in tasca. Il sasso si trasformò in una montagna tutta rocce e burroni e i cavalli ci si ruppero le gambe.

I cavalieri rimasti senza cavalli tornarono dalla vecchia, e lei mandò duecento cavalli. Quando il pastore si vide di nuovo quasi raggiunto, buttò via il pettine d’avorio: e il pettine diventò una montagna tutta liscia, e i cavalli ci scivolarono con gli zoccoli e si ammazzarono tutti.

La vecchia allora gliene mandò dietro trecento, ma il pastore tirò fuori la tascata di nebbia e dietro di lui venne tutto scuro e i cavalli si perdettero. Intanto il pastore aveva sete, e non avendo da bere pigliò una delle tre mele dalla gabbia e la tagliò. Sentì una vocina che disse: – Tagliami pianino, se no mi fai male -. Il pastore tagliò pianino, mangiò mezza mela e mezza se la mise in tasca. Così arrivò a un pozzo vicino a casa sua; mise la mano in tasca per mangiare l’altra mezza mela e ci trovò una donna piccina piccina.

  • Io sono la bella Bargaglina, – disse, – e mangio focacce. Vammi a prendere una focaccia perché muoio di fame.

Il pozzo era uno di quei pozzi chiusi, che hanno in mezzo un finestrino, e il pastore mise la donna sul finestrino e le disse di aspettarlo, che le avrebbe portato la focaccia.

Al pozzo veniva a prender acqua una serva che la chiamavano Brutta-schiava. Venne Brutta-schiava, vide la bella donnina sul finestrino del pozzo e disse: – Tu che sei così piccola sei così bella e io che sono grande sono brutta, – e le prese tanta rabbia che la buttò giù nel pozzo.

Quando il pastore tornò, non trovò più la bella Bargaglina e restò disperato.

La madre del pastore prendeva anche lei l’acqua in quel pozzo, e un giorno nel secchio ci trovò un pesce. Portò a casa il pesce e lo fece fritto. Lo mangiarono e le resche le buttarono dalla finestra. Dove caddero le resche ci crebbe un albero e divenne tanto grosso che faceva buio alla casa. Allora il pastore tagliò l’albero e ne fece tanta legna da bruciare e la portò in casa. Intanto sua madre era morta e lui viveva solo, sempre più piccolo e gramo perché non poteva più crescere. Tutti i giorni andava a pascolare e tornava a casa la sera. Ora, quale non fu la sua meraviglia a trovare i piatti e le casseruole che aveva lasciato sporchi al mattino, tutti puliti: e non capiva chi era che li lavasse. Allora si nascose dietro alla porta per vedere chi era: e vide una bella giovane piccola piccola che usciva dal mucchio di legna e gli lavava i piatti, le casseruole, i cucchiai, spazzava in terra, rifaceva i letti; poi apriva la madia, prendeva una focaccia se le la mangiava.

Saltò fuori il pastore e disse: – Chi sei? Come hai fatto a entrare?

  • Io sono la bella Bargaglina, – disse la ragazza. – Quella che ti sei trovato in tasca al posto della mezza mela; la Brutta-schiava m’ha buttato nel pozzo, e son diventata pesce, poi son diventata resche di pesce buttate dalla finestra, da resche di pesce mi sono trasformata in seme d’albero e poi in albero che cresceva cresceva, e poi in ciocchi da bruciare spaccati da te, e ogni giorno quando non ci sei mi ritrasformo in bella Bargaglina.

Ritrovata la bella Bargaglina il pastorello cominciò a crescere, a crescere, e la bella Bargglina cresceva insieme a lui. Finché lui diventò un bel giovane e sposò la bella Bargaglina. Fecero un gran pranzo; io stavo sotto il tavolo, mi tirarono un osso e mi picchiò sul naso, e m’è rimasto lì.

Entroterra genovese

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