Affinità di coppia del segno del Cancro con gli altri segni – Cancro

Cancro-Cancro

Hanno bisogno di mamma e papà

Quando due lunari si incontrano (e si piacciono) attingono a piene mani alla comune fantasia onirica e nasce un amore dolce e struggente. Ma dopo entrambi esigono protezione e consolazione.

Se nasce un amore Cancro-Cancro, nasce con la complicità di suggestive atmosfere: la cornice ideale sono le umide, profumate notti estive e una spiaggia con dolci sussurri di mare su cui si cullano struggenti raggi di luna che liberano sognanti voglie di fatale intimità… Ma, anche quando la cornice non è così perfettamente complice, se due Cancro si incontrano e si piacciono, attingono a piene mani alla comune fantasia onirica per creare un’atmosfera magica che permetta al loro amore di nascere dolce e struggente come un notturno di Chopin. E, quando arriva il momento di fare all’amore, i loro corpi diventano come strumenti attraverso cui, dopo lenti e modulati preliminari, le anime giungono a vibrare all’unisono.

L’inizio è dunque magico e perfetto come una favola. Ma il fatidico “e vissero per sempre felici e contenti” non è quasi mai un traguardo facile. Perché, quando la realtà sopraggiunge al sogno, i due Cancro rischiano di ritrovarsi smarriti come due bambini costretti a diventare adulti all’improvviso.

Il problema principale consiste nel fatto che entrambi s’aspettano amore e protezione dalla persona amata. Ma, siccome tutti e due sono piuttosto egoisti, ognuno s’aspetta che sia l’altro a donare per primo. E l’attesa contribuisce a provocare una situazione di stallo con relativo strascico di mugugni e lamentose recriminazioni.

Così, l’unica speranza è che, sull’amore Cancro-Cancro, veglino complici protezioni dei rispettivi genitori, disposti a contribuire alla felicità dei due colombi. In questo caso, se i due lunari litigano, possono correre a farsi consolare (a suon di carezze e prelibati manicaretti) dai rispettivi mamma e papà, ed essere nuovamente pronti a ritornare, pacificati e trepidi, l’una nelle braccia dell’altro. E, se capita che arrivino anche i sospirati pargoli, la loro felicità rischia di diventare davvero completa.

Ma il guaio è che, in tempo di società post-industriale, suoceri-nonni così disponibili sono praticamente introvabili. Succede allora che, abbandonati a se stessi, i Cancro naufraghino nelle difficolta e, alla prima incrinatura dell’incanto nuziale, lui torni afflitto da mammà, mentre lei si tuffa nella ricerca di chi sia disposto ad amarla e proteggerla finché morte non li separi.

In fondo questa è la soluzione migliore. Perché può invece capitare che, inebriati dal sogno e influenzati dall’impulsiva natura cardinale, decidano di sposarsi e mettere al mondo dei figli senza concedersi prima il tempo per riflettere. E allora, pressati da problemi pratici e dal dovere di provvedere ai teneri frutti del loro amore, succede che si sentano sopraffare da sempre più inappagati bisogni di coccole reciproche, aggravati dal dilagare dell’innato e contagioso morbo dell’ansia. E se, per esempio, una notte il bebè piange senza apparente motivo e il medico interpellato non accorre prontamente al suo capezzale, si scatena il finimondo provocato dai più truci fantasmi della paura. E quando finalmente il bimbo si calma, la pace non torna affatto: la mattina dopo i due Cancro immusoniti si fronteggiano offesi e muti ma pronti, al minimo pretesto, a rinfacciarsi i torti reciproci.

Insomma, se lei non si mette in testa, fin dal primo momento, che il suo beneamato va considerato alla stregua di un figlio da accudire e coccolare prima e più dei figli che lui ha contribuito a mettere al mondo, non c’è salvezza: amore e felicità vengono prima o poi irrimediabilmente inquinati dai miasmi di ansie, somatizzazioni, silenzi e musi sempre più lunghi e frequenti. E, se si arriva a questo punto, la cosa davvero grave è che nessuno dei due vuole assumersi la responsabilità di affrontare seriamente la situazione per assumere l’iniziativa d’una ragionevole separazione.

E, pur senza dirselo esplicitamente, non possono fare a meno di punirsi a vicenda per una mancanza di coraggio e un egoismo infantile di cui sono entrambi egualmente colpevoli.

Ma mentre si rinfacciano l’un l’altro le rispettive colpe, si danno silenziosamente da fare per trovare trepidi consolatori alle loro pene. Finché non finiscono con l’innamorarsi dei loro “padri spirituali”.

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