La favola del giorno

La leggenda di Knockgrafton – 2

Se ne andò verso Cappagh, e camminava con tanta leggerezza, saltellando a ogni passo, che pareva avesse fatto il maestro di ballo per tutta la vita. Non uno di quelli che gli passarono accanto lo riconobbe senza la gobba, e Lusmore ebbe un gran da fare a persuadere ognuno che era lo stesso uomo – in verità non lo era, per quel che riguardava l’aspetto esteriore.

Naturalmente non ci volle molto prima che la storia della gobba di Lusmore di diffondesse, e se ne parlò come di un gran prodigio. Nel paese, per miglia attorno, era l’argomento sulla bocca di tutti, ricchi e poveri.

Una mattina, mentre Lusmore se ne stava seduto assai soddisfatto sulla porta della sua capanna, gli si avvicinò una donna e gli chiese se poteva mostrarle la via per Cappagh.

  • Non c’è bisogno che vi dia nessuna indicazione, buona donna, – disse Lusmore, – perché Cappagh è questo; chi mai cercate qui?
  • Sono venuta, – disse la donna, – dal paese di Decie, nella contea di Waterford, per trovare un certo Lusmore, al quale ho sentito dire che i folletti hanno tolto la gobba; perché il figlio di una mia vicina ha sulla schiena una gobba che sarà la sua morte; e, forse, se gli facessero lo stesso incantesimo fatto a Lusmore, la gobba potrebbe andargli via. Ora vi ho detto perché mi sono spinta tanto lontano: è per sapere di questo incantesimo, se mi è possibile.

Lusmore, che era l’ometto di buon cuore di sempre, raccontò alla donna tutti i particolari: come a Knockgrafton avesse intonato la canzone per i folletti, come la gobba gli fosse stata levata dalle spalle, e come per di più avesse ricevuto un nuovo abito intero.

La donna lo ringraziò moltissimo, e se ne andò via tutta contenta e con l’animo sollevato. Tornata alla casa della vicina, nella contea di Waterford, le ripeté per filo e per segno quello che Lusmore le aveva detto: misero allora il gobbetto, che era una creatura furba e stizzosa fin dalla nascita, su una carretta e lo condussero attraverso tutto il paese. Fu un viaggio lungo, ma non vi badarono, purché gli venisse tolta la gobba di dosso; e, proprio al calar della notte, lo portarono sotto il vecchio tumulo di Knockgrafton e ve lo lasciarono.

Jack Madden, era questo il nome del gobbetto, non stava lì da molto quando udì risuonare la melodia dentro il tumulo: era assai più dolce della volta precedente, perché i folletti la cantavano nel modo in cui Lusmore l’aveva modificata per loro, e la canzone ripeteva: Lunes, Martes, Lunes, Martes, Lunes, Martes e Mercole ancora, senza interrompersi mai. Jack Madden, che aveva una gran fretta di sbarazzarsi della sua gobba, non pensò neanche un istante di aspettare che i folletti avessero finito, né che sarebbe stato meglio rimanere in attesa di un’occasione propizia per riprendere il motivo in modo ancor più squisito di quanto avesse fatto Lusmore; così, dopo aver ascoltato i versi per intero sette volte senza che i folletti si fermassero mai, non badando al tempo o al carattere del pezzo, né cercando di introdurre le sue parole in modo appropriato, sbotta con: e Mercole ancora, e anche Giobia, pensando che se un giorno andava bene due erano ancora meglio; e che se Lusmore aveva ricevuto un abito nuovo, lui ne avrebbe avuti due.

Le parole gli erano appena uscite dalle labbra che fu sollevato e trasportato in un baleno dentro il tumulo con una forza prodigiosa; e i folletti vennero con grande irritazione a radunarsi attorno a lui, strillando, urlando e strepitando: – Chi ha sciupato la nostra canzone? Chi ha sciupato la nostra canzone? – e uno si staccò dagli altri e gli si avvicinò dicendo:

Jack Matto! Jack Matto!

E’ un gran guaio quel che hai fatto

Alla musica nostro diletto;

Nel castello sei stato costretto,

Perché la tua vita si copra di lutto;

Ecco qui, son due gobbe per Jack Gobbo Matto!

Venti dei folletti più robusti portarono quindi la gobba di Lusmore e la appoggiarono sopra quella che già stava sulla schiena del povero Jack, e lì rimase attaccata tanto fissa come vi fosse stata inchiodata con chiodi da dodici penny dal miglior falegname che mai abbia piantato un chiodo. Poi lo scacciarono a calci dal castello; e al mattino, quando la madre e la vicina vennero a cercare il loro omarino, lo trovarono ai piedi del tumulo mezzo morto, con l’altra gobba sulla schiena. Potete immaginare come si guardarono l’un l’altra! Ma avevano paura ad aprire bocca per timore di ritrovarsi anche loro con una gobba sulle spalle. Si riportarono lo sfortunato Jack Madden a casa, abbattute nell’animo e nell’aspetto come mai si videro due vicine; e vuoi per il peso della seconda gobba, vuoi per il lungo viaggio, il gobbetto morì poco dopo, lasciando, si dice, la sua pesante maledizione su tutti coloro che ancora volessero andare ad ascoltare le melodie fatate. Fine.

Fiabe popolari irlandesi

4 risposte a "La favola del giorno"

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