Monumenti di Napoli

Neapolis – 3

resti delle mura greche in piazza Bellini

I Bizantini realizzarono, oltre a nuovi restauri e al rifacimento dei tratti demoliti dai Goti al momento della riconquista della città da parte di Totila nel 543 d.C., un ampliamento dal lato del porto (piazza della Borsa), dotato di maestose ed alte torri, per tenere sotto controllo l’approdo.

Sul lato est della città la presenza di una zona paludosa (Sant’Anna alle Paludi), ora occupata dal Nuovo Centro Direzionale), bonificata solo in epoca recente, facilitava la difesa da quel lato, più esposto. Dagli altri lati, il pianoro occupato dall’insediamento greco era a picco, o limitato da profondi valloni (via San Giovanni a Carbonara, via Foria, via Costantinopoli, via Mezzocannone), percorso da torrenti.

Verso sud il lato rivolto verso il mare, difeso dall’eccellente flotta della città, garantiva sicurezza e comunicazioni in caso di assedio, grazie anche al controllo dell’antistante isola di Capri.

In seguito all’eruzione vulcanica avvenuta prima del 466 a.C., che aveva messo in fuga il presidio siracusano impiantatovi dal tiranno Ierone dopo la battaglia di Cuma del 474 a.C., Napoli aveva preso il controllo anche dell’isola di Ischia, fertile e fittamente popolata, dotata di buone cave d’argilla e di rinomate sorgenti termali. Il fatto che fosse Napoli e non più la vicina Cuma ad assumere allora il controllo di Ischia dimostra la crisi in cui, evidentemente, era caduta la madrepatria euboica.

A 20 metri sotto il piazzale della chiesa del Cimitero monumentale di Santa Maria del Pianto è stata rinvenuta una grande cava di età greca, con contrassegni simili a quelli presenti, in gran numero, sui blocchi delle mura.

Il territorio della città era molto esiguo e solo a Est, da Ponticelli a San Pietro a Patierno, si estendeva un lembo di pianura fertile e ben coltivato, solcato da quello che probabilmente è da identificare col fiume Sebeto, che compare raffigurato sotto forma di toro con la testa della sirena Partenope sulle monete d’argento e di bronzo emesse dalla città. Sulle colline tufacee che circondano il centro urbano si trovava il castagno ed era coltivata la vite nella sua varietà Aminea. Columella menziona i legumi prodotti nel territorio della città.

Dopo l’eruzione vesuviana del 79 d.C., l’antico territorio costiero ercolanese fu aggregato a quello napoletano, che raggiunse pertanto la periferia occidentale dell’odierna Torre Annunziata. Continua – 3

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