Monumenti di Napoli

In visita alla città – itinerario n. 6 – 2

Attraverso la scalinata di San Marcellino, si arriva alle spalle dei blocchi ottocenteschi del Rettifilo.

Nel medioevo era localizzata in questa zona la Porta di Mare, poi ribattezzata Porta Nova e spostata varie volte: vicino al mercato, con l’espansione angioina, verso il Carmine, in età aragonese.

Nel quartiere era radicata la comunità ebraica, che aveva la sua sinagoga dove ora sono la chiesa e la fontana di Spinacorona, in via Guacci Nobile. In piazzetta Portanova resta invece, sebbene molto trasformata e con il titolo di Santa Maria di Portanova, l’antica diaconia di Santa Maria in Cosmedin.

Si sbuca sul corso Umberto I, il Rettifilo. Il nome più confidenziale indica bene la natura di questa importante arteria, che rappresenta la principale realizzazione dei lavori di bonifica decisi dopo il colera del 1884. L’intervento di risanamento sostituì con una maglia stradale tipicamente ottocentesca un tessuto urbano degradato, ma ricco di storia e di monumenti: quello delle zone di espansione cresciute dal medioevo in avanti tra la linea di costa e il centro antico.

Piazza Bovio, con l’edificio monumentale della Borsa, cancellò i vicoli malfamati della zona di Porto; piazza Nicola Amore sostituì il decoro borghese di quattro palazzi uguali all’animazione del largo della Sellaria, centro della vita popolare in età vicereale.

Per avere un’idea dell’aspetto che l’intera zona aveva prima dello sventramento, non resta che affidarsi ai monumenti sopravvissuti, e ai nomi.

Andando verso la Stazione, dopo piazza Nicola Amore, sul bordo sinistro del Rettifilo si trova innanzitutto una via Seggio del Popolo: ricorda il sedile, collocato nella strada della Sellaria fino al 1456. Dopo questa data, il cosiddetto “seggio pittato” fu abbattuto e il popolo fu ospitato nella sala capitolare del convento di Sant’Agostino alla Zecca. La chiesa c’è ancora, nella via omonima.

Tra le due strade, il nome di via Sant’Arcangelo a Baiano è quel che resta di un convento noto soprattutto per la vita dissoluta delle sue monache.

In realtà la pretesa Cronaca seicentesca delle avventure monastiche, che incuriosì anche Benedetto Croce, è un romanzo ottocentesco. Tuttavia qualcosa di strano effettivamente accadde se le suore furono prima commissariate e poi, nel 1577, trasferite a San Gregorio Armeno. Al di là dei nomi, una deviazione interessante è per il vico Canalone, che conserva la quota stradale originaria. Continua domani.

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