La favola del giorno

Il compagno di viaggio – 4

Camminarono poi ancora un bel pezzo.

  • Caspita, che cosa si prepara! – esclamò Giovanni, indicando col dito davanti a sé. – Che nuvoloni spaventosi!
  • Ma no, replicò il suo compagno, – non sono nuvole, sono montagne; le belle, alte montagne sulle quali ci si trova al di sopra delle nubi, nell’aria limpida! E’ una cosa splendida, credi a me. Domani certo saremo là.

Le montagne non erano così vicine come sembrava e ci volle un’intera giornata prima di arrivarci; là si levavano verso il cielo dei boschi immensi e c’erano rocce grandi come un’intera città. Ci sarebbe voluta una bella camminata per arrivare dall’altra parte, e perciò Giovanni e il suo compagno entrarono in una locanda per riposarsi bene e raccogliere le forze per l’ascensione del giorno dopo.

Giù nel gran salone della locanda erano riunite molte persone perché c’era un uomo con un teatro di marionette: aveva già preparato il suo teatrino, e la gente era seduta all’intorno per assistere allo spettacolo. Davanti a tutti però era seduto un macellaio, grande e grosso; si era preso il posto migliore, e di fianco a lui era accovacciato il suo grosso mastino. Uh, che aria feroce! Faceva anche lui tanto d’occhi, come tutti gli altri.

E lo spettacolo cominciò; era una bella commedia, con un re e una regina che stavano seduti su un trono di velluto, con la corona d’oro in testa e lunghi strascichi ai vestiti: erano tanto ricchi che potevano permetterselo. Le più belle marionette del mondo, con occhi di vetro e grandi mustacchi,, stavano vicino a tutte le porte e le aprivano e le chiudevano per fare entrare nella stanza dell’area fresca. Era proprio una bella commedia, e non era per nulla triste, ma quando la regina si alzò e cominciò ad avanzare sul pavimento, il cane mastino, Dio sa cosa gli venne in mente, dato che il macellaio non lo teneva legato, spiccò un salto verso il teatrino, afferrò la regina per la vite sottile, e… cric… crac… che paura!

Il povero burattinaio si spaventò molto e fu addoloratissimo per la regina: era la più bella marionetta che aveva, e ora il mastino le aveva staccato la testa con un morso; quando però gli spettatori se ne furono andati, il forestiero, quello che era venuto con Giovanni, disse che l’avrebbe aggiustata lui. Tirò fuori il suo barattolo e unse la marionetta con l’unguento che aveva aiutato la povere vecchia che si era rotto la gamba. Non appena spalmato l’unguento, la marionetta tornò sana come prima, anzi, poteva muovere da sola le braccia e le gambe senza che si dovessero tirare i fili: era proprio come una persona viva, le mancava solo la parola. Il proprietario del teatrino fu contentissimo di non doverla più tener su coi fili: ora poteva danzare da sola. Questo nessun’altra delle marionette era capace di farlo.

Nel cuore della notte, quando tutti erano già a letto, qualcuno tirò un sospiro così spaventosamente profondo e così lungo che si alzarono per vedere di che cosa si trattava. Il burattinaio si diresse verso il suo teatrino, perché il sospiro veniva di lì dentro. Le marionette erano tutte coricate l’una sull’altra: erano loro che sospiravano; il re con tutto quanto il suo seguito; e spalancavano i loro grandi occhi di vetro, perché desideravano di tutto cuore di essere unti un po’ come la loro sovrana, per poter riuscire a muoversi da soli. La regina si buttò subito in ginocchio e, tenendo sollevata in alto la sua bella corona d’oro, supplicò: – Prendila pure, ma ungi il mio sposo e la mia corte -. Il burattinaio non poté fare a meno di mettersi a piangere, tanta era la compassione che provava per loro, e promise subito al compagno di Giovanni di dargli tutti i soldi che avrebbe incassato la sera dopo, purché ungesse quattro o cinque delle sue più belle marionette; ma il compagno di Giovanni gli chiese solo la spada che aveva al fianco e, avutala, spalmò col suo unguento sei marionette. Queste si misero allora subito a ballare, e con tanta grazia che, detto fatto, parteciparono immediatamente alle danze, anche tutte le serve, quelle di carne e d’ossa, che stavano a guardare. Ballò il cocchiere e ballò la cuoca, ballò il servitore e la cameriera, ballarono tutti gli ospiti, ballarono anche le palette e le molle, ma, non appena spiccarono il primo salto, caddero a terra. Che allegria quella notte!

La mattina dopo Giovanni e il suo compagno lasciarono tutta la compagnia e andarono su per le montagne, attraverso grandi boschi di abeti. Salirono in alto in alto, tanto che alla fine i campanili giù in fondo sotto di loro sembravano piccole bacche rosse tra il verde, e loro potevano spaziare lontano lontano con lo sguardo, per miglia e miglia, dove non erano mai stati. Giovanni non aveva mai visto tante cose belle in una volta. L’area fresca era traversata dai caldi raggi del sole, ed egli sentiva i cacciatori dar fiato ai corni tra le montagne: era così bello e sublime che gli vennero le lagrime agli occhi dalla gioia e non poté fare a meno di esclamare: – Signore Iddio! Vorrei poterti baciare per la tua bontà, e perché ci hai donato tutta la bellezza che è nel mondo. continua domani – 4.

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