Arte – Cultura – Personaggi

Dante Alighieri

La vita – 2

E iniziò la vita dei tanti fuoriusciti del tempo, cercando ospitalità presso città e signori, ora considerato solo un uomo di corte non troppo diverso dai mille parassiti, ora apprezzato e impiegato onorevolmente per la sua cultura. Fu dapprima a Verona, ospite di Bartolomeo della Scala; nel 1306 fu in Lunigiana, presso i Malaspina; poi fu in Casentino, presso i conti Guidi, poi, forse, a Lucca; secondo il Villani sarebbe stato anche a Parigi.

Particolarmente importanti furono gli anni della discesa in Italia di Arrigo VII eletto imperatore nel 1308; la volontà del sovrano di affermare la propria autorità in Italia, eccitò l’intelletto di Dante, che sperò possibile per sé il ritorno in Patria, per Firenze e il mondo il ripristino di un’èra di pace e di giustizia. Scrisse varie accese epistole con le quali cercò di favorire l’impresa di Arrigo; e quando questi nell’agosto del 1313, morì improvvisamente a Buonconvento presso Siena, morirono con lui molte speranze del poeta. Qualche anno dopo, nel 1315, rifiutò un’amnistia a condizioni che ritenne poco dignitose; lo stesso anno il Comune ribadì, contro di lui e i suoi figli, la condanna a morte.

Non sempre sicure sono le tappe successive dell’esilio cui Dante fu nuovamente costretto: fu certo lungamente a Verona, presso Can Grande della Scala, e poi, forse dal 1318, a Ravenna, ospite di Guido Novello da Polenta. Furono questi gli anni migliori dopo la cacciata da Firenze: le opere, particolarmente le prime due parti della Divina Commedia, gli avevano già procurato, con la notorietà, stima e rispetto. E a Ravenna lo raggiunse l’invito di un grammatico bolognese, Giovanni del Virgilio, a raggiungere Bologna, dove avrebbe ottenuto l’incoronazione poetica; ma Dante rifiutò, sognando, come confessa in un passo celebre del Paradiso (XXV, 1 e seguenti), l’alloro a Firenze, finalmente riconciliata con lui nel riconoscimento dei suoi meriti poetici. Nel 1320 dové essere alcun tempo a Verona, dove lesse una Questio de acqua et terra (Dibattito sull’acqua e sulla terra), a definire una disputa scientifica. Nel 1321 fece parte di un’ambasciata inviata da Guido Novello a Venezia; vi contrasse delle febbri, in seguito alle quali morì, al suo ritorno a Ravenna, nella notte tra il 14 e 15 settembre. Fu sepolto, con grandi onori, nella chiesa di San Pier Maggiore.

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