Miti – Saghe e Leggende

Mito babilonese – La pianta della Giovinezza (1)

Il vegliardo (2) alzò gli occhi e fissò seriamente in volto l’eroe, – Gilgamesh, – egli disse – ti svelerò un segreto. Nelle profondità del mare vi è una pianta. Ha l’aspetto di un biancospino, e le sue spine pungono come quelle di una rosa. Se un uomo riesce a impossessarsene, egli può, assaggiandola, riacquistare la gioventù.

Quando Gilgamesh udì queste parole, si legò ai piedi delle grosse pietre e si tuffò nei profondi abissi del mare: e lì, sul letto dell’oceano, scorse la pianta. Non curandosi delle sue spine, l’afferrò tra le dita, si liberò dalle pietre, e attesa che la marea lo riconducesse a riva.

Allora, mostrò la pianta a Urshanabi, il nocchiero. (3) – Guarda, – egli disse – ecco la famosa pianta che ha nome vecchio, ringiovanisci! Chiunque la assaggi acquista altri anni di vita! Io la porterò ad Erech, e la darò da mangiare agli uomini: così, per lo meno, avrò una ricompensa alle mie fatiche.

Dopo aver riattraversato le insidiose acque e aver raggiunto la riva, Gilgamesh e il suo compagno intrapresero il lungo viaggio a piedi che doveva condurli alla città di Erech. Dopo aver percorso cinquanta leghe, videro che il sole stava per tramontare e cercarono un luogo dove poter trascorrere la notte. Videro una fresca sorgente.

  • Fermiamoci qui, – disse l’eroe – e io mi bagnerò nelle acque di questa sorgente. – Così, si tolse di dosso le vesti, posò la pianta in terra e andò a bagnarsi nella fresca sorgente. Ma, appena ebbe voltato la schiena, ecco, un serpente uscì dalle acque e, odorato il profumo della pianta, la rapì. E non appena l’ebbe assaggiata, subito mutò la pelle e riacquistò la gioventù.

Quando Gilgamesh vide che la preziosa pianta era ora perduta per sempre, si mise a sedere e pianse. Ma poco dopo si alzò e, rassegnato infine al destino di tutta l’umanità, (4) fece ritorno alla città di Erech, al paese da dove era venuto.

Da T. Gaster, le più antiche storie del mondo.

La pianta della giovinezza

  1. L’episodio è tratto dall’epopea di Gilgamesh, il più importante dei testi mitologici babilonesi ed assiri. Esso risale al III millennio a.C.
  2. Si tratta di Utnapishtim. Il vecchissimo saggio a cui l’eroe era andato a chiedere il segreto della vita eterna.
  3. Il traghettatore, cioè l’uomo che aveva portato Gilgamesh con la sua barca all’isola di Utnapishtim.
  4. Quello di invecchiare e quindi morire.
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