La favola del giorno

Pollicino – 2

Per quanto segretamente concertassero la cosa, non riuscirono ad evitare che Pollicino li udisse anche stavolta; egli pensò di cavarsi d’impaccio nello stesso modo della prima volta; ma alzatosi di buon mattino per andare a prendere i sassolini, non poté far nulla perché trovò la porta di casa sprangata e chiusa a doppia mandata. Non sapeva come fare, quando la donna diede ad ognuno dei figli un pezzo di pane per la colazione; allora gli venne l’idea di servirsi di quel pane al posto dei sassolini, sminuzzandolo lungo la strada che avrebbero fatto e seminandone le briciole per tutto il percorso; invece di mangiarselo, prese quindi il pane e se lo ficcò in tasca.

Padre e madre li condussero nel punto più folto e più buio della foresta; non appena furono lì, infilarono una scorciatoia e li lasciarono. Pollicino non se ne diede troppo pensiero, sicuro com’era di ritrovare facilmente la strada con l’aiuto delle briciole seminate per via, ma quale non fu il suo stupore, quando non poté ritrovarne neppure una: gli uccelli erano venuti e si erano mangiati ogni cosa!

Eccoli dunque in mille angustie, giacché più camminavano e più si smarrivano nella foresta. Sopraggiunse la notte e si levò un gran vento che faceva loro moltissima paura. Credevano di udire da ogni lato gli ululati dei lupi che accorrevano per mangiarli. Non osavano quasi parlarsi, né voltarsi indietro. Venne poi una gran pioggia che li bagnò fino alle ossa; a ogni passo scivolavano e cadevano nella mota, e quando si rialzavano tutti infangati, non sapevano dove mettere le mani.

Pollicino si arrampicò in cima a un albero per vedere se potesse scoprire qualche via di salvezza: guardando da tutte le parti, scorse un lumicino, come una luce di candela, ma lontano lontano, al di là della foresta. Scese dall’albero, ma quando fu a terra non vide più nulla, e ne fu desolato. Però, dopo aver camminato per qualche tempo insieme ai fratelli, nella direzione dove avevano visto la luce, la rivide nuovamente uscendo fuori dal bosco.

Finalmente arrivarono alla casa dove si vedeva quel lume, non senza aver provato grandi strette di cuore, perché spesso l’avevano perduta di vista, soprattutto ogni volta che scendevano in qualche valletta. Bussarono alla porta e una brava donna venne ad aprire. Chiese loro cosa volessero. Pollicino le disse ch’erano dei poveri ragazzi i quali si erano smarriti nella foresta e le chiedevano da dormire per carità. La donna, nel vederli tutti così graziosi, scoppiò a piangere e disse loro:

  • Ahimè! miei poveri bambini, dove siete mai capitati? Non sapete che questa è la casa d’un orco che mangia tutti i bambini?
  • Ahimè, signora, – le rispose Pollicino che tremava come una foglia non meno degli altri fratelli, – che possiamo fare? Se non ci fate entrare in casa vostra, è sicuro che stanotte i lupi ci mangeranno. E in tal caso, preferiamo che sia il padron di casa a mangiarci; forse avrà compassione di noi, se lo pregherete di risparmiarci.

La moglie dell’Orco pensò che forse avrebbe potuto nasconderli al marito fino al mattino dopo e li lasciò entrare, li portò a scaldarsi accanto a un buon fuoco, giacché vi era un intero montone infilzato in uno spiedo per la cena dell’Orco.

Mentre incominciavano a scaldarsi si sentirono bussare tre o quattro fortissimi colpi alla porta: era l’Orco che rincasava. In un baleno la moglie li nascose tutti sotto il letto e andò ad aprire la porta. L’Orco chiese subito se la cena era pronta, se il vino era stato portato su dalla cantina e, senza perder tempo, si mise a tavola. Il montone era ancora al sangue, ma questo glielo fece sembrar più gustoso. Intanto però andava fiutando a destra e a manca, dicendo che sentiva odore di carne viva.

  • Certamente, – gli disse la moglie, – è quel vitello che ho sbuzzato or ora a farvi sentire quest’odore.
  • Sento odore di carne viva, te lo ripeto, – riprese l’Orco, guardando sua moglie di traverso; – e qui c’è qualcosa che non capisco.

Nel dir questo, egli si alzò da tavola e si diresse difilato verso il letto.

  • Ah! – disse, – mi volevi prendere in giro, maledetta strega! Non so cosa mi tiene dal non mangiare anche te: ringrazia Iddio che sei una bestia vecchia! Ecco qui della selvaggina che vien giusto a proposito, per offrire un bel pranzo a tre orchi miei amici i quali devono venire a trovarmi uno di questi giorni.

Li tirò fuori di sotto il letto uno dopo l’altro. I poveri bambini si misero in ginocchio, chiedendogli perdono; ma essi avevano a che fare col più crudele di tutti gli orchi, il quale, ben lungi dal provare compassione per loro, se li divorava già con gli occhi e diceva alla moglie che sarebbero stati una pietanza davvero squisita, specialmente se li avesse serviti in una buona salsa.

Andò a prendere un coltellaccio e, avvicinandosi ai poveri bambini, lo affilava su una lunga pietra che teneva nella mano sinistra. Ne aveva già agguantato uno quando la moglie gli disse:

  • Che ne volete fare a quest’ora? Non avrete abbastanza tempo domani?
  • Sta’ zitta, – rispose l’Orco, – così saranno più frolli.
  • Ma abbiamo ancora tanta di quella carne, – continuò la moglie: – ecco lì un vitello, due montoni e la metà di un maiale.
  • Hai ragione, – disse l’Orco; – rimpinzali bene, che non dimagriscano, e portali a dormire.

La brava donna tirò un sospiro di sollievo e tutta contenta, portò ai ragazzi una bella cena; ma loro non poterono mangiare, perché avevano avuto troppa paura. Quanto all’Orco, si rimise a bere, felice di avere di che soddisfare i suoi amici. Bevve una dozzina di bicchieri più del solito, il che gli diede un poco alla testa, e lo costrinse ad andarsene a letto. Continua domani.

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6 risposte a "La favola del giorno"

    1. non ti posso promettere che domani vi sarà la fine perché è abbastanza lunga ed io non vi voglio annoiare con cose lunghe, oggi si legge poco. comunque a mio ricordo finisce bene anche se è una fiaba, come quasi tutte d’altronde, che non è adatta più ai tempi nostri e al nostro modo di vivere attualmente. noi oggi diciamo che non bisogna abbandonare i cani, e questi due non fanno altro che abbandonare i propri figli, prima li mettono al mondo come conigli anche se non ne hanno la possibilità di portarli avanti e poi alla minima difficoltà li abbandonano mentre poi lei va dal macellaio e compra la carne tre volte quella che consumerebbero in un giorno. com’è il tempo dalle tue parti? così cambiamo discorso.

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      1. 😂😂 già! Ma insomma le fiabe dei nostri tempi sono un po’ strane! La mamma che manda cappuccetto rosso nel bosco pur sapendo del lupo?! E Biancaneve che ha le visioni mistiche? Comunque il tempo a Como è strano. Settimana scorsa 40 gradi … questa settimana di giorno bello sole 33/34 gradi di sera nero che pare il finimondo fa due gocce e lascia un muro di umidità…. 🤷🏼‍♀️

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