La favola del giorno

Il Naso d’Argento – 2

L’indomani, vestito come al solito da gran signore, si ripresentò a casa della lavandaia. – Il lavoro a casa mia è tanto, due ragazze non bastano: mi dareste anche la terza? – e così se ne tornò con la terza sorella, che si chiamava Lucia ed era la più furba di tutte. Anche a lei mostrò la casa e fece le solite raccomandazioni; e anche a lei, mentre era addormentata mise un fiore nei capelli: un fior di gelsomino. Alla mattina, quando Lucia si alzò, andò subito a pettinarsi, e guardandosi nello specchio, vide il gelsomino. “Guarda un po’, – si disse, – Naso d’Argento m’ha messo un gelsomino. Che gentile pensiero! Mah! Lo metterò in fresco”, e lo mise in un bicchiere. Quando fu pettinata, visto che era sola in casa, pensò: “Adesso andiamo un po’ a vedere quella porta misteriosa”.

Appena aperto, ecco le vien contro una vampa di fuoco, e vede tanta gente che bruciava, e, in mezzo a tutti, sua sorella ma maggiore, e poi sua sorella la seconda. – Lucia! Lucia! – gridarono, – toglici di qui! salvaci!

Lucia per prima cosa richiuse la porta per bene; poi pensò come poteva salvare le sorelle.

Quando tornò il Diavolo, Lucia si era rimessa tra i capelli il suo gelsomino, e faceva finta di niente. Naso d’Argento guardò il gelsomino. – Oh, è fresco, – disse.

  • Certo, perché non avrebbe dovuto esser fresco? Che si tengono in testa i fiori secchi?
  • Niente, dicevo così per dire, – fece Naso d’Argento. – Tu mi sembri una brava ragazza, se continuerai così andremo sempre d’accordo. Sei contenta?
  • Sì, qui sto bene, ma starei ancor meglio se non ci avessi un pensiero.
  • Che pensiero?
  • Quando sono partita da casa mia madre non stava tanto bene. E ora sono senza sue notizie.
  • Se non è che questo, – disse il Diavolo, – ci faccio un passo io e così ti porto notizie.
  • Grazie, siete proprio buono. Se potete passarci domani, io intanto preparo un sacco con un po’ di roba sporca, così se mia madre sta bene gliela date da lavare. Non vi pesa?
  • Figurati, – disse il Diavolo. – Io posso portare qualsiasi peso.

Appena il Diavolo fu uscito, Lucia aprì la porta dell’Inferno, tirò fuori sua sorella maggiore e la chiuse in un sacco. – Stattene lì tranquilla, Carlotta, – le disse. – Adesso il Diavolo in persona, ti riporterà a casa. Ma, se senti che fa tanto di posare il sacco, bisogna che tu dica: “Ti vedo! Ti vedo!”

Quando venne Naso d’Argento, Lucia gli disse: qui c’è il mio sacco della roba da lavare. Ma ce lo portate davvero fin da mia madre?

  • Non ti fidi di me? – fece il Diavolo.
  • Sì che mi fido, tanto più che io ho questa virtù: che posso vedere da lontano, e, se fate tanto di posare il sacco da qualche parte, io lo vedo.

Il Diavolo disse: – Ah sì, guarda! – ma lui a questa storia della virtù di vedere da lontano ci credeva poco. Si mise il sacco in spalla. – Quanto pesa, questa roba sporca! – fece.

  • Sfido! – disse la ragazza. – Quanti anni erano che non davate niente a lavare?

Naso d’Argento si mise in cammino. Ma, arrivato a mezza strada, si disse: “Sarà! Però io voglio vedere se questa ragazza, con la scusa di mandare la roba a lavare, non mi vuota la casa”, e fece per posare il sacco e aprirlo.

  • Ti vedo! Ti vedo! – gridò subito la sorella da dentro il sacco.

“Perbacco, è vero! Vede da distante!”, si disse Naso d’Argento, e rimessosi il sacco in spalla, andò difilato a casa della madre di Lucia. – Vostra figlia vi manda questa roba da lavare e vuol sapere come state…

Appena rimasta sola, la lavandaia aprì il sacco, e figuratevi il suo piacere a ritrovare la figlia maggiore.

Dopo una settimana, la Lucia tornò a far la malinconica con Naso d’Argento, e a dirgli che voleva notizie della madre.

E lo mandò a casa sua con un altro sacco di roba sporca. Così Naso d’Argento si portò via la seconda sorella, e non riuscì a guardare dentro il sacco perché sentì gridare: – Ti vedo! Ti vedo!

La lavandaia, che ormai sapeva che Naso d’Argento era il Diavolo, era piena di paura vedendolo tornare perché pensava che le avrebbe chiesto la roba lavata dell’altra volta, ma Naso d’Argento posò il nuovo sacco e disse: – La roba lavata la verrò a prendere un altro giorno. Con questo sacco pesante mi son rotto le ossa e voglio tornare a casa scarico.  

Quando se ne fu andato, la lavandaia tutta ansiosa aprì il sacco e abbracciò la sua seconda figlia. Ma cominciò a essere più in pena che mai per Lucia che ora era sola in mano al Diavolo.

Cosa fece Lucia? Di lì a poco, riattaccò con quella storia delle notizie della madre. Il Diavolo, s’era ormai seccato di portar sacchi di roba sporca, ma questa ragazza era così obbediente che lui se la teneva cara. La sera prima, Lucia disse che aveva tanto mal di testa e andava a letto prima. – Vi lascio il sacco preparato, così domattina, anche se non mi sento bene e non mi trovate alzata potete prenderlo da voi.

Ora, bisogna sapere che Lucia s’era cucita una bambola di stracci grande quanto lei. La mise a letto, sepolta sotto le coperte, si tagliò le trecce e le cucì in testa alla bambola, così che sembrava lei addormentata. E lei si chiuse nel sacco.

La mattina, il Diavolo vide la ragazza in letto sprofondata sotto le coperte, e si mise in via col sacco in spalla: “Stamattina è malata, – si disse. – Non ci farà attenzione. E’ la volta buona per vedere se è davvero solo roba sporca “. Posò lesto il sacco e fece per aprirlo. – Ti vedo! Ti vedo! – gridò Lucia.

“Perbacco! Proprio la sua voce come fosse qui! E’ una ragazza che è meglio non scherzarci tanto”. Si rimise il sacco in spalla e lo portò alla lavandaia. – Passerò a prendere tutto poi, – disse in fretta, – ora devo tornare a casa perché Lucia è ammalata.

Così la famiglia fu di nuovo riunita, e siccome Lucia s’era portata dietro anche tanti quattrini del Diavolo, potevano vivere felici e contente. Piantarono una croce davanti all’uscio, così il Diavolo non osò più avvicinarsi.

Fiaba delle Langhe.

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