Medicina – Far figli nel terzo millennio – 2

In alcuni casi è il testicolo stesso che non è in grado di produrre seme, per una serie di cause. Alcune (infezioni in corso, squilibri ormonali, varicocele) sono curabili. Per valutare la tecnica utile nel caso in cui gli uomini non siano fertili, si usa lo spermiogramma, che conta il numero di spermatozoi presenti in un millilitro di eiaculato, e il test di capacitazione, che valuta il numero di spermatozoi utilizzabili.

Se lo spermiogramma dice che in un ml di eiaculato ci sono meno di 500 mila spermatozoi, si ricorre all’Icsi: se sono meno di 2-2,5 milioni si fa una Fivet (fertilizzazione in vitro e trasferimento dell’embrione), se sono meno di 5 milioni si può fare una Gift (trasferimento dello sperma nelle tube, i condotti che l’ovulo attraversa prima di arrivare nell’utero); se sono meno di 20 milioni si può fare l’Iui (inseminazione intrauterina): si mette direttamente il seme nell’utero scegliendo il momento più adatto in base al ciclo della donna. Si sa infatti che solo l’1% degli spermatozoi depositati nella vagina con l’eiaculazione riesce a salire al tratto genitale superiore dove avviene la fecondazione. Meno sono gli spermatozoi, comunque, più complicate sono le tecniche, e più la donna deve essere giovane e fertile perché abbiano possibilità di successo.

In altri casi, invece, l’azospermia (mancanza di spermatozoi) è assoluta, cioè il testicolo non produce spermatozoi. Per ora l’unica possibilità è l’inseminazione con seme da donatore. Ma prima o poi anche questi uomini sterili potranno avere figli grazie all’ aploidizzazione, tecnica che consente di fecondare un uovo con una cellula qualsiasi, per esempio prelevata dalla pelle. Il problema è che queste cellule contengono 46 cromosomi (cioè sono diploidi), mentre i gameti (spermatozoo e uovo) ne contengono solo 23 (sono cioè aploidi). Orly Lacham Kaplan, ricercatrice australiana della Monash University di Melbourne, fece nascere dei topolini inserendo il nucleo di una cellula diploide in un uovo, e ha scoperto che in queste condizioni l’uovo espelle i cromosomi di troppo.

In futuro si potranno anche prendere dal testicolo i precursori degli spermatozoi, per esempio spermatociti e spermatogoni, che sono ancora diploidi, e coltivarli in laboratorio fino a maturazione, quando diventano aploidi. Si fa sperimentalmente, ma non è semplice il risultato è tutt’altro che certo.

Questo tipo di maturazione ha maggior successo se si una tecnica ancora più stupefacente: si introduce uno spermatocita umano nel testicolo di un animale. E stato fatto nel ratto è facile poi separare dall’eiaculato dell’animale gli spermatozoi umani: sono facilmente riconoscibili perché molto diversi.

Nel 30-40% dei casi invece la sterilità è dovuta alla donna. La causa potrebbe essere nel muco che protegge il canale cervicale. Per essere attraversato dagli spermatozoi nel loro viaggio verso l’uovo, deve avere una particolare fluidità. E invece, a causa di interventi chirurgici o infezioni, può essere troppo denso, o contenere anticorpi anti-sperma. Le condizioni possono essere migliorate con le cure (estrogeni, antiinfiammatori, immunosoppressori) rendendo possibile la fecondazione naturale.

Se però il muco non è migliorabile, l’ostacolo può essere oltrepassato meccanicamente, mettendo il seme maschile oltre il canale cervicale, direttamente nell’utero, una tecnica detta Iui, o inseminazione intrauterina.

Altri casi di sterilità femminile hanno radici più a monte, nell’ovaio, incapace di ovulare: una ovulazione l’anno basta per avere figli in modo naturale. Ma ci sono casi in cui l’ovulazione è assente perché la donna è nata senza follicoli (il tessuto ovarico dove matura l’ovulo) o perché è in menopausa chirurgica (le sono state tolte le ovaie) o spontanea ma prematura. Continua – 2

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