Pillole & Pasticche – 2

Avete mai notato che alcune compresse contengono la stessa identica quantità di principio attivo, eppure non hanno la stessa efficacia? Sembra assurdo, invece non lo è affatto.

Il 90% di ogni pillola, infatti è costituito dagli eccipienti, elementi grazie ai quali il farmaco diventa compressa confetto, capsula, pillola o pastiglia. E che hanno inoltre varie funzioni, da quella di rendere inalterabile il principio attivo a quella di tenere insieme la compressa o darle il giusto peso. Oltre, naturalmente, a stabilire dove il farmaco entrerà in azione: nello stomaco, nel duodeno o anche nella parte finale dell’intestino (è il caso dei farmaci contro l’artrosi, che si prendono alla sera ma devono agire al mattino, per contrastare la rigidità e il dolore agli arti). Esistono anche pasticche a strati: studiate cioè per rilasciare una parte di medicinale nello stomaco e un’altra parte nell’intestino, dopo parecchie ore.

Prima di arrivare a un simile livello di raffinatezza, però, si è dovuta percorrere una strada molto lunga. Le prime pillole che si ricordino furono infatti prodotte 4 mila anni fa in Cina e India: contenevano zenzero (anti-nausea), rabarbaro (lassativo), papavero (stimolante) e ginseng (tonico). In Europa, le pillole di gran lunga più importanti e più longeve, anche se ormai dimenticate, sono quelle di “teriaca” un antiveleno inventato da Mitridate, re del Ponto. Mitridate le usava così spesso che divenne addirittura immune al veleno e, quando cercò di usarlo per suicidarsi non ci riuscì: dovette usare la spada. La teriaca venne usata fino al Medioevo e oltre, benché fosse di difficilissima preparazione: nelle compresse (che all’epoca si chiamavano “trocisci”) dovevano trovare posto, oltre alla carne di vipera, altri 57 ingredienti.

Benché sia difficile negare l’utilità delle pillole, non ci si può nascondere che in alcuni casi l’effetto non è quello atteso. Secondo i medici, gli eventi inattesi che si possono presentare dopo aver ingoiato una pillola sono raggruppabili in cinque categorie (negative) più una (positiva). Quella positiva è l’effetto placebo, che in alcuni disturbi riduce i sintomi fino al 50%: si tratta di un processo di autoguarigione, indipendente dal medicinale assunto. E quelle negative? E gli eventi negativi?

Prima di tutto ci sono gli effetti collaterali (alcuni antistaminici, per esempio, provocano sonnolenza); poi gli effetti tossici (sostanze dette fans, come l’aspirina, possono provocare lesioni simili a ulcere in stomaco e intestino); gli effetti iatrogeni (cioè disturbi permanenti… ci sono antibiotici che, raramente, danno sordità); gli effetti paradosso, quando il farmaco provoca proprio la malattia che dovrebbe curare (accade per esempio con alcuni antiasmatici) e infine gli effetti bizzarri, cioè reazioni impreviste e assurde… come un antigotta, che può addirittura ridurre in alcuni casi la lunghezza delle dita delle mani. Come fa? Riassorbendo i “calli gottosi” può riassorbire – una volta su un milione – anche parte dell’articolazione.

Esistono però pillole ben più strane, anche se con effetti perfettamente prevedibili: come la “radiopillola” messa a punto dalla Johns Hopkins University: serve a misurare la temperatura interna del corpo, con l’accuratezza di 0,1°C, e a trasmettere via radio le sue rilevazioni almeno per 24 ore, prima di essere… espulsa. E’ stata sperimentata da alpinisti che hanno scalato l’Everest. Ancora più incredibile è la videopillola: un sistema innovativo per effettuare la gastroscopia, ideato dall’israeliana Given Imaging: si tratta di una capsula capace di raccogliere segnali video durante il passaggio nel tratto gastrointestinale, sostituendo le sonde, fastidiose e dolorose. Lunga 3 cm, funziona sfruttando due minuscole fonti di illuminazione interne, un sensore e un trasmettitore alimentati da due microbatterie. Fine.

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