Monumenti di Napoli

In visita alla città – itinerario n. 2

Buon giorno e ben ritrovati, spero tanto che l’itinerario di ieri vi sia piaciuto e oggi mi accingo ad accompagnarvi nel nuovo giro di visita alla mia città.

L’itinerario muove da piazzetta Nilo e si snoda lungo la seconda metà di Spaccanapoli. Dove il decumano si sdoppia e forma una “Y”, segue il ramo di via Forcella fino a piazza Calenda.

La zona in cui si comincia faceva parte, in età antica, della regio nilensis, abitata dalla comunità dei mercanti alessandrini. Più tardi fu caratterizzata dalla presenza del sedile nobiliare di Nilo, abbattuto a metà del XVII secolo.

Superata la chiesa di Sant’Angelo a Nilo e la statua del Nilo, comincia via San Biagio dei Librai. Al n. 31 l’iscrizione ricorda Giambattista Vico, figlio di un libraio che aveva qui casa e bottega. Anche lungo questa parte del decumano si susseguono palazzi nobiliari e chiese: palazzo Carafa, le chiese di San Nicola a Nilo e dei Santi Filippo e Giacomo, il Monte di Pietà.

Subito prima del rinascimentale palazzo Marigliano, un piccolo largo ricco di storia. L’iscrizione sul muro la riassume così: “Qui presso la casa di San Gennaro (…) sorgeva la basilica augustale, che divenne diaconia, abbazia, parrocchia e venerati restano tuttora l’eremita san Gregorio e il medico san Biagio e qui (…) ebbe origine l’arte dei mastri librai”. Se, in effetti, la presenza di una casa di san Gennaro è leggendaria, nella antica strada augustale, invece, già nel VII secolo era presente la chiesa di San Gennariello all’Olmo, fondata dal vescovo Agnello. Oggi non ne resta neppure il nome, giacché la chiesetta attuale è dedicata a San Biagio. Sono invece intitolati a san Gregorio Armeno tanto il largo quanto la strada che conduce a piazza San Gaetano, e cioè all’area che in età antica era occupata dall’agorà e poi dal foro romano.

La deviazione è d’obbligo: e non solo per visitare la bellissima chiesa barocca e il chiostro di San Gregorio. Dopo il n. 15, un arcone introduce al “fondaco”, con le case serrate intorno a uno spazio ambiguo, né pubblico né privato. Questa tipologia abitativa, un tempo assai diffusa nelle zone più popolari e popolose della città, è stata altrove quasi cancellata dopo gli interventi ottocenteschi di risanamento. Ma la strada è anche il regno di un’attività artigiana tipica della città: nelle innumerevoli botteghe infatti si producono e si vendono i pastori e gli oggetti che compongono il presepe.

Di fronte a palazzo Marigliano inizia la seconda deviazione proposta, quella che segue via del Grande Archivio, l’unica traversa fra il corso Umberto e il centro antico che fu completata secondo il progetto del Risanamento. Superato l’edificio del Lotto (il gioco del), le tracce di archi sui muri ricordano il complesso del Divino Amore, sventrato per allargare la strada. Più giù, l’Archivio di Stato, con il bel chiostro del Platano, nell’ex convento dei Santi Severino e Sossio.

Oltre via Duomo, Spaccanapoli è via Vicaria Vecchia. Il tribunale della Vicaria non c’è più dal XVI secolo, e l’area è stata alquanto stravolta dagli interventi ottocenteschi e da più tarde speculazioni edilizie. A caratterizzare la strada sono piuttosto i negozi e i banchetti di un mercato quasi ininterrotto, che finisce per avvolgere anche i ruderi di edifici molto antichi e un tempo importanti, come la chiesa di Sant’Agrippino, uno dei primi protettori della città.

Al bivio si prosegue a destra, per via Forcella, fino a piazza Calenda. Qui un minuscolo recinto racchiude alcuni blocchi appartenenti alle mura greche del V secolo, emersi nel corso dei lavori ottocenteschi. D’altra parte, proprio per la completa ristrutturazione che tutta l’area ha subito, si può solo con fatica immaginare l’aspetto originario del luogo in cui sorgeva l’antica porta Furcillensis, scomparsa molto prima del Risanamento. L’accesso alla città restò in questa zona fino all’ampliamento delle mura promosso dai sovrani aragonesi. Dalla fine del XV secolo, invece, fu porta Nolana, con le sue torri e il bassorilievo di Ferrante d’Aragona, ad accogliere chi entrava a Napoli dalla via Nolana. La porta è tuttora al suo posto, in fondo ai vicoli che prolungano Forcella oltre il Rettifilo.

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