Medicina – Far figli nel terzo millennio – 3

Se mancano i follicoli, l’unica soluzione possibile è l’ovodonazione di un’altra donna. L’uovo donato, dopo essere stato fecondato, viene impiantato nell’utero della donna che vuole diventare madre e che vivrà così l’esperienza di una gravidanza. Il successo di questa gravidanza è legato all’età della donatrice: un uovo giovane consente di diventare madre anche a una donna di 60 anni in piena menopausa, perché l’utero è meno importante dell’uovo. Un caso sperimentato anche in Italia, e che ha fatto molto discutere.

Oggi la diagnosi precoce e terapie più efficaci consentono a donne giovani e in età fertile di sopravvivere alle malattie tumorali. Ma chemio e radioterapia danneggiano irrimediabilmente i follicoli dell’ovaio. Per conservare la fertilità a queste donne è possibile prelevare e conservare le loro uova, e congelarle prima di iniziare la terapia. Per poi reinserirle quando la terapia è finita.

Ma si può conservare, congelandolo, anche il tessuto ovarico con le uova immature, prelevato prima della terapia. Il tessuto salvato può essere reimpiantato sotto la cute di un braccio delle pazienti: zona di facile accesso e molto ricca di vasi. Qui ricomincia a produrre gli ormoni naturali e, quando serve un uovo, lo si preleva, lo si feconda e lo si impianta nell’utero. E’ una tecnica che potrebbe servire anche a concepire in età avanzata o dopo la menopausa senza ricorrere all’ovodonazione.

L’età, infatti, è uno dei motivi di riduzione della fertilità. Invecchiando, anche l’ovoplasma (una parte del citoplasma, il liquido che circonda il nucleo di una cellula) invecchia e diventa meno efficiente. Oggi però l’ovoplasma si può trasfondere. Lo si preleva dall’uovo di una donna giovane e lo si inserisce in quello della donna matura prima di fecondarlo. In questo modo il genoma del figlio è prevalentemente quello della madre, perché suo è il nucleo, mentre un po’ di Dna dei mitocondri (le centraline energetiche della cellula) è della donatrice. A volte il rivestimento esterno dell’uovo, la cosiddetta zona pellucida, è troppo coriaceo per essere perforato dagli spermatozoi. Oppure i mitocondri sono malati. In questo caso la donatrice fornirà l’uovo senza il nucleo, che sarà sostituito col nucleo della donna che vuole il figlio.

In altri casi la placenta non funziona e tutte le gravidanze si concludono con aborti spontanei. Anche queste donne in futuro potranno avere un figlio grazie alla donazione di placenta. Gli embriologi hanno scoperto infatti che se fanno arrivare allo stadio di 4 cellule l’embrione di una donatrice e vi inseriscono una cellula più vecchia, prelevata dall’embrione di 8 cellule, della donna che vuole diventare madre, le 4 cellule diventano placenta, mentre la cellula trapiantata diventa embrione. Continua – 3

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