Monumenti di Napoli

In visita alla città – itinerario n. 8 – 1

Dall’ingresso a settentrione della città, Porta San Gennaro, si procede lungo il bordo del centro antico, che corrisponde orientativamente a via Settembrini.

Raggiunta la chiesa di San Giovanni a Carbonara, nella via omonima, si entra nel cuore della città greco-romana per via Santa Sofia, e si seguono le strade che conservano l’andamento del decumano più settentrionale, fino a via Anticaglia.

Sul versante nord, la città antica era limitata dal vallone di via Foria, oltre il quale si stendeva una vasta zona collinare utilizzata come necropoli.

Con l’ampliamento delle mura di epoca aragonese, Porta San Gennaro, preesistente, fu ricostruita nella posizione attuale. Oltre il varco, si trova la chiesa del Gesù delle monache, di origine quattrocentesca.

Si prende a sinistra, via Settembrini, senza trascurare il palazzo Framarino, meno noto di quelli più interni al nucleo antico ma non meno interessante, fino a incrociare via San Giovanni a Carbonara. Anche questa strada si sviluppava su un area originariamente esterna alle mura, il Campus Neapolis, e aveva l’aspetto di un fossato: attorno al 1100 era chiamata “Fosso Carbonario”. In questo tipo di luoghi, che nel medioevo erano presenti anche in atre città, si raccoglievano gli scarti della vita urbana: le acque luride, le immondizie, le carogne di animali…, una funzione documentata anche per il carbonarius, o carbonetus, napoletano. Fino al Rinascimento, inoltre, proprio per la sua marginalità, l’area fu destinata anche ad accogliere giostre, sfide e tornei, talvolta celebri ma spesso violenti, come quelli che alla metà del XIV secolo scandalizzarono Petrarca.

A scoraggiare questo uso, evidentemente, non erano sufficienti né la presenza di una chiesa (esisteva, dall’XI secolo, San Pietro al Carbonario), né le proibizioni del papa Giovanni XXII; e non bastò neppure la fondazione, attorno al 1342, del complesso di San Giovanni a Carbonara. I giochi infatti proseguirono e ai piedi della scalinata sanfeliciana si vede tuttora un’altra chiesetta, Santa Maria della Pietà o la Pietatella, che sarebbe stata costruita dopo il 1383, proprio per eliminare definitivamente l’usanza, diventata con il tempo sempre più cruenta. Continua domani.

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