La favola del giorno

Il compagno di viaggio – 2

La prima notte dovette mettersi a dormire su un mucchio di fieno, in un campo: un altro letto non lo aveva. Ma non ne fu per nulla scontento; secondo lui, il re non poteva star meglio. L’intero campo con il ruscello, il mucchio di fieno e il cielo azzurro sopra, formavano una bella camera da letto davvero. L’erba verde con i fiorellini rossi e bianchi era il tappeto, i cespugli di sambuco, e le siepi di rose selvatiche erano mazzi di fiori, e per catino aveva l’intero ruscello con la sua limpida acqua fresca, sulla quale si piegavano i giunchi, augurandogli buon giorno e buona sera. Aveva anche una grande lampada, la luna, appesa in alto al soffitto, e non c’era pericolo che attaccasse fuoco alle tendine: Giovanni poteva dormire tranquillo, e infatti fece così, e si svegliò solo al levar del sole, quando tutti gli uccellini intorno a lui si misero a cantare: – Buon dì! Buon dì! Non sei ancora alzato?

Le campane suonavano invitando i fedeli alla chiesa: era domenica, e la gente andava a sentire la predica. Giovanni seguì gli altri, cantò un salmo e udì la parola di Dio, e gli sembrò di essere nella sua chiesa, dove era stato battezzato e aveva cantato insieme a suo padre.

Fuori, nel camposanto, c’erano molte tombe, e su diverse l’erba cresceva alta. A Giovanni venne allora in mente che la tomba de padre sarebbe diventata come quelle lì, ora che lui non poteva strappare le erbacce e adornarla. Allora si chinò, tolse l’erba, rialzò le croci di legno che erano cadute, rimise a posto le corone che il vento aveva strappato via dalle tombe, e intanto pensava: “Chissà che qualcuno non faccia lo stesso sulla tomba di mio padre, ora che non posso farlo io!”

Davanti al cancello del cimitero c’era un vecchio mendicante appoggiato a una stampella; Giovanni gli diede i soldi d’argento che aveva e continuò contento e felice il suo cammino per il mondo.

Verso sera il tempo si fece veramente spaventoso, e Giovanni si affrettò in cerca di un rifugio, ma calò presto la notte buia. Giunse finalmente a una piccola chiesa che si levava solitaria su una collina; la porta, per fortuna, era socchiusa, ed egli vi sgusciò dentro, per rimanerci finché il temporale si fosse calmato.

  • Mi metterò in un angolo! – disse. – Sono proprio stanco ed è ora che mi riposi un po’ -. Poi si sedette, congiunse le mani e recitò la preghiera serale, ma prima di accorgersene era già addormentato; e mentre fuori tuonava e lampeggiava, egli sognò.

Quando si svegliò era notte fonda, ma il temporale era passato oltre, e dalla finestra gli giungevano i raggi della luna. In mezzo alla chiesa c’era una bara con dentro un cadavere che non era stato ancora seppellito. Giovanni non si spaventò affatto, perché aveva la coscienza tranquilla e sapeva bene che i morti non dànno noia a nessuno; sono i vivi, quando non sono buoni, a fare del male. Due uomini, vivi e cattivi, stavano vicino al cadavere che era stato deposto in chiesa prima di essere calato nella tomba: avevano delle brutte intenzioni, e invece di lasciarlo nella bara, lo volevano buttar fuori dalla chiesa: povero morto!

  • Ma perché volete fare questo? – chiese Giovanni. – E’ un’azione brutta e malvagia; lasciatelo riposare, in nome di Gesù!
  • Storie, – esclamarono quei due infami. – Quest’uomo ci ha ingannato! Ci doveva dei soldi e non poteva pagarli; ora poi, per di più, è anche morto, e così non ci toccherà neppure un soldo. Perciò vogliamo rendergli pan per focaccia sul serio, e lui dovrà star lungo disteso come un cane davanti alla porta della chiesa!
  • Io non possiedo che cinquanta talleri, – replicò Giovanni, – è tutto quello che ho avuto in eredità ma ve li cederò volentieri se mi darete la vostra parola di lasciare in pace il povero morto. Me la caverò anche senza denaro, sono forte e robusto, e il Signore mi aiuterà sempre.
  • Sta bene, – acconsentirono quegli infami, – se tu vuoi pagare per lui noi non gli faremo nulla, puoi stare tranquillo -. Presero il denaro che Giovanni dette loro, risero forte del suo buon cuore e se ne andarono per la loro strada. Giovanni invece ricompose il morto nella bara gli giunse le mani, si accomiatò da lui e continuò soddisfatto la sua strada attraverso il grande bosco. Continua domani.
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