La favola del giorno

Il compagno di viaggio – 5

Anche il suo compagno, fermo e con le mani giunte, guardò al di là dei boschi e delle città, nel caldo splendore del sole. In quel momento sentirono sopra di loro un suono di una dolcezza mirabile, e alzarono il capo: un grande cigno bianco si librava nell’aria, bellissimo, e cantava come essi non avevano mai sentito cantare nessun uccello, ma il canto si affievolì sempre più, il bell’uccello chinò la testa e cadde lentamente ai loro piedi, dove giacque senza vita.

  • Due ali così belle, – disse il compagno di Giovanni, – bianche e grandi come le ha questo uccello, valgono un bel po’; voglio prenderle con me! Hai visto che ho fatto bene a farmi dare una spada? – E con un colpo solo recise tutte e due le ali del cigno morto: quelle lì voleva tenersele lui.

Avanzarono poi per miglia e miglia oltre le montagne, finché si videro davanti una grande città, con più di cento torri che brillavano ai raggi del sole come argento: in mezzo si ergeva uno splendido castello di marmo coperto di oro rosso, e lì abitava il re.

Giovanni e il suo compagno non entrarono subito in città, ma si fermarono in una locanda fuori porta, per potersi mettere in ordine e fare così una bella figura quando fossero andati per le strade. L’oste raccontò loro che il re era tanto buono e che non faceva mai male a nessuno, mentre sua figlia, Dio ne scampi e liberi! era una principessa cattiva. Non le mancava davvero la bellezza, nessuno sapeva essere così graziosa e affascinante come lei, ma a che cosa serviva? Era una strega cattiva e maligna, ed era colpa sua se tanti bei principi avevano perso la vita. Aveva concesso a tutti di chiedere la sua mano: chiunque, principe o straccione, poteva presentarsi, ed era proprio lo stesso; doveva solo indovinare tre cose; se ci fosse riuscito lei l’avrebbe sposato, e alla morte del padre sarebbe stato re di tutto il paese, ma se non era capace di indovinare le tre cose lo faceva impiccare o comandava di tagliargli la testa, così malvagia era quella bella principessa. Suo padre, il vecchio re, ne era molto addolorato, ma non poteva impedirle di esser così cattiva, avendo dichiarato una volta per sempre che non voleva aver nulla a che vedere con i suoi pretendenti, e che lei poteva fare quello che voleva. Ogni volta che si era presentato un principe per tentare di indovinare e avere la principessa in isposa, non era riuscito a cavarsela, ed era stato impiccato o decapitato. Ma era pur stato messo in guardia, e avrebbe ben potuto fare a meno di presentarsi. Il vecchio re era così addolorato per tutti quei lutti e tutti quei guai che ogni anno passava un’intera giornata in ginocchio, insieme con tutti i suoi soldati, a pregar Dio che la principessa diventasse buona, ma lei non ci pensava neppure. Le vecchie, abituate a prender l’acquavite, la tingevano di nero prima di berla, ed era il loro modo di essere in lutto. Cosa potevano fare di più?

  • Che principessa malvagia! – esclamò Giovanni. – Dovrebbe proprio buscarne un po’, le starebbe proprio bene. Se fossi io il vecchio re, la bastonerei di santa ragione.

In quel momento sentirono che la gente fuori gridava: – Evviva! – Passava la principessa, ed era veramente così bella, che tutti dimenticavano quanto fosse malvagia, e gridavano evviva! Docici splendide giovinette, tutte vestite di seta bianca e con un tulipano d’oro in mano, le cavalcavano ai lati su dei cavalli neri come il carbone. La principessa aveva invece un cavallo bianco come la neve, ornato di diamanti e di rubini, e il suo vestito era di oro zecchino, e in mano aveva uno scudiscio che sembrava un raggio di sole, la corona d’oro che aveva in capo era come formata da tante stelline cadute dal cielo e più di mille splendide ali di farfalla cucite insieme erano il suo mantello.

Nonostante tutto ciò, era molto più bella dei suoi vestiti.

Quando Giovanni la vide, il suo viso si fece di fiamma, ed egli non poté pronunciare una parola: la principessa era tale e quale alla bellissima fanciulla con la corona d’oro in testa che aveva visto in sogno la notte della morte del padre. La trovava tanto bella che era impossibile non volerla bene. – Non può certo esser vero, – disse, – che sia una strega cattiva, che fa impiccare e decapitare la gente se questa non riesce a indovinare quello che vuole da lei. Tutti possono chiedere la sua mano, anche il più miserabile straccione, e perciò andrò anche io su al castello. Non posso rinunziarci!

Tutti lo sconsigliarono, dicendogli che certo sarebbe finito come gli altri. Cercò di dissuaderlo anche il compagno di viaggio, ma Giovanni era convinto che tutto sarebbe andato bene. Si spazzolò le scarpe e i vestiti, si lavò il viso e le mani, si pettinò i bei capelli biondi e se ne andò poi solo soletto in città, per salire su al castello.

  • Avanti! – gridò il vecchio re quando Giovanni bussò alla porta. Il giovane aprì e il vecchio re gli venne incontro in vestaglia e con le pantofole ricamate ai piedi: in testa aveva la corona, in una mano lo scettro, e il globo imperiale nell’altra. – Aspetta un momento! – pregò, mettendosi il globo sotto il braccio, per poter tendere la mano a Giovanni. Ma non appena sentì che era un pretendente della figlia, cominciò a piangere tanto forte che lo scettro e il globo gli caddero per terra, ed egli dovette asciugarsi gli occhi con la vestaglia. Povero vecchio re!
  • Rinuncia alla tua idea! – gli disse subito. – Andrai a finir male anche tu, come tutti gli altri. Vieni a vedere! – Lo condusse fuori, nel giardino della principessa: che orrore! Da ogni albero pendeva un principe di sangue reale che aveva chiesto la mano della fanciulla senza riuscire poi a indovinare le cose che lei gli aveva domandato. Ad ogni soffio di vento gli scheletri venivano sbatacchiati l’uno contro l’altro, e così gli uccellini si spaventavano, e non avevano più il coraggio di tornare nel giardino; tutti i fiori poggiavano su sostegni di ossa umane, e nei vasi da fiori sghignazzavano dei teschi. Era proprio un bel giardino per una principessa!
  • Hai visto? – chiese il vecchio re. – Succederà anche a te come agli altri che vedi qui, e perciò è meglio che tu ci rinunci! Mi daresti veramente un gran dolore; io soffro tanto per queste cose!

Giovanni baciò la mano del buon vecchio re rassicurandolo che tutto sarebbe finito bene, perché lui amava tanto la bella principessa. Continua domani. – 5

2 risposte a "La favola del giorno"

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